venerdì 9 dicembre 2011

Senza titolo

Questa mattina su Facebook mi è arrivato questo articolo:

http://temi.repubblica.it/micromega-online/abortire-tra-gli-obiettori/

Mi ha molto emozionato leggerlo, e proprio perchè ho due figli, di cui uno neonato, trovo che sia disumano trattare una donna nel modo in cui sono state trattate le donne di cui si parla nell'articolo. Disumano e disonesto. Mi chiedo cosa abbiano nella testa - e nel cuore - queste persone che per difendere i diritti di un feto, calpestano quelli di una donna nel momento più difficile e doloroso della propria vita. Non voglio qui entrare nel merito della discussione sull'aborto, a nessuno spetta giudicare le singole situazioni, ma per questo c'è una legge che lo riconosce come diritto entro una ben precisa regolamentazione, e allora mi chiedo come sia possibile che in una struttura pubblica siano assunti medici obiettori. Un medico dovrebbe dichiarare di essere un non obiettore al momento della domanda di partecipazione al concorso di assunzione, pena l'esclusione, come si dichiarano i titoli di studio, di non aver riportato condanne penali, ecc. E comportarsi in seguito di conseguenza. In questo paese ci si preoccupa di più dei diritti degli embrioni e dei feti, che di quelli delle donne, dei bambini e delle loro famiglie.

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mercoledì 7 dicembre 2011

Se negli anni 70 eri un bambino


Ieri una mia amica ha condiviso questa immagine su Facebook. Ci ho cliccato sopra ed è uscita una serie di immagini simili su cui era riportata una frase di confronto fra l'infanzia degli anni 70 e quella di oggi.
Non ho mai amato queste riflessioni nostalgiche che ogni tanto rispuntano fuori, una volta sottoforma di catena di Sant'Antonio via email, adesso sottoforma di immagini su Facebook. Tutti siamo affezionati alla nostra infanzia, ma iniziare già a 30-40 anni a fare dei discorsi alla "non c'è più la mezza stagione" dei vecchietti sull'autobus mi mette davvero tristezza. Di certo chi l'ha scritto non ha figli, dato che dell'infanzia e dei bambini di oggi dimostra di non sapere proprio niente, e non è soddisfatto della sua vita da adulto dal momento che ha tanta nostalgia di un passato dai ricordi un po' sfocati e si sente un eterno adolescente. A giudicare dal numero di commenti e condivisioni, l'idea ha avuto molto successo... Sicuramente fra persone nostalgiche ed eterni adolescenti come l'autore delle immagini.

Vorrei citare alcune di queste frasi e commentarle, perchè davvero sento il bisogno di sottolineare quanti luoghi comuni e ignoranza (nel senso di non conoscenza dell'argomento) sono contenuti in questo giochetto:

Se negli anni 70 eri un bambino... Come hai fatto a sopravvivere?

Da bambini andavamo in macchina senza cinture di sicurezza nè airbags

All'epoca non esistevano studi o statistiche sull'argomento, nè tecnologie sufficienti. E certo chi è morto in un incidente stradale non può essere davanti a un pc oggi a commentare i suoi post su Facebook. Qualunque genitore informato sa che gli incidenti stradali sono la prima causa di morte nei bambini e ragazzi, e credo che ognuno di noi se ci pensa bene ha fra i suoi conoscenti almeno una persona morta in un incidente stradale prima che fosse isituito l'obbligo di allacciare le cinture di sicurezza.

I nostri lettini erano dipinti con brillanti colori al piombo

All'epoca non si sapeva della tossicità del piombo, e probabilmente non c'era altro modo di fabbricare vernici. Se oggi sono disponibili vernici meno tossiche non vedo perchè continuare a usare quelle al piombo. Il rischio sarà bassissimo, ma i rischi vanno sempre considerati in relazione alla aspettativa di vita e allo stato di salute di una società. Se è per questo negli anni 70 se avevi un tumore eri condannato a morte, oggi sono tanti e sempre di più quelli che guariscono. La gravità di una patologia è sempre relativa. Certo in Africa nei villaggi in cui non c'è nemmeno l'acqua potabile e i bambini muoiono di fame non sono un problema nè il piombo, nè il bisfenolo A nei biberon...

Non c'erano tappi di sicurezza sulle bottiglie dei medicinali

Valgono le stesse considerazioni dette prima. I tappi di sicurezza forse non erano ancora stati inventati o commercializzati, e comunque non ricordo che i miei genitori tenessero le medicine alla mia portata. E ricordo anche di una bimba, mia compagna d'asilo, che era finita in ospedale per aver ingurgitato delle medicine del padre, e ricordo che ne parlavano come di una cosa terribile.

Quando andavamo in bici non avevamo il casco

Bè per mio figlio di 3 anni ho intenzione di comprare al più presto un caschetto per la bici, anche se ci va solo al parco giochi, e non perchè io pensi che sia pericoloso andare in bici al parco giochi ma per una questione di educazione. Un bambino non è in grado di distinguere fra un luogo pericoloso ed uno che non lo è, dunque il casco si mette e basta. Comunque un casco da bici non è un casco integrale da motociclista! E si spera che un bambino abituato a metterlo sin da piccolo lo metterà anche quando sarà più grande in motorino, o almeno si prova ad educarlo in questo senso...

Bevevamo l'acqua del rubinetto... Non avevamo bottiglie di acqua minerale

Veramente noi l'acqua del rubinetto la beviamo tutt'ora, anzi era a casa dei miei che si comprava l'acqua minerale. Io sono una fan dell'acqua del rubinetto, e se oggi in tanti comprano la minerale è o per motivi di sapore (e a quel punto affari loro, saranno pur liberi di bere l'acqua che gli piace di più) o per ignoranza (molti non si fidano o semplicemente non sanno che l'acqua del rubinetto è molto più controllata dell'acqua minerale), non certo perchè l'acqua di oggi sia meno valida di quella di 40 anni fa. Anzi, se devo dirla tutta son sicura che oggi sia molto più controllata e salubre di una volta.

Costruivamo carretti con casse e tubi che non rispettavano norme CE

Valgono tutte le cose dette prima sulla sicurezza e le tecnologie, le norme CE poi riguardano anche aspetti commerciali e di omologazione del prodotto e sinceramente al livello attuale di industrializzazione mi sembra più che giusto. Nulla vieta a un bambino di costruirsi ciò che vuole. Certo a me avevano insegnato le norme di buonsenso quali non giocare con oggetti appuntiti o arrugginiti, buste di plastica, ecc.

Ci lanciavamo da un albero e rotolavamo per terra, non arrivava il pronto intervento ad ogni caduta.

Veramente non conosco nessun genitore che abbia chiamato il pronto intervento per una caduta. Conosco una mamma, una mia cara amica, che ha portato la figlia al pronto soccorso solo il giorno dopo che aveva avuto una brutta caduta al parco giochi, perchè convinta (io per prima che ero con lei lo ero) che la bimba piangeva solo per lo spavento, e invece si era fratturata un braccio.

Andavamo a scuola per lavorare ed apprendere e non per sviluppare il nostro potenziale di creatività

Sinceramente non ho mai sentito da nessun educatore o insegnante le parole "potenziale di creatività", anche oggi si va a scuola per lavorare ed apprendere, se lo si fa tirando fuori le potenzialità di un ragazzo forse si ottengono anche risultati migliori. C'è una differenza fra educare un bambino, ed ammaestrarlo come una scimmietta. Leggendo poi i commenti degli ammiratori di queste perle di saggezza, direi che i vecchi metodi non hanno avuto buoni risultati dato il numero di errori di ortografia contenuti.

Quando non si lavorava, il maestro ci dava le punizioni o le bacchettate sulle dita

Forse si è sbagliato, si riferisce agli anni 50. Io le elementari le ho frequentate negli anni 80, ma questi metodi erano banditi già negli anni 70... Ci sono altri modi che non siano punizioni e bacchettate per far studiare un ragazzo.

Non avevamo i cellulari, scrivevamo lettere e cartoline

Ah bè, allora ne deduco che l'autore non ha un cellulare nè un pc ma per pubblicare le sue perle di saggezza su Facebook ha spedito una cartolina.

A questo punto parte tutta una disquisizione filosofica sui social network, sui programmi per chattare, ecc. Che si conclude con l'ultima, grande verità:

... Avevamo dei veri amici...

Ora, non mi risulta che i bambini e i ragazzi di oggi non abbiano amici e socializzino solo davanti a un pc. Prima delle scuole medie non penso che un bambino utilizzi Facebook o MSN senza la supervisione di un genitore, probabilmente neanche gli interesserebbe. Casomai vogliono usare il pc per giocare o guardare video, ma anche lì non conosco nessun genitore che permetterebbe al proprio figlio di stare ore davanti a un computer da solo. Ragazzi poco socievoli (diciamo anche "sfigati") c'erano una volta e ci saranno sempre e non per colpa di internet. Tutti gli altri hanno amici, fidanzatini/e, escono, vanno x negozi e in discoteca. Il sabato pomeriggio gli autobus e le vie del centro sono piene di adolescenti, in coppia o a gruppetti.

Mi chiedo davvero in che mondo viva questa persona, chi frequenta e se davvero si è mai guardato intorno invece che ricordare il passato e guardare la televisione. Si perchè il tipo di luoghi comuni che si leggono in queste frasi è tipico di chi giudica il mondo attraverso i telegiornali e certe trasmissioni, in cui riportano casi eclatanti come il genitore che denuncia la maestra, come se tutti i genitori fossero sempre lì pronti con l'avvocato. Se è per questo stando ai telegiornali la prima causa di morte per i bambini sono i morsi di cane, e gli asili nido sono dei lager nazisti. Io stessa critico spesso genitori troppo apprensivi, ma non sono tutti così. Sì, ognuno ha le sue fisime ma direi che casomai il problema più grave è proprio quello di rifiutare certi progressi, come chi non vuole che il figlio prenda antibiotici o
faccia le vaccinazioni.

Per concludere, io penso che i miei figli abbiano molte più opportunità di socializzazione, apprendimento, educazione e perchè no, anche salute e qualità della vita rispetto a quelle che ho avuto io alla loro età. Auguro solo alla loro generazione di avere anche a 30 anni più opportunità di quelle che la mia generazione ha avuto. Le persone fra i 30 e i 40 anni dovrebbero avere in mano l'economia e lo sviluppo del paese, invece devono accontentarsi ancora delle briciole. Sono descritti sulla stampa come i "giovani", quando sono semplicemente degli adulti. E il fatto che uno scherzo come questo raccolga tanti consensi è proprio il segno di una generazione che non vuole e non può sentirsi adulta.

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martedì 6 dicembre 2011

San Nicolò

Oggi il mio figlio grande ė tornato da scuola cantando questa canzone:

San Nicolò ha un gran saccone
Porta giocattoli e caramelle
A bimbi bravi e bimbe belle


Va bene la rima... Ma non vi sembra un po' sessista?




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lunedì 21 novembre 2011

Consigli non richiesti

Da molti giorni vorrei scrivere qualcosa, sono tante le riflessioni, le cose che mi vengono in mente, le sensazioni e le emozioni di questi giorni. Ma il tempo e' poco, le cose da fare sono tante e ancora non ci sto tanto con la testa, mi manca la concentrazione. Ma mi sto godendo i miei due bimbi e sono felice, anche se in certi momenti molto stanca. Questa mattina leggevo, anzi diciamo sfogliavo perche' leggere e' un parolone, la rivista a cui mi sono abbonata di "Un Pediatra Per Amico" e non ho potuto fare a meno di condividere questa immagine. Non credo di avere l'autorizzazione a pubblicarla, ma spero che non me ne vogliano dal momento che gli sto facendo pubblicita': e' una rivista che mi piace molto, scritta da pediatri e tratta gli argomenti seriamente e con rigore scientifico.


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giovedì 29 settembre 2011

E' nato!

E' nato il fratellino, da qualche giorno siamo a casa, e la nostra nuova vita a 4 ha preso il via. Il parto e' stato molto più rapido rispetto al primo, ma ho voluto l'epidurale comunque perché le contrazioni anche stavolta mi avevano sfinita. Comunque, e' andato tutto bene, anche con l'allattamento - non voglio parlare troppo presto - ma e' decisamente partito molto meglio. Mi sembra incredibile quanto mi sembri tutto più semplice ora, con il secondo figlio davvero e' un'altra storia. Ero terrorizzata perché ricordavo le prime settimane come difficilissime, con una stanchezza che sembrava non dovesse passare mai, il seno che mi faceva male, ingorghi e mastite, crisi di pianto... Invece in questi giorni mi sento bene, sono serena, il bimbo e' davvero molto tranquillo, mangia e dorme, speriamo che continui così.

Il cucciolo sta reagendo bene, a scuola le maestre sono molto contente, dicono che si e' inserito bene ed e' sereno. Certo quando c'e' lui a casa cerca molto la mia attenzione, quando e' stanco può fare una tragedia di una stupidaggine, ma del resto quando sono stanchi i bambini fanno tutti così. In pratica cerco di dividere la mia giornata coccolando il piccolo quando il grande e' a scuola, e dedicandomi al grande il pomeriggio... lasciando il piccoletto nella sua culla e per fortuna che se ne sta buono buono e si fa sentire solo quando vuole mangiare!
Mi sembra che stia andando tutto anche troppo liscio... Temo il tracollo da un momento all'altro!!!

Un'altra cosa che mi preoccupava era la ripresa dell'invasione di consigli da parte delle nonne che, si sa, sono un aiuto preziosissimo e di cui non si può fare a meno in questi momenti, ma che a volte - assolutamente con buone intenzioni, questo lo so - fanno commenti inopportuni e danno consigli non richiesti che non fanno che peggiorare le cose. Questa volta consigli di puericultura non me ne danno, sara' che mi vedono sicura e sanno che l'esame l'ho già passato... Ora l'obbiettivo delle raccomandazioni sono io, che non devo lasciarmi andare, che devo curarmi di me stessa e non solo dei miei bambini, che appena smetto di allattare devo mettermi a dieta, che devo fare sport quanto prima, uscire con mio marito e pensare un po' a me stessa. Tutte cose sacrosante, non c'e' dubbio. Ma direi che non e' proprio questo il momento di farmi una testa così quando ho solo bisogno di riposo e di godermi la maternità. Insomma a che serve stressarmi con queste considerazioni a pochi giorni dal parto? E vabbe', poteva andare peggio!

Riguardo alla sensazione di essere mamma di 2 bambini... E' ancora molto strano per me, da una parte mi sembra di rivivere il passato, dall'altra mi rendo conto che e' tutto diverso... E' diverso il bambino, e' diverso il contesto, sono diversa io.



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mercoledì 14 settembre 2011

Suffragette, a noi!



In questi giorni il cucciolo ha scoperto Mary Poppins, ovviamente sotto mio suggerimento, è uno dei miei film preferiti. Guardando questo pezzo (le parole della canzone sono più che mai attuali), non posso fare a meno di immaginare i discorsi di quegli anni, i commenti su queste donne "sfacciate" che pretendevano il diritto al voto, criticate probabilmente dalle altre stesse donne. Secondo me avevano lo stesso sapore dei discorsi che si fanno oggi sulle quote di genere...

Veri soldati in gonnella siam.
Del voto alle donne gli alfieri siam.
Ci piace l'uomo preso a tu per tu,
ma al governo lo troviamo alquanto scemo.


Lacci e catene noi spezzerem
e tutte unite combatterem.
Noi siam le forze del lavoro
e cantiamo tutte in coro:
Marciam! Suffragette, a noi!


Non puoi arrestarci o maschio
son finiti i tempi tuoi.
E' un solo grido unanime: Femmine, a noi!
Ben presto anche in politica seguire ci dovrai,
se il voto ancor ci neghi,
per te saranno guai!


Siam pronte al peggio,
anche a morire ormai.
Chi per il voto muor, vissuto è assai.
Femmine, a noi!


Ah! Lacci e catene noi spezzerem
se tutte unite combatterem.
Noi siam le forze del lavoro
e cantiamo tutte in coro:
Marciam! Marciam! Marciam!
Suffragette, a noi!

sabato 10 settembre 2011

Ultime visite e preparativi per la scuola

Ormai siamo alla trentaseiesima. Ancora un paio di settimane e poi ogni giorno potrebbe essere quello buono. Il caldo e' pesante, lo sopporto malissimo. Sono davvero stanca, ho un forte mal di schiena la mattina, quando mi alzo, e doloretti vari dappertutto. Per il resto va bene, le analisi sono a posto, ho preso in totale 9 kg, quindi anche come peso va benissimo. Sono stata dall'anestesista per l'epidurale, la prossima settimana telefonerò per fissare l'appuntamento per il colloquio per la donazione del cordone... I vestitini sono stati lavati e messi nel cassetto, devo dire che erano in ottimo stato, praticamente nuovi. E' una fortuna poterli riutilizzare, anche se le nonne non sono riuscite a trattenersi dal comprarne dei nuovi... ora bisogna farsi coraggio e ricomporre tutti i pezzi della carrozzina, montare la culla. Con questo caldo passa un po' la voglia!

Nel frattempo il cucciolo "grande" sta per iniziare la scuola materna, sono stati comprati i grembiulini, più tutti gli altri articoli di cancelleria richiesti. C'e' stato un incontro per conoscere le maestre e l'impressione e' buona, sembrano molto dolci e allo stesso tempo professionali. Lui non vede l'ora di iniziare, e' molto curioso della novità e io sono emozionatissima all'idea.

E' bello vederlo crescere, diventare così grande, fare così tanti progressi in pochissimo tempo... Dopo questa estate mi sembra diventato davvero un "bambino vero", come nella favola di Pinocchio: niente più pannolini, niente più nanna il pomeriggio, si può chiacchierare molto e di qualunque argomento. Usciamo senza passeggino, e al supermercato mi aiuta a prendere le cose da comprare e metterle nel carrello. Si esprime molto bene e mi stupisce con le sue riflessioni. In più, gioca molto da solo nella sua cameretta e mi lascia il tempo di riposare o fare altre cose mentre siamo in casa. Allo stesso tempo e' bello pensare di ricominciare tutto daccapo, rientrare nel tunnel "poppata-cacca-pannolino-nanna", avere di nuovo un neonato - poi bimbo piccolo di cui occuparmi mi intenerisce e mi piace. E' bella l'idea di avere due vite parallele da seguire, di ripercorrere tutti gli steps già superati e allo stesso tempo continuare un percorso già iniziato. L'infanzia dei tuoi figli e' senz'altro uno dei ricordi più belli della vita, non ostante la fatica e le difficoltà, e penso che viverla più di una volta sia l'unico modo per non ripensarci, un domani, con troppa nostalgia.




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mercoledì 24 agosto 2011

Pannolini taglia 1 e scarpe numero 25

Siamo tornati a casa da un paio di giorni. E' arrivato il momento di iniziare a prepararsi (anche psicologicamente) al nuovo arrivo. Ormai potrebbe mancare solo un mese. Ho fatto una lista di cose da comprare per il ricovero in ospedale, e sto facendo mente locale su cosa potrebbe servire per il piccolo che già non ho... Ho realizzato che dovrò comprare un pacco di pannolini taglia 1, mi ha fatto un effetto strano, ora che mi sto disabituando alla taglia 6, dal momento che siamo passati definitivamente alle mutandine nelle ultime settimane.
Ripensare a quei pannolini minuscoli, e a tutto il resto, sempre minuscolo... E poi guardo le scarpe del cucciolo, ormai numero 25, e mi sembrano così grandi...



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venerdì 5 agosto 2011

Incontri

Questa mattina sono stata in ospedale per il prelievo e l'eco del 3 trimestre. Mentre aspettavo il mio turno, una signora che mi era seduta vicino chiede un'informazione, così ci mettiamo a parlare. La signora non e' italiana ma parla abbastanza bene l'italiano. Mi chiede se manca poco al parto, io le rispondo che in realtà mancano ancora 2 mesi, ho la pancia talmente grande che spesso mi prendono per una che partorirà a giorni... Mi chiede anche se e' il primo bimbo, io le rispondo che ho già un maschio e questo e' il secondo maschietto. Così le chiedo di lei, mi risponde: "io 8", indicando la sua pancia; le chiedo: "ah, e' all'ottavo mese?", e lei: " no, ottavo figlio, ne ho 7 a casa". Le chiedo quanti anni ha il più grande, mostrandomi chiaramente stupita e ammirata per il coraggio di avere così tanti figli. Mi dice che ha 14 anni, e che per fortuna la aiuta la suocera e che anche i figli grandi danno una mano. Mi dice che viene dalla Somalia, e' chiaramente musulmana dal momento che indossa il velo. Non ho fatto in tempo a sbirciare sulla cartella che aveva in mano perché e' arrivato il suo turno, ma avrei scommesso che fosse più giovane di me. Un viso paffuto, un sorriso molto dolce. Peccato che la nostra conversazione sia finita li perché mi sarebbe piaciuto saperne di più su di lei, sulla sua famiglia...

Mi e' venuto in mente che proprio in questi giorni ho letto che c'e' stato "il primo sì alla Camera al divieto in Italia di indossare in luoghi pubblici burqa, niqab o altri caschi e indumenti etnici che rendano non identificabile il volto della persona", e ho letto questo post un po' critico riguardo a questa legge. La vignetta, che riporto anche sotto, e' molto carina e devo dire azzeccata. Condivido anche la critica al fatto che spesso chi parla dell'argomento, giornalisti e politici, non sembra avere chiara la differenza fra quello comunemente detto "velo" o hijab, che io trovo un capo di abbigliamento come un altro (valore simbolico e religioso a parte) e che anzi può essere molto bello e comunque non diverso dall'indossare un cappello e una sciarpa come faccio io d'inverno, e burqua o niqab. Non sono un'esperta dell'argomento ma direi che la differenza e' evidente. Da quello che ho capito la legge riguarderebbe solo gli ultimi due casi, e io sinceramente non la trovo sbagliata (a meno di dettagli che non conosco e che mi interesserebbe sapere, se qualcuno ne sa di più e vuole scrivere un commento e' il benvenuto). Di donne con l'hijab se ne vedono tantissime tutti i giorni, una sola volta ne ho vista una con il burqua, nella mia città, camminava insieme al marito (vestito normalmente, pantaloni e camicia). Mi e' venuta la pelle d'oca.



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giovedì 4 agosto 2011

Finalmente a casa...

...e' proprio il caso di dirlo per due motivi:
Il primo e' che siamo finalmente rientrati a casa nostra dopo più di una settimana di lavori, una piccola ristrutturazione che rimandavamo da tempo ma con l'avvicinarsi dell'arrivo del fratellino non potevamo più aspettare. Il secondo e' che da oggi sono in maternità, e devo dire che ne avevo proprio bisogno. Il caldo, la stanchezza di queste ultime settimane sono stati davvero pesanti per me, la pancia grandissima (anche se di peso sto andando bene, 7 kg in più all'inizio dell'ottavo mese sono ottimi... Sinceramente pero' non so come sia possibile) e i piedi sempre più gonfi. Davvero era diventato troppo faticoso per me svegliarmi presto per andare in ufficio, il pomeriggio avevo ricominciato ad addormentarmi davanti al pc come facevo nel primo trimestre. In più con questi lavori ci sono ancora tante cose da mettere a posto... In realtà vorrei godermi un po' di più questo periodo e la casa "rimessa a nuovo", ma sabato partiamo per le vacanze... Anche quest'anno con i nonni, niente di particolarmente entusiasmante, ma nelle mie condizioni ho bisogno di riposo e di aiuto con il piccolo, bisogna accontentarsi! Dicevo quindi che mi piacerebbe dedicarmi un po' alla casa, iniziare a mettere in ordine i vestitini per il piccolo in arrivo, cercare tutto ciò che serve fra le vecchie cose del cucciolo e comprare ciò che manca... Rimanderò tutto al nostro ritorno. Sarò strana, ma io sento tanto il bisogno di stare a casa fino ad aver poca voglia di partire per le vacanze. E' preoccupante?



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venerdì 29 luglio 2011

Donne e scienza blog surfing

Facevo una ricerca su google tanto per passare il tempo (oggi in ufficio giornata un pò morta), sono capitata in questa pagina e non riuscivo a credere ai miei occhi: il mio blog è nominato fra una serie di blogs che parlano di donne e scienza! Inutile dire che la cosa mi fa molto piacere e mi riempie di orgoglio. Ho iniziato a scrivere qui un pò per sfogarmi (all'epoca ero una mamma precaria borsista e molto sconfortata), e un pò perchè mi piace chiacchierare. Piano piano ho capito che poteva essere l'occasione per scrivere qualcosa di diverso da quello che si vede di solito nei blog per mamme, avendo io la passione per la scienza e la divulgazione; allo stesso tempo volevo dimostrare che si può essere mamme e scienziate, e che le due cose vanno di pari passo. Non pensavo però che mi sarei divertita tanto, e che sarebbe stato lo spunto oltre che per informarmi di più io (per scrivere certi post leggo e mi documento molto), e per confrontarmi in maniera "severa" con altre persone. Tante volte anche solo lo scambio di commenti mi ha dato davvero grandi soddisfazioni. Oggi scopro che il mio blog è citato insieme a Ocasapiens, quello di Sylvie Coyaud, giornalista che seguo da quando ero all'università perchè si è sempre occupata di tematiche che riguardano le donne e la scienza, per esempio su D di Repubblica. E sono soddisfazioni!

Scrivono di me:
Trentacinquenne alla sua seconda gravidanza, racconta di come si addormenta in ufficio, e già! il primo trimestre fa venire sonno, difende i vaccini da una prospettiva scientifica  e decifra per noi - svelando il falso ideologico - gli articoli pseudo-scientifici dei giornali on line. Riesce a fare tutto questo con rigore e ironia: non perdetevela.

Ringrazio di cuore il sito ingenere, e corro a leggere gli altri blogs segnalati!


giovedì 28 luglio 2011

Legge sull'omofobia e quote di genere: discriminazioni al contrario, e allora?

E' di ieri la notizia che la Camera ha approvato le pregiudiziali di costituzionalità sul testo della legge sull'omofobia presentate da Udc, Lega e Pdl. Il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, si è astenuta. Il testo mirava a introdurre l'aggravante di omofobia nei reati penali. Questo vuol dire che si sarebbe aggiunto un aggravante nel caso in cui il movente del reato fosse stato di matrice omofobica (non sono un'esperta di diritto quindi perdonatemi se uso certi termini a sproposito), non certo che l'aggravante è che la vittima sia un gay. Cioè, secondo la legge che non è passata, non è che se uno aggredisce un omosessuale per rubargli il portafogli ci sarebbe stata l'aggravante di omofobia, se però lo aggredisce solo perchè è omosessuale - e quindi spinto dall'"omofobia" - allora sarebbe scattata l'aggravante. Una legge del genere già esiste per quanto riguarda il razzismo. I commenti però dei politici che hanno votato contro (e di una buona parte degli italiani che frequentano blogs, forum, social networks, quotidiani online ecc.) sono che non si vogliono considerare gli omosessuali come cittadini diversi dagli altri, e che con quella legge ci sarebbe stata una discriminazione al contrario... insomma mi sembra che di questa legge non hanno capito un cavolo, o almeno questo dimostrano, eppure il loro mestiere dovrebbe essere quello di votare le leggi dopo averle lette e capite. Se io avessi un esperimento da portare avanti, delle misure da effettuare e non capissi neanche come si calcola/misura la grandezza fisica che voglio studiare sarei giudicata incompetente e non so il mio capo come la prenderebbe. Questi incompetenti che ci governano invece giustificano una decisione adducendo motivazioni che non stanno nè in cielo nè in terra, oltre ad essere vergognose ed offensive.

La teoria delle discriminazioni al contrario, sostenuta anche da una buona parte della popolazione italiana, mi sembra di averla già sentita... ah si è il classico commento che ti fanno quando si parla di quote di genere. E così ci riallacciamo allo scorso post, ovvero ai commenti più comuni sentiti e letti quando si parla di questione femminile e pari opportunità. E' stata approvata una legge, molto timida direi, che impone che a partire dal 2012 i consigli di amministrazione delle aziende prevedano una quota obbligatoria minima di donne del 20%, che si innalzerà  al 33% dal 2015. Il primo commento da parte di chi non è d'accordo - e non sono d'accordo neanche tante donne "di sinistra" - è proprio questo: una discriminazione al contrario perchè si prevede di assumere una donna solo perchè donna, preferendola a un uomo, perchè imposto dalla legge. A nessuno viene in mente che se le donne sono il 50% della popolazione e soprattutto la parte della popolazione che studia di più e con risultati migliori, e il fatto che in Italia le donne nei Cda siano appena il 6% tra le società quotate è qualcosa che non torna, a livello statistico. Sarà anche una discriminazione al contrario, forse è vero, ma è una discriminazione necessaria. Le leggi per tutelare le pari opportunità apparentemente ci sono, fanno parte persino della nostra Costituzione. Ma se i risultati sono questi, evidentemente non bastano. La legge italiana per esempio dice che una donna deve percepire lo stesso stipendio di un uomo a parità di lavoro svolto: le statistiche dicono che a partità di lavoro le donne guadagnano mediamente meno degli uomini. E' vietato licenziare una donna in gravidanza, è vietato anche farle firmare dimissioni in bianco al momento dell'assunzione se è per questo, ma comunque avviene lo stesso. Quindi se è necessaria una discriminazione al contrario, che la si faccia! Sono d'accordo anch'io che se ti limiti a questo e non fornisci le condizioni necessarie per favorire l'occupazione femminile non è sufficiente, sono tante le carenze in questo paese a partire dagli asili nido che scarseggiano e dalle scuole che fanno orari spesso incompatibili con la vita lavorativa dei genitori, ma da qualche parte bisogna pur iniziare... no?

Altri commenti molto molto frequenti sono:
- In questo modo si rischia di dare un certo incarico a una persona che non è all'altezza, scartandone semmai una che lo era di più.
Questa è una parafrasi della teoria della discriminazione al contrario. Riprendendo il discorso sulle donne che sono il 50% della popolazione e la parte della popolazione che studia di più, direi che è molto più probabile oggi che una donna più preparata si veda scavalcare da un uomo che lo è meno, piuttosto che accada il contrario in futuro con le quote imposte per legge. E non è una mia teoria, basta leggere le statistiche e farsi 2 conti! E comunque stiamo parlando di un 20% che diventerà il 33% fra 4 anni... una percentuale ridicola!!!
- In questo modo si favoriranno le amanti dei potenti.
Certo perchè donne capaci è impossibile trovarle, le donne possono arrivare a certe posizioni solo per meriti sessuali. Il maschilismo in questa affermazione è imbarazzante. E comunque le amanti che fanno carriera ci sono già anche senza quote.
- Ma si troveranno tante donne disposte a sacrificare la famiglia per quel lavoro? oppure Ci saranno poi tutte queste donne interessate a ricoprire ruoli di responsabilità?
Io credo proprio di si. Di donne capaci che hanno studiato e hanno voglia di fare carriera ce ne sono tante, poche però ci riescono. Queste affermazioni riflettono una mentalità radicata nella nostra società che vede la donna come l'angelo del focolare, che si realizza solo sposandosi e facendo tanti figli, le pulizie, manicaretti per marito e figli e servendo tè alle amiche. Ah dimenticavo shopping, estetista e parrucchiere. Le donne che scelgono di fare entrambe le cose, cioè pur avendo una famiglia vogliono sentirsi realizzate anche nel lavoro, sono viste come delle poverette che purtroppo non hanno saputo scegliersi un buon partito, e sono costrette a lavorare per portare a casa un altro stipendio. A nessuno viene in mente che lavorare può essere una scelta che ci piace e che ci fa stare meglio indipendentemente dallo stipendio che portiamo a casa. E quante volte ci siamo sentite dire da amiche o parenti "io non lavoro perchè tanto mio marito guadagna bene"? Io non ho nulla contro la loro scelta particolare, ma contro il fatto che la società approvi queste donne che nel 2011 fanno le casalinghe, pur avendo una laurea, e che le veda come quelle che hanno capito tutto della vita, delle "fortunate", furbe e intelligenti, oltre che delle madri modello perchè dedicano tutto il loro tempo alla cura dei figli e del marito. Le lavoratrici invece sono delle pazze egoiste, nevrotiche, che affidano i figli ancora piccoli al nido, madri sciagurate! E quel che è peggio, andando a lavorare "prendono gli stessi difetti degli uomini". Ecco, quest'ultima frase me la sono sentita dire infinite volte e non so se mi fa più ridere o incazzare.
E comunque penso anche che la presenza di più donne agli alti livelli potrebbe agevolare un ridimensionamento degli orari lavorativi, anche perchè diciamo le cose come stanno: altra mentalità diffusa è che gli uomini possono lavorare fino a tardi la sera perchè tanto ci sono le mogli a casa, angeli del focolare, che pensano ai figli e a tenere in caldo la cena. Ma dove sta scritto??? I figli si fanno in 2 e a casa a una certa ora con i figli devono starci tutti e 2!

Comunque, in molti paesi europei le quote di genere sono state applicate già da tempo e i risultati sono stati positivi. Certo c'era anche dell'altro a supporto dell'occupazione femminile, soprattutto un'altra mentalità. La nostra è davvero molto arretrata, e se è necessaria una misura drastica per farla cambiare ben venga. E per favore, non chiamatele "quote rosa", io lo trovo offensivo. Sono "quote di genere" perchè servono a garantire la partecipazione di entrambi i generi e nulla vieta che si possano applicare anche agli uomini nel caso in cui ci fosse una maggioranza di donne. Il fatto però che nei Cda questa eventualità non si presenti mai, dovrebbe farci di per se riflettere.

venerdì 22 luglio 2011

Donne, stereotipi e mentalità

Accolgo la proposta lanciata dal blog Vita da streghe di rispondere agli argomenti più ricorrenti di chi non comprende o vuole sottovalutare le critiche che alcuni, me compresa, fanno alla mercificazione del corpo della donna e alla rappresentazione stereotipata delle donne in generale. Il post, di cui riprendo anche il titolo, è questo. La lista di argomentazioni riportate raccoglie efficacemente i tanti commenti che si leggono in rete, su facebook, sui blogs, in fondo agli articoli dei tanti quotidiani online, o si sentono pronunciare quando si parla di questo argomento. La cosa che mi fa davvero riflettere su quanto una certa mentalità sia profondamente radicata qui da noi e su quanto ormai certe cose passino inosservate, è che si sentono commenti di questo tipo persino da donne, o da uomini che si dichiarano "di sinistra", che si dicono a favore delle pari opportunità e sanno che nel nostro paese siamo ancora ben lontani dall'averle. Insomma è evidente che non ci si rende conto di quanto grave la situazione sia diventata, di quanto l'uso del corpo femminile sia gratuito, e di quanto gli italiani ne siano ormai assuefatti. Un esempio di ciò che sto dicendo è la campagna pubblicitaria "Cambia il vento" del PD per la festa de l'Unità, che ha suscitato molte polemiche da parte delle "femministe" in quanto utilizza un paio di gambe femminili con una gonna che si solleva per effetto del vento, mentre l'equivalente maschile è un uomo in camicia a cui svolazza una cravatta. E già su questa differenza fra i due sessi se ne potrebbero dire tante. Ma i controcommenti alle critiche "femministe" sono stati tanti, e la ciliegina sulla torta è l'intervista all'autore dei manifesti riportata qui, in cui davvero non si sa se è più qualunquista e superficiale l'intervistatore o l'intervistato, e in cui emerge quanto l'importanza di certi messaggi sia sottovalutata tanto da farsi beffa di chi prova a metterla in evidenza. Certo, in fondo rispetto a quello che si vede in giro questo manifesto non mostra molto, solo un po' di coscia mentre siamo invasi da culi in primo piano per pubblicizzare qualunque tipo di prodotto. Ma il punto non è questo: il punto non è cosa si vede, il punto non è se la ragazza in questione indossa le ballerine invece che i tacchi a spillo, o cerca di abbassare la gonna che vola via invece che mostrare la sua sexy lingerie. Il punto è che dal PD ci si sarebbe aspettato uno sforzo di fantasia in più. Per me questa campagna pubblicitaria, seguita a una campagna per il SI ai referendum che sapeva di imbroglio e populismo, è stata una vera delusione.

Fatta questa lunga premessa, passo a rispondere alla lista di argomenti elencati da Vita da streghe, immaginando di avere davanti un interlocutore che mi pone queste obiezioni e di rispondergli:

- Ci sono cose più serie, gravi o più importanti
Ci sono sempre cose più serie, gravi o importanti. C'è chi si strappa le vesti per difendere i diritti di un embrione di poche cellule, chi non mangia carne perchè ritiene gli allevamenti intensivi una violenza, chi protesta per fermare la costruzione di una ferrovia o un inceneritore, io mi batto per le pari opportunità. E le pari opportunità passano anche attraverso il modo in cui la donna viene rappresentata.

 
- Chi rivendica una diversa rappresentazione della figura femminile è fondamentalmente un/a bigotto/a
Non è da bigotti credere che le donne abbiano anche un cervello, credere che un prodotto possa essere pubblicizzato e venduto anche senza allusioni sessuali, mostrare parti anatomiche fini a se stesse, credere che uno spettatore/consumatore possa essere convinto/apprezzare anche un altro modo di fare comunicazione.
Ridurre tutto a "mi piace/mi convince perchè quella è bona, ha un bel culo/belle tette" è un tantino offensivo nei confronti del consumatore/spettatore, no?

- Chi denuncia è probabilmente brutta dunque invidiosa del corpo delle altre
Intanto chi te lo ha detto, e poi non c'è solo la bellezza nella vita. Ecco, proprio dicendo questo sei un maschilista perchè pensi che una donna possa avere come unica qualità/scopo nella vita essere bella e attraente, o meglio essere attraente attraverso la "bellezza". Non è così, ci sono tante qualità nella vita di una donna, è la pubblicità che vuole convincerci che la bellezza sia la nostra unica aspirazione ma non è così.

- La colpa è delle donne che si prestano ad usare il proprio corpo
C'è anche questo, ma non solo questo. Fa tutto parte di un sistema che premia chi si presta a certe condizioni e danneggia chi non lo fa. Alla fine tutti devono lavorare, ognuno fa ciò che gli riesce meglio. Non c'è niente di male a fare la modella o comunque una professione in cui quello che utilizzi è la tua bellezza invece che la tua intelligenza, nessuno è contro la bellezza o contro l'impiego di belle donne nella pubblicità e nello spettacolo, il punto è COME lo si faccia e quale messaggio si voglia dare.

- Chi denuncia è una femminista (aggettivo inteso come sinonimo di estrema, vetusta)
Si, sono femminista. Le femministe con le loro battaglie mi hanno permesso oggi di decidere se portare avanti una gravidanza oppure no, di poter divorziare da mio marito nel caso in cui non ritengo più sia il caso di rimanere sua moglie, di andare a votare, di avere - almeno sulla carta - le stesse possibilità di un uomo nel lavoro e nella vita. Poichè come ho detto queste possibilità sono sulla carta, ma non sempre si verificano realmente, non credo che il femminismo sia un concetto superato anzi se ne sente la necessità oggi più che mai. In tutte le correnti politiche e di pensiero ci sono gli estremismi ma questo che c'entra?

- Apprezzamenti vari sui corpi femminili esposti (nei casi in cui gli articoli riprendano un'immagine svilente o sessista)
Un corpo/una donna è bello/a anche se lo si rappresenta in un altro modo. Se vuoi vedere foto sexy (e arraparti) ti compri una rivista porno e ti chiudi in bagno.


- Per contro, disprezzo estetico nei confronti della donna che parla o denuncia (nei casi in cui sia visibile e ovviamente ritenuta brutta)
Ma parla per te!


- E in che altro modo avrebbero dovuto rappresentare il prodotto/servizio?
Non è il mio mestiere e non so in che altro modo lo si sarebbe potuto fare. Un professionista della comunicazione però dovrebbe saperlo e sforzarsi un pò di più. Altrimenti vuol dire che è un incompetente (ogni riferimento all'autore della campagna "Cambia il vento" è puramente casuale).


- Basta non guardare la tv e non lasciarsi condizionare dalla pubblicità
Il canone lo paghiamo tutti (e se tu non lo paghi sei un evasore fiscale), mi piacerebbe avere un servizio più di qualità per quanto riguarda i programmi TV, almeno per quanto riguarda la RAI. Per quanto riguarda la pubblicità, io non mi lascio condizionare (anzi boicotto i prodotti con pubblicità che non mi piacciono) ma ciò non toglie che se una pubblicità è offensiva o manda un messaggio sbagliato, è così anche se io non la guardo. Ormai siamo talmente assuefatti che neanche ce ne accorgiamo più, e tu ne sei la prova.

 
Se vogliamo poi estendere la lista delle osservazioni alla questione femminile in generale, se ne possono aggiungere tante, infiniti luoghi comuni e affermazioni che vengono fuori quando si parla della condizione delle donne in questo paese. Potrebbe essere l'argomento del prossimo post.

martedì 19 luglio 2011

Estate e gravidanza

Ormai siamo alla 29-ma. Mi sento pesante e ingombrante, la pancia è enorme. Faccio fatica a fare molte cose, la notte è difficile trovare una posizione non ostante il cuscinone da allattamento che aiuta molto a posizionarsi nel letto con il pancione, sopporto male il caldo, fare anche solo un piano di scale mi dà il fiatone, inizio a camminare con la mia solita andatura svelta e dopo pochi passi devo rallentare drasticamente perchè avverto dei dolori alla pancia. Evito di guidare, o meglio di andare da sola in auto, ho bisogno di farmi molto aiutare e ridimensionare tutto ciò che faccio. Lavorerò ancora un paio di settimane e poi maternità. Molte donne al mio posto si approfitterebbero (lo avrebbero già fatto da mesi) della situazione. Io invece mi sento menomata, l'idea che non posso più fare la solita vita, che ho bisogno di aiuto costante, che non è il caso che vada più a prendere mio figlio al nido da sola per esempio, che anche le cose più banali sono diventate faticose, mi mette ansia. Forse perchè sto anche capendo che la mia vita ormai non sarà più la stessa, quella vita faticosa ma allo stesso tempo tranquilla e felice che ci siamo costruiti dopo la nascita del nostro cucciolo sta per cambiare e io non ho avuto il tempo di stufarmene. La prima gravidanza è arrivata in un momento in cui la necessità di cambiamento si sentiva ed era necessaria. Questa invece è arrivata all'improvviso, e in un momento in cui tutto sommato potevamo rimanere anche così ancora per un po'. L'idea di smettere di lavorare poi è qualcosa che ancora di più mi mette di fronte alla realtà. Ho scelto stavolta di non optare per la flessibilità (cioè lavorare anche l'ottavo mese) per poter dedicare più tempo al cucciolo, permettergli di fare delle vacanze più lunghe, e in effetti non è che non mi renda conto che lavorare in estate e contemporaneamente fare la mamma ad un altro bambino con una pancia di 8 mesi non sia faticoso. Io stessa faccio fatica ad alzarmi presto la mattina, a stare molte ore seduta davanti a un pc, ad andare e tornare, far quadrare tutto. Ma il giorno che non sarò più obbligata a farlo sarà ancora più evidente che non sono più io, che non sono più autosufficiente, che non è più il caso che io faccia tutte quelle cose che hanno fatto parte della mia quotidianità. Io non so proprio come fanno quelle donne che vanno in maternità anticipata senza seri motivi di salute: a me verrebbe la depressione.


A questo stato d'animo incerto si aggiunge il fatto che vedo il mio bimbo che attraversa una fase difficile. Da una parte è contento e mi chiede spesso del fratellino, tocca la pancia, prova ad ascoltarla... dall'altra avverte che qualcosa sta cambiando e non sa cosa aspettarsi. Lo vedo insicuro, lo manifesta in molti modi. Ha imparato a usare il vasino in pochissimo tempo eppure di mettere le mutande e smettere il pannolino non ne vuole sapere. Non lo bagna neanche una volta in tutto il giorno, ma guai se non glielo metti. Si accorge che io non posso più prenderlo in braccio, a volte lo faccio anche se non dovrei ma certo sempre di meno. Sono cambiate alcune delle nostre abitudini, per esempio il bagno che gli facevo sempre io ora glielo fa il papà. E' molto più capriccioso. Siamo stati una settimana al mare con i nonni, lui era contento ma spesso chiedeva di tornare a casa. So che sono reazioni normalissime per un bambino che avverte dei cambiamenti e che nel frattempo sta cercando di superare delle tappe della crescita, ma per una mamma è sempre doloroso vedere le difficoltà del proprio figlio sebbene siano fisiologiche. Dalle domande che fa mi sembra quasi che non veda l'ora che questo fratellino nasca davvero, come se fosse la fine per lui di un'attesa estenuante e soprattutto la fine di tutti gli ostacoli che si sono posti fra noi. E io gli do ragione, dopo la nascita e dopo un primo periodo molto difficile e confuso per tutti ci sarà un assestamento, troveremo un nuovo equilibrio come famiglia e una nuova serenità sicuramente ancora più difficile da conquistare, ma sono sicura che poi quello che ne trarrà più giovamento sarà lui.

mercoledì 22 giugno 2011

Boicottiamo Intimissimi

Sul blog comunicazione di genere, che seguo e sul quale trovo spesso spunti di riflessione e informazioni interessanti (da far accapponare la pelle purtroppo), ho oggi scoperto che nei negozi Intimissimi sono in vendita delle mutande che "prendono spunto" dalla vicenda del "bunga bunga" per fare della facile - ma di pessimo gusto - ironia sulle vicende sessuali legate ai nostri politici. Ho già scritto qui che persino la parodia di Elio e le storie tese, di cui sono fan, mi sembrava di cattivo gusto perchè questo è un argomento su cui secondo me non si dovrebbe scherzare. E' qualcosa che dovrebbe solo disgustare e ci fa vergognare davanti al mondo intero. Figuriamoci cosa posso pensare di queste mutande che vedrei male persino in uno di quei negozi di souvenir per turisti in cui si possono comprare grembiuli da cucina con il David di Michelangelo come quello in figura, o magliette sulle quali sono stampate le peggiori frasi sugli stereotipi italiani.
Seguendo l'invito di comunicazione di genere e Giovanna Cosenza, ho scritto un'email all'azienda in cui esprimo il mio disappunto e dichiaro che non metterò mai più piede nei loro negozi Intimissimi, Calzedonia, Tezenis. E dire che sono anni che compro i loro articoli, specie durante i saldi!
Scrivete anche voi, l’indirizzo è: info@intimissimi.it.

martedì 21 giugno 2011

Una vita parallela

La gravidanza procede e la pancia è sempre più grande. Ho guardato una foto di quando aspettavo il cucciolo ed ero credo anche qualche settimana più avanti, e la pancia in confronto era minuscola. Non sto ingrassando, giovedì ho la visita e mi peserò, ma è tutta pancia...

Il cucciolo intanto ha realizzato che nella pancia c'è il suo fratellino ed ora devo dire ne è contento e incuriosito. Mi alza la maglietta per vederlo e il fatto che non si riesca a vedere comunque lo scoccia abbastanza. Gli ho spiegato che adesso è troppo piccolo ma quando sarà sufficientemente grande mi farà capire che vuole uscire e allora lo vedremo. Ma gli spiego anche che all'inizio sarà comunque molto piccolo, non saprà camminare nè mangiare da solo e lui dovrà aiutarlo, perchè invece lui è grande. E così ripete per ore "io sono graaande graande e il Fratellino è piccolo piccolo!". Pensavo di portarlo alla prossima visita a vedere l'ecografia, so che in tanti lo fanno, ma parlandone con le sue educatrici me lo hanno sconsigliato, è ancora piccolo per capire e potrebbe anche impressionarsi... alla fine forse hanno ragione, è meglio che lavori di fantasia, tanto lo conoscerà 'personalmente' fra qualche mese. Appunto, fra QUALCHE mese. Il momento si avvicina e io ancora non so se sono pronta. Mi sembra che questo fratellino stia crescendo un pò da solo, quasi abbandonato a se stesso... è lì nella mia pancia, me lo porto dietro tutto il giorno, molto spesso scalcia e si fa sentire... ma alla fine tutte le mie attenzioni sono concentrate sul suo fratello maggiore, che parla (in continuazione!), corre, gioca, pone domande e fa capricci. Durante la prima gravidanza era un continuo pensare a lui, coccolarlo, percepire ogni singolo movimento e pensare a tutte quelle cose che si leggono su ciò che riesce già a sentire il bambino quando è nella pancia. L'unica cosa che non facevo era parlargli, perchè proprio non mi veniva spontaneo, ma ascoltavo musica pensando che l'avrebbe ascoltata anche lui, mangiavo pensando che avrebbe sentito gli stessi sapori, mi informavo su tutto ciò che sarebbe servito e che avremmo dovuto comprare, giravo per negozi di vestiti da neonati... e dedicavo anche tanto tempo a me stessa e a rilassarmi - perchè faceva bene anche a lui! Questa volta ho invece l'impressione che io e il mio 'ospite' viviamo due vite parallele, lui la sua e io la mia, che lui tutto sommato se la cavi benissimo anche senza le mie attenzioni (e sicuramente è così, forse durante la prima gravidanza si dà anche troppa importanza a tutto il contesto ma è giusto anche questo), che se ne stia per conto suo lì nella pancia mentre io ancora non mi sono resa conto di essere la sua mamma. Forse è proprio questo il punto. Ancora mi è difficile realizzare che sarò la mamma di un altro bambino. Io sono la mamma del cucciolo, come posso essere anche la sua?

Dicono che è tutto normale, e che dopo la nascita scatta automaticamente qualcosa e non si hanno più dubbi, si diventa una bi-mamma senza incertezze. Si dice che i secondi figli in genere sono più autonomi... forse è già nella pancia che iniziano ad esserlo, e forse non è poi neanche così male per loro...

martedì 14 giugno 2011

Se lo ami, legalo!

Il sito genitoricrescono ripropone la campagna "Se lo ami, legalo". Avevo già partecipato ad un blogstorming di genitoricrescono sull'argomento sicurezza con questo post...
Rinnovo la mia partecipazione ad iniziative come queste, perché ancora troppi genitori, e troppi adulti in generale sottovalutano i rischi del viaggiare in automobile. Rispettare le (poche) regole di sicurezza e' un dovere, perché e' solo dopo che e' successa la disgrazia che sappiamo che avremmo fatto bene ad allacciare le cinture.



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lunedì 6 giugno 2011

Referendum 2011 e disinformazione

Mancano pochi giorni e vorrei ancora una volta dire la mia.
Come la penso sull'energia nucleare l'ho già scritto qui. Potrei ancora dire tante cose ma direi che non è il caso di annoiare nessuno. Vorrei solo aggiungere che come ho trovato tanta disinformazione su questo argomento, così ne ho trovata sulla questione dell'acqua.
Insomma sul quesito del nucleare avevo già da tempo una mia opinione documentata che è andata rafforzandosi. Per quanto riguarda i due quesiti sull'acqua non sapevo assolutamente come pensarla. Certo non è da me votare ciò che consiglia la parte politica che normalmente mi rappresenta senza essermi prima adeguatamente informata e senza essermi fatta una mia opinione assolutamente critica. Così ho cercato informazioni sulla questione dell'acqua e come primo ostacolo ho trovato che NON è facile reperire informazioni davvero esaurienti sull'argomento. Solo articoli senza grossi contenuti, tanti slogan non molto credibili (almeno per me), nessun approfondimento. Poichè ogni giorno ho sotto gli occhi articoli scritti male, contenenti errori da far accapponare la pelle (unità di misura sbagliate, concetti riportati in maniera scorretta, titoli che non corrispondono al contenuto dell'articolo, veri e propri sfondoni, incompetenza, disinformazione nel senso più vergognoso del termine) su argomenti che conosco bene nei principali quotidiani online, ormai non mi fido più di ciò che leggo e non mi accontento di frasi fatte come "vota si per l'acqua bene comune". Studiando, un'idea me la sono fatta e qualche raro articolo mi ha poi confermato che tutto sommato non l'avevo capita poi così male. Non è vero che il referendum abolirà la privatizzazione dell'acqua, l'acqua è già privatizzabile e privatizzata. semplicemente la legge che si vuole abrogare pone delle regole più precise su come far avvenire questa privatizzazione, e sinceramente non lo trovo così negativo. Insomma io non penso che tutti quelli che andranno a votare SI sanno davvero cosa stanno votando. L'acqua non è pubblica e non è così conveniente che lo sia a priori. Comunque i quesiti referendari non vertono su questo.
Articoli interessanti sono questi:
Non voglio convincere nessuno, per carità, voglio solo che si rifletta su quanto si danno per scontate delle informazioni senza chiedersi se è davvero così che stanno le cose.

Infine, sono sempre più seccata di come non vengano minimamente presi in considerazione, nei dibattiti in TV e nei giornali, i pareri degli esperti. Si dà voce a cantanti, scrittori, comici... ma cosa ne sanno loro di energia, reattori, tecnologia e scienza? Perchè deve dirmi Celentano cosa andare a votare, perchè devo sorbirmi le offese di Beppe Grillo (oltre che le sue balle colossali), perchè devono girare video di Camilleri - noto fumatore incallito - che mi fa la morale sulle centrali nucleari con un accendino in mano? Io lo stimo come scrittore, i suori romanzi mi piacciono così come penso che Celentano sia uno dei più grandi della canzone italiana. Ma perchè in Italia nessuno si limita a fare il proprio mestiere? Non mi sembra che gli scienziati si mettano a incidere dischi o fare concerti, pensa che palle! Avete mai visto un dibattito fra esperti di ingegneria dei reattori, fisica, ed economia ad Annozero? No, il dibattito era fra Celentano o Grillo e la Santanchè e qualche altro berlusconiano. Non è così che si fa INFORMAZIONE. Non è così che ci si fa un'opinione su argomenti difficili e controversi come questo.

Ripeto, ognuno voti quello che crede, ed è giusto che poi si rispetti la volontà degli elettori. Ma che si vada a votare con spirito critico, e con cognizione di causa. Senza prendere per oro colato uno slogan solo perchè è ciò che ci piace credere di più.

Io sono anche abbastanza contraria sul fatto che certi argomenti, di non facile comprensione e con ricadute sull'economia non facilmente prevedibili e anzi controverse anche fra gli addetti ai lavori siano sottoposti alla popolazione mediante referendum. E il caso dei quesiti sul nucleare e sull'acqua per me rientra in questa categoria. Votiamo delle persone che dovrebbero decidere per noi (chi siano queste persone poi è un altro paio di maniche ma non voglio parlare ora di questo, del resto Berlusconi e il suo governo ce lo siamo meritato e ora ce lo teniamo), non vedo perchè dei normali cittadini dovrebbero sapere su quale fonte energetica è più economico puntare, o se una certa gestione dell'acqua comporterà dei risparmi o dei vantaggi per i cittadini stessi. Detto questo, dopo averci riflettuto ho deciso che andrò a votare e voterò NO per quanto riguarda nucleare e acqua. Votare è un dovere, oltre che un diritto, anche per un referendum, anche se non lo si condivide. E comunque non sarei "rimasta a casa". C'è il SI per il quesito del legittimo impedimento che è il più importante, e che non va perso di vista. E' quello che più mi preme e per cui dovremmo TUTTI andare a votare, perchè SI la legge è e deve essere uguale per tutti.

venerdì 20 maggio 2011

Donazione del sangue cordonale

Quando aspettavo il mio primo figlio ho chiesto informazioni sulla donazione del sangue cordonale presso l'ospedale in cui stavano seguendo la gravidanza e in cui ho partorito, ma mi avevano detto che non era possibile, perchè la strututra non era organizzata per farlo. Ricordo che se ne era parlato anche al corso preparto, dove però le ostetriche avevano fatto terrorismo psicologico dicendo che donando il cordone avremmo sottratto una parte importante di nutrimento al nostro bambino. Io però che sono sempre stata molto critica verso certe affermazioni delle ostetriche, ho pensato che in fondo non è da molto che si usa aspettare che il cordone abbia finito di pulsare prima di reciderlo, anzi a dirla tutta so che in molti ospedali viene ancora reciso immadiatamente. A tutti noi nati negli anni 70 comunque è stato reciso senza aspettare, e non mi sembra che abbiamo riportato gravi traumi per questo. Al contrario, donarlo può salvare delle vite umane e quindi se la struttura in cui partoriamo ce lo permette, perchè non farlo?

Questa volta pare che l'ospedale sia attrezzato, ci sono poster informativi e volantini. Così ho chiesto alla mia ginecologa qual'è la procedura per chiedere di effettuare questa donazione. Lei mi ha detto che se ne parla verso la fine della gravidanza, si fissa un colloquio con il personale che si occupa dell'iniziativa e si vede cosa c'è da fare. Nel frattempo però mi sono voluta documentare meglio, anche da un punto di vista scientifico.
Ho così scoperto che esiste un'associazione, la ADISCO (Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordone Ombelicale), e il sito è fatto molto bene. A questo link si può scaricare un file in cui si riporta la posizione ufficiale della comunità scientifica, che riassumo così:

Il Trapianto delle Cellule Staminali Emopoietiche (CSE) contenute nel Sangue del Cordone Ombelicale si è dimostrato elemento fondamentale nella terapia consolidata per pazienti pediatrici ed adulti, affetti da patologie ematologiche. Proprio per questo, la comunità scientifica promuove la donazione di sangue del cordone ombelicale e non la sua conservazione autologa. Infatti non c'è nessuna evidenza scientifica che giustifichi l'uso autologo, anche se sono sorte numerose società private che con forti oneri a carico della famiglia si occupano di conservare questo sangue cordonale in modo che possa essere utilizzato in caso di necessità dalla stessa persona da cui è stato prelevato. Ovviamente queste società sono all'estero, perchè in Italia la legge permette solo la donazione e non la conservazione per uso personale, salvo in casi molto particolari e davvero giustificati (ad esempio la cura di familiari con particolari patologie).

 
Sfogliando le pagine del sito, ho letto con interesse la rassegna stampa, constatando ancora una volta quanta cattiva informazione - oserei chiamarla disinformazione - scientifica ci sia nei nostri quotidiani. L'articolo che mi ha davvero inorridita è stato pubblicato il 26 marzo 2011 sull'inserto "Io Donna" del Corriere della Sera. Lo potete scaricare qui. In pratica in questo articolo si racconta di una madre che dopo aver depositato il cordone del proprio figlio in Belgio (ovviamente si curano di specificare la modica cifra - 2000 euro - pagata e il nome della società che sottolineano più volte essere "una delle società migliori d'Europa"), parte per un "viaggio della speranza" per controllare che quel cordone sia davvero al sicuro e che la salute del figlio è salvaguardata. Il tutto raccontato come se questa mamma fosse un'eroina, che è disposta a tutto pur di proteggere il figlio da qualunque avversità. Sinceramente la lettura di questo articolo mi ha dato la nausea. Trovo davvero disonesto che si raccontino in questo modo storie come queste, puro frutto dell'ignoranza, e con un chiaro intento pubblicitario nei confronti di una società che di fatto opera una TRUFFA.
Ho trovato invece molto bella la lettera di risposta della Dott.ssa Teofili, medico ematologo, che potete scaricare qui. Cito alcune frasi molto chiare e significative, ma vi consiglio di leggerla tutta:

"Le donne che scelgono di donare il cordone ombelicale del proprio figlio sanno di metterlo a disposizione di pazienti la cui vita è appesa al filo della speranza di un trapianto di cellule compatibili. Offrono “il santo Graal contenete il futuro del proprio figlio” a chi ne ha bisogno in quel momento, non ipoteticamente, non forse, non chissà, non un domani, ma ora, subito, il prima possibile, perché perfino tra due mesi potrebbe essere troppo tardi."

 
"In pochi mesi, di donne che vengono a compiere questo gesto di generosità e solidarietà ne ho conosciute tante, ma a guardare quanti sono i pazienti che cercano un donatore compatibile sono purtroppo ancora poche. Sono donne con storie diverse, sono donne diverse per estrazione sociale, cultura, religione, nazionalità e perfino razza. I loro volti e i loro nomi rimangono anonimi e la ricompensa per il loro gesto la trovano semplicemente nel compierlo."

 
"Giorni fa è venuta a trovarci Francesca, una giovane mamma all’ottavo mese di gravidanza del suo secondo figlio: nella nostra Banca di sangue di cordone ombelicale conserveremo il cordone di questo bambino per la sua sorellina, che due anni fa ha avuto una leucemia. ... E se Francesca, invece, così come la protagonista del nostro racconto, avesse messo da parte il cordone della sua bimba al momento della nascita? ... In realtà, se anche Francesca l’avesse fatto, probabilmente nessun ematologo e nessun oncologo avrebbe ritenuto sicuro usare quel cordone per curare la leucemia della stessa bambina che lo aveva donato. E questo Francesca lo sa bene... i medici che due anni fa hanno guarito la sua bambina sono gli stessi che lavorano nelle Banche di cordone pubbliche ... chi propaganda la conservazione autologa non ha molta conoscenza di malattie come le leucemie o altri tumori pediatrici, di come si curano, delle indicazioni differenti che hanno il trapianto autologo e quello allogenico, di quanto sia importante il numero di cellule re-infuse perché il trapianto abbia successo."

 
"Il grande peccato di tutta questa storia è in tutto quel ben di Dio che poteva diventare vita per qualcuno e che invece sarà destinato all’inceneritore, né più né meno come un cordone mai raccolto. Ma oltre questo, dobbiamo amaramente riconoscere che abbiamo perso una buona occasione per diventare noi stessi migliori. Abbiamo perso l’occasione per poterci guardare allo specchio sapendo di aver fatto una scelta d’amore e non di convenienza, una scelta che non ha nulla di eroico perché è esattamente quello che vorremmo che qualcuno facesse per nostro figlio. Una scelta di consapevolezza sociale, di coscienza civile, in una parola di maturità individuale, il cui valore appare ancora più profondo perché maturata e realizzata nell’armonia della coppia genitoriale. Le donne anonime che vengono a donare il cordone vanno via serene e non trionfanti come la protagonista del nostro racconto. Serene nella certezza che è amando che si può insegnare ad amare, e che tutto questo aiuta a crescere bene."

 
"Personalmente però, spero che tra venti anni almeno una mamma abbia il coraggio di essere sincera e di spiegare a suo figlio che l’idea che si potesse ammalare gravemente le era talmente insopportabile da aver accettato di fare una cosa senza senso. E questo ovviamente non è un modo di amare, ma solo di placare le proprie nevrosi."

mercoledì 4 maggio 2011

Casa dolce casa

E' un periodo stressante al lavoro, tante cose da fare e con il fiato sul collo. Ovviamente qualcosa va storto, come è normale in un lavoro sperimentale, e bisogna ricominciare tutto daccapo. Ieri è stata una giornata difficile, non mi sentivo neanche molto bene, un leggero mal di testa e tanta stanchezza.
Ma quant'è stato bello tornare a casa e coccolarsi un pò il cucciolo!
E' tanto salutare certi giorni andar via di casa la mattina e staccare la testa dai capricci e dalle mille cose da fare andando al lavoro, quanto è confortante nelle giornate pesanti tornare a casa e godersela un pò con il proprio bambino... non c'è niente da fare, nella vita ci vogliono entrambe le cose! Sarà faticoso conciliare lavoro e famiglia, ma io senza una delle due cose non riuscirei a vivere una vita equilibrata.

mercoledì 27 aprile 2011

It's a boy!

Un altro maschietto, sembra. Anzi diciamo che era piuttosto evidente. Per le gonne e le barbie dovrò aspettare ancora. Va tutto benissimo, analisi a posto e tritest anche. Ho preso solo 1 kg in più, anche se la pancia mi sembra già enorme, non ci speravo.
E' strano, ma immaginavo fosse femmina. Non riesco ad immaginare un altro bambino come il mio cucciolo. Una bimba è qualcosa di completamente diverso ed è per questo che riuscivo ad immaginarla più facilmente. Lo so che anche lui sarà diverso, è naturale, saranno due persone completamente differenti. E sarà bellissimo notare queste differenze, scoprire che se anche si sta ripetendo il percorso di genitori non sarà lo stesso percorso, le problematiche saranno diverse come diverse le sue e le nostre reazioni. Però non riesco ancora ad immaginarlo. Adesso però è più facile parlare di lui, perchè è LUI. E sarà più facile parlarne con il cucciolo, perchè lo si potrà chiamare 'il fratellino'. Non puoi dire 'il fratellino' per mesi e poi all'improvviso non si chiama più 'fratellino' ma 'sorellina', no? Ora lo sappiamo, anche se io non riesco a immaginarlo. Non sono delusa, ho sempre detto che l'importante è che vada tutto bene... e non ho mai creduto a quelli che mi dicevano "se la immagini femmina allora è femmina sicuramente!". A una come me lo dici? Infatti...

martedì 26 aprile 2011

Con un giorno di ritardo

ma non bisogna dimenticare che è una data importante. Anche perchè siamo stati liberati 66 anni fa ma la lotta al fascismo e ai fascisti continua anche oggi, tutti i giorni...

giovedì 21 aprile 2011

Preparativi per la Pasqua

Mia suocera è arrivata ieri, i miei sono in viaggio. Quest'anno non valeva la pena che ci spostassimo noi per soli 3 giorni, quindi vengono loro. La primavera fin'ora si sta facendo vedere e speriamo continui così, il cielo è limpido e le giornate sono proprio belle! Io mi sento molto meglio adesso, la stanchezza cronica è passata già a metà del 3 mese, e da qualche settimana mi sento più partecipe di ciò che mi sta accadendo. Passato lo stato confusionale del primo trimeste in effetti mi sono resa conto che sono davvero incinta, e che tutto sommato non è poi così male. Ho trovato il coraggio di dirlo prima al capo, poi ai colleghi, la cui reazione è stata molto positiva. E la cosa strana è stata che sono passata dalla modalità "non voglio dirlo, mi imbarazza, non ho il coraggio" a quella di dirlo a tutti senza problemi. Evidentemente il fatto che fossi poco convinta io, che non avessi il coraggio di ammetterlo neanche a me stessa faceva sì che avessi difficoltà a dirlo anche agli altri. Ma del resto i primi 3 mesi ero scombussolata e incerta anche nella prima gravidanza, che era stata cercata e voluta da molto tempo, figuriamoci stavolta che è arrivata quasi inaspettata, fra capo e collo! La pancia è letteralmente esplosa, già da 3 settimane posso mettere solo pantaloni premaman, e sto constatando che è vero che con la seconda gravidanza cresce molto prima. Lo vedo anche dal fatto che non ho quasi maglie premaman a maniche lunghe e un pò più pesanti, questo perchè in effetti la prima volta fino al 5 mese neanche si vedeva che ero incinta. E dire che quell'anno era stata anche una primavera molto piovosa (vi ricordo che le mie gravidanze sono esattamente nello stesso periodo e che la data presunta è il giorno prima del compleanno del mio primo bimbo!).

Il cucciolo è sempre più adorabile, fa sempre più progressi, ormai parla benissimo, coniuga i verbi in tutti i tempi e modi (ha qualche problema con gli ausiliari, quando usa il gerundio, ma direi che a due anni e mezzo si può anche accettare) e ha tanta fantasia. In più adora cantare, conosce tantissime canzoni ed è anche molto intonato. Davvero è incredibile come ci si possa innamorare ogni giorno di più del proprio bimbo, e pensare che fra qualche mese questo amore raddoppierà è ancora più incredibile. Lui sicuramente ha capito tante cose dell'arrivo di questo fratellino, anche se a me non lo dà a vedere con altri ha detto frasi che lasciano intendere che sa molto più di quello che possa sembrare. Non ostante mediamente sia davvero bravo e tranquillo, in certi momenti è scontroso e capriccioso, e questo capita regolarmente quando bisogna andar via dall'asilo e quando bisogna mettere il pigiama. Sono gli unici momenti davvero difficili della giornata, per il resto davvero non mi lamento. Specialmente andar via dall'asilo mi mette a dura prova, non so quanto sia dovuto anche alla nuova situazione, e quanto siano semplicemente i terrible-two che si fanno sentire. Sono molto preoccupata per dopo, quando non potrò più prenderlo in braccio e rincorrerlo per tutto l'asilo, già adesso faccio molta fatica... ma sto imparando a controllarmi e ad avere pazienza, ad essere determinata ma sempre (o quasi) calma e tranquilla. Certo è tanto faticoso...

Riguardo ai preparativi per la Pasqua, non è che mi sia data molto da fare. Mi piacerebbe provare a fare la pizza pasqualina (o qualcosa di simile) con la macchina del pane comprata da poco; per il resto lascerò fare molto le nonne, che non aspettano altro! Oggi ho realizzato che non ho preso niente per il figlio della mia collaboratrice domestica, con cui siamo anche amiche, e che mi ha detto di aver lasciato una piccola colomba per il cucciolo... non so proprio dove ho la testa! Cercherò di rimediare la prossima settimana, meglio tardi che mai...

E questo è quanto, anche stavolta ho scritto un chilometro, anche se inizialmente volevo scrivere solo 2 righe.

TANTI AUGURI DI BUONA PASQUA!!!

lunedì 18 aprile 2011

Impicciarmi o farmi i fatti miei?

Lo so che sono fissata. Lo so che per me questo è un chiodo fisso. Ho già parlato di quanto per me sia importante la sicurezza in auto, per tutti e non solo per i bambini. Ma al di là della fissazione e dell'essere troppo rigidi, ci sono cose che mi fanno davvero rabbrividire: c'è una mamma all'asilo di mio figlio che tutti i giorni, sottolineo TUTTI, va a prendere la sua bimba, la mette seduta davanti senza cinture di sicurezza, e va via. In macchina NON ha un seggiolino. E lo stersso vale per il papà, che ho visto una volta sola, anche lui assolutamente sprovvisto di seggiolino. Per carità ci sono mamme che a volte accettano passaggi da altre mamme e mettono il figlio sul sedile di dietro senza seggiolino, magari per fare un breve percorso. Io non farei neanche quello, ma se è una cosa saltuaria per carità, fatti loro. Ma come si fa ad avere una figlia di 2 anni e non avere il seggiolino. Come si fa poi a metterla sul sedile davanti, di abitudine?
Noi negli anni 80 viaggiavamo in modo selvaggio, ma almeno stavamo sempre dietro. 
Mi verrebbe voglia di chiamare la polizia. Ma  servirebbe a qualcosa? Chissà quante volte è passata davanti a un vigile e non hanno fatto niente. E poi, è corretto impicciarsi? O è più giusto far finta di niente, in fondo non sono affari miei? E io, sono davvero tanto rompiballe???


martedì 12 aprile 2011

Giornata di blogging sulla Scuola Italiana

Oggi è stata indetta la Giornata di blogging sulla Scuola Italiana e in molti stanno scrivendo qualcosa sull'argomento.
Anche se ho la testa completamente fuori e al lavoro sono giornate molto piene, mi piacerebbe partecipare anche se solo con poche righe.
Come mamma la mia esperienza è ancora molto limitata. Quasi 2 anni di nido privato, un'esperienza sicuramente molto positiva, partecipazione a un'Open Day delle scuole materne comunali, presentazione della domanda per l'anno prossimo conclusa con l'ammissione alla scuola sotto casa (un vera fortuna in previsione dell'arrivo di un neonato in ottobre). Di questo ho già parlato qui.
Per quanto riguarda me, ho sempre frequentato scuole pubbliche. I ricordi non sono tutti positivi, ci sono state esperienze buone ed esperienze cattive. Insegnanti bravi e che mi hanno dato tantissimo e influenzato le mie scelte, e insegnanti che se avessero fatto un altro mestiere avrebbero fatto un favore all'umanità. Ho dovuto ingoiare tanti rospi, ma mi sono presa anche le mie soddisfazioni, dopo. Voglio credere nella scuola pubblica, proprio perchè non è sempre rose e fiori. Proprio perchè certe difficoltà ci fanno crescere, e non sarei la persona determinata che sono oggi, non avrei lo spirito critico di cui oggi vado fiera se non avessi frequentato una scuola pubblica. Perchè la scuola, e successivamente l'università, mi hanno insegnato che l'importante non è quello che sai sul momento ma il modo in cui usi il cervello, il modo in cui comprendi e analizzi quello che leggi, il modo in cui colleghi le cose che apprendi, che fanno di te una persona migliore. Mi hanno insegnato che non si può sapere tutto, ma tutto si può imparare andando a cercare le fonti giuste. E soprattutto mi hanno insegnato a riconoscere le fonti attendibili da quelle che non lo sono. Questo per me è cultura, tutto il resto sono chiacchiere.

Vorrei rimanere di quest'idea anche per i miei figli. Ci tengo che frequentino scuole pubbliche, perchè un ragazzo non deve sentirsi migliore solo perchè i suoi genitori possono pagare una retta, e perchè l'istruzione deve essere qualcosa di indipendente da interessi economici e deve dare le stesse possibilità a tutti. Spero davvero di non dovermi ricredere.
 

venerdì 1 aprile 2011

Come procede

Ieri pomeriggio abbiamo fatto l'ecografia del primo trimestre. Finalmente inizio a sentirmi più coinvolta in questa gravidanza, sarà che ho un altro bambino a cui pensare e che mi tiene occupato il cervello, sarà che mi sembra impossibile che ci sia un altro bambino nella mia vita, è qualcosa di cui è ancora difficile capacitarsi. Comunque fino a ieri era come se la cosa non mi riguardasse davvero.
E' tutto ok, anche la traslucenza nucale è a posto, ora devo solo aspettare il risultato finale del tritest.
Per tornare sull'argomento di un mio vecchio post, sembra che la questione tanto discussa dell'amniocentesi che non sarà più disponibile a meno di risultati 'positivi' del tritest non sia ancora esecutiva. Almeno non qui da me. Non so se è solo un fatto di recepimento della normativa, o semplicemente era un'indicazione che non è mai stata resa effettiva. Comunque, la mia ginecologa non ne sapeva nulla, anche se il suo commento è stato "è così che dovrebbe essere". Ora, non spetta a me giudicare una legge, a parte qualche chiacchiera tra amiche che abbiamo fatto allora a commento del mio post. Comunque, io ho deciso (coerentemente con quanto scritto in quel post) di fare l'amniocentesi solo nel caso di risultato 'positivo' del tritest. Fatto sta che l'amniocentesi l'avrei avuta comunque gratis (ho 35 anni), mentre per il prelievo del test combinato stamattina ho dovuto pagare 29 euro di ticket. La scorsa volta non ho pagato nulla perchè avevo aderito a uno studio mettendo a disposizione i risultati per fini statistici, questa volta invece lo studio è concluso e si paga il ticket. No, non sono i 29 euro il problema, non è una cifra così assurda, anzi. Però, se dopo i 35 anni mi faresti fare gratis l'amniocentesi, perchè non dovresti farmi fare gratis anche il tritest, che magari ti fa risparmiare anche qualche amniocentesi inutile? Lo trovo un tantino contraddittorio, oltre che antieconomico. Comunque, incrociamo le dita e speriamo che vada tutto bene...

giovedì 31 marzo 2011

Come spiegare il terremoto ai bambini?

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere alcuni posts di mamme che si ponevano il problema di parlare ai propri bimbi di quanto accaduto in Giappone. Mi sono posta anch'io il problema, non ostante il mio abbia solo 2 anni e mezzo e quindi per il momento non c'è bisogno di parlarne, ma so che prima o poi capiterà di dovergli spiegare un fatto di attualità, un avvenimento che può spaventarlo o creargli angoscia.
Questa mattina ho ricevuto su Facebook questo articolo del sito Oggiscienza:


(dal quale ho anche rubato l'immagine qui sulla sinistra), che racconta di una guida su come parlare ai bambini di quanto accaduto in Giappone distribuita dal Centro di psicologia per le situazioni di crisi dell’Università di Bergen (Norvegia), così ho pensato di condividerlo con le altre mamme, perchè mi è sembrato interessante. Riportano anche il link al sito del centro, dal quale si possono scaricare le guide in varie lingue, fra cui l'italiano. Per comodità vi riporto il testo in fondo al post. Vi consiglio di leggerlo.

Sono sempre stata dell'idea che ai bambini bisogna raccontare sempre le cose come stanno, per quanto possibile e cercando di usare un linguaggio il più possibile comprensibile da loro. Questo vale sia nel caso in cui la domanda sia "ma Babbo Natale esiste davvero", a "come nascono i bambini?", così come su argomenti ancora più difficili come questo. Certo resta il problema: pur volendo essere fedeli alla realtà, pur rifiutandosi di raccontare balle ai propri bambini (sarebbe molto più comodo, è certo, ma non lo trovo corretto), non è sempre facile trovare le parole giuste per spiegare un argomento difficile a un bambino, specie se piccolo. E questa è senz'altro la prima difficoltà.
La domanda che mi pongo però è questa: a casa nostra la TV non si accende mai, se non per guardare un dvd ma solo in momenti ben delimitati della giornata, quindi non si guardano neanche i telegiornali, in particolare si spegne tutto (dvd compresi) quando si sta a tavola. Non abbiamo nessuna intenzione di cambiare questa regola, soprattutto visto che i telegiornali fanno cattiva informazione e non ci interessa minimamente ascoltarli. Questo da una parte ha il vantaggio di evitare che i miei figli possano vedere scene angoscianti (ne mostrano ogni giorno) o sentir parlare di fatti non proprio 'educativi' (mi riferisco per esempio agli ultimi avvenimenti della nostra politica). Ma poi è davvero giusto che mio figlio sia tagliato fuori da ciò che accade nel mondo? Qual'è l'età giusta in cui è bene che sia informato, che sappia cosa succede anche se le notizie potrebbero sconvolgerlo, spaventarlo, o dargli un'immagine della vita che noi genitori non condividiamo? Certo la TV non è l'unica fonte di informazioni, sono sicura che un bambino che frequenta già le elementari venga a contatto con le notizie anche attraverso internet, i giornali, se ne parli a scuola. Anzi, penso che sia proprio la scuola che debba avere un ruolo importante in questo senso. Non so, forse mi sto creando tutte queste domande perchè ancora non mi rendo bene conto di quali possano essere le conoscenze e le informazioni con cui un bambino più grande può venire a contatto. Sono sicura che quando arriverà il momento giusto per parlare con mio figlio di attualità lo capirò. Mi auguro anche di trovare gli insegnanti giusti nelle scuole che frequenterà, perchè questo è fondamentale. Alla fine, vorrei solo che mio figlio imparasse un poco alla volta cosa significa avere spirito critico, e ragionare su quello che avviene intorno a noi.

Come promesso, riporto il testo della guida del Centro di psicologia per le situazioni di crisi dell’Università di Bergen:

COSA DIRE AI BAMBINI RIGUARDO ALLE NOTIZIE CHE PARLANO DELLO TSUNAMI E DEL TERREMOTO IN GIAPPONE
Atle Dyregrov PhD e Magne Raundalen, psicologi del Center for Crisis Psychology, Bergen, Norvegia

 Gli ampi servizi televisivi sul terremoto del Giappone  mostrano situazioni e immagini molto vivide; imbarcazioni e auto sparpagliate dappertutto come fossero fiammiferi; bambini tratti in salvo con gli elicotteri e i tentativi di controllo delle radiazioni. Le immagini vengono trasmesse ripetutamente, e le notizie raggiungono i bambini attraverso le prime pagine dei quotidiani, la TV, la radio e internet. Dopo aver seguito altre ondate di notizie simili  nel corso degli anni, in quanto professionisti vogliamo informare gli adulti su come gestire con i bambini  la comunicazione delle notizie riguardanti questa situazione. I consigli che seguono sono importanti sia per coloro che lavorano con i bambini che per i genitori. Come adulti siamo scioccati da ciò che è accaduto, ma per la maggior parte di noi non sente minacciato il proprio senso di sicurezza. Suggeriamo fortemente agli adulti di parlare con i bambini al fine di accrescere il loro senso di sicurezza e calma, facendo dei discorsi che possano ridurre l’ansia dei bambini.
Sappiamo che molti bambini stanno seguendo le notizie e si tengono aggiornati su ciò che sta accadendo in Giappone, e possono far fatica a comprendere ciò che è successo. E’ questa la ragione per cui dobbiamo confrontarci con i bambini parlando loro in maniera aperta e diretta. Abbiamo già ricevuto notizie dagli asili e dai genitori che ci raccontano che bambini piccoli di 4 e 5 anni sono preoccupati per ciò che hanno visto in TV. E’ possibile che i bambini parlino tra loro di ciò che sta succedendo e poi continuino a pensare alle conseguenze di tutto ciò. Una madre ha riferito che sua figlia di 4 anni e mezzo aveva sentito parlare alla radio delle grandi onde che hanno colpito il Giappone  e aveva anche visto le foto sulla copertina dei quotidiani. Ciò che innanzi tutto i bambini più piccoli devono sapere è che siamo al sicuro e che loro sono al sicuro.
I bambini di 7, 8 anni si interessano più attivamente a tali notizie poiché capiscono di più; possiedono dei concetti abbastanza chiari su ciò che è una nazione, dove è situato il Giappone nel globo, e comprendono molto bene quale può essere la forza di uno tsunami. Posseggono anche i concetti per capire che un terremoto può creare un’onda gigantesca; si preoccupano delle esplosioni e la loro attenzione può essere attirata dalla pericolosità degli impianti atomici.
Iniziamo dal modo in cui potete parlare a un bambino:
Nel corso degli ultimi giorni e per molti giorni a venire le prime notizie della TV riguarderanno il Giappone, se ne parlerà nelle prime pagine dei quotidiani e sulle pagine delle news su internet. La notizie sono terribili. Viene descritto come le case, le imbarcazioni e le auto siano state distrutte e tutte le persone che c’erano dentro siano rimaste uccise, o siano sopravissute, ma la gigantesca onda ha distrutto ogni cosa che possedevano. E’ stato un terremoto a generare la grande onda; il terremoto si verifica quando delle grandi placche all’interno della terra si muovono e si colpiscono tra loro. La terra è costituita da vari strati e quando due strati si colpiscono tra loro, uno si sposta sotto l’altro. Quando ciò accade enormi quantità di acqua si mettono in movimento e si dirigono in tutte le direzioni come quello che si vede accadere quando si getta un sasso nell’acqua. L’onda si muove velocemente ma per fortuna gradualmente perde la sua potenza, però i luoghi vicini all’epicentro del terremoto verranno colpiti e danneggiati.
Quando si verifica un terremoto la terra trema un bel po’, a seconda di quanto è forte il terremoto. E’ ciò che probabilmente hai visto nelle foto che giungono dal  Giappone. Quando la terra trema tanto le cose cadono dalle pareti e dal soffitto. In Giappone sono stati molto bravi nel prepararsi all’evenienza di un terremoto e hanno costruito case molto resistenti in modo che non vengano danneggiate dalle scosse. Le onde invece erano così  grandi che è stato impossibile prepararsi ad esse e per questo molte cose sono andate distrutte. Poiché però in Giappone hanno dei buoni sistemi di allarme molte persone sono riuscite a salire sui piani più alti dei palazzi dove le onde non potevano raggiungerli.
Il problema del Giappone è che l’intera regione si trova sopra un’area costituita da placche terrestri in movimento. In altri paesi ci sono pochi o nessun terremoto, come i paesi scandinavi. I paesi in cui ci sono molti terremoti realizzano dei piani su cosa fare in caso di terremoto e adesso in Giappone  stanno seguendo efficacemente questi  piani. In Giappone le scuole dei bambini hanno i piani di evacuazione in caso di terremoto così come noi abbiamo i piani di evacuazione in caso di incendio.
Come genitori e insegnanti ci intristiamo e sconvolgiamo un po’ quando sentiamo queste notizie, e ciò perché ci rendiamo conto delle potenti forze che ci sono dentro una tale onda e di quanto è grande il danno che ne consegue.  Siamo anche felici di sapere che nessuna delle nostre persone care è morta, ma siamo rattristati dalle perdite che hanno subito di tutti coloro che hanno perso membri della propria famiglia, le loro case e i loro averi. Allo stesso tempo sappiamo adesso che il mondo intero aiuterà il Giappone e quindi le loro case verranno ricostruite e tutte le macerie spazzate via. Sappiamo che gradualmente la situazione migliorerà sempre di più per coloro che vivevano nel luoghi del disastro.
Se stai pensando a ciò che è accaduto sappi che noi siamo qua per te per parlarne e spiegarti tutto come meglio possiamo.  Quando parliamo con gli altri di cose che ci preoccupano o ci sconvolgono, spesso dopo ci sentiamo meglio. Quindi succede che i pensieri preoccupanti se ne vanno via o se non altro sono meno preoccupanti.

IL DUBBIO SUL PARLARE O NO AI BAMBINI DI CIO’ CHE E’ ACCADUTO
Un dubbio con cui potremo doverci confrontare se ci troviamo a parlare con i bambini di ciò che è accaduto in Giappone, perlomeno se hanno meno di 9 anni, è che alcuni di loro probabilmente non sono assolutamente consapevoli di ciò che è accaduto e perciò non ci pensano. Pertanto, dovremmo correre il rischio che inizino a pensare a qualcosa a cui prima non pensavano? La nostra prima risposta è che i bambini solitamente non si spaventano sentendo parlare di qualcosa di terribile che avviene fuori nel mondo, se nel contempo hanno la sensazione che noi adulti siamo calmi e tranquilli. Tuttavia, dato il grado e l’intensità con cui i media parlano di questa situazione, è difficile che i bambini non vengano influenzati.
Vorremo anche suggerire a genitori e insegnanti di prepararsi mentalmente su ciò che diranno se la questione dello tsunami in Giappone emerge spontaneamente conversando sia a casa, a scuola o all’asilo. E’ abbastanza probabile che i bambini che hanno iniziato ad andare a scuola stiano pensando e discutendo di questo argomento, ed è importante soddisfare il bisogno dei bambini di avere informazioni sui terremoti e sugli tsunami. Riteniamo che l’esperienza fatta  in occasione dello tsunami del 2004 possa facilmente essere incorporata in un piano su come gestire lo tsunami attuale.
Se siete dei genitori, potete come madre e padre sondare la questione con i vostri bambini chiedendo loro se c’è stato qualcosa nelle notizie che li ha impauriti e di cui vogliono parlare. Se in quanto insegnanti, a scuola o all’asilo, siete stati sollecitati a parlare di questo argomento o avete sentito che i bambini ne parlavano tra loro, è importante che i genitori siano informati su ciò che è stato detto in modo da poter controllare come va.
Il nostro problema come adulti, che si sia genitori o insegnanti, ovviamente sta nel fatto che è difficile cogliere l’entità del disastro e quindi non è facile spiegarlo ai bambini. Ma in quanto adulti abbiamo anche degli schemi da utilizzare per organizzare i nostri pensieri riguardo a ciò che vediamo e ascoltiamo. Grazie alla nostra conoscenza e alle esperienze di vita non ci troviamo di fronte al pensiero che ciò possa accadere qua. Vogliamo che i bambini possano condividere questo sentimento di sicurezza, e perché ciò possa accadere è necessario fornir loro spiegazioni e concetti che li aiutino ad organizzare l’informazione che stanno ricevendo, in modo da lasciarli meno confusi e con meno pensieri spaventevoli. La buona informazione, in condizioni di calma e sicurezza, riduce la paura e il disagio dei bambini.
In quanto genitori, insegnanti, e maestri di asilo, gli adulti hanno un importante compito, fare in modo che i bambini si sentano al sicuro.

PER GLI INSEGNANTI DI ASILO
Come precedentemente scritto, riteniamo che i bambini in età di asilo possano venire a conoscenza delle notizie riguardanti lo tsunami. Possono vedere spezzoni in TV, sentire notizie alla radio, o ascoltare gli adulti che ne parlano. Spesso i fratelli o gli amici più grandi riportano queste notizie in maniera non chiara. I bambini percepiscono che si tratta di una cosa spaventosa ma non hanno la capacità di valutare fino a che punto ciò li riguarda.  Noi sosteniamo che sia necessario prendere l’iniziativa di fare una verifica tra i bambini più grandi in età prescolare, per sapere ciò che hanno sentito e capito, chiedendo loro quali sono le notizie che hanno appreso al fine di correggere qualunque errata percezione o fraintendimento. Se i bambini non mostrano nessun interesse per l’argomento è bene non andare oltre – ma potrete essere sicuri di ciò solo se avrete prima indagato su quali sono i loro pensieri a riguardo.

UN SUGGERIMENTO GENERALE SUL PARLARE CON I BAMBINI
Non state ad aspettare e vedere cosa succede
In quanto adulti dovreste verificare attivamente ciò che i bambini hanno acquisito riguardo alle notizie potenzialmente sconvolgenti. Le notizie che arrivano da lontano possono essere percepite vicine quando ogni giorno i media le portano dentro le nostre case. Ricordate che ogni quotidiano o notiziario web ha una prima pagina. Tutti i bambini capaci di leggere possono apprendere queste notizie e inoltre le foto dei quotidiani possono essere in mostra sul tavolo di casa. Le prime pagine peggiori non dovrebbero essere lasciate alla vista dei bambini.
 I bambini hanno bisogno di capire
Riflettete su ciò che direte a vostro figlio se ha visto le prime pagine e altre notizie simili di storie forti; adesso arriva l’onda; questa onda ha ucciso migliaia di persone, ecc. Quando non possiamo proteggerli da tale esposizione, allora dobbiamo aiutarli a capire, a ridurre la paura e l’ansia e a immagazzinare le informazioni nel cervello in luoghi “sicuri”. Una buona idea potrebbe essere quella di verificare prima i vostri pensieri con altri adulti. 
I bambini hanno bisogno di parole
I bambini hanno bisogno di parole e concetti che li aiutino a raggiungere una comprensione possibile al loro livello. Se i bambini raggiungono una migliore comprensione di ciò che è accaduto e del perché, ciò può ridurre inutili paure e preoccupazioni. Anche i bambini più piccoli possono aver bisogno di capire cos’è un terremoto o uno tsunami (per ulteriori informazioni riguardanti i bambini vedi www.http://1.usa.gov./eNOcsp e http://bit.ly/dTFnta).   
Le spiegazioni migliori che l’adulto possa dare
Quando accadono cose terribili, i bambini vogliono messaggi chiari da parte degli adulti che hanno cura di loro. Se si mettono in moto emozioni forti, hanno problemi a immagazzinare in memoria le spiegazioni, quindi hanno bisogno che vengano ripetute. Se ogni volta che ascoltano ci sono troppe differenze nelle versioni che vengono date possono confondersi. Le spiegazioni di volta in volta non devono essere peggiori. Ciò significa che il peggio deve essere la prima parte della spiegazione; loro vogliono e meritano la nostra versione adulta migliore.
Aperti alla comprensione – vicini a raggiungere la pace
La conversazione difficile ha come proprio obiettivo che il bambino parlando del fatto capisca e si calmi. Pertanto dobbiamo assicurarci che tale obiettivo venga raggiunto. Quando apriamo il discorso parlando del peggio dobbiamo fare si che loro capiscano che viene fatto per aiutarli ad afferrare e comprendere i pensieri preoccupanti. L’obiettivo non è quello di stimolare emozioni forti o preoccupanti ma piuttosto di ridurre le emozioni e i pensieri dolorosi che il bambino già nutre.
 
Conclusioni
In seguito a un disastro di questa entità è importante incontrare i bambini offendo loro spiegazioni e fatti. Ciò significa che i genitori e gli insegnanti devono integrare questa guida con nuove informazioni man mano che emergono. Ai bambini bisognerebbe promettere che verranno tenuti aggiornati.

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