venerdì 29 luglio 2011

Donne e scienza blog surfing

Facevo una ricerca su google tanto per passare il tempo (oggi in ufficio giornata un pò morta), sono capitata in questa pagina e non riuscivo a credere ai miei occhi: il mio blog è nominato fra una serie di blogs che parlano di donne e scienza! Inutile dire che la cosa mi fa molto piacere e mi riempie di orgoglio. Ho iniziato a scrivere qui un pò per sfogarmi (all'epoca ero una mamma precaria borsista e molto sconfortata), e un pò perchè mi piace chiacchierare. Piano piano ho capito che poteva essere l'occasione per scrivere qualcosa di diverso da quello che si vede di solito nei blog per mamme, avendo io la passione per la scienza e la divulgazione; allo stesso tempo volevo dimostrare che si può essere mamme e scienziate, e che le due cose vanno di pari passo. Non pensavo però che mi sarei divertita tanto, e che sarebbe stato lo spunto oltre che per informarmi di più io (per scrivere certi post leggo e mi documento molto), e per confrontarmi in maniera "severa" con altre persone. Tante volte anche solo lo scambio di commenti mi ha dato davvero grandi soddisfazioni. Oggi scopro che il mio blog è citato insieme a Ocasapiens, quello di Sylvie Coyaud, giornalista che seguo da quando ero all'università perchè si è sempre occupata di tematiche che riguardano le donne e la scienza, per esempio su D di Repubblica. E sono soddisfazioni!

Scrivono di me:
Trentacinquenne alla sua seconda gravidanza, racconta di come si addormenta in ufficio, e già! il primo trimestre fa venire sonno, difende i vaccini da una prospettiva scientifica  e decifra per noi - svelando il falso ideologico - gli articoli pseudo-scientifici dei giornali on line. Riesce a fare tutto questo con rigore e ironia: non perdetevela.

Ringrazio di cuore il sito ingenere, e corro a leggere gli altri blogs segnalati!


giovedì 28 luglio 2011

Legge sull'omofobia e quote di genere: discriminazioni al contrario, e allora?

E' di ieri la notizia che la Camera ha approvato le pregiudiziali di costituzionalità sul testo della legge sull'omofobia presentate da Udc, Lega e Pdl. Il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, si è astenuta. Il testo mirava a introdurre l'aggravante di omofobia nei reati penali. Questo vuol dire che si sarebbe aggiunto un aggravante nel caso in cui il movente del reato fosse stato di matrice omofobica (non sono un'esperta di diritto quindi perdonatemi se uso certi termini a sproposito), non certo che l'aggravante è che la vittima sia un gay. Cioè, secondo la legge che non è passata, non è che se uno aggredisce un omosessuale per rubargli il portafogli ci sarebbe stata l'aggravante di omofobia, se però lo aggredisce solo perchè è omosessuale - e quindi spinto dall'"omofobia" - allora sarebbe scattata l'aggravante. Una legge del genere già esiste per quanto riguarda il razzismo. I commenti però dei politici che hanno votato contro (e di una buona parte degli italiani che frequentano blogs, forum, social networks, quotidiani online ecc.) sono che non si vogliono considerare gli omosessuali come cittadini diversi dagli altri, e che con quella legge ci sarebbe stata una discriminazione al contrario... insomma mi sembra che di questa legge non hanno capito un cavolo, o almeno questo dimostrano, eppure il loro mestiere dovrebbe essere quello di votare le leggi dopo averle lette e capite. Se io avessi un esperimento da portare avanti, delle misure da effettuare e non capissi neanche come si calcola/misura la grandezza fisica che voglio studiare sarei giudicata incompetente e non so il mio capo come la prenderebbe. Questi incompetenti che ci governano invece giustificano una decisione adducendo motivazioni che non stanno nè in cielo nè in terra, oltre ad essere vergognose ed offensive.

La teoria delle discriminazioni al contrario, sostenuta anche da una buona parte della popolazione italiana, mi sembra di averla già sentita... ah si è il classico commento che ti fanno quando si parla di quote di genere. E così ci riallacciamo allo scorso post, ovvero ai commenti più comuni sentiti e letti quando si parla di questione femminile e pari opportunità. E' stata approvata una legge, molto timida direi, che impone che a partire dal 2012 i consigli di amministrazione delle aziende prevedano una quota obbligatoria minima di donne del 20%, che si innalzerà  al 33% dal 2015. Il primo commento da parte di chi non è d'accordo - e non sono d'accordo neanche tante donne "di sinistra" - è proprio questo: una discriminazione al contrario perchè si prevede di assumere una donna solo perchè donna, preferendola a un uomo, perchè imposto dalla legge. A nessuno viene in mente che se le donne sono il 50% della popolazione e soprattutto la parte della popolazione che studia di più e con risultati migliori, e il fatto che in Italia le donne nei Cda siano appena il 6% tra le società quotate è qualcosa che non torna, a livello statistico. Sarà anche una discriminazione al contrario, forse è vero, ma è una discriminazione necessaria. Le leggi per tutelare le pari opportunità apparentemente ci sono, fanno parte persino della nostra Costituzione. Ma se i risultati sono questi, evidentemente non bastano. La legge italiana per esempio dice che una donna deve percepire lo stesso stipendio di un uomo a parità di lavoro svolto: le statistiche dicono che a partità di lavoro le donne guadagnano mediamente meno degli uomini. E' vietato licenziare una donna in gravidanza, è vietato anche farle firmare dimissioni in bianco al momento dell'assunzione se è per questo, ma comunque avviene lo stesso. Quindi se è necessaria una discriminazione al contrario, che la si faccia! Sono d'accordo anch'io che se ti limiti a questo e non fornisci le condizioni necessarie per favorire l'occupazione femminile non è sufficiente, sono tante le carenze in questo paese a partire dagli asili nido che scarseggiano e dalle scuole che fanno orari spesso incompatibili con la vita lavorativa dei genitori, ma da qualche parte bisogna pur iniziare... no?

Altri commenti molto molto frequenti sono:
- In questo modo si rischia di dare un certo incarico a una persona che non è all'altezza, scartandone semmai una che lo era di più.
Questa è una parafrasi della teoria della discriminazione al contrario. Riprendendo il discorso sulle donne che sono il 50% della popolazione e la parte della popolazione che studia di più, direi che è molto più probabile oggi che una donna più preparata si veda scavalcare da un uomo che lo è meno, piuttosto che accada il contrario in futuro con le quote imposte per legge. E non è una mia teoria, basta leggere le statistiche e farsi 2 conti! E comunque stiamo parlando di un 20% che diventerà il 33% fra 4 anni... una percentuale ridicola!!!
- In questo modo si favoriranno le amanti dei potenti.
Certo perchè donne capaci è impossibile trovarle, le donne possono arrivare a certe posizioni solo per meriti sessuali. Il maschilismo in questa affermazione è imbarazzante. E comunque le amanti che fanno carriera ci sono già anche senza quote.
- Ma si troveranno tante donne disposte a sacrificare la famiglia per quel lavoro? oppure Ci saranno poi tutte queste donne interessate a ricoprire ruoli di responsabilità?
Io credo proprio di si. Di donne capaci che hanno studiato e hanno voglia di fare carriera ce ne sono tante, poche però ci riescono. Queste affermazioni riflettono una mentalità radicata nella nostra società che vede la donna come l'angelo del focolare, che si realizza solo sposandosi e facendo tanti figli, le pulizie, manicaretti per marito e figli e servendo tè alle amiche. Ah dimenticavo shopping, estetista e parrucchiere. Le donne che scelgono di fare entrambe le cose, cioè pur avendo una famiglia vogliono sentirsi realizzate anche nel lavoro, sono viste come delle poverette che purtroppo non hanno saputo scegliersi un buon partito, e sono costrette a lavorare per portare a casa un altro stipendio. A nessuno viene in mente che lavorare può essere una scelta che ci piace e che ci fa stare meglio indipendentemente dallo stipendio che portiamo a casa. E quante volte ci siamo sentite dire da amiche o parenti "io non lavoro perchè tanto mio marito guadagna bene"? Io non ho nulla contro la loro scelta particolare, ma contro il fatto che la società approvi queste donne che nel 2011 fanno le casalinghe, pur avendo una laurea, e che le veda come quelle che hanno capito tutto della vita, delle "fortunate", furbe e intelligenti, oltre che delle madri modello perchè dedicano tutto il loro tempo alla cura dei figli e del marito. Le lavoratrici invece sono delle pazze egoiste, nevrotiche, che affidano i figli ancora piccoli al nido, madri sciagurate! E quel che è peggio, andando a lavorare "prendono gli stessi difetti degli uomini". Ecco, quest'ultima frase me la sono sentita dire infinite volte e non so se mi fa più ridere o incazzare.
E comunque penso anche che la presenza di più donne agli alti livelli potrebbe agevolare un ridimensionamento degli orari lavorativi, anche perchè diciamo le cose come stanno: altra mentalità diffusa è che gli uomini possono lavorare fino a tardi la sera perchè tanto ci sono le mogli a casa, angeli del focolare, che pensano ai figli e a tenere in caldo la cena. Ma dove sta scritto??? I figli si fanno in 2 e a casa a una certa ora con i figli devono starci tutti e 2!

Comunque, in molti paesi europei le quote di genere sono state applicate già da tempo e i risultati sono stati positivi. Certo c'era anche dell'altro a supporto dell'occupazione femminile, soprattutto un'altra mentalità. La nostra è davvero molto arretrata, e se è necessaria una misura drastica per farla cambiare ben venga. E per favore, non chiamatele "quote rosa", io lo trovo offensivo. Sono "quote di genere" perchè servono a garantire la partecipazione di entrambi i generi e nulla vieta che si possano applicare anche agli uomini nel caso in cui ci fosse una maggioranza di donne. Il fatto però che nei Cda questa eventualità non si presenti mai, dovrebbe farci di per se riflettere.

venerdì 22 luglio 2011

Donne, stereotipi e mentalità

Accolgo la proposta lanciata dal blog Vita da streghe di rispondere agli argomenti più ricorrenti di chi non comprende o vuole sottovalutare le critiche che alcuni, me compresa, fanno alla mercificazione del corpo della donna e alla rappresentazione stereotipata delle donne in generale. Il post, di cui riprendo anche il titolo, è questo. La lista di argomentazioni riportate raccoglie efficacemente i tanti commenti che si leggono in rete, su facebook, sui blogs, in fondo agli articoli dei tanti quotidiani online, o si sentono pronunciare quando si parla di questo argomento. La cosa che mi fa davvero riflettere su quanto una certa mentalità sia profondamente radicata qui da noi e su quanto ormai certe cose passino inosservate, è che si sentono commenti di questo tipo persino da donne, o da uomini che si dichiarano "di sinistra", che si dicono a favore delle pari opportunità e sanno che nel nostro paese siamo ancora ben lontani dall'averle. Insomma è evidente che non ci si rende conto di quanto grave la situazione sia diventata, di quanto l'uso del corpo femminile sia gratuito, e di quanto gli italiani ne siano ormai assuefatti. Un esempio di ciò che sto dicendo è la campagna pubblicitaria "Cambia il vento" del PD per la festa de l'Unità, che ha suscitato molte polemiche da parte delle "femministe" in quanto utilizza un paio di gambe femminili con una gonna che si solleva per effetto del vento, mentre l'equivalente maschile è un uomo in camicia a cui svolazza una cravatta. E già su questa differenza fra i due sessi se ne potrebbero dire tante. Ma i controcommenti alle critiche "femministe" sono stati tanti, e la ciliegina sulla torta è l'intervista all'autore dei manifesti riportata qui, in cui davvero non si sa se è più qualunquista e superficiale l'intervistatore o l'intervistato, e in cui emerge quanto l'importanza di certi messaggi sia sottovalutata tanto da farsi beffa di chi prova a metterla in evidenza. Certo, in fondo rispetto a quello che si vede in giro questo manifesto non mostra molto, solo un po' di coscia mentre siamo invasi da culi in primo piano per pubblicizzare qualunque tipo di prodotto. Ma il punto non è questo: il punto non è cosa si vede, il punto non è se la ragazza in questione indossa le ballerine invece che i tacchi a spillo, o cerca di abbassare la gonna che vola via invece che mostrare la sua sexy lingerie. Il punto è che dal PD ci si sarebbe aspettato uno sforzo di fantasia in più. Per me questa campagna pubblicitaria, seguita a una campagna per il SI ai referendum che sapeva di imbroglio e populismo, è stata una vera delusione.

Fatta questa lunga premessa, passo a rispondere alla lista di argomenti elencati da Vita da streghe, immaginando di avere davanti un interlocutore che mi pone queste obiezioni e di rispondergli:

- Ci sono cose più serie, gravi o più importanti
Ci sono sempre cose più serie, gravi o importanti. C'è chi si strappa le vesti per difendere i diritti di un embrione di poche cellule, chi non mangia carne perchè ritiene gli allevamenti intensivi una violenza, chi protesta per fermare la costruzione di una ferrovia o un inceneritore, io mi batto per le pari opportunità. E le pari opportunità passano anche attraverso il modo in cui la donna viene rappresentata.

 
- Chi rivendica una diversa rappresentazione della figura femminile è fondamentalmente un/a bigotto/a
Non è da bigotti credere che le donne abbiano anche un cervello, credere che un prodotto possa essere pubblicizzato e venduto anche senza allusioni sessuali, mostrare parti anatomiche fini a se stesse, credere che uno spettatore/consumatore possa essere convinto/apprezzare anche un altro modo di fare comunicazione.
Ridurre tutto a "mi piace/mi convince perchè quella è bona, ha un bel culo/belle tette" è un tantino offensivo nei confronti del consumatore/spettatore, no?

- Chi denuncia è probabilmente brutta dunque invidiosa del corpo delle altre
Intanto chi te lo ha detto, e poi non c'è solo la bellezza nella vita. Ecco, proprio dicendo questo sei un maschilista perchè pensi che una donna possa avere come unica qualità/scopo nella vita essere bella e attraente, o meglio essere attraente attraverso la "bellezza". Non è così, ci sono tante qualità nella vita di una donna, è la pubblicità che vuole convincerci che la bellezza sia la nostra unica aspirazione ma non è così.

- La colpa è delle donne che si prestano ad usare il proprio corpo
C'è anche questo, ma non solo questo. Fa tutto parte di un sistema che premia chi si presta a certe condizioni e danneggia chi non lo fa. Alla fine tutti devono lavorare, ognuno fa ciò che gli riesce meglio. Non c'è niente di male a fare la modella o comunque una professione in cui quello che utilizzi è la tua bellezza invece che la tua intelligenza, nessuno è contro la bellezza o contro l'impiego di belle donne nella pubblicità e nello spettacolo, il punto è COME lo si faccia e quale messaggio si voglia dare.

- Chi denuncia è una femminista (aggettivo inteso come sinonimo di estrema, vetusta)
Si, sono femminista. Le femministe con le loro battaglie mi hanno permesso oggi di decidere se portare avanti una gravidanza oppure no, di poter divorziare da mio marito nel caso in cui non ritengo più sia il caso di rimanere sua moglie, di andare a votare, di avere - almeno sulla carta - le stesse possibilità di un uomo nel lavoro e nella vita. Poichè come ho detto queste possibilità sono sulla carta, ma non sempre si verificano realmente, non credo che il femminismo sia un concetto superato anzi se ne sente la necessità oggi più che mai. In tutte le correnti politiche e di pensiero ci sono gli estremismi ma questo che c'entra?

- Apprezzamenti vari sui corpi femminili esposti (nei casi in cui gli articoli riprendano un'immagine svilente o sessista)
Un corpo/una donna è bello/a anche se lo si rappresenta in un altro modo. Se vuoi vedere foto sexy (e arraparti) ti compri una rivista porno e ti chiudi in bagno.


- Per contro, disprezzo estetico nei confronti della donna che parla o denuncia (nei casi in cui sia visibile e ovviamente ritenuta brutta)
Ma parla per te!


- E in che altro modo avrebbero dovuto rappresentare il prodotto/servizio?
Non è il mio mestiere e non so in che altro modo lo si sarebbe potuto fare. Un professionista della comunicazione però dovrebbe saperlo e sforzarsi un pò di più. Altrimenti vuol dire che è un incompetente (ogni riferimento all'autore della campagna "Cambia il vento" è puramente casuale).


- Basta non guardare la tv e non lasciarsi condizionare dalla pubblicità
Il canone lo paghiamo tutti (e se tu non lo paghi sei un evasore fiscale), mi piacerebbe avere un servizio più di qualità per quanto riguarda i programmi TV, almeno per quanto riguarda la RAI. Per quanto riguarda la pubblicità, io non mi lascio condizionare (anzi boicotto i prodotti con pubblicità che non mi piacciono) ma ciò non toglie che se una pubblicità è offensiva o manda un messaggio sbagliato, è così anche se io non la guardo. Ormai siamo talmente assuefatti che neanche ce ne accorgiamo più, e tu ne sei la prova.

 
Se vogliamo poi estendere la lista delle osservazioni alla questione femminile in generale, se ne possono aggiungere tante, infiniti luoghi comuni e affermazioni che vengono fuori quando si parla della condizione delle donne in questo paese. Potrebbe essere l'argomento del prossimo post.

martedì 19 luglio 2011

Estate e gravidanza

Ormai siamo alla 29-ma. Mi sento pesante e ingombrante, la pancia è enorme. Faccio fatica a fare molte cose, la notte è difficile trovare una posizione non ostante il cuscinone da allattamento che aiuta molto a posizionarsi nel letto con il pancione, sopporto male il caldo, fare anche solo un piano di scale mi dà il fiatone, inizio a camminare con la mia solita andatura svelta e dopo pochi passi devo rallentare drasticamente perchè avverto dei dolori alla pancia. Evito di guidare, o meglio di andare da sola in auto, ho bisogno di farmi molto aiutare e ridimensionare tutto ciò che faccio. Lavorerò ancora un paio di settimane e poi maternità. Molte donne al mio posto si approfitterebbero (lo avrebbero già fatto da mesi) della situazione. Io invece mi sento menomata, l'idea che non posso più fare la solita vita, che ho bisogno di aiuto costante, che non è il caso che vada più a prendere mio figlio al nido da sola per esempio, che anche le cose più banali sono diventate faticose, mi mette ansia. Forse perchè sto anche capendo che la mia vita ormai non sarà più la stessa, quella vita faticosa ma allo stesso tempo tranquilla e felice che ci siamo costruiti dopo la nascita del nostro cucciolo sta per cambiare e io non ho avuto il tempo di stufarmene. La prima gravidanza è arrivata in un momento in cui la necessità di cambiamento si sentiva ed era necessaria. Questa invece è arrivata all'improvviso, e in un momento in cui tutto sommato potevamo rimanere anche così ancora per un po'. L'idea di smettere di lavorare poi è qualcosa che ancora di più mi mette di fronte alla realtà. Ho scelto stavolta di non optare per la flessibilità (cioè lavorare anche l'ottavo mese) per poter dedicare più tempo al cucciolo, permettergli di fare delle vacanze più lunghe, e in effetti non è che non mi renda conto che lavorare in estate e contemporaneamente fare la mamma ad un altro bambino con una pancia di 8 mesi non sia faticoso. Io stessa faccio fatica ad alzarmi presto la mattina, a stare molte ore seduta davanti a un pc, ad andare e tornare, far quadrare tutto. Ma il giorno che non sarò più obbligata a farlo sarà ancora più evidente che non sono più io, che non sono più autosufficiente, che non è più il caso che io faccia tutte quelle cose che hanno fatto parte della mia quotidianità. Io non so proprio come fanno quelle donne che vanno in maternità anticipata senza seri motivi di salute: a me verrebbe la depressione.


A questo stato d'animo incerto si aggiunge il fatto che vedo il mio bimbo che attraversa una fase difficile. Da una parte è contento e mi chiede spesso del fratellino, tocca la pancia, prova ad ascoltarla... dall'altra avverte che qualcosa sta cambiando e non sa cosa aspettarsi. Lo vedo insicuro, lo manifesta in molti modi. Ha imparato a usare il vasino in pochissimo tempo eppure di mettere le mutande e smettere il pannolino non ne vuole sapere. Non lo bagna neanche una volta in tutto il giorno, ma guai se non glielo metti. Si accorge che io non posso più prenderlo in braccio, a volte lo faccio anche se non dovrei ma certo sempre di meno. Sono cambiate alcune delle nostre abitudini, per esempio il bagno che gli facevo sempre io ora glielo fa il papà. E' molto più capriccioso. Siamo stati una settimana al mare con i nonni, lui era contento ma spesso chiedeva di tornare a casa. So che sono reazioni normalissime per un bambino che avverte dei cambiamenti e che nel frattempo sta cercando di superare delle tappe della crescita, ma per una mamma è sempre doloroso vedere le difficoltà del proprio figlio sebbene siano fisiologiche. Dalle domande che fa mi sembra quasi che non veda l'ora che questo fratellino nasca davvero, come se fosse la fine per lui di un'attesa estenuante e soprattutto la fine di tutti gli ostacoli che si sono posti fra noi. E io gli do ragione, dopo la nascita e dopo un primo periodo molto difficile e confuso per tutti ci sarà un assestamento, troveremo un nuovo equilibrio come famiglia e una nuova serenità sicuramente ancora più difficile da conquistare, ma sono sicura che poi quello che ne trarrà più giovamento sarà lui.
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