mercoledì 28 marzo 2012

Violenza di genere e padri separati

Quando si parla di violenza di genere spesso capita di sentire che qualcuno tira fuori gli argomenti più meschini per giustificarla o quantomeno, se vogliamo dire così, trovare una "spiegazione". In questi giorni mi è capitato di leggere per esempio due post, uno su Un Altro Genere di Comunicazione e l'altro su Femminismo a Sud: il primo riporta una lettera pubblicata su un giornale, il secondo racconta di un dibattito avvenuto durante una trasmissione televisiva. In entrambi i casi si contrappone al problema della violenza sulle donne e del femminicidio, il problema dei padri separati.
La prima cosa che viene in mente è che la violenza è violenza, non si deve MAI giustificare, e non possono esistere opinioni ma solo dati di fatto.
La seconda, immediata, è: MA CHE C'ENTRA???
Non è che le donne e gli uomini sono delle masse informi e omogenee che agiscono tutte per gli stessi motivi. Ci sono tante singole donne e tanti singoli uomini, tante famiglie e tante situazioni particolari. Non vedo perchè correlare due fenomeni sicuramente entrambi gravi e sicuramente entrambi specchio di una società che non sta tanto bene, ma che non c'entrano uno con l'altro. E soprattutto uno non può giustificare l'altro!

Ma vorrei anche aggiungere qualcosa. Sull'argomento separazioni non so nulla per mia fortuna, e mi auguro che sia un argomento che non mi riguarderà mai. Non voglio assolutamente esprimere giudizi sui singoli casi e sulle singole scelte di singole famiglie e per favore cercate di capire che voglio solo fare delle considerazioni logiche e non giudicare nessuno. Ma se ci sono così tanti padri separati ridotti sul lastrico a causa di mogli mantenute, bisognerebbe chiedersi se non è per caso colpa anche del fatto che le donne italiane in maggioranza o stanno a casa, o hanno un reddito inferiore a quello del marito.

Quante donne conosciamo che dicono di "essere mamme a tempo pieno", di aver lasciato il lavoro (o non averlo cercato affatto) perchè hanno "scelto la famiglia", di essere contrarie all'asilo nido perchè "i bambini devono stare con la mamma" e quindi come andare a lavorare? E in questi casi, quanti mariti approvano questa scelta, difendendola come "libera scelta" (io che sia libera, l'ho già detto tante volte, non ci credo quasi mai), quanti mariti dicono che in fondo uno stipendio può bastare, tanto loro possono lavorare fino a tardi e trovare la cena pronta, la casa in ordine e i figli a letto. E quante famiglie invece vorrebbero due stipendi, ma l'organizzazione e la conciliazione è talmente difficile da rinunciarci? Il fatto che siano quasi sempre gli ex-mariti a mantenere ex-moglie e figli, è una diretta conseguenza di un paese in cui la società accetta come normale che una donna - nel 2012 - possa fare la casalinga, e in cui le istituzioni scoraggiano l'occupazione femminile e le pari opportunità. Ripeto e sottolineo che non è una critica verso chi sceglie di non lavorare, ognuno a casa sua faccia ciò che vuole se se lo può permettere, ma se le statistiche dicono che il 54% delle donne non lavora c'è qualcosa che non va, e non è possibile che per tutte queste donne sia una scelta libera e serena. E a quei mariti che incoraggiano le proprie mogli a stare a casa, o anche semplicemente non fanno nulla per incoraggiarle a cercare un lavoro, auguro di non separarsi mai.

Se ci fossero davvero pari opportunità di carriera e parità retributiva sicuramente ci sarebbero molti meno padri separati sulla soglia di povertà. E forse qualche ex-moglie costretta a pagare gli alimenti all'ex-marito, in più.

6 commenti:

  1. Ovvio che Le auguri anch'io, e nella maniera più intima e sincera, che alcuna esperienza di disgregazione familiare La riguardi mai.
    Io sono un papà separato. Per me, non esistono più (mi chiedo se esistessero prima) gli artt. 3, 29 e 30 della nostra Carta costituzionale e per mia figlia non è valida la l. 54/2006, che pure è così chiara, per non dire della Convenzione di New York del 1989 e della Carta Europea dei diritti del fanciullo di Strasburgo. Non La tedierò con dissertazioni di tenore strettamente tecnico: spero conosca ciò di cui sto parlando, altrimenti La invito a documentarsi.
    No, nessuno di questi argomenti giustificherà mai alcuna forma di violenza, nemmeno verbale, ma il problema "padri separati" (sarebbe più giusto dire "figli separati") è un po' più complesso di quanto non appare dal Suo articolo, che comunque mi permetto di condividere sul Gruppo www.facebook.com/groups/tuttibambiniunavolta, che si occupa proprio di tutela dei diritti dei minori. Venga a farsi un giro, se crede: scoprirà un intero universo, un autentico girone infernale, che magari nemmeno sospetta.
    Un caro saluto.

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  2. La ringrazio per il suo commento. Ho già premesso che è un argomento che non conosco e probabilmente le mie sono solo considerazioni molto ingenue. Mi scuso se le mie parole troppo superficiali hanno in qualche modo urtato qualcuno che queste situazioni purtroppo le conosce e le vive. Non sono entrata nel merito dei figli, degli affidamenti, non sono una psicologa nè un magistrato e non mi permetto di esprimere giudizi su questo. Del resto le situazioni sono tutte diverse fra loro e non si può generalizzare.
    Le mie considerazioni, banali, ingenue, faccia un po' lei, nascono dal fatto che in Italia non ci sono pari opportunità reali. Altrimenti non ci sarebbe una percentuale così alta di donne che non lavorano, e un forte divario fra gli stipendi degli uomini e quelli delle donne. Questo non lo dico io ma l'istat. Sono convinta che il problema non sia tutto lì, ma certo è che le disparità ci sono quando ci si sposa (le donne sposate "non hanno bisogno di lavorare", secondo molti) così come quando ci si separa (le donne devono essere "mantenute" anche dopo la separazione). Insomma, forse non sembrerà così, ma le mia parole volevano essere se vogliamo una difesa dell'indipendenza economica dei coniugi proprio per evitare separazioni disastrose. E' ancora un semplificazione, lo so. Del resto questo post, che lei chiama articolo ma io non ho la pretesa di definirlo tale, è solo una pagina del mio "diario", in cui scrivo ciò che penso proprio per avere l'opportunità di condividerlo con qualcuno che forse ha qualcosa da insegnarmi, che può criticare e contestare, può indurmi a riflessioni che altrimenti non farei. Insomma sono pensieri che lancio lì per avere un riscontro e capire qualcosa di più.
    Spero che chi mi leggerà fra le persone che frequentano il gruppo da lei citato di Facebook lo capisca.

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  3. consiglio la lettura di questo articolo:
    http://genitoricrescono.com/decrescita-consapevole-per-un-mondo-nuovo/

    mi sono sempre chiesta se in Svezia ci sono padri che mangiano alla caritas e dormono in macchina, come da noi. evidentemente non così tanti, a conferma del mio ragionamento.

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  4. Sono gli stessi padri separati che si chiedono CHE C’ENTRA?
    Infatti sono proprio quei siti che , allo scopo di opporsi alle istanze dei padri separati come l’affidamento condiviso dei figli bollano le associazioni di padri separati come difensori di uomini violenti. I padri separati non fanno che difendersi da questo linciaggio mediatico che li criminalizza.
    I padri separati non negano la violenza sulle donne, ma si oppongono ai tentativi di certi siti femministi di falsare le reali dimensioni del fenomeno , in particolare nell’ambito delle separazioni, allo scopo di propagandare la fandonia che l’affidamento condiviso verrebbe concesso a padri violenti.
    I padri separati di regola sono uomini civili e pacifici che l’attuale prassi giuridica discrimina circa l’affidamento e la residenza dei figli nonostante la legge e la Costituzione prevedano la parità tra madre e padre.
    Le norme attuali in realtà impediscono che sia concesso l’affidamento a genitori violenti quando ciò sia provato. Quello che sta succedendo è che l’80% delle denunce in corso di separazione risultano false(come ha riferito su L’ECO DI BERGAMO del 31 gennaio 2009 il Pubblico Ministero Carmen Pugliese). Alcuni siti femministi vorrebbero che l’affidamento al padre fosse negato in base alla semplice denuncia , con violazione del principio presunzione di innocenza che viene garantito anche a mafiosi e terroristi.
    E’ un gioco sporco che offende la verità e la decenza.

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  5. la strumentalizzazione di questi argomenti è comunque e sempre sbagliata. nessuno è più d'accordo di me su questo fatto. la mia voleva essere la critica a un certo qualunquismo dei nostri mezzi d'informazione (giornali, televisione, siti di notizie) che spesso accostano i due argomenti che NON hanno nessuna correlazione fra loro.

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  6. Sono pienamente d'accordo!! Come è possibile che nel 2012 si ritenga normale che una donna faccia la casalinga?! È, soprattutto, anche volendo stare a casa coi bambini... è quando i bambini crescono? È quando i bambini non ci sono proprio?? Perché,in realtà, la maggior parte delle casalinghe under 30 che conosco neanche lo hanno dei bambini!!!

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