venerdì 20 maggio 2011

Donazione del sangue cordonale

Quando aspettavo il mio primo figlio ho chiesto informazioni sulla donazione del sangue cordonale presso l'ospedale in cui stavano seguendo la gravidanza e in cui ho partorito, ma mi avevano detto che non era possibile, perchè la strututra non era organizzata per farlo. Ricordo che se ne era parlato anche al corso preparto, dove però le ostetriche avevano fatto terrorismo psicologico dicendo che donando il cordone avremmo sottratto una parte importante di nutrimento al nostro bambino. Io però che sono sempre stata molto critica verso certe affermazioni delle ostetriche, ho pensato che in fondo non è da molto che si usa aspettare che il cordone abbia finito di pulsare prima di reciderlo, anzi a dirla tutta so che in molti ospedali viene ancora reciso immadiatamente. A tutti noi nati negli anni 70 comunque è stato reciso senza aspettare, e non mi sembra che abbiamo riportato gravi traumi per questo. Al contrario, donarlo può salvare delle vite umane e quindi se la struttura in cui partoriamo ce lo permette, perchè non farlo?

Questa volta pare che l'ospedale sia attrezzato, ci sono poster informativi e volantini. Così ho chiesto alla mia ginecologa qual'è la procedura per chiedere di effettuare questa donazione. Lei mi ha detto che se ne parla verso la fine della gravidanza, si fissa un colloquio con il personale che si occupa dell'iniziativa e si vede cosa c'è da fare. Nel frattempo però mi sono voluta documentare meglio, anche da un punto di vista scientifico.
Ho così scoperto che esiste un'associazione, la ADISCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale), e il sito è fatto molto bene. A questo link si può scaricare un file in cui si riporta la posizione ufficiale della comunità scientifica, che riassumo così:

Il Trapianto delle Cellule Staminali Emopoietiche (CSE) contenute nel Sangue del Cordone Ombelicale si è dimostrato elemento fondamentale nella terapia consolidata per pazienti pediatrici ed adulti, affetti da patologie ematologiche. Proprio per questo, la comunità scientifica promuove la donazione di sangue del cordone ombelicale e non la sua conservazione autologa. Infatti non c'è nessuna evidenza scientifica che giustifichi l'uso autologo, anche se sono sorte numerose società private che con forti oneri a carico della famiglia si occupano di conservare questo sangue cordonale in modo che possa essere utilizzato in caso di necessità dalla stessa persona da cui è stato prelevato. Ovviamente queste società sono all'estero, perchè in Italia la legge permette solo la donazione e non la conservazione per uso personale, salvo in casi molto particolari e davvero giustificati (ad esempio la cura di familiari con particolari patologie).

 
Sfogliando le pagine del sito, ho letto con interesse la rassegna stampa, constatando ancora una volta quanta cattiva informazione - oserei chiamarla disinformazione - scientifica ci sia nei nostri quotidiani. L'articolo che mi ha davvero inorridita è stato pubblicato il 26 marzo 2011 sull'inserto "Io Donna" del Corriere della Sera. Lo potete scaricare qui. In pratica in questo articolo si racconta di una madre che dopo aver depositato il cordone del proprio figlio in Belgio (ovviamente si curano di specificare la modica cifra - 2000 euro - pagata e il nome della società che sottolineano più volte essere "una delle società migliori d'Europa"), parte per un "viaggio della speranza" per controllare che quel cordone sia davvero al sicuro e che la salute del figlio è salvaguardata. Il tutto raccontato come se questa mamma fosse un'eroina, che è disposta a tutto pur di proteggere il figlio da qualunque avversità. Sinceramente la lettura di questo articolo mi ha dato la nausea. Trovo davvero disonesto che si raccontino in questo modo storie come queste, puro frutto dell'ignoranza, e con un chiaro intento pubblicitario nei confronti di una società che di fatto opera una TRUFFA.
Ho trovato invece molto bella la lettera di risposta della Dott.ssa Teofili, medico ematologo, che potete scaricare qui. Cito alcune frasi molto chiare e significative, ma vi consiglio di leggerla tutta:

"Le donne che scelgono di donare il cordone ombelicale del proprio figlio sanno di metterlo a disposizione di pazienti la cui vita è appesa al filo della speranza di un trapianto di cellule compatibili. Offrono “il santo Graal contenete il futuro del proprio figlio” a chi ne ha bisogno in quel momento, non ipoteticamente, non forse, non chissà, non un domani, ma ora, subito, il prima possibile, perché perfino tra due mesi potrebbe essere troppo tardi."

 
"In pochi mesi, di donne che vengono a compiere questo gesto di generosità e solidarietà ne ho conosciute tante, ma a guardare quanti sono i pazienti che cercano un donatore compatibile sono purtroppo ancora poche. Sono donne con storie diverse, sono donne diverse per estrazione sociale, cultura, religione, nazionalità e perfino razza. I loro volti e i loro nomi rimangono anonimi e la ricompensa per il loro gesto la trovano semplicemente nel compierlo."

 
"Giorni fa è venuta a trovarci Francesca, una giovane mamma all’ottavo mese di gravidanza del suo secondo figlio: nella nostra Banca di sangue di cordone ombelicale conserveremo il cordone di questo bambino per la sua sorellina, che due anni fa ha avuto una leucemia. ... E se Francesca, invece, così come la protagonista del nostro racconto, avesse messo da parte il cordone della sua bimba al momento della nascita? ... In realtà, se anche Francesca l’avesse fatto, probabilmente nessun ematologo e nessun oncologo avrebbe ritenuto sicuro usare quel cordone per curare la leucemia della stessa bambina che lo aveva donato. E questo Francesca lo sa bene... i medici che due anni fa hanno guarito la sua bambina sono gli stessi che lavorano nelle Banche di cordone pubbliche ... chi propaganda la conservazione autologa non ha molta conoscenza di malattie come le leucemie o altri tumori pediatrici, di come si curano, delle indicazioni differenti che hanno il trapianto autologo e quello allogenico, di quanto sia importante il numero di cellule re-infuse perché il trapianto abbia successo."

 
"Il grande peccato di tutta questa storia è in tutto quel ben di Dio che poteva diventare vita per qualcuno e che invece sarà destinato all’inceneritore, né più né meno come un cordone mai raccolto. Ma oltre questo, dobbiamo amaramente riconoscere che abbiamo perso una buona occasione per diventare noi stessi migliori. Abbiamo perso l’occasione per poterci guardare allo specchio sapendo di aver fatto una scelta d’amore e non di convenienza, una scelta che non ha nulla di eroico perché è esattamente quello che vorremmo che qualcuno facesse per nostro figlio. Una scelta di consapevolezza sociale, di coscienza civile, in una parola di maturità individuale, il cui valore appare ancora più profondo perché maturata e realizzata nell’armonia della coppia genitoriale. Le donne anonime che vengono a donare il cordone vanno via serene e non trionfanti come la protagonista del nostro racconto. Serene nella certezza che è amando che si può insegnare ad amare, e che tutto questo aiuta a crescere bene."

 
"Personalmente però, spero che tra venti anni almeno una mamma abbia il coraggio di essere sincera e di spiegare a suo figlio che l’idea che si potesse ammalare gravemente le era talmente insopportabile da aver accettato di fare una cosa senza senso. E questo ovviamente non è un modo di amare, ma solo di placare le proprie nevrosi."

mercoledì 4 maggio 2011

Casa dolce casa

E' un periodo stressante al lavoro, tante cose da fare e con il fiato sul collo. Ovviamente qualcosa va storto, come è normale in un lavoro sperimentale, e bisogna ricominciare tutto daccapo. Ieri è stata una giornata difficile, non mi sentivo neanche molto bene, un leggero mal di testa e tanta stanchezza.
Ma quant'è stato bello tornare a casa e coccolarsi un pò il cucciolo!
E' tanto salutare certi giorni andar via di casa la mattina e staccare la testa dai capricci e dalle mille cose da fare andando al lavoro, quanto è confortante nelle giornate pesanti tornare a casa e godersela un pò con il proprio bambino... non c'è niente da fare, nella vita ci vogliono entrambe le cose! Sarà faticoso conciliare lavoro e famiglia, ma io senza una delle due cose non riuscirei a vivere una vita equilibrata.
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