venerdì 25 maggio 2012

Il compagno cinese

Come accennavo in un precedente post, il mio cucciolo ha un compagno di classe cinese. Sono molto amici, e giocano molto insieme. Cosa si dicano e come comunichino nessuno lo sa, perchè quel bambino non parla una parola di italiano. Io però li ho visti più di una volta giocare insieme e l'impressione è che si intendano a meraviglia. Le maestre vedendoli spesso insieme speravano che quel bimbo potesse imparare l'italiano (mio figlio è un gran chiacchierone e ha sempre parlato molto bene - adesso usa i congiuntivi molto meglio del romano medio, per esempio). Un giorno però hanno capito che in realtà era il mio cucciolo che stava imparando il cinese (e di questi tempi potrebbe sempre essere una risorsa!). I suoi genitori anche non parlano italiano, le maestre comunicano con loro a gesti e indicandogli parole sul dizionario. Per questo con i genitori non si parla mai, e il bambino è molto timido e silenzioso con gli adulti. Provo ogni volta che lo vedo a sorridergli e dirgli qualcosa, ma lui o fa finta di non vedermi, si gira dall'altra parte, non sorride mai. Penso a quanto possa essere in soggezione un bambino con un adulto che gli dice delle cose che lui non capisce e a cui non può rispondere. Penso anche al fatto che con i genitori non si possa comunicare, non si può scambiare due chiacchiere come con gli altri. E mi vengono in mente tante cose che si dicono sui cinesi, che non si vogliono integrare, che sono strani, che sono chiusi e si frequentano solo fra di loro. Sto vedendo con i miei occhi che non è facile integrarsi, se la lingua è un ostacolo, se non hai davvero nessun punto in comune per comunicare con le persone del posto in cui ti sei trasferito. Se poi aggiungi che ci sono genitori che difficilmente ti rivolgono la parola se vieni da un'altra città italiana perchè usano molto il dialetto, e non ti salutano nemmeno quando li incontri... non è un caso se si fa più facilmente amicizia fra noi che veniamo da fuori. 

Penso che nelle scuole dovrebbero offrire la possibilità a queste famiglie di integrarsi, a questi bambini di imparare la lingua, chiamando dei mediatori culturali. Le maestre sono molto brave ma cosa possono fare? Certo che una scuola che risparmi anche sui servizi essenziali come il numero di maestre non può far fronte anche al problema dei bambini stranieri. Eppure la loro presenza è una ricchezza per i nostri figli, ma affinchè diventi davvero un vantaggio per tutti deve esserci qualcuno che la gestisca e che incoraggi l'integrazione. Per fortuna i bambini non nascono già con i pregiudizi, e trovano un loro modo di comunicare comunque. Ma sarebbe molto più bello se non fosse sempre tutto lasciato solo all'iniziativa delle maestre, che devono comunque occuparsi di 25 bambini tutti insieme, e di bambini di 3-4 anni.

4 commenti:

  1. Già oggi ma sicuramente nel mondo del futuro la parola d'ordine dovrà essere integrazione.
    Io non ho mai creduto nell'importanza delle radici come elemento di distinzione dagli altri. Anzi me ne sono, forse sbagliando, liberato il prima possibile perché me le sentivo come un ostacolo. Poi, spostandomi, anche io mi sono trovato nella condizione di "esterno ad un ambiente" e ho sentito la diffidenza degli altri. E qualcuno ha anche cercato di farmi sentire in colpa perché "devo integrarmi".
    Sono convinto che la scuola svolga un ruolo fondamentale per favorire una nuova mentalità, per non parlare proprio di cultura. Ricordo ancora certi insegnamenti della mia professoressa delle medie quando ancora si faceva in classe "educazione civica".
    Vedendo da un osservatorio privilegiato la scuola elementare mi rendo conto di quanti problemi ci siano. Ed effettivamente un bambino cinese che non parla una parola di italiano in una classe non può essere lasciato solo alla buona di una maestra. Anche se, rendiamocene conto, non credo che sia così importante se alle elementari non viene spiegato tutto ma proprio tutto il programma. A parte assurdi confronti competitivi tra classi e scuole su "ma tuo figlio a che punto è con il programma". Ma questo meriterebbe una riflessione a parte.
    Ni hao (CIAO in cinese)

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  2. ciao, sono d'accordo con tutto quello che scrivi. la scuola è importantissima per formare ed educare quelli che saranno gli italiani adulti di domani. e lo saranno i nostri figli, se la vita non li porterà altrove, e i figli degli immigrati che sono cresciuti qui. riguardo ai confronti competitivi, io ancora li sto vivendo poco visto che mio figlio ha solo 3 anni e mezzo, ma me li raccontano amici con figli più grandi. molti genitori pensano che la scuola e gli insegnanti siano migliori se i loro figli a pochi mesi dall'inizio della prima elementare sanno scrivere e leggere perfettamente, ma non si preoccupano se non sanno esercitare il loro spirito critico. in particolare noto che le scuole private religiose ("le suore") puntano molto allo sfoggio di abilità e molto meno all'educazione al ragionamento (del resto, come può una persona che ha fatto della mancanza di spirito critico la sua scelta di vita insegnarlo a dei bambini?), questo lo vedo per esempio quando parlo con colleghi che hanno scelto questo tipo di scuole per i figli. per carità, ognuno per i propri figli sceglie la scuola e il tipo di istruzione che ritiene più opportuno, per me c'è una bella differenza fra educare un bambino ed ammaestrarlo come una scimmietta.

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    1. Sulle scuole private ci sarebbe da scrivere molto partendo dall'approccio che hanno i genitori nei confronti delle insegnanti partendo da presupposto che "pagando" possono essere più accontentati in tutto.
      Sul tema dell'integrazione delle scuole private religiose ti riporto solo una considerazione che mi ha portato a riflettere e alla quale non avevo mai fatto caso: in quelle scuole non ci sono bambini "con handicap" e con "particolari problemi"...

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    2. considerato che in Italia la maggiorparte delle scuole private è cattolica... stiamo messi bene... è così che insegnano la "fratellanza" e l'andare oltre i pregiudizi? comunque il peccato è che le scuole pubbliche pagano i tagli ai finanziamenti, che provocano carenze nel numero di insegnanti. so che anche un insegnante di sostegno è un lusso, figuriamoci un mediatore culturale. questo fa davvero rabbia.

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