lunedì 11 giugno 2012

Non distruggete la ricerca

immagine presa qui
Domani, 12 giugno, inizierà la distruzione dei campi sperimentali dell’Università della Tuscia in cui erano coltivate piante di olivo, ciliegio, e kiwi transgenici. La ricerca era stata avviata nel 1982 al fine di selezionare varietà resistenti a diversi agenti patogeni, come funghi e batteri. Se l'Università degli Studi della Tuscia darà seguito a un'ordinanza del Ministero dell'Ambiente, trent'anni di ricerca lunga e costosa, finanziata con i soldi pubblici andranno in fumo.
Ora, io non sono un'esperta di biotecnologie ma mi vengono in mente alcune cose, abbastanza "terra-terra": 
1) sono stati spesi soldi pubblici - i nostri - per una ricerca durata trent'anni. Le piante ci mettono molto tempo per crescere e per questo motivo i risultati non sono ancora stati raccolti... ma proprio per questo una ricerca di questo tipo è preziosa e non andrebbe sprecata!
2) se vogliamo capirci qualcosa di più di OGM dobbiamo fare ricerca. la soluzione non è chiuderci alle novità per paura (di cosa?), ma studiare, cercare, scoprire. 
3) se vogliamo che le biotecnologie (OGM, pesticidi chimici, semi, ecc.) non siano in mano alle multinazionali (cosa che in genere i sostenitori dell'agricoltura biologica e tradizionale considerano il male assoluto) dobbiamo favorire la ricerca pubblica nel campo, soprattutto se vogliamo liminare o eliminare l'uso di pesticidi dobbiamo cercare la soluzione nel progresso, e non nel ritorno ai metodi del passato.


detto questo, consiglio la lettura di articoli più autorevoli del mio, di cui citerò le frasi che mi sembrano più significative:

Le Scienze: L'esecuzione di un'ordinanza del Ministero dell'Ambiente - sollecitata dalla Fondazione Diritti Genetici di Mario Capanna - rischia di mettere fine a una sperimentazione trentennale su ulivi, ciliegi e kiwi geneticamente modificati a cura dell'Università della Tuscia. Ma le ragioni del provvedimento, che impone la distruzione delle piante, non hanno un fondamento scientifico, e in Italia e all'estero ci si mobilita per salvare la ricerca.

La Valle del Siele: le piante arboree hanno bisogno di tempo per mostrare risultati apprezzabili, non crescono in una notte, ma regione e ministero dell’ambiente non hanno potuto far altro che negarla, in base alle leggi vigenti che, non credo sia il caso di ricordarlo, vietano la sperimentazione in campo aperto, caso più unico che raro per un paese che ambisce a definirsi civile.

Bioetica: Ricordiamo che gli allarmi, apparsi sulla stampa, di possibili rischi di contaminazione per le colture circostanti, sono completamente infondati. La ricerca si svolge seguendo un rigido protocollo, a suo tempo approvato dalle autorità competenti, che prevede misure di sicurezza molto rigide per quanto riguarda la possibile diffusione del polline: ad esempio, ogni anno vengono rimossi manualmente i fiori da ogni pianta di kiwi, e sterilizzati in autoclave.

Per firmare l'appello (prima che sia troppo tardi):


Vorrei poi citare una frase che mi ha davvero colpito fra quelle dei supporter di tutto il mondo riportate qui:

“It is incredibly challenging to maintain experiments this long, and it is so valuable to have such long-term data of this sort. It is stunning to me that such a well-designed, maintained, and important project is at risk. Please let this project continue” – Scientist, OpeHelixLLC, USA

Traduzione:

"E' una sfida incredibile mantenere un esperimento così a lungo, ad è così prezioso avere dati così a lungo termine di questo tipo. E' scioccante per me che un progetto così ben concepito, mantenuto ed importante sia a rischio. Per favore, lasciate che questo progetto continui." - Scienziato, OpeHelixLLC, USA

infine, un articolo internazionale.

3 commenti:

  1. Presumo che il problema sia che è difficile "contenere" i campi OGM in quanto le piante tendono a "migrare" da un campo all'altro creando facilmente degli scompensi. Anche qui (UK) si è sentito di campi che sono stati distrutti o non creati per questo motivo.

    Non so nulla di questa ricerca, né sotto quali auspici fosse stata lanciata, però sarebbe interessante sapere quali ragioni il governo (questo o quello prima?) adduce per tale decisione.

    Detto questo, non so quanto mi faccia gola un kiwi geneticamente modificato...

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  2. Gli esperti escludono rischi di contaminazione. Per approfondire leggi i link che ho citato. So che anche in UK ci sono sati avvenimenti analoghi di recente, ho letto qualcosa. Riguardo alle ragioni per cui si procederebbe alla distruzione, sono ideologiche ma soprattutto politiche. Non so se hai mai sentito parlare di Capanna e del metodo MAS (x es. Leggi: http://lavalledelsiele.com/2011/01/27/ma-che-bel-castello-mario-capanna-e-il-controllo-politico-della-ricerca-scientifica/ http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/25/soldi-pubblici-alla-ricerca-privata/173112/ http://biotecnologiebastabugie.blogspot.it/2011/01/mario-capanna-la-mas-gli-ogm-e.html).
    "non so quanto mi faccia gola un kiwi geneticamente modificato": questo a casa mia si chiama pregiudizio. Forse non sai che il grano duro che viene usato per la nostra pasta è geneticamente modificato, usando raggi gamma http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/09/29/radiazioni-nucleari-nell’orto/
    Comunque lo scopo della ricerca scientifica è approfondire e studiare fenomeni o tecniche, e le applicazioni delle nuove scoperte sono spesso imprevedibili. Non si è scoperta la lampadina cercando di migliorare la candela.

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    1. consiglio anche questo articolo più recente. http://lavalledelsiele.com/2012/06/11/la-ricerca-e-la-burocrazia-storie-da-un-paese-vocato-allautodistruzione/

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