lunedì 30 gennaio 2012

Mammo?!? Papà!!!

Dopo la lettera pubblicata su Repubblica che NON mi è piaciuta affatto del mio precedente post, una lettera che invece mi è piaciuta molto, pubblicata sul blog "la ventisettesima ora" del Corriere: Non sono un mammo, sono un papà.

Ho sempre odiato la definizione "Mammo". Lo trovo un modo di ridicolizzare il fatto che certi papà si occupino dei propri figli più di quanto ci si aspetterebbe da un uomo, e che per questo si dedichino ad attività normalmente di competenza delle donne. E ciò che è peggio declinare al maschile una parola che più femminile non si può, può sembrare ironico o sporitoso, in realtà è offensivo e denigratorio sia verso le mamme che verso i papà. È come se si volesse sottolineare che quell'uomo è strano e ridicolo perchè si sta comportando come una donna.
Mia madre mi racconta che mio nonno evitava di spingere il passeggino, perchè sarebbe stato imbarazzante per lui se qualcuno che lo conosceva lo avesse visto. Parliamo di un piccolo paese del sud Italia, negli anni '50. Le cose però non sono cambiate molto oggi, dove le famiglie in cui lavorano entrambi i genitori sono una minoranza, e le mamme che lavorano sono viste come delle povere sfortunate che non hanno saputo trovare un buon marito, oppure delle pazze scriteriate. Non sono cambiate in quelle famiglie in cui le femmine giocano con bambole e pentoline, mentre i maschi con le macchinine, e i genitori si scandalizzano se succede il contrario. Del resto, quante volte capita di sentire la moglie che accusa il marito che quando mette mano lui in cucina combina solo guai, o il marito prendere in giro la moglie perchè guida male? Anche questo è sessismo, cosí come lo è inventare epiteti "spiritosi" per connotare chi è semplicemente un bravo papà.




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