giovedì 27 febbraio 2014

Moduli


Il momento è arrivato, abbiamo iscritto il cucciolo alla scuola primaria. Sembra incredibile ma l'anno prossimo si va in prima! E il piccolino inizierà la materna, sarà una settimana davvero emozionante e non so se riuscirò a reggere il colpo... Sono contenta e orgogliosa di lui, del suo entusiasmo di fronte a questa novità e a questo grande progresso, dall'altra parte mentre lo incoraggio e lo assecondo non riesco a non pensare che questo sarà il primo di una lunga serie di anni di scuola e studio, di compiti e interrogazioni, di insegnanti burberi e malumori, di stanchezza e incomprensioni... ma la scuola per fortuna non è solo questo e tutti bene o male ci dobbiamo passare per diventare adulti.
Speriamo bene!

Detto questo, volevo giusto dire due cose sulla storia della nomenclatura dei genitori nei moduli, che ha destato tanto scalpore fra i benpensanti.
Nel modulo online del sito del ministero (sul quale stendo un velo pietoso, un servizio lento ed inefficiente, con informative che dovevo dichiarare di aver letto impossibili da visualizzare e tentativi infiniti di connessione andati male) c'è un genitore che fa la domanda, ovvero che registra i propri dati, sceglie una password, compila il modulo dopo apposito Login, che può essere sia il padre che la madre, indifferentemente, com'è ovvio. Dunque non avrebbe alcun senso che fosse specificato nel modulo "madre" o "padre", è un genitore che poi nella compilazione dei dati specificherà le proprie generalità. Di conseguenza al momento dell'inserimento dei dati dell'altro genitore, questo verrà chiamato "secondo genitore", per ovvie ragioni. Ora, io proprio non capisco dove sia il problema, perchè strapparsi i capelli e sentirsi offesi perchè non ci chiamano "madre" e "padre". Sarebbe stato così anche se le famiglie arcobaleno non esistessero o non fossero un argomento di attualità, e nessuno ci avrebbe fatto caso. Del resto quando eravamo ragazzini noi, sul libretto delle giustificazioni c'era scritto "firma di un genitore o di chi ne fa le veci", e poichè all'epoca non si parlava di matrimoni omosessuali nessuno si è mai posto il problema. Perchè in effetti il problema non c'è.

Infine due parole anche sul sito dell'INPS, altro caposaldo dell'informatica italiana (probabilmente sono stati gestiti dalle stesse persone), in cui ogni volta che devi chiedere qualche giorno di congedo parentale devi rimettere daccapo tutti i dati di tuo figlio e di suo padre, e quanti giorni di congedo hai già utilizzato, e perfino
quando hai usufruito della maternità obbligatoria. Ma io dico, fate tutto in maniera informatica (e ci mancherebbe) e poi vi costa tanto salvare i dati e automatizzare la procedura? Al massimo mi chiedi di confermare! Ma non è che da un mese all'altro mio figlio ha cambiato papà, o è cambiata la sua data di nascita, oppure ho preso dei giorni di congedo di nascosto... se non lo sapete voi quanti giorni ho accumulato... cioè ci pagano delle persone (con i nostri soldi) per fare questi siti!

venerdì 7 febbraio 2014

Choosy e mammoni, alla riscossa!

22 ottobre 2012, Elsa Fornero: "Non bisogna mai essere troppo choosy, meglio prendere la prima offerta e poi vedere da dentro e non aspettare il posto ideale".

06 febbraio 2012, Anna Maria Cancellieri:  "Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città di fianco a mamma e papà".

7 febbraio 2014, Fabio Volo: "Se mio figlio mi dicesse: 'Ho trovato un lavoro, 6 giorni su 7, 8 ore al giorno per 1200 al mese', io dovrei essere contento? E lui dovrebbe essere contento? Onestamente non capisco perché accettarlo e magari andare a vivere a 40 km dalla città, fare ogni giorno due ore di auto. Piuttosto che farsi prendere in giro, meglio il divano!".

E' proprio a persone come queste che le due ministre si riferivano, anche se poi tutti si sono sentiti chiamati in causa. E in Italia sono in tanti a pensarla così (ma anche tanti altri che per fortuna si rimboccano le maniche e vanno a lavorare). E spiegategli che i contratti lavorativi sono al massimo di 40 ore a settimana.
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