giovedì 31 marzo 2011

Come spiegare il terremoto ai bambini?

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere alcuni posts di mamme che si ponevano il problema di parlare ai propri bimbi di quanto accaduto in Giappone. Mi sono posta anch'io il problema, non ostante il mio abbia solo 2 anni e mezzo e quindi per il momento non c'è bisogno di parlarne, ma so che prima o poi capiterà di dovergli spiegare un fatto di attualità, un avvenimento che può spaventarlo o creargli angoscia.
Questa mattina ho ricevuto su Facebook questo articolo del sito Oggiscienza:


(dal quale ho anche rubato l'immagine qui sulla sinistra), che racconta di una guida su come parlare ai bambini di quanto accaduto in Giappone distribuita dal Centro di psicologia per le situazioni di crisi dell’Università di Bergen (Norvegia), così ho pensato di condividerlo con le altre mamme, perchè mi è sembrato interessante. Riportano anche il link al sito del centro, dal quale si possono scaricare le guide in varie lingue, fra cui l'italiano. Per comodità vi riporto il testo in fondo al post. Vi consiglio di leggerlo.

Sono sempre stata dell'idea che ai bambini bisogna raccontare sempre le cose come stanno, per quanto possibile e cercando di usare un linguaggio il più possibile comprensibile da loro. Questo vale sia nel caso in cui la domanda sia "ma Babbo Natale esiste davvero", a "come nascono i bambini?", così come su argomenti ancora più difficili come questo. Certo resta il problema: pur volendo essere fedeli alla realtà, pur rifiutandosi di raccontare balle ai propri bambini (sarebbe molto più comodo, è certo, ma non lo trovo corretto), non è sempre facile trovare le parole giuste per spiegare un argomento difficile a un bambino, specie se piccolo. E questa è senz'altro la prima difficoltà.
La domanda che mi pongo però è questa: a casa nostra la TV non si accende mai, se non per guardare un dvd ma solo in momenti ben delimitati della giornata, quindi non si guardano neanche i telegiornali, in particolare si spegne tutto (dvd compresi) quando si sta a tavola. Non abbiamo nessuna intenzione di cambiare questa regola, soprattutto visto che i telegiornali fanno cattiva informazione e non ci interessa minimamente ascoltarli. Questo da una parte ha il vantaggio di evitare che i miei figli possano vedere scene angoscianti (ne mostrano ogni giorno) o sentir parlare di fatti non proprio 'educativi' (mi riferisco per esempio agli ultimi avvenimenti della nostra politica). Ma poi è davvero giusto che mio figlio sia tagliato fuori da ciò che accade nel mondo? Qual'è l'età giusta in cui è bene che sia informato, che sappia cosa succede anche se le notizie potrebbero sconvolgerlo, spaventarlo, o dargli un'immagine della vita che noi genitori non condividiamo? Certo la TV non è l'unica fonte di informazioni, sono sicura che un bambino che frequenta già le elementari venga a contatto con le notizie anche attraverso internet, i giornali, se ne parli a scuola. Anzi, penso che sia proprio la scuola che debba avere un ruolo importante in questo senso. Non so, forse mi sto creando tutte queste domande perchè ancora non mi rendo bene conto di quali possano essere le conoscenze e le informazioni con cui un bambino più grande può venire a contatto. Sono sicura che quando arriverà il momento giusto per parlare con mio figlio di attualità lo capirò. Mi auguro anche di trovare gli insegnanti giusti nelle scuole che frequenterà, perchè questo è fondamentale. Alla fine, vorrei solo che mio figlio imparasse un poco alla volta cosa significa avere spirito critico, e ragionare su quello che avviene intorno a noi.

Come promesso, riporto il testo della guida del Centro di psicologia per le situazioni di crisi dell’Università di Bergen:

COSA DIRE AI BAMBINI RIGUARDO ALLE NOTIZIE CHE PARLANO DELLO TSUNAMI E DEL TERREMOTO IN GIAPPONE
Atle Dyregrov PhD e Magne Raundalen, psicologi del Center for Crisis Psychology, Bergen, Norvegia

 Gli ampi servizi televisivi sul terremoto del Giappone  mostrano situazioni e immagini molto vivide; imbarcazioni e auto sparpagliate dappertutto come fossero fiammiferi; bambini tratti in salvo con gli elicotteri e i tentativi di controllo delle radiazioni. Le immagini vengono trasmesse ripetutamente, e le notizie raggiungono i bambini attraverso le prime pagine dei quotidiani, la TV, la radio e internet. Dopo aver seguito altre ondate di notizie simili  nel corso degli anni, in quanto professionisti vogliamo informare gli adulti su come gestire con i bambini  la comunicazione delle notizie riguardanti questa situazione. I consigli che seguono sono importanti sia per coloro che lavorano con i bambini che per i genitori. Come adulti siamo scioccati da ciò che è accaduto, ma per la maggior parte di noi non sente minacciato il proprio senso di sicurezza. Suggeriamo fortemente agli adulti di parlare con i bambini al fine di accrescere il loro senso di sicurezza e calma, facendo dei discorsi che possano ridurre l’ansia dei bambini.
Sappiamo che molti bambini stanno seguendo le notizie e si tengono aggiornati su ciò che sta accadendo in Giappone, e possono far fatica a comprendere ciò che è successo. E’ questa la ragione per cui dobbiamo confrontarci con i bambini parlando loro in maniera aperta e diretta. Abbiamo già ricevuto notizie dagli asili e dai genitori che ci raccontano che bambini piccoli di 4 e 5 anni sono preoccupati per ciò che hanno visto in TV. E’ possibile che i bambini parlino tra loro di ciò che sta succedendo e poi continuino a pensare alle conseguenze di tutto ciò. Una madre ha riferito che sua figlia di 4 anni e mezzo aveva sentito parlare alla radio delle grandi onde che hanno colpito il Giappone  e aveva anche visto le foto sulla copertina dei quotidiani. Ciò che innanzi tutto i bambini più piccoli devono sapere è che siamo al sicuro e che loro sono al sicuro.
I bambini di 7, 8 anni si interessano più attivamente a tali notizie poiché capiscono di più; possiedono dei concetti abbastanza chiari su ciò che è una nazione, dove è situato il Giappone nel globo, e comprendono molto bene quale può essere la forza di uno tsunami. Posseggono anche i concetti per capire che un terremoto può creare un’onda gigantesca; si preoccupano delle esplosioni e la loro attenzione può essere attirata dalla pericolosità degli impianti atomici.
Iniziamo dal modo in cui potete parlare a un bambino:
Nel corso degli ultimi giorni e per molti giorni a venire le prime notizie della TV riguarderanno il Giappone, se ne parlerà nelle prime pagine dei quotidiani e sulle pagine delle news su internet. La notizie sono terribili. Viene descritto come le case, le imbarcazioni e le auto siano state distrutte e tutte le persone che c’erano dentro siano rimaste uccise, o siano sopravissute, ma la gigantesca onda ha distrutto ogni cosa che possedevano. E’ stato un terremoto a generare la grande onda; il terremoto si verifica quando delle grandi placche all’interno della terra si muovono e si colpiscono tra loro. La terra è costituita da vari strati e quando due strati si colpiscono tra loro, uno si sposta sotto l’altro. Quando ciò accade enormi quantità di acqua si mettono in movimento e si dirigono in tutte le direzioni come quello che si vede accadere quando si getta un sasso nell’acqua. L’onda si muove velocemente ma per fortuna gradualmente perde la sua potenza, però i luoghi vicini all’epicentro del terremoto verranno colpiti e danneggiati.
Quando si verifica un terremoto la terra trema un bel po’, a seconda di quanto è forte il terremoto. E’ ciò che probabilmente hai visto nelle foto che giungono dal  Giappone. Quando la terra trema tanto le cose cadono dalle pareti e dal soffitto. In Giappone sono stati molto bravi nel prepararsi all’evenienza di un terremoto e hanno costruito case molto resistenti in modo che non vengano danneggiate dalle scosse. Le onde invece erano così  grandi che è stato impossibile prepararsi ad esse e per questo molte cose sono andate distrutte. Poiché però in Giappone hanno dei buoni sistemi di allarme molte persone sono riuscite a salire sui piani più alti dei palazzi dove le onde non potevano raggiungerli.
Il problema del Giappone è che l’intera regione si trova sopra un’area costituita da placche terrestri in movimento. In altri paesi ci sono pochi o nessun terremoto, come i paesi scandinavi. I paesi in cui ci sono molti terremoti realizzano dei piani su cosa fare in caso di terremoto e adesso in Giappone  stanno seguendo efficacemente questi  piani. In Giappone le scuole dei bambini hanno i piani di evacuazione in caso di terremoto così come noi abbiamo i piani di evacuazione in caso di incendio.
Come genitori e insegnanti ci intristiamo e sconvolgiamo un po’ quando sentiamo queste notizie, e ciò perché ci rendiamo conto delle potenti forze che ci sono dentro una tale onda e di quanto è grande il danno che ne consegue.  Siamo anche felici di sapere che nessuna delle nostre persone care è morta, ma siamo rattristati dalle perdite che hanno subito di tutti coloro che hanno perso membri della propria famiglia, le loro case e i loro averi. Allo stesso tempo sappiamo adesso che il mondo intero aiuterà il Giappone e quindi le loro case verranno ricostruite e tutte le macerie spazzate via. Sappiamo che gradualmente la situazione migliorerà sempre di più per coloro che vivevano nel luoghi del disastro.
Se stai pensando a ciò che è accaduto sappi che noi siamo qua per te per parlarne e spiegarti tutto come meglio possiamo.  Quando parliamo con gli altri di cose che ci preoccupano o ci sconvolgono, spesso dopo ci sentiamo meglio. Quindi succede che i pensieri preoccupanti se ne vanno via o se non altro sono meno preoccupanti.

IL DUBBIO SUL PARLARE O NO AI BAMBINI DI CIO’ CHE E’ ACCADUTO
Un dubbio con cui potremo doverci confrontare se ci troviamo a parlare con i bambini di ciò che è accaduto in Giappone, perlomeno se hanno meno di 9 anni, è che alcuni di loro probabilmente non sono assolutamente consapevoli di ciò che è accaduto e perciò non ci pensano. Pertanto, dovremmo correre il rischio che inizino a pensare a qualcosa a cui prima non pensavano? La nostra prima risposta è che i bambini solitamente non si spaventano sentendo parlare di qualcosa di terribile che avviene fuori nel mondo, se nel contempo hanno la sensazione che noi adulti siamo calmi e tranquilli. Tuttavia, dato il grado e l’intensità con cui i media parlano di questa situazione, è difficile che i bambini non vengano influenzati.
Vorremo anche suggerire a genitori e insegnanti di prepararsi mentalmente su ciò che diranno se la questione dello tsunami in Giappone emerge spontaneamente conversando sia a casa, a scuola o all’asilo. E’ abbastanza probabile che i bambini che hanno iniziato ad andare a scuola stiano pensando e discutendo di questo argomento, ed è importante soddisfare il bisogno dei bambini di avere informazioni sui terremoti e sugli tsunami. Riteniamo che l’esperienza fatta  in occasione dello tsunami del 2004 possa facilmente essere incorporata in un piano su come gestire lo tsunami attuale.
Se siete dei genitori, potete come madre e padre sondare la questione con i vostri bambini chiedendo loro se c’è stato qualcosa nelle notizie che li ha impauriti e di cui vogliono parlare. Se in quanto insegnanti, a scuola o all’asilo, siete stati sollecitati a parlare di questo argomento o avete sentito che i bambini ne parlavano tra loro, è importante che i genitori siano informati su ciò che è stato detto in modo da poter controllare come va.
Il nostro problema come adulti, che si sia genitori o insegnanti, ovviamente sta nel fatto che è difficile cogliere l’entità del disastro e quindi non è facile spiegarlo ai bambini. Ma in quanto adulti abbiamo anche degli schemi da utilizzare per organizzare i nostri pensieri riguardo a ciò che vediamo e ascoltiamo. Grazie alla nostra conoscenza e alle esperienze di vita non ci troviamo di fronte al pensiero che ciò possa accadere qua. Vogliamo che i bambini possano condividere questo sentimento di sicurezza, e perché ciò possa accadere è necessario fornir loro spiegazioni e concetti che li aiutino ad organizzare l’informazione che stanno ricevendo, in modo da lasciarli meno confusi e con meno pensieri spaventevoli. La buona informazione, in condizioni di calma e sicurezza, riduce la paura e il disagio dei bambini.
In quanto genitori, insegnanti, e maestri di asilo, gli adulti hanno un importante compito, fare in modo che i bambini si sentano al sicuro.

PER GLI INSEGNANTI DI ASILO
Come precedentemente scritto, riteniamo che i bambini in età di asilo possano venire a conoscenza delle notizie riguardanti lo tsunami. Possono vedere spezzoni in TV, sentire notizie alla radio, o ascoltare gli adulti che ne parlano. Spesso i fratelli o gli amici più grandi riportano queste notizie in maniera non chiara. I bambini percepiscono che si tratta di una cosa spaventosa ma non hanno la capacità di valutare fino a che punto ciò li riguarda.  Noi sosteniamo che sia necessario prendere l’iniziativa di fare una verifica tra i bambini più grandi in età prescolare, per sapere ciò che hanno sentito e capito, chiedendo loro quali sono le notizie che hanno appreso al fine di correggere qualunque errata percezione o fraintendimento. Se i bambini non mostrano nessun interesse per l’argomento è bene non andare oltre – ma potrete essere sicuri di ciò solo se avrete prima indagato su quali sono i loro pensieri a riguardo.

UN SUGGERIMENTO GENERALE SUL PARLARE CON I BAMBINI
Non state ad aspettare e vedere cosa succede
In quanto adulti dovreste verificare attivamente ciò che i bambini hanno acquisito riguardo alle notizie potenzialmente sconvolgenti. Le notizie che arrivano da lontano possono essere percepite vicine quando ogni giorno i media le portano dentro le nostre case. Ricordate che ogni quotidiano o notiziario web ha una prima pagina. Tutti i bambini capaci di leggere possono apprendere queste notizie e inoltre le foto dei quotidiani possono essere in mostra sul tavolo di casa. Le prime pagine peggiori non dovrebbero essere lasciate alla vista dei bambini.
 I bambini hanno bisogno di capire
Riflettete su ciò che direte a vostro figlio se ha visto le prime pagine e altre notizie simili di storie forti; adesso arriva l’onda; questa onda ha ucciso migliaia di persone, ecc. Quando non possiamo proteggerli da tale esposizione, allora dobbiamo aiutarli a capire, a ridurre la paura e l’ansia e a immagazzinare le informazioni nel cervello in luoghi “sicuri”. Una buona idea potrebbe essere quella di verificare prima i vostri pensieri con altri adulti. 
I bambini hanno bisogno di parole
I bambini hanno bisogno di parole e concetti che li aiutino a raggiungere una comprensione possibile al loro livello. Se i bambini raggiungono una migliore comprensione di ciò che è accaduto e del perché, ciò può ridurre inutili paure e preoccupazioni. Anche i bambini più piccoli possono aver bisogno di capire cos’è un terremoto o uno tsunami (per ulteriori informazioni riguardanti i bambini vedi www.http://1.usa.gov./eNOcsp e http://bit.ly/dTFnta).   
Le spiegazioni migliori che l’adulto possa dare
Quando accadono cose terribili, i bambini vogliono messaggi chiari da parte degli adulti che hanno cura di loro. Se si mettono in moto emozioni forti, hanno problemi a immagazzinare in memoria le spiegazioni, quindi hanno bisogno che vengano ripetute. Se ogni volta che ascoltano ci sono troppe differenze nelle versioni che vengono date possono confondersi. Le spiegazioni di volta in volta non devono essere peggiori. Ciò significa che il peggio deve essere la prima parte della spiegazione; loro vogliono e meritano la nostra versione adulta migliore.
Aperti alla comprensione – vicini a raggiungere la pace
La conversazione difficile ha come proprio obiettivo che il bambino parlando del fatto capisca e si calmi. Pertanto dobbiamo assicurarci che tale obiettivo venga raggiunto. Quando apriamo il discorso parlando del peggio dobbiamo fare si che loro capiscano che viene fatto per aiutarli ad afferrare e comprendere i pensieri preoccupanti. L’obiettivo non è quello di stimolare emozioni forti o preoccupanti ma piuttosto di ridurre le emozioni e i pensieri dolorosi che il bambino già nutre.
 
Conclusioni
In seguito a un disastro di questa entità è importante incontrare i bambini offendo loro spiegazioni e fatti. Ciò significa che i genitori e gli insegnanti devono integrare questa guida con nuove informazioni man mano che emergono. Ai bambini bisognerebbe promettere che verranno tenuti aggiornati.

mercoledì 23 marzo 2011

Piccolo aggiornamento

Leggo stamattina questo articolo:

 
riportano la notizia del guasto ad una diga, Fujinuma, in seguito al terremoto del 12 marzo, che ha provocato 4 morti e 8 dispersi. Più di quanti ce ne siano stati - ad oggi - per la centrale di Fukushima. La diga era stata costruita per scopi di irrigazione e non idroelettrici, ma in fondo all'articolo è anche riportata una rassegna degli incidenti legati alla rottura di dighe nella storia. Molte di queste dighe servivano a convogliare l'acqua per le centrali idroelettriche. L'energia idroelettrica è considerata "energia rinnovabile". Fra gli incidenti riportati c'è anche quello del Vayont: Italia 1959 - 2000 morti.

 

Lo stesso sito riporta un'altro articolo:

 
in cui si riporta una statistica dei morti per TWh per le varie fonti di energia. Pare che muoiano più persone cadendo dai tetti mentre installano pannelli solari che per colpa delle centrali nucleari. Ora, il contenuto di quest'ultimo articolo è opinabile, le fonti non sono facilmente confrontabili. Però io ci rifletterei.
 
Infine, suggerisco la lettura di questo articolo di Dario Bressanini su Il fatto Quotidiano, giornale che non amo ma Dario Bressanini mi piace molto ed è garanzia di qualità:
 
 
Purtroppo niente è perfetto a questo mondo, ma ci sono delle necessità e penso che vadano risolte da più punti, senza fossilizzarsi su preconcetti e paure irrazionali.

martedì 22 marzo 2011

Cosa ne penso del referendum sul nucleare

So che questo post non piacerà a nessuno e nessuno sarà d'accordo con me.
Ma sono una mamma scienziata ed esperta di radiazioni, penso sia mio dovere dire come la penso.
Intanto ho trovato molto scorretto da parte della maggiorparte dei quotidiani (Repubblica in primis, e da ora in poi ho deciso che non la leggerò più, nemmeno online) e siti di informazione italiani strumentalizzare una vicenda come quella giapponese per assecondare le paure degli italiani riguardo all'energia nucleare. Mi rendo conto che ancora è tutto da capire, che solo fra molto tempo si potranno tirare le somme di quanto è accaduto nella centrale di Fukushima. Ma in Giappone si stima ci siano stati più di 20mila morti per il terremoto e lo tsunami, e noi qua stiamo a preoccuparci per una trentina di feriti fra chi è intervenuto sulla centrale. Se anche ci sono state delle vittime e ci saranno in futuro (al momento la IAEA parla di 2 dispersi) io non direi che sono vittime del nucleare, ma semplicemente che sono state vittime dello tsunami.
Questa esperienza ha dimostrato che le centrali di terza generazione sono sicure. La centrale di Fukushima è di seconda generazione, costruita negli anni 60. Quanto è accaduto non ha niente a che vedere con l'incidente di Chernobyl, dove si è trattato di un test che non faceva parte della normale gestione della centrale e in cui sono state violate tutte le regole di sicurezza e buon senso.
Io non penso che i giapponesi si siano pentiti di anni di energia prodotta dalle loro centrali (55 centrali, che coprono il 25% del fabbisogno energetico), nè che smetteranno qui di produrre energia mediante le stesse centrali. Purtroppo l'energia elettrica è una necessità e purtroppo ogni fonte di energia comporta dei rischi, come ogni attività umana del resto. Io non vedo poi così tante alternative, se non la coesistenza di fonti diverse, fra cui anche questa. 
Non voglio dilungarmi oltre perchè non credo che sia questa la sede, vorrei solo chiarire come la penso riguardo al prossimo referendum. Neanche io penso che sia intelligente tornare al nucleare con delle centrali comprate di seconda mano dalla Francia. Ma penso che sia sbagliato votare contro questo ritorno, perchè mi sembra di precludere al nostro paese delle opportunità. Vuol dire negare ai nostri figli la possibilità (e il diritto!) di risolvere il problema energetico, di tornare all'avanguardia in questo campo e di costruire un domani centrali di quarta generazione, che si dice saranno ancora più sicure e risolveranno il problema delle scorie. E' vero, saranno disponibili secondo alcuni solo nel 2040. Ma nel 2040 mio figlio avrà 42 anni. Siamo proprio sicuri che quell'anno il problema energetico sarà risolto? Siamo proprio sicuri che il fotovoltaico o altre energie cosiddette 'pulite' potranno davvero risolvere tutti i nostri problemi? Scusatemi, ma io non ci credo.
Ecco, privare il nostro paese del progresso tecnologico solo perchè non ci fidiamo di Berlusconi e dei suoi scagnozzi (neanche io trovo credibile la Prestigiacomo, ma Beppe Grillo e Di Pietro lo sono forse di più?), solo perchè vogliamo votare contro tutto ciò che delibera il suo governo, solo perchè abbiamo paura di cose che non conosciamo abbastanza e ci beviamo qualunque articolo di disinformazione ci propinino i nostri giornali, scusatemi ma lo trovo davvero sciocco. Berlusconi fra qualche anno avrà esaurito il suo ciclo biologico (si spera), noi però saremo ancora qui e i nostri figli anche. E la scusa che gli italiani tanto sono inaffidabili e mettono tutto in mano alle mafie, che non sono capaci neanche di smaltire i rifiuti normali e di costruire un ospedale antisismico, e tante altre cose simili che ho sentito in questi giorni, ci si ritorcerà solo contro. Finchè penseremo questo del nostro paese, finchè saremo convinti che non ci sia possibilità di miglioramento, saremo sempre sconfitti in partenza e non ci sarà festa del 17 marzo che tenga.
A chi mi dirà "ma tu una centrale nucleare te la faresti costruire sotto casa?" rispondo di si, e che ci andrei a lavorare anche domani, anzi spererei di trovarmi lì dentro in caso di terremoto. A chi invece dice che se tutti avessimo un pannello fotovoltaico sul tetto di casa avremmo risolto il problema rispondo: si, sarebbe una gran cosa. Ma non ci sono solo le case, ci sono anche le industrie. E gli monterei sì un pannello sul tetto ma poi lo staccherei dall'alimentazione esterna. Vediamo se ha corrente elettrica 24 ore su 24, 365 giorni l'anno!
Piuttosto che fare la guerra al nucleare, io mi batterei affinchè si finanziassero contemporaneamente le centrali nucleari e le fonti 'pulite', perchè le due cose non si escludono a vicenda.

Links sull'argomento:

La fonte più autorevole per gli aggiornamenti è senz'altro il sito della IAEA, la pagina: "Fukushima Nuclear Accident Update Log".

Articoli interessanti (di cui riporto anche alcuni pezzi secondo me significativi):

- Quanto ci vuole a fermare una centrale nucleare? - Intervista all’ingegnere nucleare Juan Esposito, dell’INFN da Oggiscienza:

Se  tutto andrà per il meglio, che ne sarà di Fukushima? “È un sito importante per il Giappone, che in questo momento non può permettersi di rinunciare a quel 25% di energia elettrica prodotta dalle sue 54 centrali nucleari. Scampato il pericolo, si farà un’ispezione a Fukushima per stimare i danni e valutare la riparazione. Probabilmente già nei prossimi giorni, torneranno in funzione i reattori 5 e 6, che erano spenti per manutenzione al momento del sisma e sono rimasti pressoché intatti”.

- Fukushima, il rischio che corriamo - Intervista a Massimo Zucchetti, docente di Impianti nucleari al Politecnico di Torino da Peace reporter:

Premettiamo che, rispetto a quello che è successo intorno alla centrale, bisogna obiettivamente dire che è molto meno grave a livello di conseguenze, di vittime, o anche solo di persone coinvolte. Dal punto di vista generale io trovo peculiare che tutte le prime pagine dei giornali italiani parlino di allarme nucleare in Giappone e solo dopo sei-sette pagine si parli dell'incertezza che ancora circonda il bilancio delle migliaia di vittime. Mi sembra che i morti, anche se non sono radioattivi, abbiano diritto a un minimo di rispetto in più. Riflettiamo su un dato: gli operatori della centrale di Fukushima erano divisi in due turni. Quelli che avevano il turno nella centrale si sono salvati. Quelli che erano a casa sono morti sotto lo tsunami.

- Un po’ di cose che so sulle centrali nucleari - Amedeo Balbi, il Post:

Per capire la gravità di un incidente, quindi, bisogna chiedersi: quali elementi radioattivi sono stati, eventualmente, sparsi nell’ambiente? Fino a che distanza? Quale è l’aumento del livello di radioattività rispetto al livello medio ambientale? Frasi come “livello di radiazioni oltre la norma” non hanno nessun senso, se non quello di giocare con l’emotività delle persone.

Infine, due post di Biotecnologie Basta Bugie che dicono esattamente quello che penso anch'io:

- Quel che nessuno ci dice su quanto è avvenuto in Giappone (allarme nucleare incluso)
- L'Italia vista da Fukushima? Senza futuro...

lunedì 14 marzo 2011

Gli insegnanti sono troppi?!?

Ancora la Gelmini... ogni tanto torno a parlare di lei.
Dopo aver appoggiato le dichiarazioni del premier sugli insegnati delle scuole pubbliche che «inculcano idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie», un altro ministro al posto suo si sarebbe offeso visto che si parlava della scuola pubblica che lei stessa amministra, oggi si permette anche di dire che gli insegnanti sono troppi rispetto al fabbisogno dell'Italia. Eh si perchè un rapporto di 1 maestra ogni 25 bambini (quando va bene, altre volte si parla di 1/28 o 1/30...) alla scuola d'infanzia è troppo, no? 

Non sto poi a soffermarmi sugli insegnanti di sostegno che scarseggiano, il tempo pieno che in alcune città è una rarità, e altre situazioni di cui sento parlare ogni giorno da amici e conoscenti, genitori e insegnanti.
Al momento la mia esperienza di scuola pubblica è limitata alla domanda di iscrizione alla scuola d'infanzia e così mi chiedo: come funziona negli altri paesi europei? Sarei proprio curiosa di sapere qual'è il rapporto insegnanti/alunni negli altri paesi, se davvero siamo noi che chiediamo troppo alla scuola pubblica o se - tanto per cambiare - stiamo andando indietro. Chi vive o conosce qualcuno che vive all'estero, in Europa, e che abbia figli potrebbe raccontarmi qualcosa? Sarei davvero curiosa...


venerdì 11 marzo 2011

Toxoplasmosi

Non ho ancora fatto le analisi del sangue di inizio gravidanza, quindi ancora non so se sarò negativa alla toxoplasmosi anche questa volta (con la seconda gravidanza si procede in modo molto più rilassato nei tempi, devo dire). Andrò martedì dal momento che ho appuntamento per un altro esame e farò così tutto nella stessa mattinata. Immagino che essendo negativa 2 anni fa, e quindi non avendo avuto contatti con l'infezione in 32 anni, è molto probabile che sia negativa anche questa volta. Comunque, mi sto attenendo alle norme igieniche che quasi tutte le gestanti conoscono (le fortunate che risultano positive sono davvero una minoranza!). Devo dire che questa volta sono molto più sportiva, avendo visto che il rischio è tutto sommato molto basso, ad avendo acquisito con la pratica e con letture sull'argomento anche un pò di buon senso in più. Devo dire che anche la prima volta ero molto equilibrata, come sempre prendevo la cosa con razionalità, rispettando le indicazioni dei medici senza paranoie (del tipo rifiutare un risotto al ristorante se c'era sopra del prezzemolo...).
Nei giorni scorsi, chiacchierando con un'amica, sono venuta a sapere di un articolo in cui si dice che di fatto l'ipoclorito di sodio (cioè l'amuchina) non serve a niente. Ho fatto una ricerca in rete e credo che l'articolo in questione sia questo. Purtroppo non riesco a scaricare l'articolo completo (è a pagamento), ma la conclusione dell'abstract è molto eloquente:
"Results of the chemical exposure experiments indicate that neither sodium hypochlorite nor ozone effectively inactivate T. gondii oocysts, even when used at high concentrations."
In Italiano: I risultati degli esperimenti di esposizione chimica indicano che nè l'ipoclorito di sodio nè l'ozono inattivano efficacemente gli oocisti del T. gondii, persino quando usati ad alte concentrazioni.
Il Toxoplasma gondii, (la figura a lato è presa da Wikipedia) è un protozoo che causa appunto la toxoplasmosi negli uomini. Come spiegano a tutte le donne in gravidanza, si trasmette attraverso i gatti che si infettano cibandosi di carne di piccoli roditori. Il protozoo si riproduce nell'intestino del gatto, le oocisti vengono emesse con le feci del gatto e possono essere ingerite da un altro animale o rarissimamente dall'uomo.
Una ricerca ha dimostrato che la coabitazione tra gatti e uomo non è un fattore di rischio importante per l'infezione di Toxoplasma, ma che è molto più rischioso cibarsi di carni crude o poco cotte, di insaccati, di verdure lavate male o di latticini non pastorizzati.
Quello che ci dicono è quindi di evitare salame e carne al sangue, riguardo al prosciutto crudo ho sentito opinioni discordanti. In realtà pare che se è di provenienza sicura, controllata, le norme igieniche e il sale contenuto dovrebbero ridurre il rischio quasi a zero. In pratica il San Daniele o il Parma dovrebbero essere sicuri, magari uno artigianale meglio di no. Io per non rischiare comunque lo evito, in fondo sono solo 9 mesi, e come mi disse - sgridandomi - la mia dottoressa all'inizio della prima gravidanza "non mangi prosciutto, deve mangiare cose fresche!!!". Per quanto riguarda il salame, specie quello artigianale andrebbe comunque evitato, può dare anche altre infezioni parassitarie e comunque è un alimento che in generale non è sano. Essere costrette a farne a meno in gravidanza alla fine secondo me è un bene. Rinunciare alla carne al sangue mi pesa di più, ma sono 9 mesi, passeranno...
Riguardo alla frutta e alla verdura, io ho sempre lavato molto bene la frutta con la buccia a casa, sinceramente non mi sono mai creata troppo problemi a mangiarla fuori, per esempio a mensa, perchè tanto la sbuccio. Nel caso di fragole, ciliege, pomodori, ecc. a casa li lavavo con amuchina mentre fuori casa cercavo di evitare ma senza diventare paranoica. L'insalata l'ho mangiata davvero rarissime volte perchè l'idea di metterla in amuchina, risciacquarla, strizzarla ecc. mi sembrava una complicazione esagerata e ho optato per la verdura cotta.
Ecco, ora scopro che in realtà l'amuchina non serve a niente. Quello che davvero serve è sciacquare abbondantemente e strofinare, perchè gli oocisti vanno via per rimozione meccanica. In questo però secondo me l'amuchina aiuta perchè ti costringe a sciacquare a lungo; il bicarbonato di sodio - che non è un disinfettante - invece aiuta a rimuovere la sporcizia quindi senz'altro male non fa neanche lui. E' probabile che le insalate in busta del supermercato, lavate con tecniche industriali per garantire l'igiene e la conservazione nelle buste, siano sicure da questo punto di vista - fra l'altro sono conservate in atmosfera di azoto, proprio per evitare la proliferazione di microorganismi che le farebbe andare a male prima... chissà che non sia un fattore che ne aumenta la sicurezza?
Insomma, in conclusione io credo che continuerò a lavare in amuchina, non si sa mai, fragole e pomodori (perchè tanto non costa nulla), starò attenta a strofinare e risciacquare bene tutto, e continuerò a vivere la cosa con serenità e buon senso come ho sempre fatto.
Non sono d'accordo con chi mi dice che bisogna fregarsene, perchè "una volta nessuno faceva attenzione a queste cose e i bambini nascevano lo stesso". A queste persone rispondo che una volta nascevano tanti bambini con ritardo mentale o altri problemi neurologici e non si sapeva il perchè. In oltre è probabile che una volta l'infezione fosse più diffusa, in quanto le condizioni igieniche, i controlli sul cibo erano meno accurati, ed è probabile che molte mamme fossero già positive prima della gravidanza. E comunque mi dice il medico di fare attenzione ma senza allarmismo, perchè non devo seguire questa prescrizione?

Riguardo all'articolo che ho citato all'inizio del post però mi piacerebbe sentire il parere di qualcuno che ne sa più di me. Chiunque voglia aggiungere informazioni sull'argomento è il benvenuto! ;-)


martedì 1 marzo 2011

Sonno

Sono incinta, alla 9 settimana. Adesso l'ho detto. In ufficio ancora non lo sa nessuno, ma dovrò decidermi prima o poi, è vero che i miei colleghi sono tutti uomini e non se ne accorgerebbero che all'8 mese... ma neanche fare la figura di quella che sta ingrassando impunemente mi sembra bello. E' stato del tutto improvviso anche per me, non abbiamo fatto in tempo a pensare che potevamo abbassare la guardia, che in fondo dai 3 anni in poi era l'età giusta per un fratellino/sorellina, che il test era già positivo. TRE anni in poi, avevamo detto. Non esattamente 3 anni! Si perchè la data presunta del parto è la stessa del compleanno del cucciolo. Ora, a quanti genitori al mondo è capitato di avere 2 figli lo stesso giorno a distanza di 3 anni? Quante probabilità ci sono? Ecco io confido su questo, come sapete la statistica è la mia maestra di vita, perchè l'idea che il cucciolo debba condividere il compleanno con il fratello/sorella mi sembra davvero un'ingiustizia.
In un secondo momento vi parlerò del mio stato di confusione mentale, dovuto probabilmente al fatto che non ho avuto davvero il tempo di prepararmi a quest'idea, alle mille paure di mamma che allo stesso tempo teme di trascurare il primogenito e di non riuscire ad amare abbastanza il secondo.
Oggi voglio parlare del fatto che HO SONNO. Il primo trimestre di gravidanza è così: sonno, sonno, sonno e stanchezza. Niente nausee (per fortuna, nè stavolta, nè la precedente) solo tantissima irrefrenabile fame... e voglia di dormire. mi capita di addormentarmi davanti al pc, in ufficio, rischiando di fare una figuraccia (forse l'ho anche già fatta e non mi hanno detto niente per gentilezza). Caffè dopo pranzo lo evito perchè mi mette ansia, e comunque non mi sveglierebbe. Dovrebbero inventare una specie di permesso speciale per le donne nel primo trimestre per andare a casa a fare la pennica dopo pranzo. Ci guadagnerebbe la produttività!
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