venerdì 23 maggio 2014

Dolce o merenda?




La notizia scottante di questi giorni, é quella del sindaco a 5 stelle di Pomezia che ha introdotto la doppia tariffa per la mensa scolastica, con o senza "dolce". I giornali gridano allo scandalo, scrivendo che ci sarebbe discriminazione fra i bambini ricchi che possono mangiare il dolce, e quelli poveri che starebbero a guardare. Personalmente ho una forte antipatia verso i 5 stelle, e ogni scusa sarebbe buona per parlarne male. Però appena letta la notizia sinceramente qualcosa non mi tornava.

Innanzitutto mi sono chiesta l'opportunità di servire il dolce a fine pasto in una mensa scolastica, almeno così sembrava leggendo gli articoli in cui si parla addirittura di "dessert". Nella scuola materna di mio figlio hanno seguito tutto un programma di educazione alimentare, un altro sulla prevenzione dentale, il menù é scrupolosamente studiato dalla ASL affinché sia completo e bilanciato e non penso che in altri comuni funzioni tanto diversamente. Si parla tanto di obesità infantile, di cui abbiamo un triste primato in Europa (ma non siamo il paese della "dieta mediterranea"?), e nelle scuole servono il dolce tutti i giorni?

Ne parlo con degli amici che abitano proprio a Pomezia, e mi spiegano che le cose non stanno proprio così, che in realtà si tratta della merenda del pomeriggio, che non tutti i bambini consumano perché alcuni vanno via dopo il pranzo. Così alcuni genitori hanno protestato perché non vogliono pagare qualcosa che i loro figli non consumeranno. Quindi non bambini ricchi o poveri ma semplicemente bambini che restano al pomeriggio e bambini che vanno a casa prima. Ancora qualcosa non mi é chiaro, queste scuole servono il dolce tutti i giorni a merenda? Nella scuola di mio figlio le merende in genere sono yogurt o frutta, fette biscottate e marmellata, focaccia, succhi di frutta o the, latte e biscotti. Mi dicono che é così anche da loro. Ok, come al solito i giornali hanno completamente stravolto la notizia, anzi hanno proprio scritto fischi per fiaschi. L'incompetenza di certi giornalisti, che fanno capo a tutti i principali giornali italiani, é imbarazzante. Nessuno verifica, fanno copia e incolla e la notizia é fatta. Persino un post sulla 27 ora di stamattina fa tutta una disquisizione psico-filosofica sul significato del dolce... Davvero ridicoli!

Detto questo però, a pensarci bene le cose sono molto più gravi di come vengono descritte. Perché qui ci sono dei genitori che protestano perché vogliono "lo sconto" sulla base di quanto il proprio figlio consuma, come se una mensa scolastica fosse un ristorante qualunque in cui paghi ciò che hai ordinato e non un servizio al quale si contribuisce in maniera simbolica pagando ognuno secondo il proprio reddito. I giornali parlano di una quota di 4 euro, e di una differenza di 40 centesimi per chi volesse anche il "dolce". Quindi si tratta senz'altro delle fasce a reddito alto, in quanto quelle a reddito più basso pagheranno 1-2 euro, o sbaglio? E una merenda, che sia yogurt o frutta o latte e biscotti, costa davvero 40 centesimi? Per dire uno yogurt lo pago io 40 centesimi al supermercato, le banane 1.50 al kg, ci si aspetta che all'ingrosso costino parecchio meno. Siamo sicuri che sulla spesa totale una merenda incida per il 10% su una tariffa di 4 euro? Ho l'impressione che questo sia solo mancanza di senso civico, e di senso di appartenenza a una comunità. La solita mentalità italiana del "perché devo pagare un servizio se non ne usufruisco", perché non esiste uno stato, una società alla quale contribuiamo tutti e dalla quale riceviamo tutti, ma ognuno si fa gli affari suoi e paga solo ciò che gli interessa. E la cosa ancora più grave, a mio parere, é che un sindaco assecondi queste richieste, proprio lui che dovrebbe difendere le istituzioni pubbliche e quella comunità della quale é il primo cittadino.


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6 commenti:

  1. Io sono perfettamente d'accordo con te.
    E' il concetto di contributo che sfugge.

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  2. I giornalisti ormai spesso offrono un pessimo servizio, nell'ottica di rincorrere la popolarità a tutti i costi.
    Quanto al contributo, forse tutti sarebbero più felici di contribuire e non nascerebbero queste proteste se davvero ciascuno pagasse in proporzione alle prorpie possibilità e non in base a quanto è stato più o meno furbo a dichiarare.
    E pure se si smettesse di dare per scontato che chi più guadagna più deve dare agli altri, allo Stato, indipendentemente da quanto questi altri meritino, da quanto facciano o non facciano per guadagnare altrettanto, da quanti sacrifici ci siano dietro ai soldi risparmiati che sono depositati sul conto corrente o alle case acquistate.
    Come al solito, nel mentre, ci rimettono gli onesti, "ricchi" (perchè oagano senza sosta sempre di più fino a tornare poveri) e "poveri", nei confronti dei quali non c'è piu voglia di solidarietà e aiuto e a cui non arrivano le risorse intascate dai "falsi poveri".

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    1. credo che alla fine il discorso come sempre è che non c'è controllo, oppure è un controllo fatto male. c'è chi se ne approfitta e chi paga anche per gli altri. allora tu sindaco dovresti agire in questo senso, e non accontentando richieste e capricci dei genitori che non risolvono nulla, creano disparità e danno adito a polemiche.

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  3. Da noi (Scozia) il dolce fa parte del menu dai primissimi mesi di nido. IL pranzo di solito è o una zuppa e un secondo, o un secondo e un dolce (che fa SCHIFO...).
    La mentalità è diversa, ma comunque questo dolce scolastico "fisso" non sembra comportare problemi nei bambini.

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    1. in che senso non comporta problemi? da un punto di vista nutrizionale/di educazione alimentare, oppure da un punto di vista economico? e come funzionano le mense scolastiche in Scozia? cosa si mangia? quante volte al giorno? e quanto/in che modo si paga? a proposito, non so se avevi mai sentito parlare di questo blog http://neverseconds.blogspot.it/, mi sembra che l'autrice sia proprio scozzese...

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    2. pS: ti ho fatto tutte queste domande per pura curiosità! ;-)

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