mercoledì 27 ottobre 2010

Proprio ieri...

... andando a prendere il mio cucciolo all'asilo, l'educatrice mi racconta le parti salienti della giornata: cosa ha mangiato, quanto ha dormito, quante volte ha fatto cacca, e come ha giocato... si è rivolta a lui dicendogli: "racconta a mamma, cosa hai fatto oggi? hai giocato con le... bambole e le pentoline!". Dice che gli piace far finta di preparare da mangiare ed offrire questa pappa immaginaria alle educatrici e alle bambole. Del resto, lo fa anche a casa con noi. Non ha bambole vere e proprie ma Lala dei Teletubbies, Topolino alto quasi quanto lui, Woody di Toy Story, orsetti vari. Non avrei neanche fatto troppo caso a quel racconto se non si fosse tanto parlato in questi giorni, tramite il blogstorming, di giochi maschili/femminili e di come ci poniamo noi di fronte a questi. Mi è anche venuto in mente un post che ho letto nel blog: http://congedoparentale.blogspot.com/.
Ho pensato, almeno nel nostro asilo siamo come in Svezia!

lunedì 25 ottobre 2010

Una questione di educazione

Sono una femminista incallita e l'argomento del mese del blogstorming mi stuzzica.

Combatto ogni giorno per dimostrare che si può essere mamme e lavorare e conciliare tutto nel migliore dei modi, anche se è chiaramente molto faticoso.
Mi fa rabbia vedere come il corpo delle donne è umiliato continuamente in televisione, nei giornali, nei manifesti. Di come se ne serva per pubblicizzare oggetti che con un corpo femminile, tanto più nudo, non c'entrano nulla.
Mi innervosisce il fatto che nel nostro paese spesso le donne che scelgono di non lavorare 'perchè tanto il marito guadagna bene', pur essendo laureate, sono viste come 'quelle che hanno capito tutto della vita' e non semplicemente delle donne pigre, senza ambizioni.
Sono stata disoccupata alcuni mesi, l'anno scorso ed ero disperata, pensavo di essere qualcosa di più che solo una mamma, di poter fare altro oltre che andare al supermercato o cambiare un pannolino, che il mio cervello meritasse di più.
Detto questo, trovo che le differenze di genere siano una delle cose più belle del mondo. Sono per le quote rosa perchè penso che è nel confronto fra persone diverse fra loro che si inizia a costruire qualcosa, e che se le donne avessero davvero pari opportunità la crisi economica sarebbe meno grave.
E' chiaro che un'educazione alla parità e al rispetto dell'altro sesso inizia presto, da piccolissimi. Ma è soprattutto l'esempio che si ha in casa che fa la differenza. Non credo c'entrino tanto i giocattoli in se, o il colore dei vestiti quanto i valori in cui i genitori credono e che dimostrano ogni giorno ai propri figli. E' fondamentale secondo me che un bambino veda dal primo giorno armonia fra i genitori, che veda che si rispettano e si dividono i compiti, che il lavoro di entrambi è ugualmente importante, che non c'è un genitore più stanco dell'altro, uno che si fa in 4 e l'altro che sta sul divano a guardare la TV. Che può succedere che un giorno la mamma ha da fare un pò più a lungo e allora all'asilo viene a prenderti il papà. Che cucina chi arriva prima a casa, fa la spesa chi quel giorno ha più tempo. E appena sarà abbastanza grande bisognerà spiegargli - quelle poche volte che si accenderà la televisione in casa - che le ragazze che pensano di far carriera ballando seminude o concedendosi al potente di turno non sono donne da ammirare ma anzi ricevono umiliazioni a causa di queste loro scelte. Che quegli uomini che si approfittano della loro posizione per circondarsi di quelle donne sono persone disgustose. Che nella vita sono importanti lo studio, la cultura, il cervello e non la taglia del reggiseno... anche se purtroppo la realtà dei fatti almeno da noi sembra dire piuttosto il contrario.
Riguardo all'abbigliamento, non vedo davvero cosa ci sia di male a vestire una bambina 'da femmina' e un bambino 'da maschio', purchè siano vestiti 'da bambini'. E riguardo ai giocattoli, non penso che sia giusto imporli, è giusto che giochino con ciò che vogliono quanto vogliono, nei limiti della sicurezza e dell'adeguatezza all'età dei giocattoli stessi. Mio figlio adora le macchinine ma ha anche un set di pentoline fucsia e un cestino della spesa (fucsia anche lui) che gli piacciono tantissimo.
Insomma siamo noi con il nostro comportamento a determinare tanto di quello che i nostri figli saranno da adulti. Purtroppo intorno a me vedo ancora tante famiglie che sembrano essere rimaste agli anni '60.

Questo post partecipa al blogstorming

giovedì 21 ottobre 2010

Pippi Pippi Pippi...

... che nome fa un pò ridere, ma voi riderete per quello che farò!

L'ultima passione di mio figlio è Pippi Calzelunghe. E' cominciata con la canzone, facile da imparare per un bimbo della sua età, e conclusa con l'acquisto di un DVD. Mi stupiva che un bimbo di neanche 2 anni (ha iniziato ad appassionarsi quest'estate) potesse interessarsi a un telefilm, ma probabilmente il fatto che i protagonisti siano bambini attira molto la sua attenzione. Devo dire che io ho fomentato molto questo suo amore per Pippi, essendo stata una sua fan da piccola, ed avendo seguito infinite volte la serie in TV.

Però... rivedendo le puntate con occhio adulto, soprattutto di un adulto di oggi, ho constatato quanto un classico dell'infanzia di tanti anni fa oggi non sia più attuale e addirittura 'diseducativo'!
La serie è del 1969-1970, il romanzo del 1945, e racconta di questa bambina che vive in una grande villa da sola, con una scimmietta e un cavallo bianco a pois, perchè la mamma non c'è più e il padre è per mare. Pippi è fortissima, ha un baule pieno di monete d'oro, non va a scuola, non conosce regole e a casa sua può fare quello che vuole perchè tanto nessuno può dirle cosa fare e cosa non fare. Il sogno di ogni bambino, insomma. Ricordo come un sogno certe scene, per esempio quando pulisce il pavimento di casa sua usando delle spazzole come pattini. Il punto è che è anche una bambina presuntuosa, strafottente, maleducata e sguaiata. si prende gioco degli adulti, di chi le dice che dovrebbe andare a scuola, dei poliziotti... entra nei negozi, ne combina di tutti i colori salvo poi ripagare i danni con una moneta d'oro alla proprietaria del negozio. Compra quintali di dolci e caramelle con le sue monete d'oro e poi li distribuisce ai bambini che sbavano di fronte alla vetrina. E così via. 

Probabilmente questi contenuti erano del tutto 'fantastici' in un'epoca in cui l'educazione era molto rigida, i bambini erano repressi da regole e divieti, e mangiare dolci e caramelle era praticamente un lusso. In pratica una bambina come Pippi era talmente surreale da non poter costituire un 'cattivo esempio'. Oggi non è così insolito incontrare un bambino o una bambina che abbia un comportamento simile a quello di Pippi; magari non riuscirà a sollevare un cavallo ma dare brutte risposte, comportarsi da maleducato e infischiarsene di quello che gli dicono gli adulti, questo si. Oltretutto il tasso di obesità infantile dei nostri giorni e soprattutto l'abbondanza di dolci nelle nostre case rende davvero anacronistica la scena del negozio di dolci!

Detto questo, io sono cresciuta guardando le puntate di Pippi Calzelunghe, e non credo di essere poi venuta su così male. Mio figlio potrà vedere quei telefilm tutte le volte che vuole. E spesso gli leggo questo libro, prima di andare a dormire. La mia voleva essere solo una considerazione sui tempi che cambiano!
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