venerdì 2 marzo 2012

Non disponibili a lavorare

Sul Blog "La 27 ora" del corriere è stato pubblicato questo articolo: durante il convegno “Questione femminile, questione Italia”, organizzato dall’Associazione Pari o Dispare, è emerso che in Italia su 19 milioni di donne il 46 per cento lavora. E ci sono un milione e mezzo di donne che non cercano lavoro perché hanno figli o devono prendersi cura degli anziani. Solo il 18 per cento di loro sarebbe disposta a lavorare se gli asili fossero più diffusi e meno costosi (circa 300 mila), mentre molte altre, l’82 per cento (più di 1,2 milioni), non lavora e non cerca lavoro per motivi diversi.

I numeri mostrati, per quanto a mio parere allarmanti, non mi sorprendono. Quante donne conosciamo che dicono "non lavoro perchè tanto mio marito guadagna bene", oppure "preferisco stare a casa perchè voglio occuparmi personalmente dell'educazione dei miei figli", "i bambini nei primi anni devono stare con la mamma, e poi con quello che si sente in giro sugli asili...", e via dicendo. Non me la prendo con il singolo caso specifico, se una persona non vuole lavorare e può permetterselo sono affari suoi. Il fatto però che facciano questa scelta una così alta percentuale di donne è segno di qualcosa che non va. Ho sempre pensato che la carenza - per meglio dire assenza - di servizi alle famiglie fornisce un alibi a chi, per mentalità, è convinto che tutto sommato una donna se è sposata può anche non lavorare. Analogamente questa mentalità costituisce un alibi per chi ci governa a non fare niente, a non affrontare il problema degli asili, delle pari opportunità, della flessibilità dell'orario di lavoro o della mancanza di certi fondamentali diritti per quanto riguarda la maternità (basti pensare alle dimissioni in bianco che sono, di fatto, legali). Se le donne preferiscono stare a casa e dedicarsi alla famiglia e la società lo approva, perchè investire sull'occupazione femminile? Se l'asilo mi costa quanto quasi tutto lo stipendio, perchè andare a lavorare? E' il cane che si morde la coda. Così come quando si esalta il lavoro della casalinga e ci si piange addosso perchè non è sufficientemente riconosciuto... ma perchè dovremmo considerare delle eroine delle donne che semplicemente si occupano della loro casa e della loro famiglia come fanno tutte, anche quelle che lavorano? Con tutto il rispetto, io so benissimo che è stancante e sono la prima a dire che andare a lavorare mi distrae ed è meno faticoso essere al lavoro che a casa, ma i figli a scuola li vado a prendere anche io, la cena gliela preparo e li porto al parco se è una bella giornata. Insomma, e qui mi rivolgo specialmente alle casalinghe che sicuramente mi staranno odiando, ma non vi rendete conto che quando dicono queste cose ci stanno prendendo per il culo? Cioè tu rinunci a lavorare (al di là della soddisfazione, stai rinunciando anche a uno stipendio), ti fai un mazzo tanto tutto il giorno, però devi sentirti onorata perchè ti stai realizzando come mamma e come moglie! E cosa vorresti di più dalla vita? E' un po' come quando ti dicono che il dolore del parto è necessario per diventare madre e per vivere appieno l'esperienza della nascita, che la donna è forte e raggiunge l'apice della sua forza con le sofferenze del parto... non sarà che l'epidurale è un costo, e non è una priorità per la sanità italiana? Non sarà che raccontarci tutte queste chiacchiere è un modo per sottometterci, farci stare zitte e non pretendere niente di più? Siamo nel 2012 però, e un paese in recessione non può permettersi di avere una percentuale così alta della popolazione a casa. Deve sicuramente cambiare molto a livello legislativo, ma deve anche cambiare la mentalità degli italiani. Certo è che per forzare un cambio di mentalità sono necessarie leggi più moderne.
 

4 commenti:

  1. Da casalinga non ti odio...Io ho scelto di fare la casalinga, non perchè mio marito guadagna bene...anzi la cinghia la stingiamo, ma solo perchè qui lavoro non se ne trova, le uniche cose sono in nero e ti pagano a noccioline e lo stipendio lo dovrei lasciare tutto al nido o alla babysitter...però se trovassi qualcosa di decente lavorerei...eccome se lavorerei!!!

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  2. @Mammazeroventi: Grazie per il tuo commento.
    Tu quindi NON appartieni alla categoria "non disponibili a lavorare", e la tua non è stata una libera scelta. Penso che le donne che "scelgono" di non cercare lavoro e dichiarano che preferirebbero stare a casa anche se gli asili fossero più diffusi e meno costosi (quelle nominate all'inizio del post) danneggiano anche te, perchè fanno sì che la società accetti che tu e tante altre come te si rassegnino e non trovino lavoro. Lo stesso vale per quelle che, avendo un contratto che glielo permette, stanno a casa 2 anni per ogni maternità. Poi ci si chiede perchè i datori di lavoro preferiscano i co co pro di pochi mesi o assumano solo uomini. Io credo che è arrivato il momento di incazzarsi, perchè la mentalità che lo stipendio della donna è secondario e che in fondo le donne sono più felici a casa non ci porterà nulla di buono. I risultati infatti li stiamo già vedendo.

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  3. Sono perfettamente d'accordo con quanto scritto!!
    Aggiungerei solo:
    1. a chi dice "mi licenzio e non lavoro tanto spendo lo stipendio in asilo"... anche fosse.. ma non pensano che, quando il bambino cresce, chi ha lavorato ha più esperienza e, magari, guadagna di più?! e poi in Italia una volta uscita dal mondo del lavoro è difficile rientrare..
    2. e diciamo la verità: se non lavori sei disoccupata. Punto. Poi non dubito che se magari non trovi lavoro anche se lo cerchi assiduamente, non dubito che impieghi bene il tuo tempo occupandoti dei tuoi figli (e vorrei vedere..), non dubito che se tuo marito è ricco preferisci lasciare il posto a chi ha più bisogno ecc.. Ma queste sono motivazioni PERSONALI. La normalità sarebbe che TUTTI lavorassero. Poi se una persona, maschio o femmina che sia, può permettersi di farsi mantenere benissimo: buon per lei/lui! e non giudico assolutamente la sua scelta di essere inattivo da un punto di vista lavorativo (anzi: impiegherà il tempo in modo forse anche migliore).
    Lo Stato però non dovrebbe ragionare così, dovrebbe incoraggiare tutti a lavorare.. e chi sostiene che "è sempre stato così: moglie casalinga e marito a lavorare".. beh, non mi pare che sia una strategia vincente vista la situazione attuale dell'economia italiana....

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  4. @anonimo: 1. La cosa che mi dà fastidio è che il calcolo stipendio/asilo è fatto sempre sullo stipendio della donna. È tanto difficile capire che se gli stipendi sono 2, il calcolo va fatto su 2 stipendi? Perchè è cosí diffuso pensare che lo stipendio della donna sia facoltativo e se ne possa anche fare a meno? 2. Io vedo l'asilo nido come un investimento, oltre che educativo, anche economico. I bambini crescono, il posto di lavoro ti resta. Con i tempi che corrono davvero poche famiglie possono permettersi di avere un solo stipendio, a meno di non rinunciare ad una certa qualità della vita che possa offire ai propri figli le opportunità che meritano. Detto questo, anche io penso che su singoli casi non si possa giudicare, alla fine ognuno faccia ciò che preferisce, che c'è di male a stare a casa? Però se un paese europeo ha più della età delle donne a casa c'è qualcosa che non va, ed è preoccupante. Insomma il punto non sono le scelte personali, a la statistica.

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