venerdì 5 agosto 2011

Incontri

Questa mattina sono stata in ospedale per il prelievo e l'eco del 3 trimestre. Mentre aspettavo il mio turno, una signora che mi era seduta vicino chiede un'informazione, così ci mettiamo a parlare. La signora non e' italiana ma parla abbastanza bene l'italiano. Mi chiede se manca poco al parto, io le rispondo che in realtà mancano ancora 2 mesi, ho la pancia talmente grande che spesso mi prendono per una che partorirà a giorni... Mi chiede anche se e' il primo bimbo, io le rispondo che ho già un maschio e questo e' il secondo maschietto. Così le chiedo di lei, mi risponde: "io 8", indicando la sua pancia; le chiedo: "ah, e' all'ottavo mese?", e lei: " no, ottavo figlio, ne ho 7 a casa". Le chiedo quanti anni ha il più grande, mostrandomi chiaramente stupita e ammirata per il coraggio di avere così tanti figli. Mi dice che ha 14 anni, e che per fortuna la aiuta la suocera e che anche i figli grandi danno una mano. Mi dice che viene dalla Somalia, e' chiaramente musulmana dal momento che indossa il velo. Non ho fatto in tempo a sbirciare sulla cartella che aveva in mano perché e' arrivato il suo turno, ma avrei scommesso che fosse più giovane di me. Un viso paffuto, un sorriso molto dolce. Peccato che la nostra conversazione sia finita li perché mi sarebbe piaciuto saperne di più su di lei, sulla sua famiglia...

Mi e' venuto in mente che proprio in questi giorni ho letto che c'e' stato "il primo sì alla Camera al divieto in Italia di indossare in luoghi pubblici burqa, niqab o altri caschi e indumenti etnici che rendano non identificabile il volto della persona", e ho letto questo post un po' critico riguardo a questa legge. La vignetta, che riporto anche sotto, e' molto carina e devo dire azzeccata. Condivido anche la critica al fatto che spesso chi parla dell'argomento, giornalisti e politici, non sembra avere chiara la differenza fra quello comunemente detto "velo" o hijab, che io trovo un capo di abbigliamento come un altro (valore simbolico e religioso a parte) e che anzi può essere molto bello e comunque non diverso dall'indossare un cappello e una sciarpa come faccio io d'inverno, e burqua o niqab. Non sono un'esperta dell'argomento ma direi che la differenza e' evidente. Da quello che ho capito la legge riguarderebbe solo gli ultimi due casi, e io sinceramente non la trovo sbagliata (a meno di dettagli che non conosco e che mi interesserebbe sapere, se qualcuno ne sa di più e vuole scrivere un commento e' il benvenuto). Di donne con l'hijab se ne vedono tantissime tutti i giorni, una sola volta ne ho vista una con il burqua, nella mia città, camminava insieme al marito (vestito normalmente, pantaloni e camicia). Mi e' venuta la pelle d'oca.



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6 commenti:

  1. Concordo: se il velo è portato liberamente non ci trovo nulla di sbagliato.

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  2. Bel post il tuo e bello l'articolo che hai linkato!! Io non vivo in Italia ma l'ignoranza in merito è la stessa!
    Viola

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  3. Anche io ammetto di non essere onnisciente a riguardo, quindi forse questo mio commento risulterà superficiale...non vedo problemi a indossare il velo (non il burqa, quello scusate ma mi da' i brividi...), purché sia una libera scelta della donna. Il nocciolo è questo:dovrebbe essere la donna musulmana a scegliere liberamente di indossare o meno il velo, l'importante, almeno secondo la mia personalissima sensibilità, è che non ci siano costrizioni di sorta.

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  4. Mi sembra che siamo tutte più o meno d'accordo. Il burqua e il velo non sono la stessa cosa, e' giusto che il primo non possa essere indossato e il secondo no. Tutta questa confusione generata dai nostri politici e dai giornalisti secondo me non e' ne' casuale, ne' dovuta alla loro ignoranza, ma voluta perché ancora una volta la si vuole 'buttare in caciara', la popolazione non deve capire, perché da una parte c'è chi fa leva sulle paure del 'diverso' per deviare l'attenzione da quelli che sono i veri problemi del paese e le vere cause di questi problemi, dall'altra c'è chi invece pur di fare opposizione (solo quando gli fa comodo, ovviamente) spaccia per democrazia o rispetto per le diverse culture qualcosa che invece a mio parere e' assolutamente incivile. Tutta questa ambiguità, scusate, ma a me sa di presa per il culo - ancora una volta. Lo hanno fatto con il referendum, lo fanno ogni giorno. E purtroppo gli italiani ci cascano.

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  5. Condivido il tuo post nel senso che anche a me una donna velata "islamicamente" non dà fastido più di quanto lo faccia una suora, dal momento che si vede il viso.

    Tuttavia, ho esperienza indiretta dell'"affaire du voile" in Francia e mi sembra che le cose non siano così semplici.

    In Francia, chi porta il velo (non il niqab, non il burqa) generalmente chiede di essere esonerata dalle lezioni di scienze e di educazione fisica.

    Ho un'amica preside di liceo, una "pied noir", cioè francese nata in Algeria, che conoscendo molto bene la cultura locale, riusciva a convincere la famiglia della ragazza con un colloquio privato. Ma mi riferiva che la stragrande maggioranza dei presidi andava in grande difficoltà, e si trovava di fronte il dilemma di rilasciare un diploma del tutto uguale a quello degli altri ragazzi, a qualcuno che era stato esonerato da un intero corso in programma. Di qui la recente legge francese sui simboli religiosi in pubblico. Non risolve tutto ma ha un'origine precisa.

    Per l'Italia, visto che noi appunto abbiamo le suore velate ancora in gran numero e abbiamo un tipo di gestione più privata e contrattuale dei problemi, forse il percorso sarà diverso. Di sicuro a nostro vantaggio ci sarà il fatto di non avere un gran numero di immigrati algerini, che a differenza di marocchini e tunisini, generalmente rifiutano ogni invito all'integrazione.

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  6. @Close: quello che mi scrivi e' molto interessante, non sapevo che la cosa comportasse problemi di questo tipo nelle scuole, ma non ho mai giudicato la scelta francese di vietare il velo alle studentesse. sinceramente non mi sento nè abbastanza informata per esprimere un parere su una legge di un altro paese, ne' mi pare eccessivo che a scuola si vietino segni distintivi di appartenenza a una data cultura o religione, lo trovo molto civile anzi. Ovviamente tutto va visto nel contesto di quel paese e di quella società. La Francia e' certamente un paese molto più laico del nostro, qui da noi si discute ancora del crocifisso nelle aule e l'ora di religione e' spesso imposta o comunque una presenza molto invadente nella didattica sin dalla scuola materna. Direi che i nostri problemi sono altri...

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