martedì 26 novembre 2013

L'educazione di una volta...

La stupidità delle catene di Sant'Antonio di Facebook è davvero disarmante. Prendi una serie di luoghi comuni, mescolali insieme, unisci un tocco di nostalgia per quei bei tempi andati ed ecco che tutti gli utenti senza cervello condivideranno e metteranno "Mi Piace". Sarò fissata, ma a me queste condivisioni mettono molta tristezza. Possibile che la nostra generazione è già al livello dei vecchietti che stavano tanto meglio quando si stava peggio, e la frutta non ha più il sapore di una volta e non ci sono più le mezze stagioni? Sicuramente il genio che l'ha scritta non ha figli e probabilmente vive di nostalgie, per un'infanzia che non c'è più, perchè pur avendo 40 anni non è mai cresciuto e fatica a confrontarsi con un mondo di adulti. Ho già scritto qualcosa di simile tempo fa, oggi vorrei commentare punto per punto le cazz frasi scritte sull'immagine qui a sinistra. Mi sono stufata di sentire commenti e giudizi sui "bambini/ragazzi" di oggi da parte di persone che non hanno figli e li giudicano solo sulla base delle loro (molto ristrette) conoscenze. Da genitore posso dire di avere sicuramente uno spettro di frequentazione molto più ampio in quanto non conosco solo i figli dei miei amici ma bambini di famiglie molto diverse fra loro. Diciamo una statistica molto più significativa in quanto il campione è più ampio e sicuramente molto più casuale. Posso dire con certezza che la maleducazione c'è oggi come c'era ieri, che i vecchi metodi educativi non hanno poi portato a risultati così eccezionali, visto il livello medio di educazione dei quarantenni italiani, e che i bambini maleducati non nascono dal nulla ma sono figli a loro volta di genitori maleducati. L'educazione si ottiene soprattutto con il buon esempio.

lunedì 4 novembre 2013

Consiglio ai giornalisti


Sono disgustata per la polemica che è scaturita da qualche giorno riguardo all'approvazione della delibera della giunta Renzi, concernente un regolamento di polizia mortuaria, che riguarda la sepoltura di feti. Soprattutto non vedo come questa delibera possa minacciare l'applicazione della 194. Come sempre si lanciano polemiche sul nulla, si collegano cose che non c'entrano niente l'una con l'altra, e lo spirito critico va a farsi benedire. Il punto è che tanti giornalisti/blogger che ne hanno parlato (es. Marina Terragni, Lidia Ravera, Cronache Laiche) sono sicuramente in cattiva fede, in quanto presentano la notizia in maniera distorta, con l'obbiettivo di ricevere molti click e allo stesso tempo gettare fango sul candidato che gli sta antipatico (e magari supportare il loro preferito). Gli italiani dal canto loro, che siano di destra, sinistra o a 5 stelle non fa molta differenza, hanno una capacità di ragionamento pari a zero e si bevono qualunque cosa senza pensare, purchè sia coerente con i loro pregiudizi. Quindi sedicenti "pro-choice" si comportano come il peggior integralista "pro-life", chiudendo il cervello e dimenticando anche l'aritmetica da scuola elementare: un aborto spontaneo oltre la 20-ma settimana NON ha niente a che vedere con un aborto volontario prima della 12-ma. Forse non hanno nemmeno mai aperto un libro di scienze in quanto confondono i feti con gli embrioni, e mostrano di non averci davvero capito niente. Dico mostrano perchè come ho già detto sono convinta che tanti ci stiano marciando e stiano strumentalizzando tutto.


Detto questo, vorrei dire un'altra cosa: invece che far scoppiare questioni di lana caprina, attribuire pensieri e parole che non sono mai state dette... perchè non fare delle domande esplicite? Siete dei giornalisti, è il vostro mestiere: se è la "questione femminile" che vi interessa, parlatene apertamente. Chiedete ai candidati cosa ne pensano della 194, dell'obiezione di coscienza, e cosa faranno nel caso fossero eletti per contrastarla e favorire l'applicazione della legge. Chiedete cosa faranno per le donne, contro la violenza, per l'occupazione femminile. Chiedete se al centro della loro politica ci saranno gli asili nido, misure per la conciliazione, i consultori, i centri antiviolenza, garanzie per le madri lavoratrici, sostegno alle famiglie. Chiedete se intendono promuovere campagne di educazione sessuale e alla contraccezione nelle scuole, se pensano di facilitare l'accesso alla RU-486. Fate domande concrete e pretendete risposte concrete. Sono questi gli argomenti che mi interessano, spero non solo a me, e che condizioneranno le mie scelte di voto, che siano primarie o elezioni. Con i processi alle intenzioni siamo tutti bravi. 


Riguardo ai candidati, su Renzi ho letto i seguenti articoli: 






su Civati, ho letto il pezzo della mozione sulla questione femminile ma sinceramente la trovo molto dispersiva. La trovata del girarla come "questione maschile" è banale e qualunquista. Non mi convince affatto.

Un'idea me la sono già fatta, ma c'è ancora tempo per rivalutare le mie convinzioni.

Ancora sull'argomento:






venerdì 27 settembre 2013

Facciamoci sentire!


Sono sempre più arrabbiata. In questo paese la conciliazione lavoro-famiglia è un'utopia. La mia vita come quella di altri genitori lavoratori è una serie di incastri e si ha la continua sensazione che i figli crescano a vista d'occhio e che la vita ci sfugga di mano. E' un continuo compensare le carenze della scuola, far quadrare gli orari lavorativi nostri con i turni della baby sitter, è un continuo pensare e ripensare se si può continuare così o forse è il caso di prendere il part-time. Ma poi perchè dovrei prendere il part-time, per farmi pagare meno per fare le stesse cose che faccio ora ma in meno tempo? Già non faccio la pausa pranzo, probabilmente smetterei anche di fare la pausa pipì. Ma poi me lo darebbero? Certo se si potessero prendere i congedi parentali ad ore potrei gestire meglio il mio tempo, in maniera più flessibile e meno definitiva... il decreto è stato approvato 9 mesi fa ma nessuno si occupa di renderlo esecutivo, certo i sindacati hanno già abbastanza da pensare ai pensionati, sarebbe troppo chiedere che si occupassero dei lavoratori!


E non si tratta nemmeno di essere femministe, perchè questo è un problema che coinvolge TUTTI i genitori, non solo le mamme, come il blog di BABBOnline ci racconta spesso. Anzi, per ogni mamma che vorrebbe lavorare ma ha mille bastoni fra le ruote c'è un papà che vorrebbe fare il papà ma ha mille bastoni fra le ruote. Oltre al fatto che lavorare è necessario per tutti, ancora di più se si hanno dei figli da mantenere. Ma questo la nostra società fa finta di non capirlo, visto che gli orari delle scuole e gli orari lavorativi non vanno d'accordo e si dà per scontato che se la mamma non sta a casa ci sarà sicuramente la nonna a disposizione. Non ci si rende conto che questa mentalità ha ricadute sull'economia di tutto il paese. E non ci si rende conto che è di bambini che stiamo parlando. Non so voi, ma io ho sempre più la percezione che i bambini siano considerati alla stregua di animali da compagnia. Non cittadini, non esseri umani, non persone. Il tempo che un lavoratore toglie ai propri figli a causa di un orario di lavoro poco elastico è tempo tolto a un bambino. Lo stipendio a cui una donna rinuncia perchè non riesce a conciliare sono soldi - e quindi opportunità, qualità della vita, benessere - che si tolgono ad un bambino. I fondi che si tolgono alla scuola, che sta tagliando ormai tutto dalle gite a tante altre attività, gli insegnanti che vengono ridotti, sono tutte opportunità di crescita ed educazione che togliamo a dei bambini. In più si fanno pochi figli, e le donne che lavorano sono una minoranza: davvero un paese in recessione può permetterselo? 





Mi guardo intorno e vedo attivisti di vario tipo che fanno lobby, raccolgono firme, indicono manifestazioni e cortei, preghiere e girotondi, atti dimostrativi (che a casa mia si chiamano vandalistici), animalisti, pro-life, anti-OGM, pro-stamina, no-TAV, ecologisti di vario tipo, ecc. Ma perchè anche noi genitori non ci diamo da fare e non ci facciamo sentire seriamente? Eppure potremmo spostare tanti, ma tanti voti...


giovedì 26 settembre 2013

Accendere il cervello

Ho un paio di post nelle bozze da settimane ma non trovo mai il tempo di concluderli e pubblicarli. L'argomento di oggi però proprio non ce la facevo a tenermelo per me, ovvero la frase della presidente Boldrini sugli spot televisivi e i successivi commenti. Quei due post aspetteranno. 

Dunque, la presidente della Camera ha partecipato al convegno su "Donne e media" al Senato ed ha criticato gli stereotipi nelle pubblicità italiane, in particolare dicendo che in altri paesi "non sarebbe concepito normale uno spot in cui i bambini sono tutti seduti a tavola e la mamma serve". Ed ecco che le critiche sono arrivate, come sempre, da più parti. Ne parlano in maniera approfondita qui.

Come sempre trovo tutte queste critiche stupide e fuori luogo e non solo perchè condivido quanto detto dalla Boldrini, ma perchè trovo che una buona parte degli italiani, come al solito, aprono bocca e le danno fiato, giudicano frasi fuori dal loro contesto e nemmeno ne capiscono il significato.

La prima critica che le è stata mossa è: "ci sono problemi più importanti". Certo, ci sono sempre problemi più importanti, anche quando si parla di unioni omosessuali non è quella la priorità del paese, così come non lo sono il riconoscimento della cittadinanza agli immigrati (e sicuramente non era una priorità approvare il diritto di voto alle donne in Gran Bretagna alla fine dell'800, o equiparare i diritti dei neri a quelli dei bianchi negli Stati Uniti degli anni '50, ma sto divagando). Figurarsi, allora, quanto sono importanti i messaggi delle pubblicità. Ma il punto non è nemmeno questo. Il punto è che la frase è stata pronunciata durante un convegno su "Donne e media", di cosa avrebbe dovuto parlare scusate, dell'IMU o degli F35? O forse di lotta all'evasione fiscale? Forse le persone che hanno avuto da ridire non sanno cosa sia un congresso, e non ne hanno mai visto uno. No, perchè se mi invitano a parlare ad un congresso di medicina non è che mi metto a parlare di astrofisica. Quindi chi parla o è ignorante, o è stupido, o ci fa solo per il gusto di tirare fango addosso a una persona che gli sta antipatica.

La seconda critica è che ci sono addirittura donne che si sono sentite offese. Un articolo che ho trovato surreale è la lettera di una mamma "che serve la famiglia a tavola e ne va fiera". No, perchè anche in questo caso forse l'autrice della lettera non capisce bene di cosa stiamo parlando. Qui si parla di pubblicità, messaggi che la pubblicità veicola. Non si esprime alcun giudizio sulle famiglie o le persone. Non ha detto che le donne che preparano la cena per tutta la famiglia siano da disprezzare. Non ha detto che è deprecabile fare le pulizie o occuparsi della propria casa. Ha detto solo che una pubblicità che mostra solo certi stereotipi, in cui gli uomini non muovono un dito e le donne sono solo ed esclusivamente le "regine della casa" non ha più senso di esistere, oggigiorno. 

La signora scrive: "Ha presente il piacere che può provare una madre – mi perdoni se mi permetto di utilizzare un termine così obsoleto – dopo una giornata di duro lavoro a preparare una cena per suo marito e i loro figli, servirli a tavola e trascorrere con loro probabilmente l’unico momento della giornata davvero in famiglia?". Cara madre obsoleta, non è che sia stato detto che preparare la cena a marito e figli sia brutto e che non possa essere un piacere. Anche io preparo con molto piacere la cena a mio marito e ai miei figli - adoro cucinare - e anche per noi la cena è un momento importantissimo e l'unico della giornata che passiamo tutti insieme... ma sai, qualche volta quel piacere lo prova anche mio marito mentre io provo il piacere di mangiare dei manicaretti niente male senza aver mosso un dito. Generalmente chi arriva prima a casa, cucina. E generalmente chi non cucina apparecchia la tavola, porta il cibo in tavola; poi uno sparecchia mentre l'altro è impegnato nel bagnetto o nel portare a nanna i bimbi. Insomma, nessuno sta seduto ad aspettare ma entrambi ci diamo da fare e ci sediamo a tavola insieme quando è tutto pronto. Quando i miei figli saranno più grandi parteciperanno anche loro, compatibilmente alla loro età, alla preparazione della cena. Il grande veramente una mano ad apparecchiare già la dà, o almeno ci prova. Non dubito che questo avvenga anche a casa tua, ma allora perchè offendersi? Se avesse detto che le riviste di moda dovrebbero smetterla di presentare modelle troppo magre, le ragazze magre si sarebbero dovute offendere perchè essere magri è sintomo di salute mentre l'obesità è la piaga sociale dei paesi occidentali? E poi, sinceramente, queste pubblicità mostrano davvero scarse capacità e fantasia da parte di chi le pensa. Proprio perchè le famiglie di oggi sono cambiate, e proprio perchè non è giusto che se il ragazzo grande e grosso con i suoi compagni di squadra sporca la casa sia la mamma a dover pulire. Non sarebbe più realistica e divertente una pubblicità in cui è il ragazzo con tutta la squadra a pulire? Una volta si diceva "con Nelsen piatti li può lavare lui", oggi mi sembra che siamo tornati indietro.

Quindi non sentitevi chiamate in causa perchè non è dei doveri di una mamma che si sta parlando, e non è nemmeno un giudizio sulle famiglie che si sta facendo. Anche se, sinceramente, io ho sempre ritenuto l'occuparmi della mia famiglia oltre che una cosa da condividere equamente con l'altro adulto di casa, anche come una cosa necessaria per vivere, un po' come fare la doccia la mattina e lavarsi i denti prima di andare a dormire. Si deve fare e lo si fa, ognuno come preferisce, ma non c'è nè da andarne fieri nè da disprezzarlo. Va fatto. Sono altre le cose di cui vado fiera, sinceramente, e altre per le quali posso sentirmi offesa. Per esempio dover fare i salti mortali ogni giorno per riuscire a conciliare il mio lavoro con la famiglia al meglio che posso: sono fiera di me perchè riesco a farlo, mi sento offesa dalle istituzioni perchè tante cose si potrebbero fare per semplificare la vita a me, a mio marito e ai miei figli e invece non vengono fatte perchè sotto sotto la nostra società non ha ancora accettato l'idea che una donna possa essere altro oltre che madre, e che il lavoro di entrambi i genitori è un diritto non solo dei genitori stessi ma anche dei loro figli.


venerdì 2 agosto 2013

Mi avete stufato

I continui attacchi offensivi alla ministra Kyenge mi fanno arrabbiare e mi feriscono. Davvero provo vergogna di far parte di un paese in cui succedono e si dicono queste cose. L'arretratezza culturale che avanza a scapito del razionalismo, e lo vediamo in tanti ambiti, è preoccupante. 
Sembra impossibile che nel 2013 ancora ci siano partiti politici che pensano di poter far leva sul razzismo e sull'ignoranza in questo modo. Certo non hanno altri argomenti, e cercano di trattenere almeno quella parte del loro elettorato con una ridotta capacità di ragionamento, una scarsa cultura ed una cattiva educazione. Un po' come aveva fatto Berlusconi dopo gli scandali sessuali, dicendo che fosse meglio apprezzare le belle donne che essere gay. Di sicuro tanti dei suoi elettori gli sono rimasti fedeli anche grazie a quella frase. Quello che mi disgusta poi è che in questo paese rappresentanti delle istituzioni possano esprimere apprezzamenti gravi a sfondo razzista per poi il giorno dopo dire "stavo scherzando" e rimanere lì dove sono. Sia ben chiaro che io sono anche contro le offese sul piano estetico di altri parlamentari, come per esempio offendere Brunetta per l'altezza o Berlusconi perchè ha il trapianto di capelli. Uno dei motivi per cui per esempio non mi piace Crozza e non mi fa ridere è proprio questo. Comunque c'è differenza fra la battuta fra amici (che ritengo comunque di pessimo gusto) e la frase detta da un politico, magari con un'alta carica, che dovrebbe basare su altre questioni il confronto con i suoi avversari/colleghi. Ma dicevo la cosa più grave è che una buona parte degli italiani è d'accordo, condivide se non le offese, l'idea che una persona che ha origini diverse dalle nostre non possa considerarsi italiana a tutti gli effetti, e quindi ricoprire un incarico politico. Quante persone, a me anche vicine e magari "di sinistra", hanno in questi giorni detto o scritto frasi del tipo "condanno le offese/ non sono razzista, però...". Basta con queste frasi, basta con i però. Lo stesso vale anche per altri discorsi (vedi omofobia, sessismo...) ma non voglio partire per la tangente ed andare fuori tema, magari capiterà un'altra occasione. Mi sono stufata delle premesse che in realtà precludono un discorso di tutt'altro significato. O sei razzista (omofobo, sessista...) o non lo sei, e a questo punto se non sei razzista devi esserlo davvero, nelle opinioni e nei fatti. Se per iniziare il discorso ti senti in dovere di premettere che non lo sei, il tuo discorso è razzista in partenza: più passa il tempo più divento intollerante alle mezze misure. 

giovedì 25 luglio 2013

Braccialetti e riflessioni

Quest'anno la spiaggia era piena di venditori ambulanti, secondo me molto più che negli altri anni, ognuno specializzato in una merce differente, dalle borse di diverso tipo ai gioielli, agli occhiali da sole, dai giocattoli gonfiabili agli aquiloni... Ho avuto anche l'impressione che quest'anno vendessero meno del solito, raramente li vedevo fermarsi sotto l'ombrellone di persone interessate alle loro merci. Era un continuo "No grazie, non mi serve, ce l'ho già...". Una donna però ha letteralmente fatto affari: una bellissima ragazza Keniota con un bambino di 8 mesi sulla schiena. Vendeva braccialetti e collane, molto belli, tutte le signore dello stabilimento ne hanno comprato uno (me compresa) un po' per poter guardare da vicino quel bimbo meraviglioso, un po' per poter scambiare due chiacchiere con la mamma, un po' per compassione. Una signora si è anche offerta di mandarle un pacco di vestiti che suo figlio non mette più.
Ho pensato a tutte le teorie che noi facciamo sul "portare i bambini", a quante discussioni se sia meglio il passeggino o la fascia, sul contatto col corpo della mamma e su quale scelta importante sia per la crescita e l'educazione di un bambino essere portato in marsupio... tutte chiacchiere che noi possiamo permetterci di fare, ma che alla fine sono proprio parole in libertà che appaiono persino ridicole se confrontate alle necessità di bambini che non hanno la stessa fortuna dei nostri figli. Sono convinta che quella signora avrebbe preferito portare il suo bimbo in passeggino al fresco di un parco piuttosto che sulla sua schiena sotto il sole di luglio a vendere braccialetti in una spiaggia. E senz'altro quel bimbo è molto più fortunato di tanti altri perchè la mamma una fonte di guadagno almeno per quel giorno l'ha avuta. 
E penso anche alla mozione respinta alla regione Lombardia, dove ad oggi i figli di immigrati irregolari non hanno diritto al pediatra. Curioso è che i partiti che hanno respinto la mozione (Pdl, Lega Nord e Fratelli d’Italia) sono gli stessi che inviano delegazioni alle "Marce per la Vita". Si perchè la vita di un feto è più importante di quella del figlio di un immigrato irregolare.

venerdì 5 luglio 2013

Cosa mi frulla in testa

Abbiamo due bambini bellissimi, che ormai giocano insieme e legano sempre di più. Il cucciolo è diventato grande e il piccolino gli va molto dietro. L'esempio dei fratelli maggiori aiuta senz'altro a crescere e ad essere più indipendenti. Paradossalmente a noi genitori appare più facile gestirne 2 piuttosto che uno solo, almeno sulla base dei ricordi di quella che era la nostra vita con il cucciolo prima che nascesse il piccolino. Certo la stanchezza è tanta, e l'organizzazione è tale che nulla è lasciato al caso, tutti gli incastri devono combaciare alla perfezione. Però possiamo davvero dire che adesso iniziamo a goderceli: viaggi, esperienze, momenti divertenti passati tutti insieme. So che vorrei provare ad avere ancora un altro figlio, magari una bimba, possibilmente non oltre i 40. Razionalmente però penso che è meglio aspettare qualche anno, per godermi questo equilibrio difficilmente realizzato ma che finalmente ci sta regalando la vita che volevamo, per godermi i miei bambini che crescono così in fretta, e che il lavoro e la vita di tutti i giorni ci tengono lontani per molte ore al giorno. Dopo la nascita del cucciolo ci ho messo un paio d'anni almeno per accettare l'idea che avrei affrontato un altro parto e un altro post-parto. Sapevo che avrei avuto un altro bambino ma il parto e le difficoltà del primo mese di vita di mio figlio mi avevano traumatizzata. Ed era difficile per me accettare l'idea che ci sarebbe stato un altro bambino, un'altra persona nella mia vita che avrei amato quanto quel primogenito: mi sembrava impossibile. La seconda gravidanza invece è arrivata quasi inaspettata, non che non fosse voluta, ma neanche facciamo in tempo a dire "Ok, da questo momento in poi come va, va" che ero già incinta. La differenza di età è perfetta, esattamente 3 anni, giusto il tempo di togliere il pannolino, abbandonare il passeggino e iniziare la scuola materna. Adesso so che è possibile amare più di un bambino infinitamente e ogni giorno di più, so che un fratello non gli toglie amore ma gliene dà ancora di più. Il secondo parto è stato molto più veloce e semplice del primo, e il primo mese del neonato è andato liscio come l'olio. Dunque fisicamente e istintivamente parlando affronterei una nuova gravidanza con tutto ciò che comporta anche domani. Razionalmente come ho detto vorrei godermi le cose così come stanno ora, vorrei gustarmi la crescita dei miei bimbi giorno per giorno, vorrei poter fare con loro tante cose nuove ed interessanti, divertenti ed emozionanti... Quindi OK, aspettiamo un paio d'anni e poi si vedrà. Perchè poi non ci sono solo i pannolini da cambiare e i raffreddori che non ti fanno dormire, i capricci e la fame che se non è tutto pronto alle 7 in punto scatta la sirena: sono 2 bambini da andare a prendere in 2 asili diversi, 2 bambini da portare dal pediatra quasi sempre in giorni diversi, 2 bambini che fanno cose diverse e hanno esigenze diverse, e tutto da fare compatibilmente con gli orari lavorativi di 2 genitori (e meno male che siamo in 2!). Ed è ancora forte il ricordo delle difficoltà del rientro al lavoro dopo la seconda maternità. Dunque resto fermamente convinta che quei 3-4 anni di differenza fra un figlio e l'altro siano il giusto compromesso. 

Ieri però la mia amica che ha 2 figlie esattamente coetanee dei miei, e con la quale abbiamo condiviso 2 gravidanze, mi dice di aspettare il terzo. Non è stato cercato, è capitato e anzi è un po' preoccupata per la sua situazione lavorativa non proprio tranquilla, ma ovviamente contenta. E allora mi vengono in mente tanti pensieri, quasi quasi viene voglia anche a me di provarci. No, certo la parte razionale di me è sempre la più forte e sono convinta di ciò che ho scritto sopra. Però ci penso e chissà, in fondo il piccolino avrà 3 anni fra poco più di 1 anno...


venerdì 28 giugno 2013

Associazioni mentali











Cucciolo: "Mamma, quella bambina è una mia compagna, si chiama Margherita"
Cosmic Mummy: "Ah, come il fiore!"
Cucciolo: "Si, ma anche come la pizza."















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mercoledì 22 maggio 2013

I capelli di Rapunzel

Di tutta la nostra videoteca, ormai fornitissima, uno dei miei film preferiti è Rapunzel. Chi non l'ha visto e non ne conosce la storia, può leggerla qui. E' molto bello, come tutti quelli della Disney e secondo me offre molti spunti di riflessione. Intanto non sono mai stata dell'idea di demonizzare le principesse Disney, non come personaggi almeno (quello che riguarda il merchandising delle principesse è un altro paio di maniche), perchè anzi tutto quello che viene spesso criticato di questi personaggi femminili secondo me è completamente smentito da un'analisi più approfondita. Rapunzel è una ragazza che vive imprigionata in una torre, ostaggio dei suoi lunghissimi e magici capelli: il simbolo della bellezza femminile è in realtà un ostacolo alla libertà

Ma c'è dell'altro: la donna che tiene Rapunzel prigioniera, Madre Goethel, si spaccia per sua madre e le racconta che il mondo è pericoloso, le impedisce di uscire e avere alcun contatto con l'esterno perché i suoi magici capelli le permettono di rimanere sempre giovane e bella. Questo personaggio mi ha sempre fatto pensare a quei genitori che non vogliono che i loro figli diventino mai adulti, non gli insegnano ad essere indipendenti, ma fanno di tutto per tenerli legati a se: perché accettare che un figlio sia adulto, e che non abbia più bisogno dei propri genitori significa accettare che non si è più giovani.

Secondo una ricerca della Coldiretti, il 28% degli italiani tra i 35 e i 40 anni ricevono ancora la paghetta dai genitori. Adesso, a parte il fatto che chiamare "giovani" - come fanno in questo e in altri articoli - persone fra i 35 e i 40 anni fa ridere, ma la mia esperienza personale è che per molti miei coetanei la cosa va ben al di là del semplice aiuto economico. Molti 30-40-enni, pur avendo dei figli, non si sentono mai genitori ma continuano ad essere figli, completamente sottomessi ai propri genitori che si occupano di tutto: dalla scelta del ginecologo/pediatra, al baby sitting, al "catering" (in pratica gli fanno la spesa oppure gli fanno trovare la cena pronta quando non li ospitano direttamente a cena 7 giorni su 7). Nonni che decidono in che scuola iscrivere i nipotini, come vestirli, parlano dei loro figli/nuore/generi come di inetti incapaci di badare a se stessi e alle loro famiglie, o "troppo importanti" per potersi occupare di banali questioni giornaliere. Mi viene in mente lo spot norvegese che girava qualche mese fa, che fa morire dal ridere se non ci fosse da piangere...

Badate bene, non ho nulla contro l'aiuto più o meno necessario che i nonni possono darci. Ho avuto 2 figli con la varicella a distanza di 2 settimane e le nonne si sono alternate per darmi una mano, non potevo certo assentarmi al lavoro per 1 mese! Così come gli oggetti più costosi e sfiziosi sono spesso regalo dei nonni. Ma un conto è regalare, aiutare, venire incontro, altro è sostituirsi ai propri figli e non riconoscere che sono in grado di cavarsela da soli. Credo che questo sia puro egoismo. Poi certo, il rovescio della medaglia è che gli stessi figli se ne approfittano, è uno dei tanti circoli viziosi della nostra società, ormai prossima al collasso.

Un'analisi che condivido di questo fenomeno è in questo articolo.

martedì 21 maggio 2013

La poltrona del dentista

Sono abbastanza scrupolosa in fatto di screening: Pap Test ogni 3 anni, controllo dei nei ogni 2, mi faccio seguire al centro cefalee per curarmi l'emicrania... con le gravidanze ho persino vinto la paura dei prelievi. Il dentista però non ce la posso fare, al solo pensiero del trapano mi viene la pelle d'oca, vi giuro che ho affrontato molto più a cuor leggero l'asportazione di un neo sospetto piuttosto che una banale otturazione. Risultato: dopo 5 anni o forse più che non ci andavo un dente ha iniziato a farmi male, e a quel punto non potevo più sottrarmi. Ho diverse otturazioni da rifare, e qualche piccola nuova carietta: questo mese insomma tutte le settimane ho un appuntamento (per la gioia anche del mio portafogli!). Paradossalmente però in un periodo in cui al lavoro c'è tanto da fare e i colleghi incalzano, a casa non ne parliamo: 2 varicelle e 1 scarlattina (ma i bambini sono solo 2!), mille problemi in casa dalle inca..ature con l'amministratore di condominio al lavandino otturato fino al disordine che prima o poi ci mangerà tutti, andar via dal lavoro per andarsi a sdraiare un'oretta su quella comoda poltrona... quasi quasi sono contenta!

lunedì 20 maggio 2013

#TISALUTO

Copio e incollo volentieri il testo sotto, già pubblicato da Il Corpo delle Donne, Vita da Streghe e Ma la notte no, perchè si tratta di qualcosa che a tutti è capitata più di una volta: il commento, la frase sessista in una conversazione fra amici o colleghi, il complimento apparente che in realtà sminuisce la donna a cui è rivolto, spesso in una posizione che le impedisce di rispondere o reagire. Molte persone nemmeno se ne rendono conto, tanto è ormai diffuso nelle abitudini italiane, quello che è più grave è che non avviene solo "fra uomini" o in ambienti strettamente maschili, ma molte donne anche spesso e volentieri si prestano a queste conversazioni esprimendo opinioni sessiste. Mi vengono in mente per esempio i commenti sul caso Ruby sentiti al lavoro, o in compagnia di amici e amiche. Se la cosa non è direttamente rivolta a me, mi limito a girarmi dall'altra parte e abbandonare la discussione. Io che di solito sono una chiacchierona e voglio sempre avere l'ultima parola, semplicemente smetto di parlare e mi faccio i fatti miei. Trovo inutile anche solo replicare. Certo però tirarsi fuori da una conversazione dichiarando espressamente il motivo per cui lo si fa, e senza prestarsi a spiegazioni che ci porterebbero poi, diciamolo, ad essere chiamate bacchettone, acide, sessualmente represse, prive di senso dell'umorismo e quant'altro è sicuramente la cosa più efficace e, se iniziassimo a farla tutti, probabilmente porterebbe a dei risultati: sarebbe ora che chi usa il sessismo come normale argomento di conversazione iniziasse a vergognarsi, sarebbe ora che gli italiani lo considerassero sintomo di arretratezza culturale, invece che un semplice modo di fare (e di essere simpatici). 
In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni.
Spesso abbiamo subito commenti misogini, dalle considerazioni sul nostro aspetto fisico allo scopo di intimidirci e di ricondurci alla condizione di oggetto, al violento rifiuto di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio.
In Italia l’insulto sessista è pratica comuneperché è socialmente accettato e amplificato dai media, che all’umiliazione delle persone, soprattutto delle donne, ci hanno abituato da tempo.
Ma il sessismo è una forma di discriminazione e come tale va combattuto.
A gennaio di quest’anno il calciatore Kevin Prince Boateng, fischiato e insultato da cori razzisti, ha lasciato il campo. E i suoi compagni hanno fatto altrettanto.
Mario Balotelli minaccia di fare la stessa cosa.
L’abbandono in massa del campo è un gesto forte. Significa: a queste regole del gioco, noi non ci stiamo. Senza rispetto, noi non ci stiamo.
L’abbandono in massa consapevole può diventare una forma di attivismo che toglie potere ai violenti, isolandoli.
Pensate se di fronte a una battuta sessista tutte le donne e gli uomini di buona volontà si alzassero abbandonando programmi, trasmissioni tv o semplici conversazioni.
Pensate se donne e uomini di buona volontà non partecipassero a convegni, iniziative e trasmissioni che prevedono solo relatori uomini, o quasi (le occasioni sono quotidiane).
Pensate se in Rete abbandonassero il dialogo, usando due semplici parole: #tisaluto.
Sarebbe un modo pubblico per dire: noi non ci stiamo. O rispettate le donne o noi, a queste regole del gioco, non ci stiamo.
Se è dai piccoli gesti che si comincia a costruire una società civile, proviamo a farne uno molto semplice.
Andiamocene. E diciamo #tisaluto.
Questo post è pubblicato in contemporanea anche da Marina Terragni, Loredana Lipperini, Giovanna Cosenza e Giorgia Vezzoli.
Se ti va, copincollalo anche tu!

giovedì 11 aprile 2013

Caro collega workaholic





Caro collega che scrivi email la sera tardi o il sabato, spero davvero che ti paghino molto bene perché sennò proprio non capisco chi te lo faccia fare, di pensare a cose di lavoro mentre gli altri riposano o si divertono. Premesso che chiunque è libero di passare il proprio tempo come meglio preferisce, e senza considerare che in altri paesi chi lavora oltre il normale orario è visto come uno che o perde tempo o non è all'altezza dei compiti che gli sono assegnati, io se fossi in te mi terrei i messaggi nelle bozze e li invierei con calma il mattino dopo, o il lunedì, perché tanto prima di quel momento non li leggo... Ma l'orario c'è scritto, e detto sinceramente ci fai un po' la figura dello sfigato.

venerdì 29 marzo 2013

I congedi parentali a ore sono solo un'illusione

All'inizio di quest'anno ho gioito della notizia che il Dl «anti-infrazioni Ue» dal 1 gennaio 2013 avrebbe consentito di fruire dei congedi parentali anche a ore.
Alcuni articoli che riportano la notizia:


Il congedo parentale ora si può utilizzare anche a ore



Congedi parentali più facili e ampi




Per me sarebbe davvero la soluzione migliore. Al momento riesco a fare un orario ridotto sfruttando le ore di permesso, ma queste non sono infinite e, non ostante con la maternità ne abbia accumulate parecchie, sono ormai agli sgoccioli. In generale, il congedo parentale a ore mi sembra una soluzione più flessibile ed economicamente vantaggiosa rispetto al part-time: intanto si può programmare a breve termine, non é definitiva, è retribuita al 30%, e può essere condivisa da entrambi i genitori. Per esempio si potrebbe fare una settimana, o un mese per uno, evitando che sia un solo genitore (nella maggior parte dei casi la mamma, strano eh?) ad essere penalizzato con un orario ridotto. In un paese in cui le scuole hanno orari ridicoli, se uno dei due genitori non fa un orario ridotto i figli diventano ingestibili, a meno che non si abbiano nonni da sfruttare o ci si possa permettere una baby sitter. Ma non ostante la riforma ci sia, i congedi a ore non si possono ancora richiedere perché manca il decreto attuativo. Dunque nei prossimi mesi posso scordarmi di andare a prendere mio figlio grande a scuola, dovrò tenere mio figlio piccolo al nido fino alle 17, pagare una baby sitter che venga tutti i giorni. E intanto in parlamento pensano a mettere gli scontrini della mensa su Facebook, perdono tempo perché in fondo si può stare anche senza governo, tanto paghiamo noi, in tutti i sensi. Però per i politici italiani la famiglia è un valore importante, questo non perdono mai occasione per ricordarcelo.





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Mi Piace tutto






Ho riflettuto spesso su quanto la gente che mette "Mi Piace" su Facebook non si renda bene conto di cosa implichi quel "Mi Piace". Non pretendo che ciò che si condivide su Facebook sia una cosa che si firma col sangue, nè che si possa evincere dal social network un'analisi scientifica delle opinioni della massa, ma certo un'idea del qualunquismo, del livello culturale e della capacità di approfondimento dei nostri amici possiamo farcela.
Ho giá accennato qualcosa qui e qui, ma c'é di piú: da settimane ormai si condividono foto con scritto "salviamo la piccola Sofia", si propone di partecipare ad eventi per chiedere al ministro di approvare il trattamento, si postano notizie ed aggiornamenti di stato esultanti quando la bambina ha potuto riprendere le cure, ed é tutto un "Mi Piace" e un "se avete cuore condividete".
Da un paio di giorni però, sul sito di Nature é stato pubblicato un articolo molto critico (e come sempre gli italiani non ci fanno proprio una bella figura). Ovviamente io da parte mia l'ho condiviso, cosí come ho condiviso articoli in italiano come questi (magari non tutti capiscono l'inglese) - dal titolo inequivocabile: 


“Scienziati inorriditi dal caso Stamina”


La mia sorpresa é stata ricevere dei "Mi Piace" proprio da chi il giorno prima tifava per la Stamina e diceva "bisogna provarle tutte, vorrei vedere te al posto loro". Mi chiedo se hanno mai approfondito l'argomento. Non mi chiedo se hanno letto gli articoli da me postati, perchè sono sicura che non lo hanno fatto. E sicuramente non hanno collegato il cervello al dito prima di mettere "Mi Piace".

PS: per chi volesse commentare con "vorrei vedere te al posto loro" rispondo in anticipo: proprio perchè al posto loro sarei disperata e accetterei qualunque cosa, vorrei che le istituzioni mi tutelassero dagli sciacalli, dove per sciacalli intendo ciarlatani e trasmissioni televisive (e mai Iene è stato nome più appropriato...)

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martedì 12 marzo 2013

Gli italiani e la scienza

Nel 2005 gli italiani decisero che non era affar loro la ricerca su cellule staminali embrionali, e preferirono che fallisse un referendum che la avrebbe permessa.
Nel 2013 gli italiani si indignano contro il ministro della salute che ha interrotto una cura "compassionevole", di dubbia efficacia, con cellule staminali a una bambina di 3 anni, malata di una malattia per cui attualmente non esiste cura. 

Nel 2012 gli italiani esultarono alla notizia dell sequestro di Green Hill, e tutti condividevano su Facebook frasi di disprezzo per la sperimentazione animale. 
Nel 2013 le stesse persone condividono su Facebook richieste di sperimentare su una bambina una terapia messa a punto da un professore di "psicologia della comunicazione", laureato in lettere, presidente di una fondazione che è sotto inchiesta e sulla quale l'ispezione dei NAS ha rilevato diverse irregolarità. Per approfondire leggere questo post di MedBunker.

Il 25 febbraio 2013 i Grillini sono il primo partito italiano.

Il 4 marzo 2013 Città della Scienza brucia in un incendio che sembra essere di origine dolosa.


venerdì 8 marzo 2013

Proteste mattutine


Questa mattina sono davvero arrabbiata. Che le nostre città non siano child-friendly lo sappiamo. Basta uscire a fare un giro col passeggino e ti accorgi degli scalini dappertutto, persino davanti agli ingressi delle farmacie, delle macchine parcheggiate sul marciapiede che non ti fanno passare e ti costringono ad andare in mezzo alla strada, rischiando di essere investito e beccandoti gli insulti di chi giustamente vorrebbe percorrere la strada senza bloccare il traffico, strisce pedonali mai rispettate, fasciatoi e seggioloni in bar e ristoranti (ma anche negli aeroporti) quasi sempre non pervenuti. 
Per andare al lavoro/asilo la mattina in genere prendo l'autobus, attrezzata di passeggino superleggero che tengo chiuso e con bambino rigorosamente in braccio, come da regolamento. Ora, al di là delle difficoltà di salire in autobus con un bambino di 13 e passa kg in un braccio, e un passeggino nell'altro, trovo che sia anche poco sicuro: non per niente a Stoccolma - lo so, la Svezia per me è un po' come l'Islanda per i Grillini, ma che ci posso fare se hanno un livello di civiltà superiore? - si può entrare con passeggino aperto e fissarlo con appositi ganci (e per la cronaca, chi viaggia con passeggino non paga il biglietto neanche per se). Ora, la cosa richiede chiaramente autobus appositi (ma magari basterebbe puntare solo su alcune tratte) e marciapiedi allo stesso livello della pedana. Chiediamo troppo, nel 2013?

giovedì 7 marzo 2013

Ora sono in due

Qualche settimana fa siamo stati convocati dalle maestre del Cucciolo per il colloquio annuale. Mentre aspettiamo il nostro turno, chiacchieriamo con la mamma di una compagna di nostro figlio che è maestra alla scuola primaria. Si chiedono consigli, visto che l'anno prossimo dovremo sceglierla (di già? Oh mamma!). Si finisce a parlare delle carenze delle scuole pubbliche, della mancanza di soldi, delle carte igieniche che spesso e volentieri bisogna portare da casa, degli orari inconciliabili con un normale orario lavorativo di 8 ore, del tempo pieno insufficiente rispetto alle richieste, e fra una cosa e l'altra, così tanto per raccontare, ci dice "... che poi a noi precari non pagano lo stipendio da dicembre". COSA??? Ho capito bene: da lei e dai suoi colleghi pretendono la massima puntualità, ma gli stipendi non si vedono. E gli va anche bene, pare che al sud i ritardi nel pagamento degli stipendi possono essere anche di 6 mesi. Lavoratori che ogni giorno fanno il loro dovere e che con quello stipendio mantengono le loro famiglie. E dovrebbero essere abbastanza motivati da trasmettere entusiasmo per il lavoro e la conoscenza ai nostri figli. 

venerdì 15 febbraio 2013

Complimenti o battute offensive?

Ci sono tanti post che vorrei scrivere, tanti argomenti di cui mi piacerebbe parlare ma il tempo è poco e quindi rimando. Oggi però una cosa la voglio dire, 5 minuti li voglio perdere. Si è parlato tanto della infelice battuta a sfondo sessuale di Berlusconi alla dipendente della Green Power, e tutti sappiamo che non è nè la prima nè l'ultima scenetta del genere. Ma scenette del genere in Italia le donne sono costrette a subirle tutti i giorni. E' considerato normale fare apprezzamenti per strada, sul luogo di lavoro, ovunque. Altrove sarebbe considerato offensivo, qui è normale, anzi ci si aspetta che tu ti senta persino lusingata. Ricordo quando lavoravo all'università, giovane neolaureata insieme alla mia collega laureanda stavamo incontrando un importante professore, uomo anziano, per una collaborazione fra il nostro gruppo di ricerca e il suo istituto. Lui a un certo punto si gira verso il nostro professore e gli fa: "certo, se i soggetti sono tutti come loro, collaboriamo molto volentieri". E non parlava certo delle nostre competenze. 
Ieri sera accendiamo la TV 5 minuti, tanto per perdere tempo prima di andare a dormire. Il primo canale che viene visualizzato è ovviamente RAIUNO. Faccio giusto in tempo a sentire la battuta della Littizzetto sulle tette di Maria Nazionale, e mi chiedo: ma se io accendo 5 minuti e becco guardacaso proprio questa battuta, quante ne faranno durante tutta la serata? Non pensavo fosse un caso e la conferma l'ho avuta leggendo questo post. Evidentemente di battute sessiste al Festival se ne fanno in continuazione. Ora, se anche una donna, e soprattutto una che aveva puntato in passato sull'intelligenza e sull'ironia, fa battute come queste, come possiamo pensare che la nostra società inizi a capire che certe cose non si dicono, che sono offensive, che non fanno ridere e che sinceramente hanno stufato?
L'immagine è di un'altra serata, non di quella di ieri a cui mi riferisco.  Quindi non era la prima volta!

mercoledì 23 gennaio 2013

Influenza




Quando ero giovane, non mi ammalavo mai. Le mie compagne di scuola passavano settimane a letto coccolate dalle loro mamme mentre a me toccava sempre andare, anche quando la classe era decimata io non avevo nessuna scusa per restare a casa. Le invidiavo molto, mi sarebbe piaciuto un periodo di pausa, di riposo. Saró stata 20 anni senza prendere un'influenza, persino quando la prendeva mio marito, io sembravo essere immune.
Le cose sono cambiate da quando ho i bambini. Saranno le bave e i moccioli, fatto sta che da 4 anni a questa parte non me ne perdo una e questo avviene sempre contemporaneamente a loro. E essere ammalati tutti insieme appassionatamente, non é proprio il massimo. Cercare di riposare con uno che ti tira il naso e contemporaneamente ti infila il dito in un orecchio, e l'altro che gioca con Saetta e Cricketto sulla tua schiena, cambiare pannolini e somministrare paracetamolo con la testa che ti scoppia... Insomma, é proprio un'ingiustizia!

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domenica 6 gennaio 2013

Pregiudizi e contraddizioni




Passare il Natale a Roma crea l'occasione di incontrare e rivedere vecchi amici e parenti, molto spesso con bambini coetanei o quasi dei nostri. Ed ecco che le differenze fra il nostro modo di educare e vivere con i nostri figli e quello degli altri diventano evidenti. Più che altro ho notato la persistenza di una certa mentalità anni '70 che credevo ormai superata in genitori con un certo livello culturale.
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