giovedì 6 dicembre 2012

Quest'anno i regalini li compro all'Unicef Shop!


Tempo di preparativi, miliardi di cose da fare, regali e regalini da comprare prima di partire. Con 2 bambini andare in giro per negozi non è banale, e mentre si incastrano tutti gli impegni e si cerca di ritagliare almeno un pomeriggio libero in città per me e il maritino, lo shopping online ci viene in aiuto. Ormai facciamo ordini di tutti i tipi, dai DVD ai giocattoli agli elettrodomestici e anche abbigliamento. Esclusi i regali più importanti, quelli per i parenti più stretti, ogni anno si tratta di comprare un certo numero di oggettini/pensierini/giocattolini per gli amici/cugini/zietti che mediamente sono poco costosi (se dovessi spendere tanto per ciascuno di loro non mi basterebbe la tredicesima), carini ma un po' insignificanti o inutili, comprati tutti nello stesso negozio per fare prima, e in numero indefinito perchè non si sa mai chi si riuscirà a vedere e chi no in quei caotici giorni di festa. Generalmente faccio una stima per eccesso del numero di regali per fascia di età, e quelli che avanzano tornano utili per compleanni/feste successive o addirittura per il natale dell'anno dopo. Avendo esaurito i negozi (non è che si può andare ogni anno nello stesso...) quest'anno ero un po' in crisi, e ho avuto l'illuminazione: i regali dellUnicef!
Sono davvero molto belli, di vario tipo, e la beneficenza che si fa nell'acquistarli giustifica il fatto che sia solo "un pensierino". In fondo se devo spendere un bel po' di soldi in acquisti inutili o l'ennesimo giocattolo che quel bambino riceverà sotto le feste... che servano almeno per aiutare chi ha bisogno! Così oggi in 5 minuti ho scelto puzzle, libri di stoffa, tazze, strofinacci e candele natalizie (a iosa), un braccialetto di vetro e resine molto bellino per la mia amica del cuore. Che poi diciamola tutta, al giorno d'oggi di chincaglierie e oggettini davvero siamo pieni e non ne abbiamo bisogno. I regali si fanno per tradizione e per dimostrarsi affetto l'un l'altro: l'idea che ci sia davvero "il pensiero" che conta dietro li rende comunque speciali indipendentemente dal loro valore.

lunedì 3 dicembre 2012

1044 perchè

Il 2 dicembre di 41 anni fa il Senato approvò la legge 1044 avviando le politiche nazionali a beneficio della prima infanzia. Il GruppoNazionale di Studio Nidi - Infanzia, un’associazione che vuole offrire occasioni di incontro e discussione tra persone che operano nel settore dell’educazione della prima infanzia attorno ai temi della vita e della condizione sociale dei bambini piccoli, della cura ed educazione nella prima infanzia, della qualità e delle prospettive delle scuole e dei servizi per l’infanzia, ha indetto una serie di iniziative per riportare i bambini al centro delle politiche e rilanciare un piano nazionale per i nidi e la scuola dell’infanzia. Nella mia città oggi si terrà un girotondo a cui noi genitori parteciperemo insieme alle educatrici e ai nostri bimbi in passeggino.

martedì 27 novembre 2012

Con i bimbi in taxi? NO, grazie!


Oggi ho letto questo articolo sul Corriere. In Norvegia fanno studi per denunciare che le cinture non vengono allacciate correttamente, da noi sarebbe già tanto se venissero allacciate. Ho già raccontato altre volte di genitori che il seggiolino nemmeno lo comprano, di quanto sia ingenuo pensare che siccome da piccoli abbiamo viaggiato tante volte slegati e siamo ancora vivi, allora che sarà mai! Ho visto con i miei occhi bambini vaganti nell'abitacolo davanti a vigili che non fanno niente. E' classico però il caso dei genitori ansiosi che frullano tutto fino alla maggiore età per paura che si strozzi, che li coprono come se fossero al Polo Nord a ottobre, a Roma, per paura di un raffreddore, che non li lasciano gattonare o giocare per terra perchè poi si mettono le mani in bocca, e così via... però poi li portano in braccio in macchina perchè poverino piange. Ma credo che la stampa non dovrebbe ricordarsi di questo problema solo quando esce uno studio, dovrebbe ricordarsene nella cronaca di ogni giorno, quando si riporta la notizia di un incidente grave, in cui sono coinvolti bambini, bisognerebbe dire se il bambino non era legato correttamente e quali lesioni ha riportato. Su queste cose io sono per la politica del terrore. Brutto dirlo, ma lo sai solo quando è troppo tardi che hai sbagliato a sottovalutare la possibilità di un incidente.

giovedì 22 novembre 2012

Differenze di orario... e di mentalità


Una famiglia di amici ha cambiato città la scorsa estate. Ci siamo conosciuti a scuola, i nostri figli più grandi erano in classe insieme, e ci siamo subito trovati in sintonia. Poi per motivi lavorativi hanno deciso di espatriare. Qualche giorno fa ci siamo sentite con la mamma, per sapere come andassero le cose, come crescessero i bimbi, come si trovassero nella nuova città. Parlando della scuola, mi racconta che è molto ben organizzata, i bambini che ne hanno bisogno possono dormire il pomeriggio, ed è organizzata in modo che si fa merenda alle 16 e si va via dalle 17 in poi. TUTTI i bambini vanno via dopo le 17, e se vai a prenderli prima vieni addirittura rimproverato. Se penso alla nostra scuola, in cui ti raccomandano di portartiil bambino a casa se ha bisogno di riposare il pomeriggio, in cui sconsigliano vivamente di tenerlo al pomeriggio il primo anno, e per gli anni successivi si raccomandano di andarlo a prendere oltre le 16 il meno possibile e solo se entrambi i genitori lavorano… che poi a dirla tutta, la scuola dopo quell'ora è una tristezza, specie d’inverno, perché rimangono proprio in pochi. La maggior parte dei bimbi ha la mamma a casa o part time, oppure i nonni disponibili, e va via o subito dopo pranzo, o prima delle 16.

venerdì 26 ottobre 2012

Il metodo scientifico non è un’opinione

Oggi il blog Autosvezzamento.it ospita un mio post sul metodo scientifico. Sono molto felice ed orgogliosa di questo, è un blog che mi piace perchè promuove un modo di essere genitori molto "easy" ed il più possibile lontano da pregiudizi e fissazioni.



Sono mamma di 2 bambini e anche un fisico. Per mia natura sono molto razionale e cerco di applicare questo razionalismo anche nella vita di tutti i giorni, in particolare per quanto riguarda le scelte che quotidianamente mi trovo a fare nei confronti dei miei figli. Seguo molti siti e blog che riguardano i bambini e i genitori, e spesso e volentieri mi cimento in discussioni con persone convinte di teorie, che io definirei “pseudoscientifiche”, portando argomentazioni scientifiche e oggettive. Immancabilmente però, quello di cui vengo rimproverata è di non voler rispettare l’opinione altrui.
Continua a leggere su Autosvezzamento.it

martedì 2 ottobre 2012

Mamme-Blogger Omeopatiche

Mi rendo conto che c'è chi sceglie di fare del suo blog un vero e proprio lavoro, inserendo annunci pubblicitari e partecipando a incontri e iniziative dedicate ai blogger. Mi rendo conto che la pubblicità è pubblicità e che c'è di male a inserire un annuncio pubblicitario di lato alla pagina? Gli articoli pubblicizzati però non sono tutti dello stesso tipo, e la pubblicità non si limita all'inserimento di riquadri o links. Insomma se pubblicizzi un passeggino o un biberon, un ciuccio o una linea di abbigliamento per bambini ci posso stare. Se pubblicizzi una casa produttrice di baby food mi irrita un po', ma lo posso capire. Se scrivi un post con tanto di bibliografia sulla conservazione del cordone per uso autologo iniziano un po' a girarmi, perchè mi sembra un modo disonesto - da parte delle aziende - di approfittarsi dell'ingenuità e dell'ignoranza scientifica delle persone che di certo non andranno a verificare che sugli articoli citati si parli effettivamente dell'utilità delle cellule staminali embrionali ma non della superiorità dell'uso autologo che attualmente la comunità scientifica non ha ancora dimostrato. Ho parlato dell'importanza della donazione del sangue cordonale qui e qui.
Ieri invece, mi sono imbattuta in una serie di post entusiastici sull'omeopatia di un gruppetto di mamme blogger che sono state invitate da una nota casa produttrice ad una giornata di approfondimento sul tema, con tanto di hashtag dedicato. Non farò nomi e non citerò links, anche perchè di fare indirettamente pubblicità non ho nessuna intenzione.

martedì 11 settembre 2012

Ancora "mammo"


Questa proprio non me la potevo perdere. Mesi fa scrivevo questo post sul termine "mammo" che meglio di ogni altro riassume in se la mentalità sessista della nostra società e trasuda arretratezza culturale da tutti i pori.  Si perchè come ho già scritto è un termine che ridicolizza il papà che si sta semplicemente comportando in maniera coerente al suo ruolo - occuparsi dei figli - perchè quello è considerato un dovere esclusivamente femminile. Ebbene oggi scopro questa perla di IO Donna del Corriere, in cui David Beckham è un "mammo in cravatta" solo perchè porta la figlia in braccio. Ma la cosa non finisce qui, perchè si chiedono come mai non la portasse la sua mogliettina, Victoria, concludendo che era "troppo impegnata a stare in equilibrio sui dei tacchi 18". Quindi la povera Victoria è una madre snaturata, che lascia sia il marito a portare in braccio la figlia, cosa che evidentemente spetterebbe a lei, a causa della sua troppa vanità (non era lei Posh Spice?). Mi ricorda una frase che diceva spesso mia nonna, per descrivere quanto il mondo fosse cambiato: "Le donne fumano, e gli uomini portano la carrozzina". Solo che mia nonna era nata all'inizio del secolo scorso, viveva in un paesino di provincia del sud Italia, e quella frase la diceva negli anni '80. E a dirla tutta non ne era neanche scandalizzata.

domenica 26 agosto 2012

La ragnatela di spiderman



Si vede che è un secondo figlio. Gli altri bambini dai 6 mesi in poi seguono un iter di progressi che va dal battere le manine, al fare ciao ciao e mandare bacini. Lui no, le manine la batte da un po' ma non accenna a voler fare ciao ciao o mandare baci a nessuno. Lui però sa lanciare le ragnatele come Spiderman. L'ha imparato dal fratello maggiore. Gli altri bambini passano dal pronunciare sillabe a ripetizione "babababa" "dadadada" "tetetetete", a dire "mamma" e "papà". Lui dice mamma solo quando è molto arrabbiato. Per il resto la sua parola preferita è "cacca". Non a caso, quella è anche la parola preferita dei bambini in età da scuola materna. Quando andavo a prendere il Cucciolo era un coro di cacche e tutto era di cacca. È una fase che arriva per tutti (l'abbiamo avuta anche noi, chiedete alle vostre mamme), bisogna sforzarsi di ridere il meno possibile quando lo dicono e poi passa da sola. Il piccolo appena sente chiunque pronunciare quella parola (con i bambini capita spesso anche a noi di dirlo, fra pannolini da cambiare e culetti da annusare/pulire) attacca molto fieramente a dire "cacca, cacca, cacca" e scandisce molto bene le parole. I primi figli imparano a comunicare imitando gli adulti, i secondi imparano imitando un altro bambino. Ed è davvero uno spasso.


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mercoledì 8 agosto 2012

Al centro estivo

Questo è stato il primo anno di vere vacanze per il cucciolo. Finchè frequentava il nido interrompeva solo per quelle settimane in cui si partiva e per il resto dell'estate la vita continuava sempre allo stesso modo. Con la scuola materna invece ci sono 2 mesi e mezzo di interruzione e tutto sommato gli fa bene fare cose diverse per un po' (anche se qualche volta mi confessa che gli manca la scuola!). 
Dopo un paio di settimane di mare, abbiamo sperimentato i centri estivi. Come prima volta ci siamo un po' affidati ai pareri degli amici che hanno bimbi un po' più grandi, e nella scelta le opzioni erano se mandarlo in 2 posti diversi, o se fargli fare l'intero periodo in un solo centro estivo. Chiaramente ognuna delle opzioni aveva dalla sua una paranoia, nel primo caso la paura che un posto non gli piacesse e averne due voleva dire non essere vincolati solo a quel posto, la seconda che cambiare gli avrebbe creato dispiacere. Alla fine abbiamo optato per la prima opzione, non senza paure o scrupoli, ma per diverse altre considerazioni fra cui anche la voglia di conoscere meglio le diverse possibilità. Devo dire che si è trovato molto bene in entrambi, che la seconda paranoia si è un po' verificata (del resto, era prevedibile) ma che è stata brillantemente superata con ottimi risultati e quindi secondo me un'esperienza di crescita per lui e per noi.

martedì 31 luglio 2012

è un portachiavi o un portaciuccio???

Ho la deformazione professionale della sicurezza, del marchio CE, dell'omologazione. Lo so. Però certe volte vedo cose che fanno accapponare la pelle. I bambini piccoli hanno bisogno di un laccetto per il ciuccio, altrimenti il ciuccio prima o poi gli cade e si perde/si sporca/ti tocca raccoglierlo e sciacquarlo. Il mio piccolo va sempre in giro con una catenella di quelle con le palline di legno a cui è appeso il ciuccio, che normalmente striscia dappertutto, specie sull'autobus, si appoggia al tappeto/pavimento quando è seduto per terra (i ciucci di caucciù hanno uno strano campo magnetico capace di attirare e far incollare tutte le schifezze che si trovino nelle loro vicinanze) per poi metterselo tranquillamente in bocca. Ma con i secondi figli a queste cose non si fa più caso! Comunque, ci sono dei genitori che non usano dei portaciucci omologati a questo scopo, no a che serve se esistono quei bellissimi lacci/portachiave con moschettone in fondo che si possono appendere al collo? E perchè mai spendere soldi (pochi euro) per comprare qualcosa che si attacca a un vestito con una molletta e non è abbastanza lungo da potersi attorcigliare intorno al collo del bambino? Ma no, questi oggetti sono inutili, è il consumismo che ci ha convinti che non possiamo farne a meno! Stupida ironia a parte, l'altra sera ho portato il cucciolo ai gonfiabili (era la prima volta) e c'era una bambina - che già secondo me non aveva l'età giusta per andarci, avrà avuto 1 anno o poco più e barcollava più che camminare - ma se ne andava in giro per i giochi con questo laccio al collo. Si infilava dappertutto e anche lontano da dove erano i genitori e in posti non facilmente raggiungibili da un adulto. Il laccio si sarebbe potuto impigliare, giocando con gli altri bambini qualcuno avrebbe potuto tirarlo, anche inavvertitamente. Mi chiedo davvero come si faccia a non pensare a queste cose. Mi chiedo anche come sia possibile che il responsabile del posto l'avesse fatta entrare senza dire nulla, dal momento che (giustamente) in quei posti sono vietate le scarpe, gli occhiali e tutto ciò che può rompersi/fare male a se stessi e agli altri.

lunedì 30 luglio 2012

I sensi di colpa delle mamme

A differenza di quanto possa sembrare dal titolo, questo NON è un post su quanto è difficile conciliare figli e lavoro. Tutt'altro. Lo scopo di questo post è solo di esprimere il mio punto di vista - personalissimo - su un argomento che spesso e volentieri viene fuori sui commenti dei post che parlano di genitori e figli indipendentemente dall'argomento di partenza. Si perchè alla fine il succo del discorso è sempre un confronto fra le mamme che lavorano e quelle che stanno a casa. Confronto che, sia ben chiaro, io stessa mi diverto a stuzzicare, ma quando sento frasi del tipo "io sto a casa perchè voglio occuparmi dei miei figli in prima persona" oppure "non voglio delegare a nessuno la loro educazione" oppure "voglio godermi i miei figli" automaticamente una mamma che lavora si sente accusata di 1) non occuparsi dei propri figli in prima persona, 2) delegare ad altri la loro educazione, 3) non goderseli. Cosa che non è assolutamente vera. In genere quando si cerca di rispondere a tono a queste frasi, sottolineando che nessuno si permette di criticare le scelte altrui, ma solo mostrare che ci sono modi diversi di interpretare l'educazione dei propri figli, la conclusione finale è: le mamme che lavorano hanno i sensi di colpa e per questo si sentono chiamate in causa. Ecco, quello che voglio chiarire è che io NON ho i sensi di colpa. Li avrei se lavorassi anche nel weekend, o fino alla sera tardi, se non avessi il tempo di cenare con la mia famiglia o mettere i miei figli a letto, se non potessi sdraiarmi mezz'ora sul divano con mio marito dopo la nanna dei bimbi, se non potessi prendermi le ferie per andare alle recite o portarli in vacanza, se non potessi mai rimanere a casa quando sono malati. Potete dire che sono una privilegiata, perchè faccio un lavoro che mi piace ma allo stesso tempo la mia vita privata è rispettata: è proprio questo infatti il punto. In un paese normale, nel 2012, la famiglia standard non monoparentale è composta di due genitori e uno o più figli, entrambi i genitori dovrebbero lavorare e i figli andare a scuola/asilo mentre i genitori lavorano. I redditi della famiglia dovrebbero essere due, a meno che uno di questi due redditi non fosse talmente alto, o esistessero dei redditi non da lavoro, per esempio uno dei due genitori "ricco di famiglia" da poter permettere alla coppia di decidere che uno dei due - non per forza la donna - preferisca prendersela comoda e stare a casa. Quest'ultima dovrebbe essere la scelta "privilegiata", dunque. Niente di male quindi, se non fosse che di questi tempi, con la crisi e il costo della vita che è quello che è, stupisce leggere che più di metà delle donne in Italia sono a casa. Sono tutti ricchissimi? Oppure c'è qualcosa che non va? 

venerdì 20 luglio 2012

Green Hill e il bicarbonato

Da mesi si parla di Green Hill, l'allevamento di cani Beagle destinati ai laboratori per la sperimentazione animale. E' di un paio di giorni fa la notizia del sequestro. Ora, se c'è stato un sequestro evidentemente ci sono state delle violazioni e quindi siamo tutti contenti di questa notizia. Su Facebook è tutto un condividere e un mettere "Mi piace". Questa vicenda è diventata il simbolo della lotta alla sperimentazione animale e tutti sembrano esserne convinti sostenitori, mentre gli scienziati sono dei sadici crudeli che si divertono a torturare povere bestiole indifese. Ora, le cose non stanno proprio così. Io non so se dietro a tutti quei "Mi piace" ci sia davvero la consapevolezza di quello che si sta sostenendo. Sicuramente solo una piccola percentuale di queste persone è un animalista convinto, tutti gli altri semplicemente si fanno trascinare sentimentalmente da ciò che leggono senza utilizzare un briciolo di spirito critico e senza chiedersi cosa significa realmente essere contro la sperimentazione animale. Perchè non è di cosmetici che stiamo parlando, ma di farmaci, terapie, sistemi diagnostici che ci stanno allungando la vita e migliorando la qualità della stessa. Farmaci e terapie che curano anche le malattie più brutte, che solo 20 o 10 anni fa non ci avrebbero dato alcuna speranza di sopravvivenza. Quindi riflettete bene prima di dichiararvi contro. Una normativa c'è, quella europea, ed è molto valida. E' doveroso che si controlli affinchè venga rispettata. Nessuno vuole sofferenze inutili e gratuite, nessuno vuole allevamenti lagher, nessuno vuole traffici illegali e abusi. Solo ciò che è necessario nel rispetto della legge. E agli animalisti dico che il giorno che dovesse capitare di sottoporsi  un trattamento di chemioterapia, si rifiutino di curarsi e accettino di usare solo farmaci "non testati sugli animali" (se ne esistono). O forse quegli animalisti sono gli stessi che credono che i tumori si possono curare con il bicarbonato, e che le chemioterapie sono solo un'invenzione delle lobby del farmaco?

un articolo molto chiaro sull'argomento potete leggerlo su Oggiscienza.

lunedì 16 luglio 2012

Vacanze al mare

Appena tornata da una vacanza tutt'altro che rilassante... ma sicuramente molto divertente!

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martedì 3 luglio 2012

Finalmente un po' di shopping!

In questi giorni il cucciolo e il maritino sono al mare con la nonna, e io con il piccolino siamo qui a lavorare (portandolo al nido aziendale è un po' come se lavorasse con me anche lui!). Un negozio che mi piace molto mi ha avvertita via email che ha iniziato con gli sconti del 30%, cosí dopo il lavoro, non avendo da scappare a prendere il cucciolo a scuola, ho approfiitato per fare qualche acquisto con calma. Il piccolino nel passeggino intrattenuto con qualche biscotto si è comportato molto bene. Non sono una fissata dello shopping, non lo sono mai stata, ma certo non avere mai tempo per fare un acquisto con calma, comprare qualcosa al volo nel negozio vicino all'ufficio (per fortuna lavoro in centro) senza provarlo chiedendo alla commessa se eventualmente posso cambiare la taglia il giorno dopo, a lungo andare stufa...



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martedì 19 giugno 2012

Bava di lumaca

I miei bimbi sono entrambi raffreddati e secernono muco. Stamattina, maglietta appena messa, lavata e stirata, prendo in braccio il piccolo che mi appiccica una specie di slime misto a bava tipica dei bimbi di quell'età  che stanno per mettere i denti (per la cronaca: a quasi 9 mesi non ne ha ancora neanche uno) sulla manica sinistra. Poco dopo, il fratello si alza e arriva tutto sonnacchioso e coccoloso e vuole essere tenuto in braccio, strofinando il suo nasino più volte contro la mia maglietta. Cerco di togliere quei residui con acqua, esco di casa con la maglietta praticamente bagnata a chiazze. Ora vado in bagno, in ufficio, e noto che ha ancora qualche traccia di quella "bava di lumaca"...

venerdì 15 giugno 2012

Affidabile al 100%

Avrei dovuto scrivere questo post già da qualche giorno ma per vari motivi ho rimandato. BABBOnline mi ha fregiata del premio "BLOG AFFIDABILE AL 100%" ed io mi sono sentita davvero onorata e lo ringrazio infinitamente. Il punto è che il premio prevede una specie di catena di Sant'Antonio, e a me le catene di Sant'Antonio non sono mai piaciute. Certo in questo caso nessuno mi ha minacciata delle peggiori sciagure se non avessi proseguito, nè mi è stato intimato che i miei desideri non si sarebbero mai realizzati, ma anzi lo scopo del "gioco" è carino: far conoscere blog italiani interessanti e scritti con passione, ma che sono poco noti al grande pubblico. In pratica l'iniziativa consiste, una volta ricevuto il premio, nel segnalare 5 siti/blog che a mio giudizio sono meritevoli di menzione. Non è stato facile scegliere i 5 blog, che sono citati in fondo. Ho molti blog "preferiti" ma penso che per lo spirito di questa iniziativa sia corretto citare quelli più personali e sinceri, e lasciare da parte quelli di informazione o divulgazione che anche leggo spesso ma hanno già un grosso pubblico e sono ben conosciuti.

martedì 12 giugno 2012

E.T. ha compiuto trent'anni


E.T. L'extraterrestre ha compiuto 30 anni proprio ieri. Ricordo ancora quando uscì al cinema e i miei mi portarono a vederlo. Avevo 6 anni. Ricordo anche quando ci fu il ventesimo anniversario e uscì una versione rimasterizzata e con alcune scene inedite, andai a vederlo con alcuni amici. Le sensazioni furono le stesse, eppure nel frattempo lo avevo rivisto tante volte, in televisione, in videocassetta... Ma è un film talmente emozionante! E' sempre stato uno dei miei preferiti. Oggi mi chiedo qual'è l'età giusta per proporlo a un bambino, o meglio l'età minima alla quale un bambino riesce a capirlo. Muoio dalla voglia di farlo vedere al cucciolo ma temo che sia ancora troppo piccolo... che ne pensate? che esperienza avete?

lunedì 11 giugno 2012

Non distruggete la ricerca

immagine presa qui
Domani, 12 giugno, inizierà la distruzione dei campi sperimentali dell’Università della Tuscia in cui erano coltivate piante di olivo, ciliegio, e kiwi transgenici. La ricerca era stata avviata nel 1982 al fine di selezionare varietà resistenti a diversi agenti patogeni, come funghi e batteri. Se l'Università degli Studi della Tuscia darà seguito a un'ordinanza del Ministero dell'Ambiente, trent'anni di ricerca lunga e costosa, finanziata con i soldi pubblici andranno in fumo.
Ora, io non sono un'esperta di biotecnologie ma mi vengono in mente alcune cose, abbastanza "terra-terra": 
1) sono stati spesi soldi pubblici - i nostri - per una ricerca durata trent'anni. Le piante ci mettono molto tempo per crescere e per questo motivo i risultati non sono ancora stati raccolti... ma proprio per questo una ricerca di questo tipo è preziosa e non andrebbe sprecata!
2) se vogliamo capirci qualcosa di più di OGM dobbiamo fare ricerca. la soluzione non è chiuderci alle novità per paura (di cosa?), ma studiare, cercare, scoprire. 
3) se vogliamo che le biotecnologie (OGM, pesticidi chimici, semi, ecc.) non siano in mano alle multinazionali (cosa che in genere i sostenitori dell'agricoltura biologica e tradizionale considerano il male assoluto) dobbiamo favorire la ricerca pubblica nel campo, soprattutto se vogliamo liminare o eliminare l'uso di pesticidi dobbiamo cercare la soluzione nel progresso, e non nel ritorno ai metodi del passato.

martedì 29 maggio 2012

Heidi, Heidi...

... ti sorridono i moonti, le caprette ti fanno ciao...

Un'altra storia della mia infanzia è stata proposta in casa. Si tratta di Heidi. Ricordo che guardavo la serie in TV con la mia mamma ed avevo più o meno la stessa età del cucciolo. Ci piaceva tantissimo. Come è successo con Pippi Calzelunghe, rivederlo oggi comporta uno sguardo sulle cose e un'analisi completamente diversi - ovviamente - rispetto a quando ero bambina.
Anche in questo caso la storia è tratta da un http://it.wikipedia.org/wiki/Heidi romanzo pubblicato nel 1880 e ambientato fra Svizzera e Germania intorno alla fine del 1800. La storia è straconosciuta: la piccola svizzera orfana che viene affidata dalla giovane zia al nonno, un uomo burbero e solitario che vive in una baita isolata nelle montagne, e successivamente portata dalla stessa zia a Francoforte dove la bambina soffrirà di nostalgia per le sue montagne. Ora, da piccola l'impressione era - perchè il cartone animato aveva dato questo "taglio" alla storia, il romanzo originale non lo so perchè non l'ho letto - che la zia era opportunista e superficiale, le interessavano solo i soldi e la bella vita (frivola e vanesia, oltre che grigia) di città, mentre in montagna vivevano persone vere, sentimenti sinceri e una natura meravigliosa che era di per se sufficiente. Oggi sinceramente non la vedo più così... anzi simpatizzo per la zia, che per necessità lascia la bambina al nonno, aveva bisogno di lavorare e non poteva occuparsi della nipotina ma appena può trova il modo di offrirle una possibilità.

lunedì 28 maggio 2012

Testimoni di Geova

Ai nostri tempi se non ricordo male l'ora di religione entrava a far parte dei normali programmi a partire dalla scuola media. Fra una preghiera imparata a memoria e la lettura di un pezzo di Vangelo ricordo un ciclo di lezioni sull'aborto, in cui fra le altre cose la professoressa ci lesse la descrizione (chiaramente molto romanzata) di ciò che avveniva al feto durante un aborto. Chiaramente tutto questo era finalizzato a creare orrore in noi - poco più che bambini - e a mostrare quanto crudeli fossero i medici che svolgevano questo tipo di lavoro (il loro lavoro, aggiungerei io). Ovviamente la prevenzione non si fa con l'educazione sessuale, ma con il terrore ed i sensi di colpa. Ricordo anche un'altra lezione, guardacaso sono gli unici ricordi di quel corso (insieme a quella volta che la professoressa disse "Deo Gratias" e un alunno le disse "complimenti per lo spagnolo, prof!" :-D), in cui si parlava dei Testimoni di Geova e si commentava con raccapriccio e scandalo la loro avversione alle trasfusioni di sangue. Leggendo di marce per la vita, girotondi degli antiabortisti sotto gli ospedali, obiezioni di coscienza che stanno di fatto negando l'applicazione di un diritto sancito da una legge dello stato in molti ospedali italiani, mi chiedo cosa penserebbero gli italiani se un giorno i Testimoni di Geova marciassero, o stazionassero sotto gli ospedali, cercando di impedire le trasfusioni di sangue. Per quanto mi riguarda non ci sarebbe molta differenza. 

venerdì 25 maggio 2012

Il compagno cinese

Come accennavo in un precedente post, il mio cucciolo ha un compagno di classe cinese. Sono molto amici, e giocano molto insieme. Cosa si dicano e come comunichino nessuno lo sa, perchè quel bambino non parla una parola di italiano. Io però li ho visti più di una volta giocare insieme e l'impressione è che si intendano a meraviglia. Le maestre vedendoli spesso insieme speravano che quel bimbo potesse imparare l'italiano (mio figlio è un gran chiacchierone e ha sempre parlato molto bene - adesso usa i congiuntivi molto meglio del romano medio, per esempio). Un giorno però hanno capito che in realtà era il mio cucciolo che stava imparando il cinese (e di questi tempi potrebbe sempre essere una risorsa!). I suoi genitori anche non parlano italiano, le maestre comunicano con loro a gesti e indicandogli parole sul dizionario. Per questo con i genitori non si parla mai, e il bambino è molto timido e silenzioso con gli adulti. Provo ogni volta che lo vedo a sorridergli e dirgli qualcosa, ma lui o fa finta di non vedermi, si gira dall'altra parte, non sorride mai. Penso a quanto possa essere in soggezione un bambino con un adulto che gli dice delle cose che lui non capisce e a cui non può rispondere. Penso anche al fatto che con i genitori non si possa comunicare, non si può scambiare due chiacchiere come con gli altri. E mi vengono in mente tante cose che si dicono sui cinesi, che non si vogliono integrare, che sono strani, che sono chiusi e si frequentano solo fra di loro. Sto vedendo con i miei occhi che non è facile integrarsi, se la lingua è un ostacolo, se non hai davvero nessun punto in comune per comunicare con le persone del posto in cui ti sei trasferito. Se poi aggiungi che ci sono genitori che difficilmente ti rivolgono la parola se vieni da un'altra città italiana perchè usano molto il dialetto, e non ti salutano nemmeno quando li incontri... non è un caso se si fa più facilmente amicizia fra noi che veniamo da fuori. 

sabato 19 maggio 2012

Il vero scienziato

Ogni tanto capita di scoprire che una persona che conosci poco, ma che ti capita di incontrare spesso (genitori di compagni di scuola dei tuoi figli, per esempio), sia un appassionato di pseudoscienze e che ha il suo nurizionista naturopata di fiducia che lo ha indottrinato sui mali della nostra civiltà contemporanea, sulla cattiveria della medicina ufficiale, su quanto ci siamo discostati da una natura bella e buona che vorrebbe che ci comportassimo in maniera completamente diversa mentre noi chissà perchè ci siamo evoluti in maniera totalmente opposta (e secondo lui sbagliata). Ovviamente la scienza ufficiale è piegata e sottomessa alle lobby delle multinazionali mentre i loro naturopati nutrizionisti sono dei benefattori che non hanno nessun interesse economico a divulgare le loro teorie complottistiche, a trovare intolleranze alimentari a go go per le quali è assolutamente necessaria una dieta depurativa, e via dicendo. Mi trovo immersa in una conversazione surreale, alla quale non riesco a sottrarmi perchè è più forte di me: non ce la faccio ad annuire, proprio non ci riesco. Devo in qualche modo dirgli che io non la penso come lui/lei, sono un fisico (per giunta sanitario - ne so qualcosa di radiazioni, statistica medica, tecnologie biomediche) e a quelle storie proprio non credo. Cerco di essere gentile, di non esagerare, ma qualche volta proprio non mi trattengo.

venerdì 18 maggio 2012

Le mie informatrici

Alla scuola del cucciolo conosco sempre meglio i compagni di classe, e inizio ad individuarne le differenze di carattere e le peculiarità. Sono tutti bambini simpatici e dolci, ognuno a modo suo. Fra i miei preferiti ci sono due bimbe, due gemelline, che hanno una capacità eccezionale di osservare - ricordare - riportare ciò che avviene. In effetti più di una volta le ho viste fare la spia, con la maestra (e si sono infatti beccate un "si ma tu fatti gli affari tuoi"), o con le mamme. Spesso quando ci tratteniamo nel giardino della scuola vengono da me o da altre mamme a dire: "guarda che tuo figlio sta facendo questo e quest'altro". E' incredibile come non gli sfugga nulla. Il mio cucciolo invece raramente racconta qualcosa, o meglio lo fa quando vuole lui, non quando è interrogato. Se gli chiedi com'è andata a scuola ti risponde "bene", e finisce là. Magari poi in tutt'altro momento, quando meno te l'aspetti, arriva e fa "mamma, sai, quel bambino ha fatto questo", e ovviamente mentre ti dice questa cosa dà per scontate delle cose che tu non sai e fai fatica a ricostruire.

venerdì 11 maggio 2012

Storie al contrario e barzellette

Le storie al cucciolo piacciono molto e vorrebbe che se ne raccontassero all'infinito. Siccome alla centesima volta che mi tocca raccontare la stessa storia, specie se non è proprio una storia particolarmente articolata, mi stufo un po', a volte propongo delle varianti. E così abbiamo inventato "Cappuccetto Rosso al contrario", una versione in chiave moderna della versione classica, in cui non è la nonna malata, ma Cappuccetto ad avere l'influenza e la sua mamma deve andare a lavorare, quindi chiama la nonna per tenerle compagnia. E così il lupo mangia Cappuccetto per prima, e si mette il suo pigiamino invece che la camicia da notte e la cuffia della nonna. E a questo punto scatta una domanda a cui da piccola non avevo mai pensato, ma che da adulta non posso fare a meno di pormi: la camicia da notte il lupo la toglie alla nonna prima di mangiarsela, oppure ne cerca una nuova nell'armadio? Secondo il Cucciolo la toglie alla nonna, dunque quando arriva il cacciatore che apre la pancia del lupo la nonna esce fuori in mutande...
E poi ho introdotto la prima barzelletta, quella del "Fantasma Formaggino". Gli piace da matti e ci facciamo un sacco di risate ogni volta (va raccontata minimo 10 volte di seguito). Il piccolino ci guarda ridere dal suo seggiolone e ride a crepapelle anche lui. E io se devo essere sincera rido nel vedere loro ridere, piuttosto che per la barzelletta.

giovedì 10 maggio 2012

Occhi di stella

Continuano i nostri pomeriggi nel giardino della scuola: dopo il lavoro armata di passeggino con fratello minore a bordo, vado a prendere il cucciolo alla scuola materna. Come ho già raccontato, spesso ci si trattiene un'oretta a mangiare banane fare merenda e giocare con alcuni compagni per lui, per me fare due chiacchiere con altre mamme. Il piccolino è sempre più curioso e si guarda intorno, sta buonissimo perchè non c'è niente di meglio che avere dei bimbi grandi da osservare. A sua volta attira la curiosità di quegli stessi bimbi grandi, che cercano anche di coinvolgerlo per esempio mettendogli in mano biscotti o porgendogli giocattoli. C'è poi un gruppo di bambine che si accumulano sempre intorno al passeggino in ammirazione di questo bambolotto in carne ed ossa. In genere lo accarezzano con delle manine sporche che più sporche non si può, un misto di terra e residui di cibo, e parlottano tra di loro mentre il cucciolo tutto fiero dice loro che lui è il suo fratellino, come si chiama, ecc. Ieri sento una bimba che dice all'altra: "Sai, io ogni volta che viene la mamma di Cucciolo vado a vederlo perchè lui ha gli occhi di stella". Effettivamente ha degli occhioni molto luminosi, inizialmente li aveva più chiari mentre ora stanno diventando sempre più scuri, come quelli del fratello, e non saprei come spiegarlo ma hanno molti riflessi. La definizione di questa bimba oltre ad essere molto calzante, è il più bel complimento che gli abbiano mai fatto.

giovedì 26 aprile 2012

Difficoltà

Il mio piccolino ha compiuto 7 mesi 3 giorni fa. Sono rientrata al lavoro da ormai quasi 3 mesi. Eppure è ancora faticoso, riprendere e recuperare ciò che è successo mentre io ero a casa, trovare la concentrazione giusta per essere efficienti come prima. Sono stata 6 mesi a casa, da agosto fino a febbraio. Nel frattempo alcune cose sono cambiate, com'è normale, e anche su ciò di cui mi occupo personalmente qualcuno è andato avanti senza di me. Capita che un collega venga da me a chiedermi chiarimenti su un documento di cui io non ricordo il contenuto, e mi si chieda: "ma come non l'hai scritto tu?"; e io penso: "si, certo l'ho scritto io, ma prima dell'estate, prima di passare 6 mesi in quarantena, e poi mentre io non c'ero è stato modificato, diviso in più parti, il titolo cambiato e il contenuto utilizzato per scrivere un altro documento, e in realtà alla luce delle ultime modifiche non è che  vada poi così tanto bene, andrebbe integrato o corretto...".

giovedì 12 aprile 2012

Allattamento e svezzamento: novità

L'argomento mi interessa molto, avendo il mio piccolino 6 mesi e mezzo siamo nella piena fase "scoperta del cibo". Entrambi i miei figli sono stati allattati esclusivamente a richiesta per i primi 4 mesi, per poi iniziare ad assaggiare un po' di frutta. Sono tornata al lavoro in entrambi i casi che loro avevano 4 mesi, nel primo caso ero riuscita a mettere da parte una scorta di latte tale da riempire un'intero cassetto del freezer, in più riuscivo a tirarne dosi da 180 ml come se niente fosse, e quindi l'introduzione di alimenti diversi è stata molto lenta. Nel secondo caso, il latte tirato era poco, e si è iniziato presto con merende di frutta e pappe lattee. Nel primo caso il bimbo era a casa con una baby sitter, nel secondo si è scelto l'asilo nido aziendale. In entrambi i casi non si è mai forzato nessuno a mangiare: si è provato un assaggio, e il bambino ha gradito. In entrambi i casi si è provato l'assaggio della minestrina di verdure a quasi 6 mesi. In entrambi i casi lo si è fatto perchè il bambino era evidentemente affamato, in entrambi i casi la minestrina è stata spazzolata al primo assaggio; non ho sinceramente mai provato - fino ad ora - l'esperienza di un bambino che rifiuta il cibo o sputa la pastina (scene apocalittiche che mi erano state pronosticate da chi ha sempre il consiglio pronto).

venerdì 6 aprile 2012

Doniamo!

Nelle ultime settimane, mi è capitato di notare quanti post sono comparsi in vari blog di mamme sulla conservazione del sangue cordonale. Sono chiaramente articoli sponsorizzati da una banca di conservazione, e non sto biasimando quelle mamme blogger per averli pubblicati. I post mi sembrano tutti simili fra loro, tutti riportano una bibliografia in fondo. Ma chi, leggendo quel post andrà davvero a cercare e leggere quegli articoli? Non penso che in quegli articoli sia riportata l'evidenza di una maggiore sicurezza nel conservare il cordone per uso autologo. E' sicuramente provata l'utilità di utilizzare le cellule staminali cordonali per curare diverse malattie, ma attualmente non c'è nessuna evidenza scientifica che giustifichi l'uso autologo. Ho scritto un post su questo argomento mesi fa, quando ero incinta ed avevo cercato informazioni sull'argomento.

giovedì 5 aprile 2012

Una trappola? Non mi sembra...

Ieri sera leggevo questo articolo sull'Unità online:

si parla di riforma del mercato del lavoro, e di «interventi per una maggiore inclusione delle donne nella vita economica». Sicuramente la manovra non è perfetta, sicuramente ci sono proposte poco efficaci, ingiuste, sbagliate. Non sto qua a discuterle perchè non conosco bene l'argomento e non mi sento di esprimere pareri su articolo 18 e compagnia.
Di maternità e lavoro invece penso di saperne qualcosa, e questo articolo non mi è piaciuto per niente.
Dopo aver scritto che la manovra per evitare le dimissioni in bianco è convincente (e meno male!), si passa a criticare la proposta di congedo obbligatorio per i papà: si tratta di "3 giorni retribuiti che il padre lavoratore deve obbligatoriamente prendere al momento della nascita o entro i 5 mesi successivi". Ora, sappiamo tutti che 3 giorni sono pochi e che non cambieranno molto nell'organizzazione familiare. Ma è un passo avanti, un tentativo che nessuno prima aveva fatto. Io non ci sputerei tanto sopra. Soprattutto non mi metterei a criticare il fatto che siano obbligatori. Secondo chi scrive infatti dovrebbero essere "riconosciuti come diritto e non come obbligo"... ma insomma, l'idea importante è proprio che siano obbligatori, cioè che obblighino i padri a stare a casa e i datori di lavoro a non storcere il naso, se sono facoltativi non serve a niente.
Quello che però mi irrita di più è la polemica successiva, vero punto cruciale dell'articolo:
"Il secondo punto è preoccupante: ha come obiettivo quello di spingere la madre lavoratrice a tornare subito al lavoro, quando il figlio ha da 3 a 4 mesi, ottenendo in cambio, per 11 mesi, un generico voucher per una baby-sitter individualmente scelta."
A parte il fatto che l'articolo non spiega in cosa consista questo voucher: ti rimborsano interamente lo stipendio della baby sitter, o solo in parte? Non puoi scrivere un articolo di critica e non spiegare con precisione cosa stai contestando. Premesso questo, il resto dell'articolo è davvero deprimente. E dire che stiamo parlando di un giornale "di sinistra". Una volta a sinistra c'erano i progressisti, quelli che volevano le pari opportunità, quelli che dicevano che una donna non è solo una vacca sfornafigli che deve stare a casa. Oggi sinceramente non ci capisco più niente, quelli di sinistra mi sembrano essere fortemente conservatori e, a modo loro, bigotti.
Io trovo che la proposta di scambiare il congedo parentale con un rimborso della baby sitter, se è una scelta, sia un'ottima proposta. Io sono tornata a lavorare che mio figlio aveva 4 mesi, perchè ho l'asilo aziendale e ho molto apprezzato questa possibilità. Conosco molte donne che dopo la maternità obbligatoria hanno preso tutti i mesi di congedo parentale perchè non sapevano a chi lasciare il figlio e pagare una baby sitter o un asilo sarebbe costato più di quel 70% di stipendio in meno. Offrire la possibilità di scegliere mi sembra molto positivo. Del resto le dimissioni in bianco e le discriminazioni di vario tipo (contratti a termine, preferire l'assunzione di un uomo...) ai danni delle donne sono dovuti anche al fatto che molte donne appena restano incinte stanno a casa e non si fanno vive anche per 2 anni. Lasciare aperta la possibilità di tornare a lavorare dopo pochi mesi dal parto è senz'altro un incentivo all'occupazione femminile. Chi vorrebbe le donne a casa per un anno ogni volta che hanno un figlio, le sta automaticamente tagliando fuori dal mercato del lavoro.
Oltretutto una legge del genere alleggerirebbe anche tante nonne, perchè si sa che la maggiorparte delle donne che per vari motivi tornano presto al lavoro i figli, li lasciano alla nonna.

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lunedì 2 aprile 2012

Godersi la primavera

Quando hai bambini la primavera è bella. Finalmente ci sono le belle giornate, il sole, fa buio tardi e si può stare fuori tutto il pomeriggio. D'inverno con il buio e i maltempo i pomeriggi sembravano interminabili e arrivava quel momento in cui il cucciolo era talmente stanco e annoiato che anche proporre le attività più estreme (pongo, acquerelli, fare i biscotti, rovesciare sul pavimento tutti i lego, montare la ferrovia di legno in salone...) non lo entusiasmava affatto, e allora gli dicevo: "vabbè, mettiamo un film".
Adesso invece dopo la scuola si va al parco giochi, merende in saccoccia, e ci si scatena fino a che non è proprio ora di andare a preparare la cena. E' faticoso portarsi dietro 2 bambini, uno in passeggino e l'altro per mano che non sempre vuole camminare lato muro tenendo la mano al passeggino, molto spesso il passeggino vorrebbe portarlo lui senza il mio aiuto, altre volte vorrebbe correre avanti per conto suo, altre ancora dice di essere stanco di camminare, ma la stanchezza passa subito appena dico "allora torniamo a casa?". E' ancora più faticoso a una certa ora dirgli che è ora di andar via, che bisogna cenare e ci vuole un po' per cucinare ("ma io non ho fame!", salvo poi mettersi a tavola con la forchetta in mano e chiedere di mangiare le cose più assurde perchè non ce la fa ad aspettare che sia pronto). E' ancora più faticoso perchè non posso prenderlo di peso e portarlo via, avendo anche il passeggino con il fratellino dentro.  Si generano a volte scene che non vi sto a raccontare, ma bene o male alla fine a casa siamo sempre ritornati.
Fra i due momenti più faticosi però, si apre una parentesi niente male: il cucciolo se ne va a cercare gli amici e i giochi che preferisce, il fratellino viene posizionato in modo che possa guardare i bimbi che giocano (quanto gli piace guadare i bimbi grandi!), e io mi siedo su una panchina, a volte in compagnia di altre mamme, a volte da sola. E me ne sto tranquilla, a godermi quell'ora di sole, senza avere davvero niente da fare se non tenere d'occhio mio figlio. In una giornata in cui si fa sempre tutto di corsa e il tempo sembra non bastare mai, avere un momento in cui davvero non posso e non devo fare niente ma solo godermi il sole e l'aria di primavera sembra essere un lusso che fa molto piacere concedersi. E ripenso a quando ero una studentessa, con quella spada di Damocle degli esami, e sempre a casa o in biblioteca a studiare, e arrivavo a luglio inoltrato color verde pallido, e si poteva uscire solo la sera (senza fare tardi però)... e non esistevano i sabati e le domeniche fino alla data dell'esame.
La mia vita è senz'altro molto densa e impegnativa, ma mi sento oggi molto più libera e con una qualità della vita migliore di quando ero studentessa e avevo come unico dovere quello di portare a casa qualche esame ogni tanto. I bambini hanno il merito di farti capire che puoi prendertela comoda, in certi momenti. In altri certo ti fanno correre, e non ti lasciano molto tempo per qualcosa che non li riguardi. Ma per lamentarci c'è tempo, adesso godiamoci la primavera!

mercoledì 28 marzo 2012

Violenza di genere e padri separati

Quando si parla di violenza di genere spesso capita di sentire che qualcuno tira fuori gli argomenti più meschini per giustificarla o quantomeno, se vogliamo dire così, trovare una "spiegazione". In questi giorni mi è capitato di leggere per esempio due post, uno su Un Altro Genere di Comunicazione e l'altro su Femminismo a Sud: il primo riporta una lettera pubblicata su un giornale, il secondo racconta di un dibattito avvenuto durante una trasmissione televisiva. In entrambi i casi si contrappone al problema della violenza sulle donne e del femminicidio, il problema dei padri separati.
La prima cosa che viene in mente è che la violenza è violenza, non si deve MAI giustificare, e non possono esistere opinioni ma solo dati di fatto.
La seconda, immediata, è: MA CHE C'ENTRA???
Non è che le donne e gli uomini sono delle masse informi e omogenee che agiscono tutte per gli stessi motivi. Ci sono tante singole donne e tanti singoli uomini, tante famiglie e tante situazioni particolari. Non vedo perchè correlare due fenomeni sicuramente entrambi gravi e sicuramente entrambi specchio di una società che non sta tanto bene, ma che non c'entrano uno con l'altro. E soprattutto uno non può giustificare l'altro!

Ma vorrei anche aggiungere qualcosa. Sull'argomento separazioni non so nulla per mia fortuna, e mi auguro che sia un argomento che non mi riguarderà mai. Non voglio assolutamente esprimere giudizi sui singoli casi e sulle singole scelte di singole famiglie e per favore cercate di capire che voglio solo fare delle considerazioni logiche e non giudicare nessuno. Ma se ci sono così tanti padri separati ridotti sul lastrico a causa di mogli mantenute, bisognerebbe chiedersi se non è per caso colpa anche del fatto che le donne italiane in maggioranza o stanno a casa, o hanno un reddito inferiore a quello del marito.

Quante donne conosciamo che dicono di "essere mamme a tempo pieno", di aver lasciato il lavoro (o non averlo cercato affatto) perchè hanno "scelto la famiglia", di essere contrarie all'asilo nido perchè "i bambini devono stare con la mamma" e quindi come andare a lavorare? E in questi casi, quanti mariti approvano questa scelta, difendendola come "libera scelta" (io che sia libera, l'ho già detto tante volte, non ci credo quasi mai), quanti mariti dicono che in fondo uno stipendio può bastare, tanto loro possono lavorare fino a tardi e trovare la cena pronta, la casa in ordine e i figli a letto. E quante famiglie invece vorrebbero due stipendi, ma l'organizzazione e la conciliazione è talmente difficile da rinunciarci? Il fatto che siano quasi sempre gli ex-mariti a mantenere ex-moglie e figli, è una diretta conseguenza di un paese in cui la società accetta come normale che una donna - nel 2012 - possa fare la casalinga, e in cui le istituzioni scoraggiano l'occupazione femminile e le pari opportunità. Ripeto e sottolineo che non è una critica verso chi sceglie di non lavorare, ognuno a casa sua faccia ciò che vuole se se lo può permettere, ma se le statistiche dicono che il 54% delle donne non lavora c'è qualcosa che non va, e non è possibile che per tutte queste donne sia una scelta libera e serena. E a quei mariti che incoraggiano le proprie mogli a stare a casa, o anche semplicemente non fanno nulla per incoraggiarle a cercare un lavoro, auguro di non separarsi mai.

Se ci fossero davvero pari opportunità di carriera e parità retributiva sicuramente ci sarebbero molti meno padri separati sulla soglia di povertà. E forse qualche ex-moglie costretta a pagare gli alimenti all'ex-marito, in più.

mercoledì 14 marzo 2012

Le plurimamme

La scuola del cucciolo, contrariamente a tutte le statistiche italiane, è frequentata da molte famiglie numerose. Sarà che il nostro quartiere è particolarmente family friendly. Così durante quell'oretta passata in giardino prima di tornare a casa, sono venuta a contatto con una realtà che sembrava ormai scomparsa, in un'Italia che scoraggia le famiglie e con il tasso di natalità più basso d'Europa. E con queste mamme di tanti figli, che io e il mio maritino chiamiamo affettuosamente "le plurimamme".
Le plurimamme le avevamo notate già prima che il cucciolo frequentasse la scuola, e ammiravamo il fatto che si portassero appresso una carovana di bambini (2 a piedi, uno nel passeggino, uno nella pancia, per esempio) in salita e senza che i loro figli si buttassero sotto una macchina o scappassero via, noi che per portarne uno solo al nido avevamo bisogno della camicia di forza. Le plurimamme non sono molto curate nel vestire, non si truccano e hanno i capelli spettinati. Portano sempre scarpe da ginnastica di quelle molto tecniche, con le molle sotto, di colori che vanno dal rosa al violetto. Le plurimamme sono simpatiche e spiritose, prendono con ironia quello che riguarda la crescita e l'educazione dei loro figli. Le plurimamme sono molto tranquille, non hanno paura se i loro figli non danno la mano una volta oltrepassato il cancello (in effetti le mani sono 2 e bastano a malapena per spingere il passeggino), se ti spaventi vedendo che i figli più grandi (quelli che camminano) vanno avanti da soli ti dicono di non preoccuparti, che tanto lo sanno che non devono scendere dal marciapiede. In effetti non ho mai visto uno dei loro figli fare un capriccio o impuntarsi. Le plurimamme ti dicono che loro stanno a casa, altrimenti come farebbero ad accompagnare ed andare a riprendere tutti quei figli, in scuole diverse e con orari diversi? In effetti è già quello un lavoro. E come dargli torto! Allo stesso tempo però se gli dici che forse il più piccolo potrebbero mandarlo al nido comunale (con tutti quei figli avrebbero molti punti e le speranze di entrare in graduatoria sono alte) per alleggerirsi un po', ti dicono che non possono pagare una retta, se pur piccola, perchè a casa loro c'è un solo stipendio. E anche in questo caso, hanno ragione. Le plurimamme fanno anche molta tenerezza, perchè danno l'impressione di dover fare davvero tutto da sole. I mariti, essendo gli unici a lavorare, non le aiutano per niente nell'accompagnare/riprendere i figli a scuola, e così ogni mattina vestono tutti i figli, compreso il neonato, e se li portano dietro in giro per le scuole. Una cosa sicuramente molto faticosa. Alcune plurimamme ti dicono che in Italia quando hai molti figli la prima cosa che ti chiedono è se sei neocatecumenale, mentre loro non sono nemmeno credenti. Altre invece non te lo dicono: forse lo sono. Le plurimamme sono sicuramente donne coraggiose, o incoscienti, dipende dai punti di vista. Non so dove voglio arrivare con questo post. Non è assolutamente una critica, ma il racconto di alcune impressioni su una realtà che fino a poco fa era per me totalmente estranea. E allora rifletto, sulla loro scelta (bellissima) di mettere al mondo tanti figli e di sacrificare tutto per loro, e se la scelta di stare a casa e rinunciare ad un altro stipendio, oltre che a qualcosa che rimanga anche dopo che i figli sono diventati grandi, sia stata davvero una libera scelta e la diretta conseguenza di aver messo al mondo tanti figli. Non so, e tutto sommato non sono nemmeno affari miei.

Risposta a Giornalettismo

Il mio post di ieri, insieme al commento che avevo lasciato in fondo all'articolo di Giornalettismo citato, ha scatenato un'accesa discussione. In pratica gli autori si sono sentiti "insultati" da me che come "ospite" non avrei dovuto insinuare che l'utilizzo di certe immagini possa veicolare un messaggio di giustificazione dello stupro. Intanto penso che dire la propria opinione e rispondere alle critiche sia costruttivo per tutti, non vedo perchè prendersela così sul personale. Poi l'impressione è che loro siano rimasti molto scocciati del post, più che dei commenti, ma nel mio blog io non sono un'ospite. E non era mia intenzione offendere nessuno. L'aggressione verbale di cui sono stata oggetto mi è sembrata un tantino sproporzionata.

Questa mattina ho scritto l'ultimo commento con cui dichiaro di ritirarmi ufficialmente dalla polemica e vorrei riportarla per completezza anche qui:

Ci tengo solo a precisare alcune cose, dopo di che censuratemi pure, che questa polemica è durata anche troppo. Non scriverò più commenti nè leggerò più i vostri articoli così saremo tutti più contenti.

Come prima cosa non era mia intenzione offendere nessuno personalmente. Solo porre l’accento sulla scelta di un’immagine che si presta a diverse interpretazioni. Se non siete d’accordo con me fatemelo notare, ma non vedo perché inveire in questo modo. Non ho mai detto che questa foto vuole “colpire le donne”, solo veicolare una certa mentalità. Mi sembra che quello che più vi ha infastidito sia il fatto che ho scritto un post in cui citavo questo articolo come esempio di un fenomeno generalizzato. E il fatto che ho usato la frase “il nome è tutto un programma”. Ma allora perché non scriverlo esplicitamente, invece che citare questa frase fino alla nausea? Non vi sembra un modo immaturo di farmi notare che ho usato un linguaggio che non vi piaceva? Certi post provocatori si scrivono proprio per sollevare un problema e avviare una discussione. Si può sbagliare nei presupposti, ma non è certo corretto rispondere inacidendosi in questo modo.

E comunque una cosa è ciò che ho scritto sul MIO blog (che comunque non calunnia nessuno ma esprime solo un parere personale), altro ciò che ho commentato “da ospite” nel vostro sito, e sinceramente vorrei proprio sapere dove sono gli insulti di cui parlate. La frase “voi in questo modo veicolate un’idea sbagliata e favorite una certa mentalità.” È forse un insulto? Se si chiedo scusa. Non ho mai neanche detto né sui commenti, né sul post, che l’immagine sia stata messa intenzionalmente per veicolare quel messaggio, sono convinta che nessuno intendeva farlo, anche se il risultato a mio parere è quello.

Riguardo alla censura, siete liberi di censurare chi vi pare. Io non capisco però perché sentirsi insultati dai miei commenti. I commenti che riportavo prima(*), e molti altri, invece si che offendono (non voi, ma le donne). E non vi fanno onore. Liberissimi comunque voi di tenerveli.

Buona giornata
 
(*) ecco i commenti a cui mi riferisco:
 
loiodice giuseppe
13 marzo 2012 alle 10:44
ha fatto bene il polizziotto ha scoparsi le negre…ma sapete se è andato anke di culo? attendo risposte… grazie a tutte le vostre madri vaiiiii peppottttttttooooooo” a commento dell'articolo sopracitato;

puttaniere
13 marzo 2012 alle 22:55
Personalmente, finchè con 100 euro posso togliermi ogni voglia, non mi farò rincretinire da nessuna ragazzotta. Chi più spende, meno spende e non è un vantaggio da poco.” a commento dell’articolo “Perché le donne rendono scemi gli uomini(anche su quest'ultimo titolo ci sarebbe qualcosa da commentare, ma mi asterrò).

martedì 13 marzo 2012

Violenza sessuale, femminicidio e giornalismo

Ormai ho il dente avvelenato contro i giornalisti incompetenti. Non mi piace come sulla stampa italiana si scrivano articoli su argomenti che non solo non si conoscono, ma nemmeno si è fatto lo sforzo di leggere la voce su Wikipedia. Non mi piace come si scopiazzi spesso alla meno peggio, senza controllare le fonti, e inorridisco quando trovo errori di ortografia, grammatica, consecutio temporum, ecc. Credo anche sia un offesa alle tante persone competenti e professionali che vorrebbero fare quel mestiere, ma sono disoccupate. Una brutta abitudine che mi fa incazzare, e di cui finalmente si inizia a parlare, è il fatto che si tenda a giustificare chi commette violenze contro le donne, in particolare chiamare "omicidi passionali" i femminicidi, e descrivere come "accecato dalla gelosia" un uomo che altro non è che un assassino.

Tempo fa invece il blog Un altro genere di comunicazione, con questo post, metteva l'accento sul fatto che molto spesso quando si parla di volenze sessuali vengano inserite immagini di donne in minigonna, giovani e belle, che sembrano - coscientemente o meno - voler veicolare un messaggio di giustificazione dello stupro. Oggi voglio segnalare questo articolo di Giornalettismo (il nome è tutto un programma) in cui si parla dell'arresto di un poliziotto della Questura di Bologna per concussione sessuale. L'uomo avrebbe costretto a rapporti sessuali due donne di cui seguiva la pratica per il rinnovo del permesso di soggiorno. Ora, il fatto è molto grave: un uomo che si approfitta del suo ruolo (istituzionale) per ricattare delle donne che hanno bisogno di rinnovare il permesso di soggiorno. A me non interessa in che modo le abbia convinte a questi rapporti sessuali, o come siano avvenuti i fatti. A me interessa che c'è un arresto per concussione sessuale, e l'immagine affiancata all'articolo è questa:


Una donna con delle belle gambe e una minigonna nera, che una mano maschile cerca "gentilmente" di alzare. Ancora la minigonna. E quel che è peggio è che la donna sembra consenziente, dal momento che con la sua mano sembra accarezzare il braccio dell'uomo. Non mi sembra l'immagine adatta per commentare una notizia del genere.

Sono d'accordo con Mary di Un altro genere di comunicazione: bisogna SEGNALARE queste immagini, ogni volta che si può commentare, scrivere che non siamo d'accordo. Non è un modo serio di fare giornalismo. Questo è arretratezza culturale a cui molti si sono abituati, ma non possiamo più accettare.


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giovedì 8 marzo 2012

Rami secchi

Non scriverò un post sull'8 marzo, di femminismo in questo blog ce n'è abbastanza in tutti gli altri giorni dell'anno e oggi lo lascio agli altri.

Voglio raccontare qualcos'altro. Da quando ci sono le belle giornate ci tratteniamo nel giardino della scuola fino alla chiusura, i bambini giocano finalmente un po' all'aperto e i genitori (per lo più mamme) chiacchierano dei figli del più e del meno.
E' molto bello, comodo perchè abitando di fronte è come portare un figlio al giardinetto, con fratellino nel passeggino, a costo zero. In più, agli alunni della scuola si uniscono anche i fratelli di tutte le età.
Solo una cosa rovina questo momento di serenità e allegria: i bambini sono sempre attirati da rami secchi e bastoni, li prendono e ci giocano. Corrono, saltano, li agitano. La maggiorparte dei genitori gli dicono di lasciarli, glieli tolgono di mano se non obbediscono. Alcuni no, o non li guardano proprio immersi nelle chiacchiere, oppure li vedono e proprio non dicono niente. Il primo giorno di scuola le maestre altro non hanno detto che se ci si trattiene in giardino non bisogna assolutamente lasciargli fare le cose che normalmente loro vietano, e NON penso che permettano ai bambini di giocare con i rami secchi. Comunque sia, tutti dovrebbero sapere che giocare con rami secchi (spesso molto lunghi e appuntiti) o con i bastoni è pericoloso. Sarà che per un gioco del genere sono finita in ospedale, da bambina, con 7 punti nell'occhio e per fortuna solo quello, ma io rabbrividisco quando vedo questi bambini correre e saltare con quelle cose in mano. Basta un attimo... E' una cosa che mi mette agitazione e nello stesso tempo crea imbarazzo, perchè per esempio ieri è capitato che fossi l'unica mamma contraria. Ho provato a farlo notare alle altre mamme, facendo finta di avvertirle che i loro figli stavano saltando da una panchina con un ramo in mano, come se loro non ci avessero fatto caso, ma li hanno lasciati fare. Non è che posso dire loro che dovrebbero andare a toglierglieli, o peggio andare io personalmente a farlo. Ognuno dovrebbe pensare ai propri figli e farsi i fatti propri con i figli degli altri... ma certe regole dovrebbero essere condivise da tutti, no? E il peggio è stato quando anche il mio ha preso in mano un bastone, a quel punto gli ho prima detto di buttarlo via e che non mi piaceva che ci giocasse. Poi, visto che ovviamente non obbediva, sono andata da lui e ho cercato di convincerlo, spiegandogli che è un gioco pericoloso e che io da piccola mi sono fatta molto male così. Ovviamente è partita la sfida, e quindi l'ho preso e non gliel'ho più ridato con lunghi capricci che si sono conclusi solo quando abbiamo patteggiato un succo di frutta in cambio del bastone. Ma è difficile far rispettare questa regola - che essendo per me importante deve valere SEMPRE e in ogni circostanza - se tutti gli altri bambini possono correre, saltare o fare lo scivolo e nel frattempo brandire bastoni indisturbati. In più faccio la figura della mamma rompipalle. Certo me ne frego di quello che pensano gli altri, ma è già di per se difficile distogliere un bambino da un gioco, figuriamoci se gli altri possono farlo e lui no. Non penso di essere una mamma ansionsa se mi viene la pelle d'oca ogni volta che vedo mio figlio avvicinarsi a quei bambini armati di bastone, e comunque sia le maestre hanno chiesto chiaramente di osservare certe regole in quel giardino e fregarsene è una mancanza di ripetto verso il loro lavoro, oltre che molto diseducativo per i bambini.

sabato 3 marzo 2012

Inoccupazione e asili nido

Torno a parlare del Convegno di Pari o Dispare  del precedente post. Sono fissata, lo so, ma per una volta trovo conferma nelle statistiche di ciò che da anni vedo intorno a me e dico, suscitando reazioni di scetticismo se non disappunto nei miei interlocutori. Se leggete l'articolo che riporta integralmente l'intervento, a un certo punto si parla della frequenza dei bambini italiani negli asili nido. Cito testualmente:

"Gli altri motivi per cui l’82% delle donne inattive per motivi familiari non lavora e non cerca lavoro possono solo essere supposti. Possono essere ricondotti in via generale al ruolo di cura della famiglia che in Italia è assegnato prevalentemente se non esclusivamente alle donne, ma anche a legittimi calcoli sulla convenienza di lavorare se il costo per colf e badanti supera lo stipendio che si pensa di poter guadagnare.

Non si deve neppure sottovalutare che a volte la scelta è determinata solo dalla valutazione, peraltro non condivisa dalla pedagogia, che la cura che una madre o un padre può dedicare a un figlio è qualitativamente superiore a quella di un asilo nido.

Infatti, dal grafico successivo emerge che il 45,9% dei bambini non è iscritto dalla madre all’asilo nido perché considerato troppo piccolo, il 33,4% perché è seguito da un altro membro della famiglia e il 6,7% perché non si vuole delegare la funzione educativa."

La figura sotto riporta il numero di bambini da 0 a 2 anni non iscritti all’asilo nido per motivo della non frequenza -  Anno 2008 (per 100 bambini da0 a 2 anni non iscritti)


Ora, tolti "il nido/asilo costa troppo", "ho fatto la domanda ma non è stata accettata", "il nido o la scuola sono lontani da casa, scomodi" che coprono in totale il 20.3% dei casi (non pochi però), le altre motivazioni sono davvero solo di carattere culturale. Prevale ancora la mentalità della mamma chioccia che è l'unica depositaria dell'educazione dei bambini, e che se lei non può c'è la nonna. Ancora una volta ricade sulle spalle di una donna un compito che dovrebbe spettare allo stato.
 
Nessuna delle educatrici di un asilo nido pensa che la mamma le abbia delegato l'educazione del figlio, lasciare il proprio figlio per alcune ore al giorno alle cure di persone preparate e competenti non può che essere un arricchimento per il bambino, e un aiuto a livello non solo pratico ma anche pedagogico per la famiglia. Io e mio marito abbiamo iscritto i nostri figli al nido non solo per necessità ma è stata prima di tutto una scelta educativa, e sinceramente abbimo visto i risultati. Questo non vuol dire che qualcun altro si sia preso delle responsabilità al posto nostro, o che abbiamo consegnato i nostri figli a degli estranei come se fossero pacchi postali, ma abbiamo voluto che delle persone esperte ci aiutassero e ci consigliassero per quanto riguarda la loro crescita e la loro formazione, sin da piccoli. Insomma, più che una "delega", la considero una "collaborazione".

venerdì 2 marzo 2012

Non disponibili a lavorare

Sul Blog "La 27 ora" del corriere è stato pubblicato questo articolo: durante il convegno “Questione femminile, questione Italia”, organizzato dall’Associazione Pari o Dispare, è emerso che in Italia su 19 milioni di donne il 46 per cento lavora. E ci sono un milione e mezzo di donne che non cercano lavoro perché hanno figli o devono prendersi cura degli anziani. Solo il 18 per cento di loro sarebbe disposta a lavorare se gli asili fossero più diffusi e meno costosi (circa 300 mila), mentre molte altre, l’82 per cento (più di 1,2 milioni), non lavora e non cerca lavoro per motivi diversi.

I numeri mostrati, per quanto a mio parere allarmanti, non mi sorprendono. Quante donne conosciamo che dicono "non lavoro perchè tanto mio marito guadagna bene", oppure "preferisco stare a casa perchè voglio occuparmi personalmente dell'educazione dei miei figli", "i bambini nei primi anni devono stare con la mamma, e poi con quello che si sente in giro sugli asili...", e via dicendo. Non me la prendo con il singolo caso specifico, se una persona non vuole lavorare e può permetterselo sono affari suoi. Il fatto però che facciano questa scelta una così alta percentuale di donne è segno di qualcosa che non va. Ho sempre pensato che la carenza - per meglio dire assenza - di servizi alle famiglie fornisce un alibi a chi, per mentalità, è convinto che tutto sommato una donna se è sposata può anche non lavorare. Analogamente questa mentalità costituisce un alibi per chi ci governa a non fare niente, a non affrontare il problema degli asili, delle pari opportunità, della flessibilità dell'orario di lavoro o della mancanza di certi fondamentali diritti per quanto riguarda la maternità (basti pensare alle dimissioni in bianco che sono, di fatto, legali). Se le donne preferiscono stare a casa e dedicarsi alla famiglia e la società lo approva, perchè investire sull'occupazione femminile? Se l'asilo mi costa quanto quasi tutto lo stipendio, perchè andare a lavorare? E' il cane che si morde la coda. Così come quando si esalta il lavoro della casalinga e ci si piange addosso perchè non è sufficientemente riconosciuto... ma perchè dovremmo considerare delle eroine delle donne che semplicemente si occupano della loro casa e della loro famiglia come fanno tutte, anche quelle che lavorano? Con tutto il rispetto, io so benissimo che è stancante e sono la prima a dire che andare a lavorare mi distrae ed è meno faticoso essere al lavoro che a casa, ma i figli a scuola li vado a prendere anche io, la cena gliela preparo e li porto al parco se è una bella giornata. Insomma, e qui mi rivolgo specialmente alle casalinghe che sicuramente mi staranno odiando, ma non vi rendete conto che quando dicono queste cose ci stanno prendendo per il culo? Cioè tu rinunci a lavorare (al di là della soddisfazione, stai rinunciando anche a uno stipendio), ti fai un mazzo tanto tutto il giorno, però devi sentirti onorata perchè ti stai realizzando come mamma e come moglie! E cosa vorresti di più dalla vita? E' un po' come quando ti dicono che il dolore del parto è necessario per diventare madre e per vivere appieno l'esperienza della nascita, che la donna è forte e raggiunge l'apice della sua forza con le sofferenze del parto... non sarà che l'epidurale è un costo, e non è una priorità per la sanità italiana? Non sarà che raccontarci tutte queste chiacchiere è un modo per sottometterci, farci stare zitte e non pretendere niente di più? Siamo nel 2012 però, e un paese in recessione non può permettersi di avere una percentuale così alta della popolazione a casa. Deve sicuramente cambiare molto a livello legislativo, ma deve anche cambiare la mentalità degli italiani. Certo è che per forzare un cambio di mentalità sono necessarie leggi più moderne.
 

mercoledì 29 febbraio 2012

Medici ai primi ferri

Leggo oggi delle dichiarazioni che il figlio del rettore dell'Università La Sapienza di Roma, giovanissimo primario e professore associato già a 31 anni nella stessa facoltà di padre, madre e sorella, ha rilasciato a Report, in cui afferma che la sua equipe "non aveva mai visto la cardiochirurgia" e che si è esercitata con delle simulazioni in sala "anche con i manichini". Ora, tutti sono scandalizzati e a ragione. Vorrei però che ci fosse la stessa voglia che i medici siano esperti e sappiano fare il proprio lavoro anche quando si va in ospedale e ci si trova a contatto con tirocinanti e specializzandi. Sarà che sono stata specializzanda anch'io, e tirocinante in ospedale (anche se non sono un medico), ma sono sempre molto solidale e paziente quando mi capita di avere a che fare con un giovane medico o praticante. Ho sentito donne in gravidanza lamentarsi perchè chi faceva loro le ecografie non erano i medici di ruolo, ma giovani specializzande incapaci che non sapevano usare bene la sonda e per questo gli avevano fatto male tanto da far venire i lividi (come sia possibile farsi male durante un'ecografia però me lo spiegano). Analogamente per i prelievi, o i tamponi. Quante volte poi ho sentito persone scocciarsi perchè a una visita prendevano parte anche gli studenti, come se ci fosse una grande violazione della privacy... insomma tutti vorremmo medici super esperti ma poi ci scocciamo se fanno pratica anche su di noi. Ovviamente parlo sempre di situazioni in cui c'è la supervisione di un medico già formato. E così mi torna in mente quel telefilm che tanto mi divertiva proprio negli anni in cui ero specializzanda e tirocinante...

giovedì 16 febbraio 2012

Papà perfetti

Questa mattina il maritino mi ha inviato il link a questo articolo su Repubblica.it:


Una volta tanto ho avuto il piacere di leggere un bell'articolo, privo di stereotipi, su un giornale che in genere trovo di basso livello e verso cui sono molto critica. La parola "mammo" non viene mai usata ma anzi si racconta una realtà che è la naturale conseguenza di una famiglia in cui doveri e ruoli sono equamente divisi fra entrambi i genitori: una famiglia "moderna".

mercoledì 15 febbraio 2012

Arretratezza culturale

La TV a casa nostra si accende quasi solo per guardare DVD. Non me ne frega niente del festival di Sanremo e non ho nessuna intenzione di guardarlo, tantomeno dopo la storia vergognosa della valletta trattata come se fosse una minorata mentale con le tette (per chi si fosse perso la vicenda, la trovate molto ben raccontata qua). Non sarebbe neanche il caso di dedicargli un post, vorrebbe dire dargli un minimo di importanza che non merita. Ma ho letto un paio di cose qua e là che mi infastidiscono e proprio devo dire la mia.
Intanto la valletta sopracitata aveva il torcicollo (così ho letto) e non ha partecipato. Mi spiace per lei, ma c'ho gusto. In generale, visti i protagonisti, più che un festival della canzone mi sembra la festa dell'ospizio. Ma puntare sui giovani mai? Poi c'è stato il teatrino di Celentano, quest'uomo che usa la televisione pubblica per scopi personali in quanto ha accusato (insultato?) un paio di giornali e un giornalista facendo nomi e cognomi solo perchè avevano pubblicato o scritto qualcosa contro di lui. Non è la prima volta che a Celentano viene dato lo spazio di sproloquiare di argomenti che non gli competono. Non capisco perchè un cantante, per quanto geniale sia (non c'è dubbio che è uno dei più grandi della musica italiana, ci sono sue canzoni degli anni '60 che sono ancora modernissime da un punto di vista musicale) si possa permettere di sparare a vanvera di cose che non riguardano la musica. In questo paese nessuno si limita a fare il proprio mestiere, ed è per questo che siamo un paese di cialtroni. Avevo già scritto qualcosa di simile in questo post.
Ma il punto dove volevo arrivare è l'esibizione di Luca e Paolo. Non mi sono mai piaciuti, so che piacciono a molti ma io non li ho mai trovati spiritosi, anzi mi stanno piuttosto antipatici. Leggo su questo articolo che hanno fatto dell'ironia sul fattto che da quando non c'è più Berlusconi al governo loro, i comici, non sanno più cosa dire. Fin qui ok, ma leggo l'ultima frase riportata fra virgolette: "non si può fare satira davvero, senza più la Carfagna al ministero... adesso c’è sto legno, la Fornero". Ecco, anche loro che fingono di essere "di sinistra" cadono nel sessismo più becero: la Carfagna, la bonona ma scema, contro la Fornero, intelligente ma noiosa. Sarò fissata e vedrò del sessismo dappertutto, ma ho trovato questa battuta molto stupida.
La RAI ci offre spettacoli di davvero pessima qualità, se potessi chiedere di staccarmi da quei canali ed evitare di pagare il canone lo farei. Purtroppo il mio senso civico mi impedisce di rifiutarmi semplicemente di farlo, in quanto è una tassa come tutte le altre e se non lo paghi sei di fatto un evasore. Certo è che se vogliamo misurare il livello culturale del nostro paese da questo che dovrebbe essere lo spettacolo di punta della stagione televisiva, l'unica parola che mi viene in mente è ARRETRATEZZA.
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