lunedì 30 luglio 2012

I sensi di colpa delle mamme

A differenza di quanto possa sembrare dal titolo, questo NON è un post su quanto è difficile conciliare figli e lavoro. Tutt'altro. Lo scopo di questo post è solo di esprimere il mio punto di vista - personalissimo - su un argomento che spesso e volentieri viene fuori sui commenti dei post che parlano di genitori e figli indipendentemente dall'argomento di partenza. Si perchè alla fine il succo del discorso è sempre un confronto fra le mamme che lavorano e quelle che stanno a casa. Confronto che, sia ben chiaro, io stessa mi diverto a stuzzicare, ma quando sento frasi del tipo "io sto a casa perchè voglio occuparmi dei miei figli in prima persona" oppure "non voglio delegare a nessuno la loro educazione" oppure "voglio godermi i miei figli" automaticamente una mamma che lavora si sente accusata di 1) non occuparsi dei propri figli in prima persona, 2) delegare ad altri la loro educazione, 3) non goderseli. Cosa che non è assolutamente vera. In genere quando si cerca di rispondere a tono a queste frasi, sottolineando che nessuno si permette di criticare le scelte altrui, ma solo mostrare che ci sono modi diversi di interpretare l'educazione dei propri figli, la conclusione finale è: le mamme che lavorano hanno i sensi di colpa e per questo si sentono chiamate in causa. Ecco, quello che voglio chiarire è che io NON ho i sensi di colpa. Li avrei se lavorassi anche nel weekend, o fino alla sera tardi, se non avessi il tempo di cenare con la mia famiglia o mettere i miei figli a letto, se non potessi sdraiarmi mezz'ora sul divano con mio marito dopo la nanna dei bimbi, se non potessi prendermi le ferie per andare alle recite o portarli in vacanza, se non potessi mai rimanere a casa quando sono malati. Potete dire che sono una privilegiata, perchè faccio un lavoro che mi piace ma allo stesso tempo la mia vita privata è rispettata: è proprio questo infatti il punto. In un paese normale, nel 2012, la famiglia standard non monoparentale è composta di due genitori e uno o più figli, entrambi i genitori dovrebbero lavorare e i figli andare a scuola/asilo mentre i genitori lavorano. I redditi della famiglia dovrebbero essere due, a meno che uno di questi due redditi non fosse talmente alto, o esistessero dei redditi non da lavoro, per esempio uno dei due genitori "ricco di famiglia" da poter permettere alla coppia di decidere che uno dei due - non per forza la donna - preferisca prendersela comoda e stare a casa. Quest'ultima dovrebbe essere la scelta "privilegiata", dunque. Niente di male quindi, se non fosse che di questi tempi, con la crisi e il costo della vita che è quello che è, stupisce leggere che più di metà delle donne in Italia sono a casa. Sono tutti ricchissimi? Oppure c'è qualcosa che non va? 

Ora, io e mio marito per i nostri figli abbiamo fatto delle scelte educative ben precise che avremmo cercato di fare a prescindere dai nostri impegni lavorativi, e cioè: mandare i nostri figli all'asilo nido, perchè preferiamo che stiano in compagnia e siano coinvolti in progetti educativi da parte di persone competenti a cui non deleghiamo l'educazione ma da cui ci facciamo aiutare e consigliare, piuttosto che chiusi dentro casa, lasciati davanti alla TV perchè intanto la mamma o la nonna hanno - per forza di cose - da fare, oppure in giro per commissioni in banca o alla posta, che pranzino a scuola o all'asilo onde evitare che mangino solo quello che più gli piace con aeroplanini e rincorse di forchette; scegliamo, oltre alle vacanze con noi e con i nonni, di fargli passare alcune settimane in un centro estivo, perchè stiano tutto il giorno all'aperto e possano fare giochi che noi non potremmo mai fargli fare, insieme ai loro coetanei; vogliamo che vadano almeno una volta a settimana in piscina, perchè l'acqua gli sia familiare e imparino a nuotare il prima possibile; vorremmo quando saranno più grandi poterli portare in giro, viaggiare, permettergli di frequentare corsi di musica o scegliere lo sport che gli è più congeniale, incoraggiarli a coltivare i loro interessi culturali; vogliamo che ogni anno possano festeggiare il compleanno con tanti amici; abbiamo scelto infine di passare con loro magari poche ore al giorno, ma con il sorriso sulle labbra, senza mille incombenze, senza la stanchezza di sentire capricci e pianti, ma dedicando loro quel tempo con serenità al 100%. Quando io sono al lavoro loro sono a scuola, all'asilo, al centro estivo. Quando io sono a casa sono a casa per loro. Certo devo preparagli la cena, mettere a posto, vuotare una lavastoviglie o stendere una lavatrice. Ma tutte cose che si fanno in fretta. E questo discorso vale esattamente anche per il papà.

E' ovvio che uno stile di vita come questo costa, ma si va a lavorare in due ANCHE per questo. E allora le cose per chi ha scelto di stare a casa - ricconi esclusi - sono due: o è impossibile trovare un lavoro per cui "valga la candela", e mi sembra avvenga in una buona maggioranza dei casi ed è molto molto grave per un paese europeo, oppure bisognerebbe avere il coraggio di dire che si è voluta scegliere un'altra strada per comodità, per mentalità, per un certo modo di vedere le cose, o semplicemente perchè non si aveva voglia di complicarsi troppo la vita. Niente di male, ma non mi venite a dire che lo fate solo per seguire da vicino i vostri figli, o volete goderveli, perchè ci sono molti modi di seguirli, educarli, goderseli. Ognuno giustamente scelga il suo, ma bisogna stare attenti a quello che si dice perchè una frase detta in un certo modo automaticamente comporta un giudizio su chi non la pensa esattamente come noi.
Questo ovviamente vale anche per me, e chissà ora quante me ne scriverete!


45 commenti:

  1. Appunto Cosmic, ognuno gestisce la propria vita familiare come vuole e come può. Se ci si sente sereni/e del proprio stile di vita non ci si dovrebbe sentire minacciati/e da chi fa scelte diverse e si dichiara contento/a di averle fatte.
    Chi si sposa non sta "giudicando" chi è contrario al matrimonio, e lo stesso vale se si parla di cura dei figli. se una dice che è rimasta a casa perchè per lei quello è il modo migliore di "godersi i figli" non sta necessariamente dicendo che tu non sei una buona madre perchè lavori, e tu che lavori e sei contenta non stai necessariamente dicendo che chi sta a casa è una "talebana". Chi fa la "mamma a tempo pieno" ha i suoi motivi, chi lavora ne ha altri ugualmente rispettabili..sono scelte che si fanno in base, alle circostanze, le necessità, il nostro carattere, la nostra mentalità, le inclinazioni. Possiamo ritenere alcune scelte migliori di altre però c'è sempre il diritto di compierle..se in seguito continueremo ad essere fieri/e delle nostre scelte oppure ce ne pentiremo..questo non lo sa nessuno. lo scopriremo solo vivendo

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  2. io non ho potuto scegliere.

    avevo un contratto a tempo indeterminato. il lavoro non era il MIO lavoro, ma nonostante tutto mi calzava abbastanza bene, per lo meno non mi stava scomodo.

    ho avuto il mio bambino di pongo, e quando ha compiuto un anno mi hanno licenziata.

    così, ho sfruttato la disoccupazione e ho dedicato due anni interi al mio bambino.

    due anni meravigliosi ma che al tempo stesso mi hanno risucchiato un pezzettino di anima: io non sono nata per fare la mamma a tempo pieno.

    a dicembre finalmente il corso, a marzo il lavoro. il "rientro" nella società, a parlare non solo di pannolini e nottate in bianco, ma anche del tempo, del lavoro, ridere di frivolezze...

    aaaahhhh, come mi son sentita bene.

    ho iniziato a lavorare il 26 marzo.

    il 28 ho avuto la mia ultima mestruazione.

    già. e dopo il bambino di pongo, che figata: ecco la bambina di pongo.

    e un nuovo addio alla mia "solitudine" e alla mia indipendenza.

    ecco. questa è la mia storia. in parte. perchè anche se sono a casa il mio bambino di pongo al nido ci va lo stesso, perchè la penso come te, perchè stia con altri bambini e riceva stimoli che a casa non riceverebbe, per quanto bravi possano essere genitori o nonni.

    e non siamo ricchi. anzi.

    ma finche possiamo permettercelo, a lui il suo mondo fatto di bambini, a me il mio, fatto di mille dubbi ed incertezze.

    va bene così.

    noi siamo contenti. io sono contenta. e prima o poi, ne son certa, mi riprenderò un pezzettino della mia "solitudine" nel mondo del lavoro.

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    1. in effetti ci vorrebbero più misure che aiutano a conciliare tempi di vita e tempi di lavoro, e licenziare una donna solo perchè ha avuto un figlio è vergognoso. I congedi di maternità dovrebbero essere sempre garantiti e rientrare al lavoro non dovrebbe essere un problema per chi lo vuole.
      comunque ciò che mi premeva era molto semplice: che si tratti di una scelta o meno, mamme a tempo pieno e madri lavoratrici vanno ugualmente rispettate

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  4. @Paolo: ma infatti se vai a stringere il succo del mio post è proprio questo. Si dà per scontato che le mamme che lavorano abbiano i sensi di colpa perchè sono in poche a poter lavorare serenamente e a conciliare le cose come sarebbe giusto. E cosí quello che dovrebbe essere il privilegio (stare a casa, non avere bisogno dello stipendio in più) è la norma, mentre la privilegiata è quella che va a lavorare. Un mondo all'incontrario. Lo scopo quindi non è giudicare nessuno, ma mostrare che davvero in questo paese le donne non sono libere di scegliere e soprattutto raramente sono serene nelle proprie scelte. Che poi, quale motivo ci sarebbe a fare questi paragoni, se davvero ognuna potesse farsi gli affari propri? Invece ti tocca sentire la vicina di casa che ti dice che è contraria all'asilo nido ma poi piazza la figlia 24 ore al giorno davanti a RAI YO YO, e la fa diventare obesa accontentandola ogni volta che vuole mangiare cioccolata, la zia del sud che dice "poverino" quando le hai raccontato che tuo figlio andrà al nido, ma non si rende conto che il suo nipotino che ormai a 4 anni e mezzo viene ancora imboccato (e mangia ancora omogeneizzati spesso e volentieri) perchè chissà che schifezze alla scuola materna, meglio farlo tornare a casa a pranzo da mammà, non è normale, l'amica d'infanzia idem è contraria all'asilo nido, con tutte le cose che si sentono in giro, poi però trova una scuola materna che lo prenda a 2 anni e 4 mesi perchè è esasperata e di tenerselo in casa non ne può più, ma certo non fa niente che la scuola materna è pensata per bambini con più di 3 anni, c'è un rapporto insegnanti/alunni molto basso, bisogna aver già tolto il pannolino e sospeso il riposino del pomeriggio. No però lei è contraria all'asilo nido, che sarebbe una struttura più ionea per un bambno di 2 anni. Ogni volta che qualcuno mi dice "sono contrario al nido" (e se avessi avuto 1 euro ogni volta che me l'hanno detto, sarei ricca) io sinceramente mi sento giudicata. Permettimi allora che ti dica il mio punto di vista. Lo so che le mamme casalinghe non son tutte cosí, ma è anche vero che le mmmelavoratrici non sono tutte delle nevrotiche con i sensi di colpa. @lafranciulla: ti capisco, ci sono passata anch'io. Sono stata disoccupata 6 mesi quando il mio primo figlio era piccolo, e stavo per morire di depressione. Mi ha salvata proprio il nido, il giorno che ha iniziato a frequentare il nido o avuto tempo di riscrivere il CV e qualcosa ha ripreso a girare. Quindi fai bene tu a non cedere, vedrai che tempi migliori arriveranno.

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    1. Però è anche vero che non possiamo rinunciare a dire la nostra..può darsi che quando dici che sei favorevole al nido e alla materna altre mamme che magari non ce l'hanno mandato per motivi loro o che magari l'hanno mandato e ne sentono la mancanza si sentano giudicate..ma non per questo tu devi evitare di dire la tua (tanto più che pure io non sono contrario ai nidi e alle materne). Ripeto: se dici che il tuo matrimonio va bene non è che stai mancando di rispetto ai divorziati, se dici che va male non stai offendendo chi è felicemente sposato. Perchè mai quando si tratta di bambini dovrebbe essere diverso?Certo, dipende pure dal tono con cui le cose si dicono. Quanto alle mamme lavoratrici, certo che non tutte hanno sensi di colpa..qualcuna ce l'avrà qualcun'altra no, così tra le madri casalinghe qualcuna farà ingrassare suo figlio davanti alla Tv e qualcun'altra no (ogni genitore, che lavori o stia a casa può commettere errori coi figli)

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    2. alla fine, banalmente parlando direi che ogni donna, ogni persona, ogni madre è diversa dall'altra e vive le cose in maniera diversa

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    3. quello che dici è sacrosanto. però c'è differenza fra dire "io sono contraria al nido con tutto quello che si sente in giro" come se il genitore che invece manda i figli lì con tranquillità fosse un incosciente, oppure "beata te che ti fidi così facilmente" (si, mi hanno detto anche questo!) che sembra un modo mascherato di dirmi che io lascio i figli al primo che capita, e dire "preferisco così" che poi come uno vuole crescere i propri figli sono affari suoi no?

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    4. sì, è una questione di toni da usare, mi piace pensare che chi dice certe cose non sempre sia accecato dall'ideologia. Comunque, come ho detto, io sono favorevole a nidi e materne e che abbiano prezzi accessibili (sarebbe meglio ancora se quelli pubblici fossero gratis) per chiunque, casalinga o lavoratrice, ne abbia bisogno. (sarei pure favorevole a congedi genitoriali "scandinavi" che ogni coppia può gestire in base alle esigenze proprie e del bambino)
      Ciò che mi premeva era rispettare tutti i modi di vivere anche quando riteniamo che il nostro sia migliore di altri

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    5. si hai perfettamente ragione, il nido dovrebbe essere un diritto del bambino oltre che dei genitori. che poi se è pensato solo per quelli che lavorano in 2, lo stai un po' sottoclassando a parcheggio per bambini, mentre non dovrebbe essere così ma anzi dovrebbe essere un'occasione formativa a disposizione di tutti. comunque, tanto per rimanere in ambito "pettegolo" (ti assicuro che c'è anche dell'ironia in queste frasi che riporto) ho sentito anche casalinghe criticare altre casalinghe che mandavano i figli al nido, perchè le lavoratrici ok, hanno una scusa, ma le casalinghe che motivo hanno di lasciare i figli al nido? e le criticavano magari perchè usavano il nido per andare liberamente a fare shopping o dal parrucchiere. ma io dico, ma x un figlio ci si deve immolare per forza? bisogna annullarsi completamente e smettere di esistere come persone? fra l'altro se mi dici che non lavori perchè tanto tuo marito guadagna bene, fai bene anche a goderti la vita, no?

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  5. Sono pienamente d'accordo con te! Sottoscrivo in pieno questo post.
    L'Italia dovrebbe aprire una "questione famiglia" se volesse veramente progettare un futuro per le generazioni future. Credo che saremo, non so per quanto, i pochi privilegiati ad avere un lavoro che ci permette di conciliare famiglia e lavoro (ad es. ho preso le ferie per fare l'inserimento al nido).

    Mi rendo conto che alcune volte viviamo veramente dei paradossi senza rendercene conto. Solo perché andare avanti per luoghi comuni o frase fatte è più semplice che ragionare. Così mi trovo a dovermi confrontare con genitori che non vogliono mandare i figli al nido, e quindi ci criticano, perché "é meglio che stiano con i nonni" e poi scopro che tutte le mattine li portano ai giochi a gettoni, così si divertono, e poi vanno casa a vedere i cartoni animati perché mentre sono davanti alla tv la nonna prepara il pranzo!
    Proprio ieri sera ero al parco con mia figlia e ho sentito un dialogo tra mamme. Sento dire "No, io il nido assolutamente no!"
    Ecco è su queste posizioni "estreme" che mi trovo in disaccordo. Considerando che molte cose permettono una certa gradualità come si fa a dire un "no" così netto?!!?
    RAGIONARE, RAGIONARE, RAGIONARE! Come ho già avuto occasione di commentare per altri temi, anzi è quasi un mantra dei tuoi post :) Sicuramente è una delle principali cose che cercherò di insegnare a mia figlia, ragionare sulle cose e non accontentarsi delle opinioni preconfezionate.

    Comunque il senso di colpa è sempre dietro l'angolo, anche se siamo convinti delle nostre scelte. Quando si tratta di amore per i figli credo che sia normale.

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    1. grazie BABBOnline, il tuo commento mi lusinga! sono d'accordo con te, l'idea di pensare che le mamme stiano meglio a casa e i bambini con loro è anacronistica. puoi pensarla come vuoi ma con la crisi economica non ci si dovrebbe permettere il lusso di tenere tutte queste persone a casa. ripeto, non è sul singolo caso che mi sto scagliando ma su un'abitudine diffusa che nasce dalla mancanza di servizi e da una mentalità arretrata. è la statistica che è preoccupante, non la singola casalinga - il singolo bambino.

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    2. sui sensi di colpa, è ovvio, tutti i genitori ne hanno. il mio post era più su un senso di colpa "generale", cioè io non ho sensi di colpa perchè la mia vita è impostata in un certo modo, poi certo i sensi di colpa li avrò sulle piccole cose, perchè ho scelto un centro estivo piuttosto che un altro (e magari se avessi scelto l'altro avrei avuto il senso di colpa ugualmente per altri motivi), perchè gli ho messo i sandali quando il parco giochi ha i sassolini e gli danno fastidio, perchè mi sono dimenticata a casa la felpa o perchè la pasta era bollente e io non ho fatto in tempo a dirglielo che lui aveva messo già in bocca la prima forchettata...

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  6. Ciao Cosmic,

    come credo di averti già scritto tempo fa mi sento in totale sintonia con te su questo punto.

    Non mi sento accusata quando leggo frasi tipo "non voglio delegare l'educazione di mio figlio" perché più che altro ne leggo l'incoerenza: il 99% delle persone che non manda i figli al nido dà per scontato che lo manderà poi alla scuola materna, ma questo chissà perché non è considerato delegare.

    Invece quando alla mamma in questione scappa una frase del tenore "Non volevo ABBANDONARE mio figlio all'asilo nido". Ecco lì mi parte l'embolo, perché sento l'accusa nei miei confronti, accusa che mi pare tanto più ingiusta se per caso la mamma in questione ha delegato la cura del bambino alla nonna. Che è comunque un'altra persona.

    Una volta ho potuto parlare apertamente con una mia cara amica che mi ha raccontato che lei effettivamente aveva vissuto l'abbandono quando sua mamma la portava alla scuola materna - ma essendo la terza di tre fratelli a casa aveva compagnia. E' stato lì che ho capito che l'accusa di abbandonare i figli non è ideologica ma almeno per alcuni molto sentita. Solo che io da bambina ricordo molto bene il senso di solitudine perché non avevo nessuno con cui giocare. Di sicuro la babysitter che faceva anche i lavori di casa non era il tipo da farmi fare tante cose.

    Anche io come te ho diviso la mia giornata in tempo per il lavoro e tempo di qualità dedicato a mia figlia e penso di avere fatto la cosa migliore per entrambe. A parte che facendo diversamente avrei dovuto portarmi in casa - come ho fatto per un periodo - genitori e suoceri, e arrivavo alla fine di ogni giornata con la devastante sensazione di essere invasa nei miei spazi e nelle mie decisioni, e soprattutto di essere una specie di madre single e minorata mentale.

    Invece al nido mia figlia ha fatto una splendida esperienza, si è sempre lasciata prendere in braccio volentieri dalle maestre e la trovavo sorridente al mio ritorno. In quest'ultimo mese la vedo effettivamente stanca, ma avremo un mese e mezzo per stare insieme 24 ore su 24, prima di andare alla materna. (E chissà che avventura sarà, quella)

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    1. l'invasione dei nonni è qualcosa che mi fa venire l'orticaria. ho amiche che, appunto, il nido no, non delego a nessuno ma poi delegano letteralmente tutto alla nonna, in pratica il loro figlio lo portano dalla nonna la mattina e lo riportano a casa già mangiato, lavato e addormentato. questo perchè i loro mariti sono inesistenti, e loro non si sentono all'altezza di gestire un bambino. ma mi verrebbe da chiedere: chi è la mamma? e chi dovrebbe decidere per l'educazione di tuo figlio? ecco, le maestre del nido sono professioniste che ci consigliano e ci aiutano nell'educazione, ma non sono coinvolte emotivamente, non si occupano solo di tuo figlio, non hanno delle fissazioni particolari sull'alimentazione e sull'igiene (al massimo qualche deformazione professionale :-D). la nonna molto spesso, per quanto possa essere brava, è ansiosa, protettiva, fissata su alcune cose che riguardano ad es. il cibo ma allo stesso tempo tende ad accontentare i nipotini in tutto e per tutto, oltre che mettere bocca anche sulle più intime questioni della tua famiglia. ora, se tu accetti tutto questo stai veramente delegando non solo l'educazione di tuo figlio, ma tutta la tua vita, anche quella di coppia, a un'altra persona. il punto è che vedo tanti genitori che vogliono sentirsi ancora figli (con le loro madri che gongolano anche se fanno finta di lamentarsene con le amiche). ora, è ovvio, sono casi particolari, ma nemmeno poi così rari.

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    2. Close The Door31 luglio 2012 04:22

      Hai centrato perfettamente il punto.

      Questo secondo me è un gravissimo problema culturale (che secondo me ci rende molto più simili ai medio-orientali e agli orientali in genere, di quanto noi vogliamo ammettere).

      Ne parlavo qualche tempo fa con un'amica, se non ho capito male anche tu lavori all'Università: pure da voi agli esami di selezione arrivano i genitori che pretendono di sedersi accanto ai figli maggiorenni?

      Ecco questo non sapersi staccare dai figli e non permettere loro di vivere la loro vita, non riconoscere loro il diritto di sbagliare, per me è indirettamente collegato alle polemiche sull'asilo nido.

      E' un meccanismo analogo a quello per cui i figli italiani non lasciano mai il nido, rimanendo sempre figli. Allo stesso modo delegano la cura dei loro figli ai nonni - gli unici autorizzati a mettere bocca sull'educazione (se no li "abbandoni" e che diamine).

      Di fatto i nonni pensano e agiscono come genitori, delegittimando i genitori reali.

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    3. no non lavoro all'Università, ci ho lavorato 4 anni quando ero specializzanda e mi è bastato :-) ingoiati troppi rospi, troppi bastoni fra le ruote a chi davvero vuole lavorare e troppa poca meritocrazia, troppo dare per scontato che tu sei lo studente a vita e tanto "ti mantengono i tuoi", appunto!
      si è un problema culturale e un po' anche frutto della crisi economica e di questa generazione di anziani che non accetta il fatto che ormai loro sono anziani e gli adulti siamo noi. il discorso sarebbe molto lungo e non si finirebbe mai, ma secondo me è un cancro che sta rovinando la nostra società. ripeto, parlo sempre di grandi numeri e non di casi specifici. mia suocera e mia madre raccontano di amiche che letteralmente manipolano la vita di figli e nuore (o figlie e generi), perchè loro non possono pagare questo e quello, e allora non si limitano a "dare la paghetta", ma vanno di persona a comprargli le cose, scelgono le baby sitter e prendono gli appuntamenti con loro al posto dei figli, gli mandano la loro donna di servizio a fare le pulizie perchè sennò loro non sono in grado (nè di fare le pulizie, nè di cercare/pagare una persona che le faccia per loro), scelgono la scuola dove iscriveranno i nipotini, privata, pagando loro la retta e andando a prendere i bambini tutti i giorni, parlando con le maestre, decidendo i vestiti che indosseranno. tutto questo a me dà la nausea, eppure i loro figli/nuore/generi (quasi quarantenni) accettano, gli fa comodo così. il punto è che non si sa mai quanto è colpa del lavoro che manca, dei contratti precari, della generazione dei nostri genitori che è iperprotettiva con figli e nipoti e allo stesso tempo si sente ancora attiva (e se non ha qualcuno di cui occuparsi, se non sente di essere indispensabile per qualcuno va in depressione), o se sono i nostri coetanei a non avere le palle, a preferire in fondo rimanere gli eterni adolescenti che si fanno i comodi loro e tornano a casa per lavare le mutande e trovare il piatto pronto e le lenzuola pulite. in realtà, come tutte le anomalie italiane è un circolo vizioso.

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    4. è vero, è un po' un circolo vizioso..tra figli che non hanno la forza di staccarsi e genitori che non vogliono che si stacchino. E la crisi ci mette del suo

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    5. Close The Door31 luglio 2012 05:01

      Ovviamente sono assolutamente d'accordo, è una cornice culturale in cui l'amore è confuso con l'ansia di controllo e la possessività.
      Quando vai in controtendenza, come ho fatto io per esempio esprimendo il desiderio di andare a vivere da sola dopo i 25 anni (25, non 18 come all'estero), arriva sempre la frecciate che non vuoi bene ai tuoi genitori.
      Si tratta secondo me di un ricatto emotivo del tenore "io penso a tutto, tu però rimani sempre bambino così io continuo a sentirmi utile". In questo modo a mio avviso il genitore si appropria completamente della vita del figlio, usurpando perfino il suo ruolo genitoriale.

      p.s. Con questo sistema delle repliche a incasso finisco con il non capire assolutamente nulla
      :-/

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    6. Close The Door31 luglio 2012 05:13

      Preciso che la frecciata sul disamore non me l'hanno data i miei - bontà loro mi hanno pure dato una mano ad uscire quando ormai di anni ne avevo 28 - ma era un commento che usciva un po' ovunque, magari ridendo ma si capiva che era una cosa pensata sul serio.

      E non poteva non far star male i miei che si sentivano mostrati a dito.

      Io so che la coesione familiare è importante, ma come è qui da noi in Italia in realtà è un lavarsi le mani di problemi strutturali:

      se perdi il lavoro perché hai un figlio tanto meglio perché ti occupi del figlio,

      se tuo figlio a 30 anni è disoccupato te ne occupi tu,

      quando i tuoi diventeranno vecchi e invalidi te ne occuperai tu.

      Insomma, chi ci pensa sono sempre le donne, prima da madri e poi da nonne.

      Non so se invidiare o compatire le donne che condividono ideologicamente tutto questo.

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  7. Post scriptum

    Hai fatto caso a quanto velocemente abbiamo dimenticato le polemiche sul lasciare i bambini alla scuola materna e al pomeriggio alla scuola elementare negli anni 1970/1980? Anche lì c'era il ritornello che una "vera" mamma non lascia i bambini a scuola il pomeriggio.

    A ben vedere inizio a sospettare che alle spalle ci fosse una ragione economica. Fino agli anni 1970/1980 la scuola materna e il rientro pomeridiano erano a pagamento. Da quando il costo è diventato simbolico o pari allo 0, tutti sono stati ben contenti di mandarci i figli.

    Vedrai che il giorno in cui l'asilo nido sarà sovvenzionato dallo Stato, i discorsi che hai citato più su saranno velocemente dimenticati.

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    1. lascia stare, nei paesi di provincia in particolare al sud ci sono ancora scuole materne che chiudono a mezzogiorno. comunque sono d'accordo con te, la questione è fondamentalmente economica. e generalmente tutte le chiacchiere citate prima sono delle scuse. certo è che se un asilo comunale, che già per entrarci devi avere una lista di sfighe che batte tutte le altre, ti costa 4-500 euro e tu magari fai un lavoro che non è proprio quello che sognavi, o in cui ti pagano poco, alla fine ti fai due conti e vedi che non ti conviene. certo non ho mai capito perchè i conti si fanno sempre sullo stipendio della donna e mai sulla somma dei due stipendi. questa è una cosa che proprio non capisco. lo stipendio dell'uomo è indispensabile, quello della donna è secondario. e se devo dirla tutta, se avessimo un solo stipendio non ci dormirei la notte, sarà che mio marito è ancora precario, ma un disgrazia può capitare a tutti e se la famiglia perdesse anche quell'unico stipendio? detto questo, è ovvio che uno stato che non ritiene importante che i bambini vadano all'asilo nido, farà si che nemmeno la popolazione ci crederà, le donne staranno a casa e l'economia certo bene non andrà. a proposito di cose che si dicevano negli anni 70/80... una volta si diceva anche che le donne che lavoravano toglievano lavoro agli uomini. come se gli uomini fossero esseri umani con pieni diritti mentre le donne esseri secondari. ora questa affermazione può stupire e sembrare arretrata, ma non mi sembra che nei fatti, in questo paese, l'abbiamo davvero poi superata.

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    2. dal mio punto di vista lo stipendio indispensabile è quello più alto, indipendentemente da chi lo percepisce

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    3. perfettamente d'accordo con te... ma non sarà che in Italia gli stipendi delle donne sono quasi sempre inferiori a quelli degli uomini? e non sarà che sono sempre le donne in Italia a sacrificare la carriera per la famiglia? e non sarà anche questo il motivo per cui gli uomini quasi mai usufruiscono dei congedi parentali al 30%, mentre lo fanno le donne, che stanno poi 2 anni a casa e quando tornano al lavoro si vedono licenziate/discriminate/sostituite/stroncate nella carriera? non sarà che tutta questa arretratezza culturale e quella economica del nostro paese siano realtà concatenate in un brutto circolo vizioso???

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    4. ma infatti è ingiusto, per fare due esempi, che una donna venga licenziata perchè ha usufruito di un suo diritto (congedo di maternità) ed è infame la pratica delle "dimissioni in bianco" fatte firmare alle precarie.
      Ed è ingiusto che una donna, se fa lo stesso lavoro di un uomo, le stesse identiche mansioni, venga pagata di meno

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    5. si ma non è solo questo. è che la donna ha più difficoltà a trovare lavoro, un buon lavoro. ha più difficoltà a fare carriera, se gli uomini stanno al lavoro fino alle 8 di sera perchè tanto le mogliettine stanno a casa a preparare la cena e fare il bagnetto, mentre le donne devono scappare via e non possono trattenersi neanche 5 minuti in più perchè sennò la scuola chiude... è ovvio che una donna rimarrà per sempre l'impiegatuccia e l'uomo diventerà dirigente. le donne medico sono tantissime, pochi i primario donna. e così via. non è solo una questione di stipendi uguali, ma proprio che per gli uomini è più facile aver accesso a professioni migliori, aumenti, promozioni e contratti a lungo termine. finchè non sarà considerato normale che i figli si crescono in due e si vanno a prendere a scuola in due, ci si assenta dal lavoro in due se stanno male, insomma ci si divida i compiti in maniera equa in base agli impegni lavorativi del momento e non in base a una divisione di ruoli prestabilita, le donne avranno sempre in maggioranza lo stipendio più basso della coppia. purtroppo sono tante le cose da cambiare e il discorso è complesso, ma il senso dei miei post (non è il primo in cui parlo di questi argomenti) è anche questo.

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    6. sono d'accordo che ci dovrebbe essere più collaborazione tra i genitori (ho già detto che sono a favore di congedi parentali "scandinavi" che le coppie gestiscono come credono), fermo restando che ogni coppia si gestisce queste cose come vuole e cose può in base a necessità e mentalità...e ripeto, non voglio condannare chi per un motivo o per l'altro gestisce le cose in maniera ritenuta più "tradizionale"
      Ma il problema è uno: è la persona (nel caso specifico la donna) che deve adeguarsi ai ritmi richiesti dal lavoro se vuole far carriera o dovrebbe essere il lavoro a venire incontro ai "doveri familiari" di? E poi non scordiamoci che anche chi è single e senza figli può avere dei "doveri familiari" (stare vicino ad un genitore anziano e malato, per esempio). E posto che ogni situazione è a sè, stare in ufficio o in fabbrica fino alle otto di sera o anche di più, secondo me non è giusto nè per un uomo nè per una donna a maggior ragione se hanno una vita privata, degli affetti, una famiglia.

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    7. o dovrebbe essere il lavoro a venire incontro ai "doveri familiari" del lavoratore, padre o madre che sia?

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    8. infatti, sono d'accordissimo. è tutto il mondo del lavoro che dovrebbe avere orari più umani. nei paesi del nord europa è normale mettere le riunioni nel primo pomeriggio perchè a una certa ora chi ha i figli va a prenderli a scuola, chi non li ha va a fare sport. ho lavorato 2 mesi a stoccolma e ti assicuro che alle 5 scappavano tutti via (salvo eccezioni di chi aveva deadlines particolari, ma erano appunto eccezioni di pochi giorni), e lo stesso mi raccontano i miei amici che lavorano fuori. un amico che lavora in Germania mi dice che chi resta la lavoro oltre le 5 è guardato male, perchè vuol dire che non si è saputo organizzare, ha perso tempo, o non è all'altezza del lavoro che fa. E la Germania sta un bel po' meglio di noi a livello economico, no? non ti sembra l'ennesima contraddizione tutta italiana?

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  8. guarda non potrei trovarmi più daccordo con te,non aggiungo altro perchè ripeterei quello che hai detto tu.ci avevo anche scritto un post un pò di tempo fa su quelle che io definisco le brave mamme...
    ps:ti ho nominata per un blog premio, se ti va passa da me a dare un’occhiata (http://noieilcapo.blogspot.it/2012/07/sei-stata-nominata.html) e, sempre se ti va continua la catena (se ti va!)
    francy

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    1. grazie mille x il premio! andrò a cercare il tuo post, se ti va scrivimi il link ;-)

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    2. l'ho scritto nel commento,ma te lo ridò! http://noieilcapo.blogspot.it/2012/07/sei-stata-nominata.html

      francy

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    3. no, intendevo l'altro post, quello sulle brave mamme! questo del premo l'ho già letto ;-)

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  9. @CloseTheDoor: esco dal sistema a incasso così ci capiamo qualcosa in più ;-)
    si sono d'accordo con quello che scrivi, e ti dico anche che quando è nato il mio primo figlio mia madre (che è comunque una madre abbastanza tranquilla, fisiologicamente apprensiva potremmo dire) mi ha vista in difficoltà (come tutti al primo figlio del resto) e istintivamente ha iniziato a trattarmi come una bambina che giocava con le bambole a cui insegnare tutto. idem mia suocera. a me però questo ha fatto andare in bestia, e pur comprendendo benissimo le ragioni (spero di ricordarmene quando diventerò nonna) ho iniziato a mettere tutti in riga. ho anche dato delle brutte risposte di cui mi sono pentita, sono scattata per delle stupidaggini, ma il messaggio era chiaro: voglio farcela da sola, la mamma sono io e sono adulta. ecco, molte madri questo passaggio non ce l'hanno. e si portano dietro questo trattarti da bambina che gioca con le bambole per tutta la vita.

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  10. non ci crederai ma mi è venuto in mente dopo che intendevi quel post a cui mi riferivo...ecco il link: http://noieilcapo.blogspot.it/2012/07/e-bbasta.html
    perdona il rincogl... acuto, saranno il caldo,il maestrale e la bestia che non dorme...scusa!
    francy

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  11. Dici bene che sono scelte individuali e libere, ma poi giudichi chi è a casa. Personalmente a casa non sto molto comoda, in ufficio almeno ero seduta, a casa raramente, tutti i lavori domestici sono sulle mie spalle e anche tutto quello che riguarda i bambini. I miei figli non sono mai stati tutto il tempo a guardare la TV e mangiare schifezze e ho ritenuto fosse molto meglio per loro venire con me a fare la spesa o in banca, invece che stare al nido. Sono scelte educative, io trovo, che un bambino piccolo debba stare il più possibile con la mamma e poi staccarsi pian piano crescendo. Le maestre non sostituiscono, si affiancano ai genitori, che restano i più importanti educatori. Noi siamo un po' orsi, ma per me il contatto madre/bambino è più importante che socializzare a tutti i costi.

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    1. Cara Cenerella, innanzitutto non ho mai pensato che stare a casa fosse più "riposante" che andare in ufficio, tutt'altro (sullo stare seduti però se fai un lavoro come il mio in cui si passa buona parte del tempo in un laboratorio spesso ci si siede davvero poco :-D).
      Il mio non è un giudizio universale su tutti i genitori che non mandano i figli al nido o su tutte le famiglie monoreddito, ma una risposta a chi - fra loro - giudica chi come me ha fatto scelte diverse. Se leggi i commenti sopra vedrai che ci sono situazioni ben precise che ho visto e in cui mi sono sentita chiamata in causa. In particolare poi nel post (da cui deriva anche il titolo) mi riferivo a quei dibattiti online in cui si finisce per accusare le madri che lavorano di avere i sensi di colpa. Tu che diresti se ti dicessi che il tuo commento, che giustamente descrive il tuo punto di vista e spiega le tue scelte, sia dovuto in realtà al fatto che ti senti insoddisfatta? Io non mi permetterei mai di dirlo (e sinceramente non lo penso). Dunque non sentirti chiamata in causa, io ce l'ho con chi predica in un certo modo e razzola poi al contrario.
      Più in generale poi il mio era un pretesto per dire 2 cose:
      1) se gli orari lavorativi e le politiche aziendali sono orientati al favorire la conciliazione (x entrambi i genitori) non ci sono sensi di colpa. Purtroppo sono realtà molto rare in Italia.
      2) di questi tempi, con la crisi economica e il costo della vita che è quello che è, dovrebbe essere avere 1 solo stpendio un privilegio, in questo paese invece stranamente il privilegio è lavorare in 2.

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  12. Direi, che siamo d'accordo su una cosa: ognuno dovrebbe poter scegliere liberamente come gestire casa, lavoro e figli. Non c'è una ricetta giusta. Per noi funziona una divisione dei compiti con Mr X al lavoro al 100% e io per casa e figli al 100%, ma per altri va meglio dividere tutto 50 e 50. Anche l'educazione dei figli è una scelta delle famiglie. Tu hai fatto la tua scelta e la puoi mettere in atto, se avessi sensi di colpa sarebbe perchè non riesci a fare come ritieni meglio. E anche io ho potuto seguire la mia idea, di stare il più possibile con i miei bambini. In questo siamo decisamente più fortunate di molte altre donne.

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  13. Hai detto proprio bene... Siamo fortunate perchè abbiamo potuto fare la scelta che ritenevamo migliore (perchè si addiceva di più a noi e alla nostra idea di famiglia) e portiamo avanti questa scelta con serenità e convinzione e probabilmente senza troppe rinunce. E aggiungo purtroppo che in questo paese (e anche qui parlo x esperienza di famiglie che conosco bene) molte donne vanno a lavorare ma non dividono al 50% gli impegni familiari. Questo è davvero surreale perchè nel dividersi 100% lavoro e 100% famiglia a testa una logica c'è, se vogliamo è una distribuzione equa, ma lavoro al 50% e famiglia al 100% solo sulle spalle della mamma... Bè questo è assurdo... Eppure molte lo accettano (e molti se ne approfittano) anche se poi si stupiscono se dopo qualche anno il matrimonio è in crisi.

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  14. Ciao! Che bello il tuo blog!! Ci sono capitata dopo aver letto un tuo commento sul blog di medbunker...
    Ho deciso di commentare per la prima volta qui perché è una situazione che riguarda anche me!!
    Sono un "quasi fisico" (mi mancherebbe un esame...), ho una bimba di 1 anno e mezzo e ne aspetto un altro per marzo... io sto a casa per scelta, ho fatto tanti lavori durante il periodo universitario (forse per questo non sono riuscita a laurearmi...) dal call center all'assistenza disabili... poi ho capito che, laurea o no, lavoro o no, quello che più volevo dalla mia vita era stare a casa e potermi occupare della casa e della mia famiglia... e ho dovuto far pace con questo... era per me inaccettabile desiderare una cosa del genere... certo è che sono fortunata, mio marito condivide e apprezza la mia scelta, abbiamo casa di proprietà e niente mutuo, mio marito lavora a tempo indeterminato e anche se non è molto ci basta quello che guadagna! Ovvio che se fosse necessario farei qualsiasi lavoro servisse, ma potendo scegliere io nel mondo lavorativo proprio non mi ci vedo!!!
    Sull'educazione dei figli la penso proprio come te... abbiamo fatto domanda al nido comunale e, ovviamente, lavorando solo mio marito non abbiamo avuto il posto... quindi mandiamo la piccola in un nido privato ma possiamo permetterci soltanto un paio d'ore la mattina... meglio di niente!!!! E lei ha fatto un sacco di progressi in questi mesi che mai avrebbe fatto stando sempre a casa con me!! Ovviamente mi hanno accusata "ma come stai a casa e la mandi al nido??" e ogni tanto qualche battutina ancora scappa fuori ma io e il papà siamo ben saldi nelle nostre scelte, sappiamo quello che vogliamo per nostra figlia e sappiamo anche di chi fidarci nel caso ci servisse un consiglio... il resto... restano rumori di sottofondo (anche se a volte scocciano parecchio e anche a me qualche volta qualche risposta non proprio felice mi è scappata!!)
    Rinnovo i complimenti per il blog e ti seguirò!!!
    A presto!
    Marianna

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    Risposte
    1. ciao Marianna e benvenuta! darò presto un'occhiata al tuo blog. riguardo a quello che mi racconti di te, sinceramente - ma è davvero la mia personalissima opinione e non una critica - ogni volta che leggo di una donna che decide di non lavorare o lasciare il lavoro pur avendo studiato mi dispiace, la vedo come una sconfitta della società. cerca di capirmi, non è un giudizio sulle scelte altrui, ma se hai avuto la passione di fare tutti gli esami di fisica meno uno (e io so quanta ce ne vuole per studiare e superarli!) perchè mollare tutto? perchè il mondo del lavoro non ti permette di avere la vita familiare e personale che vorresti? perchè il mondo del lavoro non ti permette oggi di avere le soddisfazioni professionali che vorresti e allora non ne vale la pena? perchè economicamente ti costa più pagare un asilo + colf di quanto guadagneresti? per tutte queste domande io ho una controrisposta, potrei spiegarti tutti i motivi per cui io invece ho insisitito con il lavoro e dopo qualche anno di rospi ingoiati ed ingiustizie posso dire di aver realizzato la vita che desideravo e dimostrato che il giusto mezzo si può trovare, se solo l'ambiente lavorativo lo permette (e la tua tenacia fa in modo che tutto si realizzi). ora tu mi dirai, ma noi partiamo da presupposti diversi, differenze caratteriali, ambizioni diverse, e io sono d'accordo ed è per questo che non giudico nè voglio imporre il mio modo di vedere la vita di una mamma alle altre mamme. voglio soltanto capire. spesso sono stata fraintesa, ma le mie considerazioni in questo ed in altri post sono più di carattere sociologico, vorrei capire perchè così tante donne in questo paese scelgono di stare a casa. secondo me non ci sono solo motivazioni di 'carattere'. alcune te lo dicono chiaramente, 'non ne vale la pena, di questi tempi, allora sto a casa', altre invece non hanno il coraggio di dirlo. sono davvero una piccolissima minoranza quelle che proprio non ne hanno voglia e possono permetterselo senza fare rinunce. e poi mi chiedo: perchè se questa scelta la fa un uomo, tutti lo criticano, lo guardano come un fallito, temono depressioni e ricadute sulla famiglia, se la fa una donna tutto va bene (anzi per alcuni è persino meglio)?
      detto questo, condivido quello che dici sul nido, il fatto che tu abbia scelto di stare a casa non significa che non abbia altre cose da fare, e non significa che tu abbia deciso che tua figlia debba interagire solo con te! i bambini hanno bisogno di interazioni e stimoli diversi, che solo persone diverse possono dargli. è ovvio che chi non lavora non ha bisogno di lasciare il figlio al nido 8 ore, ma poche ore al giorno come fai tu non possono che fare bene ad entrambe.

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    2. Ciao! Oh bè che dirti...probabilmente non c'è una risposta precisa ad ognuna delle domande che poni...se me li chiedevi a 20 anni il mio sogno era quello di diventare una ricercatrice poi mano mano, col tempo...probabilmente ho avuto troppa poca passione (e tu sai quanta ce ne vuole in una facoltà come fisica altrimenti al primo ostacolo molli tutto) oppure ho fatto le scelte "sbagliate"ma arrivata a 27 anni ho iniziato a chiedermi seriamente dove stesse andando la mia vita e mi sono risposta che avevo altre priorità,e crearmi una famiglia le batteva tutte.sinceramente non critico affatto donne come te, che fanno la tua scelta, quando, come dici tu, su ha un lavoro umano che non ti costringe a sacrificare la famiglia ma si riescono a conciliare entrambe le cose...invece proprio non capisco, opinione personale, (ma rispetto e cerco di sostenere senza permettermi di infierire) le donne che mettono al primo posto la carriera, fanno i salti mortali, stanno al lavoro per giorni e lasciano i figli ovunque e con chiunque e allora dico...e vabbè che essere madri è un diritto (?) Ma non potevi aspettare di avere una posizione migliore che ti permettesse maggiore libertà?
      Boh comunque è sempre un dibattito aperto e ognuno la vede a suo modo...solo un po' mi dispiace quando parli delle "casalinghe"come un peso in questo paese in crisi...bè io ritengo che in Italia ci sia una scarsa, anzi nulla, attenzione alle politiche familiari...mancano degli interventi seri in sostegno della famiglia sia che uno dei genitori (non importa se l'uomo o la donna!) Decida di stare a casa sia che lavorino entrambi...ma come ti ho detto è un dibattito sempre aperto, si sprecano le discussioni e gli argomenti....come in ogni cosa, credo, ci vuole comprensione e tolleranza...non siamo tutti uguali!
      Scusa i refusi, scrivo di fretta dal Cell...a presto!

      Elimina
    3. Ciao! Oh bè che dirti...probabilmente non c'è una risposta precisa ad ognuna delle domande che poni...se me li chiedevi a 20 anni il mio sogno era quello di diventare una ricercatrice poi mano mano, col tempo...probabilmente ho avuto troppa poca passione (e tu sai quanta ce ne vuole in una facoltà come fisica altrimenti al primo ostacolo molli tutto) oppure ho fatto le scelte "sbagliate"ma arrivata a 27 anni ho iniziato a chiedermi seriamente dove stesse andando la mia vita e mi sono risposta che avevo altre priorità,e crearmi una famiglia le batteva tutte.sinceramente non critico affatto donne come te, che fanno la tua scelta, quando, come dici tu, su ha un lavoro umano che non ti costringe a sacrificare la famiglia ma si riescono a conciliare entrambe le cose...invece proprio non capisco, opinione personale, (ma rispetto e cerco di sostenere senza permettermi di infierire) le donne che mettono al primo posto la carriera, fanno i salti mortali, stanno al lavoro per giorni e lasciano i figli ovunque e con chiunque e allora dico...e vabbè che essere madri è un diritto (?) Ma non potevi aspettare di avere una posizione migliore che ti permettesse maggiore libertà?
      Boh comunque è sempre un dibattito aperto e ognuno la vede a suo modo...solo un po' mi dispiace quando parli delle "casalinghe"come un peso in questo paese in crisi...bè io ritengo che in Italia ci sia una scarsa, anzi nulla, attenzione alle politiche familiari...mancano degli interventi seri in sostegno della famiglia sia che uno dei genitori (non importa se l'uomo o la donna!) Decida di stare a casa sia che lavorino entrambi...ma come ti ho detto è un dibattito sempre aperto, si sprecano le discussioni e gli argomenti....come in ogni cosa, credo, ci vuole comprensione e tolleranza...non siamo tutti uguali!
      Scusa i refusi, scrivo di fretta dal Cell...a presto!

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  15. no non penso che le casalinghe siano un peso, e mi spiace che ciò che scrivo venga interpretato in questo senso. al contrario, penso che per la società e le istituzioni siano un peso i bambini, e di conseguenza le loro mamme. anche se i politici si riempiono la bocca della parola 'famiglia', nei fatti delle famiglie non gliene importa proprio niente. eppure investire nel lavoro femminile significa anche incrementare le nascite, come i paesi del nord Europa ci hanno dimostrato. le istituzioni dovrebbero dare per scontato che tutti gli adulti, indipendentemente dal genere, hanno un lavoro (non scelgono, ce l'hanno e basta) e devono poter avere contemporaneamente anche dei figli e occuparsi di loro senza dover delegare a nonni o baby sitter. poi le scelte personali sono personali e basta, ma il punto di partenza dovrebbe essere che tutte le famiglie abbiano entrambi i genitori lavoratori e se non hanno bisogno di un secondo stipendio tanto meglio per loro. qui invece la mamma lavoratrice è il caso eccezionale, quella per cui la scuola resta aperta 1 ora in più ma sembra quasi che le stiano facendo un favore. la mamma lavoratrice è il peso perchè sta 5 mesi a casa e bisogna pagarle la maternità. l'impressione che hai quando lavori ma hai anche dei figli è che le istituzioni ti dicano: 'hai voluto la bicicletta, adesso pedali'. non sono io che le vedo come un peso ma le istituzioni forse dovrebbero iniziare a vederle così e smettere di illuderle che sono il pilastro della società, perchè è solo un modo per imbrogliarle e avere la scusa per non affrontare i problemi. senza colpevolizzare le singole scelte, non è di questo che stiamo parlando, ognuna può avere i suoi buoni motivi. è la statistica che mi preoccupa, quel 53% di donne che hanno rinunciato a cercare, quel 27% che lascia il lavoro dopo il primo figlio. un paese in crisi non può permetterselo e prima i nostri politici lo capiscono e meglio sarà per tutti. spero che ti sia chiaro il mio discorso, la mia non è una condanna alle donne ma ai nostri politici e al modo in cui hanno gestito (ovvero abbandonato a se stesso) fino ad ora questo problema.
    riguardo ad abbandonare i propri sogni, è vero negli anni si cambia. anche io volevo fare la ricercatrice universitaria, poi nell'università ci ho lavorato e ho capito che non faceva per me. lavorare nel privato mi è molto più congeniale per tanti motivi. però dispiace quando si passa da una grande passione al disinteresse totale. il web è pieno di blog di mamme prima in carriera che improvvisamente 'scelgono' di stare a casa. perchè non scelgono la via di mezzo? perchè non prendono in considerazione semplicemente di cambiare lavoro? evidentemente la società italiana per come è strutturata non glielo permette, o non gliene dà speranza. riguardo alle donne che mettono al primo posto la carriera, secondo me è un po' una leggenda metropolitana: quante sono? sono davvero un fenomeno così diffuso? e perchè lo fanno? forse perchè anche loro sono costrette a scegliere piuttosto che a conciliare. e poi sono stanca anche si sentire parlare sempre e solo di mamme. i papà dove sono? perchè se si lavora in due, si deve fare i genitori anche in due. se la mamma ha un impegno di lavoro che la porta fuori città deve esserci il papà presente, e viceversa. se sia la mamma che il papà sono poco presenti è sempre la mamma ad essere giudicata male, il papà invece può svignarsela come e quando vuole.

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Le discussioni mi piacciono: dimmi come la pensi. I commenti anonimi però non sono accettati.

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