martedì 29 aprile 2014

Il mio commento su Galimberti

Da ieri gira un articolo, condiviso ed applaudito da tutti, in cui si riporta il pensiero di Umberto Galimberti sulla nostra società e il rapporto con i figli:

La nostra società ad alto tasso di psicopatia non è adatta a fare figli

Io sinceramente, pur trovandolo interessante e condivisibile in molti punti, non ne ho apprezzato alcuni passaggi.


Il filosofo e psicoanalista parla prima delle emozioni e dei sentimenti, delle "mappe emotive", e dell'importanza dei primi tre anni di vita. Fino qui, nulla da eccepire anzi, leggo con interesse quello che scrive dal momento che sono argomenti di cui ha grande competenza. Poi però scrive che la nostra società non è idonea a fare figli, e questo "perché i genitori, per sopravvivere, devono lavorare in due e quindi il tempo per la cura dei figli non c’è. I figli sono affidati a un esercito di baby sitter, o peggio alla baby sitter di tutte le baby sitter che è la televisione. I genitori non hanno tempo di stare con i bambini e si difendono cercando di dare loro un tempo-”qualità”, ma i bambini hanno bisogno di tempo-quantità. Hanno bisogno di essere riconosciuti passo dopo passo, disegno dopo disegno, domanda dopo domanda. Non basta fare quattro week end giocosi per avere una relazione con i figli." E qui, scusate, ma mi vengono i nervi. Si arriva sempre al punto che siccome si lavora in due (leggi: le mamme lavorano) allora i figli non sono ascoltati/sono trascurati e rischiano di diventare degli "handicappati psichici". Su questo punto, invece, avrei da dire un paio di cosette:


1) Forse il Prof. Galimberti non sa che in Italia le famiglie monoreddito sono la maggioranza. Dove siano poi questi "eserciti di baby-sitter" non lo so, forse nelle famiglie che conosce lui con redditi molto elevati. Quello che vedo io è che in genere gli eserciti sono di nonni, casomai. La televisione la possono guardare i bambini che passano molto tempo a casa, i miei figli ne guardano pochissima visto che comunque parte del pomeriggio sono all'asilo. I "quattro week end giocosi" la maggiorparte delle famiglie italiane neanche sa cosa siano, visto che a malapena arrivano alla fine del mese.


2) Non credo che "una volta" i bambini fossero più ascoltati di oggi, dai racconti dei miei genitori e dei miei nonni, ma anche leggendo i più famosi romanzi per l'infanzia, prima degli anni 70-80 i bambini ricevevano un'educazione molto autoritaria, non avevano diritto ad esprimere le proprie emozioni, in famiglie con molti figli in cui se avevi un problema dovevi tenertelo per te, un bambino vivace veniva represso con le botte (mia nonna diceva "mazza e panella fanno i figli belli"), per prendere parola a tavola dovevi chiedere il permesso, ecc. Insomma Gianburrasca e Pippi Calzelunghe li abbiamo letti tutti e sono storie che oggi fanno quasi sorridere, trovo persino difficile spiegare a mio figlio quale fosse il contesto in cui quei bambini vivevano.


Poi l'articolo segue con considerazioni sulla scuola, che condivido perfettamente, e le frasi conclusive sull'intolleranza, sui bambini che ricevono troppi regali... anche questo è assolutamente vero.


Credo che sia un peccato perchè le premesse sono buone, ma si è persa un'occasione per cogliere qual'è il vero punto: la nostra società non è migliore o peggiore, più adatta o meno adatta ad avere figli. Non è sbagliato lavorare in due e non credo nemmeno che lo pensi Galimberti. Il punto è che oggi possiamo dare un'educazione di qualità ai nostri figli, ne abbiamo gli strumenti e la cultura (che i nostri nonni non avevano) ma per fare questo non bisogna tornare indietro, perchè non è sufficiente che un genitore sia tutto il giorno a casa perchè un bambino costruisca correttamente la sua "mappa emotiva". Bisogna investire nell'educazione dei bambini e dei genitori, con gli asili, i consultori, strutture di supporto. Bisogna permettere ai genitori, entrambi, di dedicare tempo ai figli, senza essere penalizzati sul lavoro. Bisogna investire nella scuola, perchè se manca la carta igienica e gli insegnanti lavorano in condizioni di perenne emergenza è un po' difficile che la scuola possa essere "erotica", come dice lui. Probabilmente anche lui queste cose le sa, si tratta di una breve intervista, forse sono io che sto andando troppo oltre... mi piacerebbe però che gli esperti smettessero di esprimere giudizi sulla società, sui genitori di oggi, e iniziassero a sollecitare le istituzioni affinchè si diano da fare per le famiglie, per la scuola, per l'educazione e l'istruzione di tutti i cittadini, grandi e piccoli. La società non cambia se non le dai gli strumenti per cambiare.

7 commenti:

  1. Concordo.
    Ho lasciato un commento all'articolo.

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  2. Sono pienamente d'accordo con l'importanza della quantità di tempo da passare con i figli. Capisco che non tutti possano o vogliano farlo, ma effettivamente è un altra cosa stare con loro tutto il giorno. Poi non è la ricetta per la perfezione, i miei figli non sono più educati o migliori di altri, ma sono molto felici di stare sempre con me. e io non sopporterei di saperli in mano a altri. Non si può demandare tutta l'educazione alle scuola, il gioco alle ludoteche e le coccole alla baby sitter, Crescere un figlio per è più che fornirgli cibo e vestiti, riempirgli il tempo libero e dargli una cultura. Un bambino è un essere umano che si forma giorno dopo giorno, anche nelle piccole cose di tutti i giorni.

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    1. Certo penso anch'io che non sia solo una questione di qualità ma anche di quantità di tempo. E per questo vorrei più flessibilità e più servizi per aiutare le famiglie a conciliare lavoro e famiglia. Io sinceramente non ci credo che ci siano famiglie che demandano tutto alla baby sitter e alla ludoteca. Sappiamo anche bene che ogni famiglia è un caso particolare e che non basta stare tanto tempo a casa per dare attenzioni a un bambino, dipende sempre da come sono i genitori. intorno a me vedo ottimi e pessimi esempi sia fra quelli che lavorano in due che fra quelli che hanno 1 solo genitore lavoratore. ma non è nemmeno questo il punto. quello che non mi piace del suo atteggiamento (e ho scritto che comunque condivido molto di quello che scrive) è dire che la nostra società non è adatta ad avere figli. e allora quale sarebbe una società adatta? questo non ce lo dice. secondo te, erano più adatte ad educare ai sentimenti e alle emozioni le società del passato? le società rurali, patriarcali di una volta? oppure le società nobili dove i bambini venivano affidati alle tate e alle balie, e le coccole della mamma forse non sapevano neanche cosa fossero? poi cosa intente per "nostra società"? intende la società strettamente italiana, o quella occidentale? perchè in effetti in Europa possiamo trovare paesi in cui la qualità della vita è decisamente migliore della nostra, e questo vale soprattutto per l'infanzia, ma non è che i genitori non lavorino. oppure ritiene che società come quelle del terzo mondo siano più adatte della nostra a crescere i figli? dove un bambino è già tanto se super ail primo anni di vita, senza vaccinazioni e senza acqua potabile, dove le bambine vengono uccise ancora prima di nascere, oppure date in spose a 8 anni, dove esistono ancora sfruttamento minorile e bambini soldato? non so, mi piacerebbe sapere quale società del presente e del passato potrebbe davvero allevare dei figli adeguatamente come vorrebbe lui. le premesse dell'articolo non sono sbagliate, è giusto sollevare il problema del tempo, delle emozioni, dei sentimenti dei bambini. sbagliato è invece sparare contro i genitori che lavorano - che spesso sono vittime anche loro di un sistema che non li aiuta ma anzi li mette in difficoltà - e dire che per questo i nostri figli saranno degli "handicappati psichici", una parola molto forte, oltretutto prende come esempio il caso di Novi Ligure che è un caso patologico più unico che raro, per fortuna. Tutti però hanno applaudito questo articolo. E se un giorno qualcuno scrivesse che i bambini che stanno solo con la mamma nei primi anni di vita, non vengono mai affidati alle cure di nessun altro e non hanno modo di venire a contatto con altre persone sono destinati ad essere dei sociopatici? ovvio che è una cazzata, ma è la stessa cosa rovesciata. però non credo che nessuno applaudirebbe anzi, gli insulti fra i commenti si sprecherebbero.

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    2. Condivido le tue considerazioni sulla società. Certo la società italiana in generale e milanese in particolare è una società con poco spazio per i bambini. L'ottica è quella degli adulti, i segni del successo non prevedono lo stare a casa con i figli. Si pensa poi sempre al benessere delle mamme, ma non dei bambini. Tutto è fatto per consentire alle mamme di tornare al lavoro il prima possibile, ma spesso non ci si ferma a chiedersi se va bene anche per i bambini. I piccoli nei primi anni di vita vivono di sensazioni, non sentono il bisogno di socializzare tutto il giorno e di fare mille attività come i loro genitori credono, Hanno bisogno di calma e tranquillità, di rassicurazioni e coccole. Questo non vuol dire stare chiusi in casa soli con la mamma, ci sono tante cose da fare, ma con la mamma. Una mamma dovrebbe potere e volere passare il più tempo possibile con i figli nei primi tre anni.

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  3. è il primo post tuo che leggo (anche se ho letto e apprezzato molti commenti che hai lasciato su altri blog che seguo) e mi piace.Molto.

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  4. Ecco un premio per te:
    http://www.babbonline.blogspot.it/2014/05/liebster-award-un-premio-per-babbonline.html

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  5. Non ho (ancora ) letto l'articolo di galimberti, ma da madre non lavoratrice sono assolutamente d'accordo con te.

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Le discussioni mi piacciono: dimmi come la pensi. I commenti anonimi però non sono accettati.

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