giovedì 23 dicembre 2010

e finalmente... Buone Feste!

Ancora qualche ora e anche questa settimana è finita... domani si parte per Roma, andiamo a trovare i nonni. L'ultimo mese è stato molto faticoso, per me e la mia famiglia con: il ciclo di fisioterapia che si è finalmente concluso; la cena aziendale organizzata in montagna lasciando a casa marito e figlio che è stata molto divertente ma, sai com'è, ero un pò sulle spine e soprattutto non più abituata a fare così tardi la sera; la festa aziendale di mio marito con Babbo Natale e intrattenimento per i bimbi; cene e pizzerie per i saluti con vari gruppi di amici; preparativi, acquisto di albero (rigorosamente sintetico) e relativi addobbi, ricerca dei regali (non del tutto completata ma provvederemo entro la fine della giornata), varie ed eventuali.
Questa mattina al nido c'era la festa di fine anno ma ci è andato il maritino, io purtroppo essendo assunta da poco ho già consumato tutte le ferie accumulate per andare a Roma. Penso però che sia bello per lui partecipare, è giusto che si faccia una volta per uno non tanto per il bimbo o per 'equipartirsi' gli impegni, quanto perchè le feste all'asilo sono dei momenti molto belli ed è giusto che entrambi abbiamo la possibilità di viverli.

Non mi aspetto una vacanza riposante, ma almeno potrò rivedere e passare un pò di tempo con le persone a noi più care che purtroppo vivendo lontano vediamo poco. Spero tanto anche di riuscire a vedere qualche vecchia amica, alcune (poche) con bambini nati da poco che non conosco o non vedo da moltissimo tempo.

In genere vedo le feste di fine anno come una specie di vetta, che si raggiunge a fatica ma che una volta superata è tutto in discesa: le giornate si allungano, la primavera è sempre più vicina, e tante cose sembrano semplificarsi... o almeno quella è l'impressione!

TANTISSIMI AUGURI A TUTTI!!!

mercoledì 15 dicembre 2010

Iscrizione all'UDI

Da quest'anno sono iscritta all'UDI, Unione Donne in Italia.
Quando è nato mio figlio ho avuto modo di constatare sulla mia pelle quanto maternità e pari opportunità siano poco tutelate in questo paese, e quanto tutte le battaglie delle femministe degli anni '70 in questi ultimi tempi siano state completamente vanificate. Volevo fare qualcosa, non mi piace stare a guardare, e così mi sono ricordata di quando mia mamma mi portava alle riunioni dell'UDI, avevo circa l'età del mio cucciolo. Così le ho contattate, ho pagato il bollettino e la tessera è arrivata. Mi sono informata su quali fossero i contatti della mia città, ho scambiato alcune emails con loro e periodicamente mi hanno invitata ad incontri ed iniziative. Purtroppo questi incontri fino ad ora sono stati incompatibili con i miei orari di mamma/lavoratrice. La delegata del circolo della mia città comunque mi aveva proposto di incontrarci e così finalmente sabato scorso siamo riuscite a darci un appuntamento per un caffè.
E' stato un incontro molto piacevole, mi ha parlato dell'attività del loro gruppo, della storia dell'associazione e dei vari congressi che si sono succeduti. Io le ho raccontato di me, delle motivazioni che mi hanno spinta ad iscrivermi e a cercare di unirmi ad altre donne che volessero lottare per gli stessi obbiettivi. Le ho raccontato della maternità che non mi è stata pagata, del fatto che mi sono sentita completamente sola, come se la scelta di avere un figlio riguardasse solo me e non la società tutta. Lei, una donna sui cinquanta ben portati, non ha famiglia ma condivideva benissimo quello che dicevo. Ma mi ha confermato quanto avevo già intuito nei mesi precedenti: le altre udine sono donne di una certa età, e quelle che hanno figli li hanno ormai già grandi. Non si occupano di politica, di tematiche di questo tipo, e lo capisco. In effetti gli inviti che mi erano stati rivolti erano per incontri sulla condizione delle donne musulmane, o per la giornata contro la violenza sulle donne. Tutte tematiche di fondamentale importanza, e mi è molto dispiaciuto non poter partecipare. Ma sinceramente mi piacerebbe occuparmi in prima persona di tematiche più vicine a me... e speravo di trovare un riscontro nell'UDI.
Sono stata contenta di questa conversazione, è stata interessante e ho avuto modo di fare amicizia con una bella persona. Rimane solo un pò di amarezza e un pò di delusione verso le donne della mia generazione. Possibile che nella mia città non ci siano altre mamme/lavoratrici che abbiano voglia di farsi sentire, di fare qualcosa di attivo per cambiare le cose?
Mi sembra purtroppo un'impressione coerente con la situazione della nostra generazione nel nostro paese: è tutto in mano agli ultracinquantenni, e noi che dovremmo essere la popolazione attiva, quella che ha in mano l'economia, stiamo solo a guardare e al massimo ci restano le briciole. Ma fino a che punto quelli che sono più vecchi di noi ci lasciano poco spazio, ci chiudono le porte in faccia? Non saremo anche noi che ci stiamo adagiando, che pensiamo di essere sempre 'ragazzi', che lasciamo che siano 'i vecchi' a decidere per noi? Certo è che finchè delegheremo completamente a loro certe battaglie, noi non ne ricaveremo nulla di buono. Come può una donna che certe problematiche le ha vissute e ormai superate già da un pò, lottare per la mia maternità, per il mio asilo nido, per le mie pari opportunità? Perchè dovrebbe farlo?
Ma il punto è che ognuno pensa al suo orticello, non guarda al di là del proprio naso. Anche io adesso ho un contratto che mi tutela, bene o male l'asilo posso pagarlo. Potrei benissimo fregarmene e lasciar perdere. Ma non ce la faccio a stare a guardare, proprio no.
Questo incontro mi ha comunque convinta a rinnovare l'iscrizione, ora l'associazione ha un 'volto' e mi sembra giusto continuare a sostenerla. Forse dovrei coinvolgere altre amiche, in modo da non essere l'unica rappresentate della mia 'categoria'. Chissà...

lunedì 6 dicembre 2010

A tempo indeterminato

Da oggi ufficialmente non sono più precaria.

Durante il colloquio il mio capo mi ha detto: "una persona con il tuo ruolo mi serve fissa, è inutile che ti faccio un co. co. pro., tanto hai 3 mesi di prova, e in 3 mesi lo capisco se è il caso di continuare oppure no".
Un ragionamento che non fa una piega.
Nei 3 mesi di prova entrambe le parti potevano sciogliere il rapporto di lavoro senza preavviso, senza pagamento di penali, senza cause particolari.
Ho firmato il contratto il 6 di settembre.
Da oggi ufficialmente non posso essere licenziata senza una giusta causa, e posso andare in maternità ricevendo lo stipendio regolarmente ogni mese.
Dovrò decidermi a togliere quel "precaria e a tratti disoccupata" dall'header del blog.

venerdì 26 novembre 2010

Un telefilm femminista

I telefilm mi piacciono molto. Non sono di quelli che li vedono tutti e sanno a memoria tutto il palinsesto delle varie reti e quando uscirà una nuova serie. In realtà non sono mai riuscita a seguire una serie dall'inizio alla fine in TV senza perdermi una puntata perchè in generale non sono abituata a guardare molto la TV, e a programmare le mie serate in funzione di 'cosa danno stasera'. Ma da quando si sono diffusi i DVD ho iniziato ad appassionarmi a delle serie di cui prima capitava di vedere puntate saltuarie e che mi incuriosivano. Quello è il modo migliore per seguirle: le vedi quando ti pare e se ti addormenti puoi ricominciare da dove eri arrivato, la volta dopo.
La prima serie che ho seguito in questo modo è stata "FRIENDS", credo che la conoscano più o meno tutti. Questi 4 amici che vivono a Manhattan e a cui succedono cose più o meno normali, che capitano a tutti in quella fascia di età, ma raccontate in modo divertente e farcite di situazioni e battute davvero geniali.
La seconda serie è "I Soprano". La storia di una famiglia italo-americana mafiosa del New Jersey. E' a dir poco un capolavoro, personaggi ben caratterizzati, storie intrecciate che ti lasciano sempre la voglia di andare avanti alla fne di una puntata... inutile dire che per noi è stato come una droga. Abbiamo iniziato quando ero incinta, e più andavamo avanti più avevamo voglia di vederlo. Ogni sera che passavamo a casa divoravamo puntate, fino a che siamo arrivati all'ultima serie e al termine della gravidanza. Mancavano poche puntate e pochi giorni dalla data presunta. Ci chiedevamo se avremmo fatto in tempo a vedere l'ultima puntata, perchè sapevamo che se non l'avessimo vista prima del parto non l'avremmo vista più. Insomma la sera che ho avuto le contrazioni, e che poi sono stata ricoverata, abbiamo cenato con calma e visto l'ultima puntata. Al termine di questa le contrazioni erano abbastanza ravvicinate e ci siamo detti: "OK, andiamo". Il cucciolo è nato il giorno dopo. Sarà che anche lui voleva sapere come andava a finire? :-D
Abbiamo poi provato con "Fringe", un thriller fantascientifico che non so se in Italia sia stato mai trasmesso, ma un pò la storia complicata, un pò la nuova situazione di genitori che ci aveva completamente storditi (ricordo che i primi mesi non riuscivo neanche a prestare attenzione a quello che vedevo per quanto la mia testa era fuori), abbiamo mollato. Ci siamo proposti di riprovarci in futuro.

Adesso è la volta di "ALIAS". Avevo visto parecchie puntate molti anni fa, e non ostante non ci capissi molto della storia che è già abbastanza complessa (figuriamoci guardando puntate random e soprattutto senza aver visto la prima serie) mi affascinava molto. La protagonista è Sidney Bristow, una giovane donna che però non è una single di NY che ama la moda e i localini trendy come la amiche di "Sex and the City", nè una casalinga disperata come le protagoniste di "Desperates Housewives". No, lei è un'agente della CIA, anzi un double-agent, e cioè una che fa il doppiogioco con un'organizzazione terroristica chiamata SD-6 al fine di distruggerla... e così si barcamena in una doppia vita, fra studentessa modello un pò lagnosetta e acqua e sapone (decisamente pallosa) e viaggi intorno al mondo con travestimenti fichissimi e colpi di Kick Boxing. Mi ha sempre affascinato l'idea che fosse proprio una donna la protagonista, quei travestimenti con vestiti e parrucche (è in realtà molto più carina travestita che al naturale, credo sia voluto per sottolineare la sua doppia vita) e quei gadget che io ho sempre sognato e non ho mai osato chiedere, tipo macchine fotografiche nascoste nel rossetto, occhiali da sole molto fashion che in realtà nascondono telecamere a infrarossi, orecchini che sono in realtà apparecchi elettronici sofisticatissimi, e così via. In più lei parla fluentemente tutte le lingue (quando capita l'italiano è da ridere), è esperta di informatica ed elettronica, e anche con cose mediche se la cava molto bene. In più la classe e l'eleganza nelle lotte corpo a corpo è la ciliegina sulla torta (sono stata appassionata di Kick Boxing e l'ho praticato fino a che sono rimasta incinta... purtroppo è l'unica cosa che mi manca davvero da quando sono diventata mamma ma magari fra qualche anno riprenderò!). Ma alla fine della prima serie il colpo di scena che mi convince del tutto: - a questo punto chi avesse intenzione di vederlo dall'inizio forse farebbe bene a non leggere oltre - per molte puntate il nemico è un'organizzazione che vuole sabotare l'SD-6, capeggiata da un personaggio diabolico e sconosciuto chiamato The Man. La sorpresa nell'ultima puntata è che The Man è in realtà la madre di Sydney, scomparsa quando lei aveva solo 6 anni. Ecco, adesso ditemi che non è un telefilm femminista!



giovedì 25 novembre 2010

Giornata contro la violenza sulle donne

Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne. Sull'argomento hanno scritto in tante e tanti, e cito qui alcuni links:

- Un altro genere di comunicazione: Quando il mostro è in famiglia

Quello che è mi piacerebbe sottolineare è che la violenza sulle donne si esprime in diversi modi, spesso sottili e poco riconoscibili. La cosa su cui bisogna mettere l'accento è che nella maggiorparte dei casi avviene fra le mura domestiche o comunque da parte di persone che conoscono la vittima. Chissà quante volte il peggio si sarebbe potuto evitare: queste persone fanno leva sulle debolezze, sulle situazioni, sul fatto che difficilmente le loro vittime troveranno il coraggio di parlare perchè si sentono minacciate, o semplicemente temono di non essere credute, o di essere giudicate come 'esagerate'. Se un'amica, una collega, una figlia o sorella, o qualunque altra donna vi manifestasse che ha attenzioni morbose da parte di un uomo, che è preoccupata ed angosciata per questo, non sottovalutate quello che vi sta dicendo. Piuttosto datele appoggio, perchè è l'unico modo per porre un freno a queste persone.

mercoledì 24 novembre 2010

Il mio capo fuma in ufficio

e quel che è peggio, lo fa durante le riunioni. La finestra è aperta, io cerco di avvicinarmici e di allontanarmi il più possibile da lui... ma che cavolo? Ma in che secolo vive? Non sono una bacchettona, nè una salutista. Mi rendo conto che certe cose sono irrazionali, io mi mangio le pellicine su labbro per esempio. So anche che in certi casi a niente serve conoscere i rischi del fumo, ricordo che quando lavoravo in ospedale c'erano oncologhe radioterapiste che fumavano persino in bagno, di nascosto (lo testimoniavano i mozziconi galleggianti nel water). Tutti sanno che il fumo è la prima causa di morte per tumore al polmone, e che è causa di molte altre malattie. Capisco che a molti possa non fregare niente della propria salute. Ma si sa che anche il fumo passivo è dannoso e da parecchi anni ormai (dal 2005) c'è il divieto di fumare nei luoghi pubblici. Ricordo la sera prima che entrasse in vigore questa legge: sono tornata a casa dopo una serata al pub con gli amici (un'altra vita proprio...) e i miei vestiti puzzavano di fumo come al solito... mi sono detta "da domani mai più questa schifezza!". Ricordo gli amici fumatori incalliti che lì per lì erano molto scocciati, ma qualche mese dopo hanno confessato che tutto sommato preferivano anche loro così, che da quel giorno fumavano meno e che tutto sommato un'aria più respirabile al ristorante e in tutti gli altri luoghi pubblici era più piacevole e igienica per tutti. I risultati da un punto di vista sanitario dell'applicazione di questa legge poi si sono già visti (queste slides sono molto interessanti).
Insomma, fumare in un luogo chiuso, senza nemmeno chiedere scusa ai colleghi, è oltre che un atto di maleducazione e mancanza di rispetto, un comportamento retrogrado. Mi fa venire in mente quelle scene nei vecchi film in cui si fumava persino al cinema.

venerdì 19 novembre 2010

Olè Olè, Mister mandarino...

Adesso ha imparato persino a sbucciarsi i mandarini e mangirseli tutti da solo. Tu gli apri il primo pezzo, poi lui va vicino alla pattumiera, toglie tutta la buccia pezzetto per pezzetto e la butta (abbiamo capito che buttare le cose nella pattumiera è una delle cose che gli piace fare di più), poi stacca gli spicchi ad uno ad uno e se li mangia. I mandarini gli piacciono da matti, è capace di mangiarsene anche una decina di seguito. Per carità, tutte vitamine!

Non a caso una delle sue canzoni preferite è Mister mandarino, dei Matia Bazar:





giovedì 18 novembre 2010

Se telefonando...

Per restare in tema di progressi emozionanti... oggi ho per la prima volta parlato al telefono con il cucciolo!
Questa settimana è a casa, causa bronchite. In realtà sta bene, ha giusto un pò di tosse ma il pediatra dice che è meglio tenerlo a casa qualche giorno e così ci alterniamo fra me, il maritino e la baby sitter...
Ora è a casa col papà, così chiamo per sapere se è tutto ok, e sento la sua vocina in sottofondo, così gli chiedo "me lo passi?". Lui non è sempre d'accordo di rispondere al telefono, molto spesso dice no. Oppure se lo fa passare ma rimane muto, sorride e risponde solo a monosillabi. Comunque non era mai capitato che ci fossi io dall'altra parte! La cosa che mi ha stupita è che abbiamo davvero parlato... mi ha detto "potto?" (vuol dire 'pronto?') e io gli ho chiesto: "hai mangiato?" e lui "si si", "e cosa hai mangiato?" faccio io, e lui: "pappa"... mammamia che emozione! E che vocina deliziosa!!! Sembro matta ma le altre mamme mi capiranno...

martedì 16 novembre 2010

Un treno lungo lungo

A proposito di progressi, la prima canzone che il mio cucciolo mi ha insegnato, ossia la prima che mi ha cantato e di cui ho capito quasi completamente le parole pur non conoscendola, è stata questa:

Ecco un treno lungo lungo
che attraversa la città.
Lo vedete, lo sentite
ecco il treno eccolo là.
E quando passa il treno sotto la galleria
o mamma mia non si vede più.

In realtà lui mi ha detto "Ecco teno gungo gungo tattaessa acittà" più altre cose che non ho capito, e poi ha gridato "Oh mammamiaaaa!". Quindi ho cercato in rete e fra le tante versioni di questa canzone, questa mi è sembrata la più simile rispetto a quella che canta lui. Sembrerà sciocco, ma capire da un bimbo di 2 anni la frase "Ecco un treno lungo lungo che attraversa la città", senza sapere in anticipo a cosa si riferisse, a me è sembrata una grande conquista e mi sono molto emozionata!

Progressi

Il cucciolo fa progressi ogni giorno. Ogni giorno parole nuove, frasi sempre più complesse, canzoncine nuove imparate all'asilo che prima non conoscevo e di cui - meraviglia! - riesco persino a capire il significato.  E' sorprendente quanto in fretta impari e memorizzi qualunque cosa. E allo stesso modo impara a fare sempre più cose da solo. L'ultima cosa che gli piace molto fare è buttare le cose nell'immondizia, in particolare i tovaglioli e i fazzoletti sporchi. Molto positivo, ho pensato. Se non fosse che in qualunque momento del pranzo o della cena vuole scendere dalla sua sedia per andare a buttare i tovaglioli di tutti, dopo averli accuratamente accartocciati tanto da farli entrare perfettamente nella sua manina, incurante del fatto che fossero ancora puliti, e che la cena fosse appena iniziata.
Non mi va di stroncare questa sua voglia di mettere ordine e di 'aiutare' (a suo modo). Ma se continuiamo così, oltre a rispettare poco l'ambiente, spenderemo tutti i nostri risparmi in tovaglioli di carta!

venerdì 12 novembre 2010

Famiglia

Nei giorni scorsi si è tornati a parlare dell'argomento 'Famiglia': prima per le dichiarazioni di Giovanardi - che fra l'altro ha offeso scienza e biotecnologie e mi permetto di dire che ha dimostrato la sua ristrettezza culturale dal momento che scienza e biotecnologie prima di tutto salvano vite umane, curano malattie, ci migliorano la qualità della vita - alla Conferenza nazionale sulla famiglia (dove si è presentato in luogo di Berlusconi che per una volta ha avuto il buon gusto di farsi da parte); poi le dichiarazioni di Sacconi, presto ridimensionate, che dice di volere sostegni solo per la famiglia "fondata sul matrimonio e orientata alla procreazione"; infine Alemanno che ha dichiarato "Se vogliamo aiutare le famiglie, che sono quelle sposate, vuol dire aumentare le tasse ai single e alle coppie con pochi figli". Anche se con ritardo, sento il bisogno di dire la mia. Ho già commentato di qua e di là ma ora voglio fare il punto di quello che penso: meglio tardi che mai.
Sento il bisogno di scrivere perchè trovo queste parole ridicole. Si usano le coppie di fatto, i single, peggio ancora i gay (perchè è lì che vogliono andare a parare) come pretesto per non affrontare i problemi. E' come se dicessero: "le famiglie hanno difficoltà perchè i single e i gay, cancro della società, tolgono risorse. Fino ad ora è per questo che non vi abbiamo aiutato, care famiglie 'tradizionali' ma svantaggeremo loro per avvantaggiare voi!". Possono convincere di questa teoria un vecchietto bigotto, o un bamboccione che neanche si sforza di cercare casa perchè con i suoi ci sta bene eccome e non può neanche immaginare cosa significhi metter su famiglia di questi tempi.
Ma io sono sposata, e ho un figlio che ho concepito senza l'aiuto delle biotecnologie e quindi rientro nella 'famiglia tradizionale' che intendono loro. Questa storia la tirano fuori da molto tempo eppure io non ho mai visto nè aiuti, nè solidarietà dalle istituzioni per la mia scelta. Piuttosto ho visto diritti calpestati, umiliazioni e tante difficoltà per la mia scelta. Ne ho già parlato qui e qui. Se ci siamo buttati in quest'avventura è stato solo perchè sapevamo di avere le spalle sicure (alle brutte, i nostri genitori ci avrebbero dato una mano, e di fatto in passato di aiuti economici dalle nostre famiglie ne abbiamo avuti tanti), se riesco a conciliare lavoro e famiglia è solo perchè io e mio marito ci facciamo in 4, e paghiamo un asilo a caro prezzo. Quindi non mi venissero a dire che mi aiuteranno perchè sono sposata e ho un figlio, perchè sinceramente non ci credo.
E comunque le persone si sposano e fanno figli se hanno un lavoro sicuro, le donne se sanno che troveranno ancora un lavoro al termine del periodo di maternità, se sanno che tornando al lavoro non dovranno spendere tutto il loro stipendio per un asilo nido e che l'organizzazione della vita familiare non sarà poi una lotta quotidiana, se sanno che dopo aver pagato l'affitto di una casa o un mutuo e tutte le bollette gli rimarrà ancora qualcosa per permettere al figlio una vita dignitosa, e così via. Per passare da single a famiglia ci devono essere tutta una serie di presupposti che loro non mi sembra fino ad ora abbiano cercato di creare. E comunque discriminare famiglie con genitori sposati e famiglie con genitori non sposati, magari loro malgrado separati, significa discriminare i bambini che non hanno alcune responsabilità delle scelte dei genitori.
E non vedo come i single e i gay possano danneggiarmi in quanto famiglia, non vedo proprio cosa c'entrano.
Quello che vedo è solo che trovano scuse, a mio parere ridicole, per non affrontare il problema o per convincere gli elettori che loro sì lo stanno affrontando ma solo per quelli che 'lo meritano'. Mi dispiace ma io non me la bevo, appartengo alla categoria che loro dicono di sostenere e alle loro chiacchiere non credo più.

O forse mi sbaglio, forse nemmeno io appartengo a quella categoria: forse loro si riferiscono a coppie sposate in chiesa e con moglie casalinga?

lunedì 8 novembre 2010

La mamma ansiosa

Oggi il cucciolo torna a casa dall'asilo per la prima volta con la baby sitter.
Ho bisogno di fare della fisioterapia e successivamente dello sport (ancora non so quale, ma devo farlo assolutamente!) perchè ho 'lombalgia cronica' e quest'estate sono rimasta bloccata 4 giorni a letto. E comunque mal di schiena o no, un'ora a settimana di attività fisica mi farebbe bene (certo sarebbe meglio anche 2 ma insomma...). In più i nuovi impegni al lavoro mi hanno messa di fronte alla decisione di farmi aiutare: i nonni sono lontani, facciamo tutto da soli e prenderlo all'asilo è sempre una corsa contro il tempo; se non posso io va il maritino ma non è sempre così scontato e sapere che possiamo contare anche su una terza persona certo ci semplifica le cose.
Così ho sparso la voce all'asilo e si è offerta un'educatrice che il piccolo conosce molto bene e mi sembra gli piaccia anche molto. Al termine dell'orario di asilo andranno via insieme, le ho comprato un seggiolino e ho spiegato al cucciolo che qualche volta tornerà a casa con la 'brumm di Lory'. Considerata la sua passione per le automobili, e considerato che ama identificare le persone con le auto che guidano e sperimentarle, ho avuto l'impressione che l'idea di entrare nella brumm di Lory gli sia sembrata una vera figata.
Sono convintissima che questo sia un bene, che ho bisogno di ritagliarmi un piccolo spazio e che questa schiena me la devo curare. Sono anche convinta che sbaglia chi vuole fare tutto da solo, che l'aiuto esterno è importante e ci permette di conciliare le varie parti della nostra vita limitando per quanto possibile lo stress. Inoltre credo che i bambini debbano avere diverse figure di riferimento che non siano esclusivamente i propri genitori e nonni, e che nella compartecipazione di relazioni diverse si cresce e si matura: anche per questo motivo ho scelto di mandarlo al nido.
Oggi però ho il magone. Penso a questo bimbo piccolo di fronte a questa novità, e non so che reazione aspettarmi. E mi vengono mille paure, irrazionali, lo so.
La baby sitter è una ragazza in gamba, è educatrice in quell'asilo e già questa è una garanzia. In più ci ho parlato tante volte e ho potuto constatare che è una ragazza intelligente, scrupolosa, seria e allo stesso tempo molto dolce con i bimbi.
Stamattina l'ho chiamata, per dirle le ultime due cose: che poteva dargli qualcosa da mangiare se lui ne avesse avuto voglia, che oggi piove ma che tanto la giacca ha il cappuccio (non ho proprio resistito), e avrei voluto anche dire di stare attenta sulla strada e guidare piano ma mi sono trattenuta. Ho sostituito la frase 'mi raccomando attenzione che il seggiolino sia montato correttamente e che lui sia legato mentre viaggia' con: 'è stato difficile montare il seggiolino?'. Per quanto mi sia sforzata di non aggiungere altre raccomandazioni, lo so che è il suo lavoro, che certe cose già le sa e non devo dirgliele io... mi sono sentita una mamma ansiosa. Ma che ci posso fare?
Credo che la differenza fra una mamma ansiosa e una mamma non ansiosa sia semplicemente nel fatto che la seconda riesce a dissimulare e la prima no.
Non mi piace essere una mamma ansiosa e mi sforzo per non esserlo... ma forse oggi non sono riuscita a dissimulare del tutto.

lunedì 1 novembre 2010

Senza parole

Ormai non ho davvero più parole. Il disgusto è tale e soprattutto le cose talmente fuori da ogni logica che proprio non esistono commenti abbastanza efficaci. Mi torna in mente un episodio accaduto quest'estate. Eravamo in vacanza con i miei, al mare, in una famosa località frequentata da politici, attori, personaggi dello spettacolo, intellettuali. Andiamo a fare una passeggiata in paese, decidiamo di sederci al bar a prendere un aperitivo, come spesso succede. Una volta accomodati non possiamo far a meno di notare una scena al tavolino accanto al nostro: un uomo sulla quarantina, della zona, con 5 o 6 ragazze nere, brasiliane. Lui sembrava essere molto sicuro di se, le ragazze molto appariscenti e vestite 'da spiaggia', ossia con poco più che un costume o pareo. Una di loro doveva essere la donna del tipo e le altre sembravano delle amiche/sorelle che dovevano essere inserite nel giro. Almeno 2 di loro erano minorenni. Il tipo fa il gradasso, il simpatico, si pavoneggia. a un certo punto passa un uomo di mezza età, conoscente del tipo, che si presenta a tutte le ragazze facendo il baciamano. Finito il 'colloquio' il tipo va via e le ragazze restano al tavolo a finire le loro consumazioni.
Inutile dire che quella scena mi ha rovinato la serata. Ero sconvolta, davvero. Immaginavo che stavano organizzando uno di questi festini e le ragazze sarebbero state 'ingaggiate'. Erano giovanissime, ripeto almeno 2 minorenni, una delle quali non dimostrava neanche 16 anni. La cosa che mi scioccava di più era questa spudoratezza. Ormai ci si è talmente assuefatti e abituati che questi uomini non solo non si vergognano, ma addirittura ostentano la loro posizione, come se ci fosse qualcosa di cui andare fieri.
Quando esce fuori una nuova 'puntata' della vita sessuale del nostro premier ormai non ci si indigna più di tanto. Si, qualche commento da parte di quelli 'di sinistra', ma alla fine tutto si riduce a tormentoni sul web, bunga bunga... Anche io ho condiviso la versione di Elio e le storie tese su Facebook. Ma me ne sono pentita. Si parla di persone malate, maniaci sessuali e ragazze minorenni. Si parla di donne che sanno e non fanno nulla. Insomma, non solo non ci trovo nulla da ridere ma penso che fare dell'umorismo su questo argomento sia triste e di pessimo gusto. L'unico video che trovo giusto condividere in questo momento è invece quello della TV spagnola, se non lo avete visto guardatelo. E notate come fra quelli divertiti dalle battute sessiste del premier ci siano Giorgia Meloni (attuale Ministro della Gioventù) e Renata Polverini (sindacalista e attuale Presidente della Regione Lazio). Io davvero sono senza parole.

mercoledì 27 ottobre 2010

Proprio ieri...

... andando a prendere il mio cucciolo all'asilo, l'educatrice mi racconta le parti salienti della giornata: cosa ha mangiato, quanto ha dormito, quante volte ha fatto cacca, e come ha giocato... si è rivolta a lui dicendogli: "racconta a mamma, cosa hai fatto oggi? hai giocato con le... bambole e le pentoline!". Dice che gli piace far finta di preparare da mangiare ed offrire questa pappa immaginaria alle educatrici e alle bambole. Del resto, lo fa anche a casa con noi. Non ha bambole vere e proprie ma Lala dei Teletubbies, Topolino alto quasi quanto lui, Woody di Toy Story, orsetti vari. Non avrei neanche fatto troppo caso a quel racconto se non si fosse tanto parlato in questi giorni, tramite il blogstorming, di giochi maschili/femminili e di come ci poniamo noi di fronte a questi. Mi è anche venuto in mente un post che ho letto nel blog: http://congedoparentale.blogspot.com/.
Ho pensato, almeno nel nostro asilo siamo come in Svezia!

lunedì 25 ottobre 2010

Una questione di educazione

Sono una femminista incallita e l'argomento del mese del blogstorming mi stuzzica.

Combatto ogni giorno per dimostrare che si può essere mamme e lavorare e conciliare tutto nel migliore dei modi, anche se è chiaramente molto faticoso.
Mi fa rabbia vedere come il corpo delle donne è umiliato continuamente in televisione, nei giornali, nei manifesti. Di come se ne serva per pubblicizzare oggetti che con un corpo femminile, tanto più nudo, non c'entrano nulla.
Mi innervosisce il fatto che nel nostro paese spesso le donne che scelgono di non lavorare 'perchè tanto il marito guadagna bene', pur essendo laureate, sono viste come 'quelle che hanno capito tutto della vita' e non semplicemente delle donne pigre, senza ambizioni.
Sono stata disoccupata alcuni mesi, l'anno scorso ed ero disperata, pensavo di essere qualcosa di più che solo una mamma, di poter fare altro oltre che andare al supermercato o cambiare un pannolino, che il mio cervello meritasse di più.
Detto questo, trovo che le differenze di genere siano una delle cose più belle del mondo. Sono per le quote rosa perchè penso che è nel confronto fra persone diverse fra loro che si inizia a costruire qualcosa, e che se le donne avessero davvero pari opportunità la crisi economica sarebbe meno grave.
E' chiaro che un'educazione alla parità e al rispetto dell'altro sesso inizia presto, da piccolissimi. Ma è soprattutto l'esempio che si ha in casa che fa la differenza. Non credo c'entrino tanto i giocattoli in se, o il colore dei vestiti quanto i valori in cui i genitori credono e che dimostrano ogni giorno ai propri figli. E' fondamentale secondo me che un bambino veda dal primo giorno armonia fra i genitori, che veda che si rispettano e si dividono i compiti, che il lavoro di entrambi è ugualmente importante, che non c'è un genitore più stanco dell'altro, uno che si fa in 4 e l'altro che sta sul divano a guardare la TV. Che può succedere che un giorno la mamma ha da fare un pò più a lungo e allora all'asilo viene a prenderti il papà. Che cucina chi arriva prima a casa, fa la spesa chi quel giorno ha più tempo. E appena sarà abbastanza grande bisognerà spiegargli - quelle poche volte che si accenderà la televisione in casa - che le ragazze che pensano di far carriera ballando seminude o concedendosi al potente di turno non sono donne da ammirare ma anzi ricevono umiliazioni a causa di queste loro scelte. Che quegli uomini che si approfittano della loro posizione per circondarsi di quelle donne sono persone disgustose. Che nella vita sono importanti lo studio, la cultura, il cervello e non la taglia del reggiseno... anche se purtroppo la realtà dei fatti almeno da noi sembra dire piuttosto il contrario.
Riguardo all'abbigliamento, non vedo davvero cosa ci sia di male a vestire una bambina 'da femmina' e un bambino 'da maschio', purchè siano vestiti 'da bambini'. E riguardo ai giocattoli, non penso che sia giusto imporli, è giusto che giochino con ciò che vogliono quanto vogliono, nei limiti della sicurezza e dell'adeguatezza all'età dei giocattoli stessi. Mio figlio adora le macchinine ma ha anche un set di pentoline fucsia e un cestino della spesa (fucsia anche lui) che gli piacciono tantissimo.
Insomma siamo noi con il nostro comportamento a determinare tanto di quello che i nostri figli saranno da adulti. Purtroppo intorno a me vedo ancora tante famiglie che sembrano essere rimaste agli anni '60.

Questo post partecipa al blogstorming

giovedì 21 ottobre 2010

Pippi Pippi Pippi...

... che nome fa un pò ridere, ma voi riderete per quello che farò!

L'ultima passione di mio figlio è Pippi Calzelunghe. E' cominciata con la canzone, facile da imparare per un bimbo della sua età, e conclusa con l'acquisto di un DVD. Mi stupiva che un bimbo di neanche 2 anni (ha iniziato ad appassionarsi quest'estate) potesse interessarsi a un telefilm, ma probabilmente il fatto che i protagonisti siano bambini attira molto la sua attenzione. Devo dire che io ho fomentato molto questo suo amore per Pippi, essendo stata una sua fan da piccola, ed avendo seguito infinite volte la serie in TV.

Però... rivedendo le puntate con occhio adulto, soprattutto di un adulto di oggi, ho constatato quanto un classico dell'infanzia di tanti anni fa oggi non sia più attuale e addirittura 'diseducativo'!
La serie è del 1969-1970, il romanzo del 1945, e racconta di questa bambina che vive in una grande villa da sola, con una scimmietta e un cavallo bianco a pois, perchè la mamma non c'è più e il padre è per mare. Pippi è fortissima, ha un baule pieno di monete d'oro, non va a scuola, non conosce regole e a casa sua può fare quello che vuole perchè tanto nessuno può dirle cosa fare e cosa non fare. Il sogno di ogni bambino, insomma. Ricordo come un sogno certe scene, per esempio quando pulisce il pavimento di casa sua usando delle spazzole come pattini. Il punto è che è anche una bambina presuntuosa, strafottente, maleducata e sguaiata. si prende gioco degli adulti, di chi le dice che dovrebbe andare a scuola, dei poliziotti... entra nei negozi, ne combina di tutti i colori salvo poi ripagare i danni con una moneta d'oro alla proprietaria del negozio. Compra quintali di dolci e caramelle con le sue monete d'oro e poi li distribuisce ai bambini che sbavano di fronte alla vetrina. E così via. 

Probabilmente questi contenuti erano del tutto 'fantastici' in un'epoca in cui l'educazione era molto rigida, i bambini erano repressi da regole e divieti, e mangiare dolci e caramelle era praticamente un lusso. In pratica una bambina come Pippi era talmente surreale da non poter costituire un 'cattivo esempio'. Oggi non è così insolito incontrare un bambino o una bambina che abbia un comportamento simile a quello di Pippi; magari non riuscirà a sollevare un cavallo ma dare brutte risposte, comportarsi da maleducato e infischiarsene di quello che gli dicono gli adulti, questo si. Oltretutto il tasso di obesità infantile dei nostri giorni e soprattutto l'abbondanza di dolci nelle nostre case rende davvero anacronistica la scena del negozio di dolci!

Detto questo, io sono cresciuta guardando le puntate di Pippi Calzelunghe, e non credo di essere poi venuta su così male. Mio figlio potrà vedere quei telefilm tutte le volte che vuole. E spesso gli leggo questo libro, prima di andare a dormire. La mia voleva essere solo una considerazione sui tempi che cambiano!

venerdì 27 agosto 2010

(Cattiva) Scienza in TV

Sono da sempre disgustata e scandalizzata dalla presenza in TV di trasmissioni come Voyager e Mistero.
Ho iniziato a seguirle prima per curiosità, per farmi 2 risate, ma poi un senso di fastidio è stata la sensazione predominante. Molto spesso comunque continuo a guardarle, per vedere fino a che punto possano arrivare con storie di alieni, fine del mondo, spiriti, cose paranormali varie. Trovo che sia davvero allarmante il fatto che ci sia gente che segua con interesse queste trasmissioni, e mentre nel caso di Mistero si tratta di Mediaset, nel caso di Voyager è servizio pubblico, e la cosa è davvero preoccupante, oltre che vergognosa. Si spendono i NOSTRI soldi per eseguire 'esperimenti' che di metodo sperimentale non hanno nulla, per comprare e girare documentari su argomenti inesistenti, si paga lo stipendio a Giacobbo che ha persino scritto un libro (sponsorizzato dalla RAI) sulla fine del mondo nel 2012 e sostiene teorie assurde su complotti tramati alle nostre spalle, screditando la scienza e gli scenziati. In queste trasmissioni si pongono spesso a paragone le spiegazioni di scienziati e ricercatori affiliati ai principali istituti di ricerca o universitari italiani e non, con quelle di perfetti sconosciuti, che si dichiarano 'ricercatori indipendenti' (a casa mia si chiamerebbero disoccupati, che per sbarcare il lunario si sono inventati un argomento di ricerca chissà perchè controcorrente rispetto a quello che dice la comunità scientifica) o 'esperti di...' senza che nessun istituto riconosciuto possa garantire la loro effettiva competenza e affidabilità. Insomma, se la televisione pubblica mette in giro questa mentalità e queste notizie, non ci stupiamo se la gente poi si affida a Wanna Marchi o altri imbroglioni invece che a medici, ecc.
La mia preoccupazione è aumentata quando ho scoperto che questa trasmissione ha persino il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali. In un paese dove i ricercatori sono sottopagati e precari, lavorano con mezzi di fortuna, quando non restano disoccupati, il ministero appoggia una trasmissione come questa. In effetti se vogliamo c'è una certa coerenza nella politica di questo governo: la scienza non vale nulla.


Oggi, tramite un gruppo di Facebook a cui sono iscritta, mi è arrivata notizia di una bella iniziativa: è stato attivato un portale chiamato SCIENZA IN TV, le cui intenzioni sono di
rivolgersi ai piu' giovani, facendoli partecipare a giochi a premi. Il gioco si svolge scrivendo in redazione e spiegando gli errori in trasmissioni TV come Voyager. Vince chi documenta il maggior numero di strafalcioni ed errori: una volta al mese viene consegnato un premio. Lo scopo è fare in modo che sia lo stesso pubblico a "smascherare", irridendole, le bufale televisive.

Mi sembra una bella idea. La figura di Hello  Kitty/Cerchio nel grano era troppo bella e gliel'ho rubata!

mercoledì 25 agosto 2010

I'm back

Eccomi di ritorno dalle vacanze. Diciamo che sono andate bene, trascorse con i nonni materni e paterni, a turno e in contemporanea.

Trascorrere le vacanze con i nonni non è di certo quanto di più eccitante e romantico tu possa aspettarti dalla vita, ma ha il vantaggio di poter organizzare qualche serata col maritino lasciando la peste a casa in buona compagnia. In una di queste serate, abbiamo deciso di andare al cinema e, nell'ampio panorama che puo' offrire un multisala di provincia la settimana dopo ferragosto, abbiamo scelto "the box": thriller con Cameron Diaz (che invecchiando diventa sempre più brutta), dalla trama piuttosto assurda. Una famiglia riceve in regalo una scatola con un pulsante: premendolo otterranno 1 milione di dollari ma allo stesso tempo una persona da qualche parte morirà; avranno 24 ore per decidere se accettare o meno. Di base una storia insensata, ma poteva fornire anche spunti interessanti. Ambientazione molto vintage, siamo nel 1976, e tanti richiami alla letteratura di fantascienza anni '60 (credo, non sono un'esperta). Il primo tempo effettivamente funziona, si guarda volentieri e la suspense e' ben riuscita. Dall'inizio del secondo tempo in poi va peggiorando fino ad un finale angosciante, e per giunta melenso allo stesso tempo che mi ha fatto desiderare, per la prima volta nella mia vita, di alzarmi ed andarmene dalla sala. Sara' che si trattava di una coppia con un figlio maschio ed era facile immedesimarsi, ma mi ha messo addosso una tale ansia... E detto questo, la cosa che mi ha più infastidito di tutto il film e' stata la morale: gli uomini sono egoisti e per questo faranno una brutta fine, ma in fondo e' tutta colpa delle donne, sono loro sempre a premere il bottone, sono loro che non sanno resistere, si lasciano ingannare e tutto precipita. Non so, io l'ho vista così. L'ho trovato un film angosciante, triste, molto noioso e soprattutto maschilista. 



Detto ciò, il cucciolo si è divertito molto in queste settimane e ha fatto dei progressi incredibili... quando siamo partiti diceva al massimo 5 parole, adesso non sta zitto un attimo, sa dire (almeno ci prova) parole come 'accappatoio', 'tartaruga', 'secchiello', canta canzoncine... è come se tutto quello che ha incamerato nei mesi precedenti fosse venuto fuori tutto insieme. E' davvero uno spasso!

venerdì 16 luglio 2010

Sicurezza

Sul sito genitoricrescono il tema del mese è la sicurezza. Non ho mai partecipato al blogstorming ma questo mese il tema mi sta a cuore e vorrei provare. 

Cerco di essere una mamma tranquilla, di guardare le cose per quello che sono, di dare importanza alle cose giuste e tralasciare quelle che invece non sono affatto importanti nelle scelte che faccio ogni giorni nei confronti di mio figlio. Ritengo che avere una formazione scientifica è in questo senso un vantaggio, perchè ti permette di documentarti e di avere abbastanza spirito critico per capire quali sono i punti su cui bisogna davvero essere inflessibili. Uno di questi, ma non è che siano poi così tanti, è la sicurezza.

Purtroppo viviamo in un paese in cui la cultura della sicurezza non esiste. Quando si prova a spiegare alle persone perchè esistono certe regole e perchè è così importante rispettarle si viene trattati la maggiorparte delle volte per matti, ansiosi, fissati. Ogni giorno vedo bambini piccoli trasportati in braccio, bambini grandi liberi di scorrazzare per tutto l'abitacolo, adulti senza cinture di sicurezza. E se proviamo a farlo notare ci rispondono frasi del tipo che noi da piccoli viaggiavamo senza seggiolino e non siamo morti; che tanto loro vanno piano; che tanto siamo in città, mica in autostrada; che il tratto è breve... il punto è che la percezione dei rischi è molto diversa da quella che è la realtà. Si percepiscono come molto più rischiose attività che invece presentano un rischio trascurabile. Ho conosciuto mamme che mangiavano e davano da mangiare ai propri figli solo cibo biologico salvo poi tenerli in braccio se al momento dell'allaccio delle cinture si mettevano a piangere. Gli incidenti stradali sono una delle prime cause di morte nei giovani e nei bambini, quindi di fatto portarli in auto in maniera non corretta è la cosa più pericolosa che gli si possa far fare. Pensare che se abbiamo viaggiato tante volte senza cinture e senza seggiolino e non ci è successo niente, continuerà a non succederci niente, è come pensare che siccome conosciamo una persona che ha sempre fumato 2 pacchetti di sigarette al giorno e a 90 anni ancora campa, allora il fumo non fa male. 
Un'altra frase che mi è capitato di sentire parlando di questo argomento è stata: "il seggiolino va bene per i bambini piccoli, ma non fino a 12 anni!". Poche persone hanno capito che non è un problema di età ma di dimensioni. Il seggiolino è obbligatorio fino a 36 kg di peso, o 1.50 m di altezza. Il seggiolino in pratica si usa perchè le cinture di sicurezza non vanno bene su persone così piccole. Se noi siamo obbligati ad usare la cintura, loro il seggiolino almeno finchè la cintura non gli possa andar bene. Del resto i seggiolini per bambini grandi non sono altro che un adattatore che gli permette di utilizzare la cintura di sicurezza in modo corretto. Se vostro figlio a 8 anni è già alto più di 1 metro e 50 o pesa più di 36 kg potrà già viaggiare con la cintura di sicurezza (ma sul sedile di dietro comunque fino a 12 anni).

Lo stesso discorso vale per i pattini, la bicicletta, i giocattoli che devono essere sicuri e corretti a seconda dell'età, le cose che si possono e non si possono fare in casa e fuori, le cose che possono stare a portata di bambino e quelle che invece devono stare in un posto sicuro. Gli incidenti sono eventi casuali, che non possiamo prevedere ma di cui possiamo al massimo stimare il rischio (ossia la probabilità che essi accadano). E' necessario quindi ridurre al massimo questo rischio. 

Credo che per quanto riguarda i nostri figli, sia fondamentale educarli alla sicurezza. Quando sono molto piccoli imporsi affinchè viaggino sicuri e affinchè non siano alla loro portata oggetti pericolosi o nocivi. Quando sono grandi, spiegargli che viaggiare senza cinture e seggiolino è pericoloso; insegnargli ad usare il casco in bicicletta e sui pattini, e non fare discorsi del tipo che se sta al parco giochi non è pericoloso... se iniziamo a fare distinzioni fra un posto e l'altro e mettere in discussione le regole, il bambino si sentirà in diritto di non rispettarle; mostrare che noi allacciamo sempre le cinture di sicurezza e mettiamo il casco; non attraversare mai la strada fuori dalle strisce pedonali in presenza di un bambino... un adulto è in grado di capire se può attraversare o meno la strada anche se non ci sono le strisce, un bambino no. Insomma sono tante le attenzioni che bisogna avere affinchè i nostri figli stiano attenti e imparino che i pericoli sono tanti ma basta seguire certi comportamenti corretti per evitarli. E questo anche a costo di mettergli paura. Quando ero piccola mio padre mi aveva detto che non si gioca con le buste di plastica perchè fanno soffocare: io ero terrorizzata  (e lo sono ancora per quanto riguarda mio figlio), ma secondo me è servito allo scopo.

Insomma, ci sono ancora tante cose che si potrebbero dire ma non se continuassi non finirei mai. Dico solo che si pone tanta attenzione verso i bambini, si spendono tanti soldi in cose inutili, si fa tanto per proteggerli da qualunque banalissima malattia. Certi bambini sono coperti all'inverosimile per paura di un raffreddore. Certi neonati in inverno non vengono mai portati fuori di casa per paura che si ammalino. Si pone un'attenzione spesso esagerata verso il cibo. E poi non si dà importanza a qualcosa che potrebbe salvargli la vita?!?
Mi è capitato addirittura di sentire frasi del tipo "eh ma mica puoi comprare un seggiolino per ogni auto che potrebbe trasportalo!"... un seggiolino omologato (quelli non omologati è reato venderli) che si può usare dai 9 ai 36 kg (quindi praticamente da dopo l'ovetto fino a che non è più obbligatorio) costa sui 90 euro, forse ne esistono anche a meno. Si smonta e rimonta facilmente e si può quindi spostare da un'auto all'altra. Non credo sia davvero quello il problema. 

Un sito che ho consultato molto mentre ero in attesa di mio figlio per documentarmi sull'argomento è: www.bimbisicuri.it


Questo post partecipa al  blogstorming

mercoledì 7 luglio 2010

Verona

Lunedì con il maritino siamo stati a Verona per il concerto di Stevie Wonder.
Abbiamo per la prima volta lasciato il cucciolo per una notte, a casa con la nonna. E' andata bene, per noi e per lui. La città è bellissima, non ci ero mai stata. Il concerto è stato eccezionale.
Ecco qualche foto:

Locandina del concerto

Al ristorante

Biglietti d'amore a casa di Giulietta

Il concerto

giovedì 1 luglio 2010

Il Curriculum dei diritti mancati

Girando in rete, fra siti e blog di mamme e genitori in generale, ho trovato molto bella l'iniziativa Il CerVello di mamma e papà in cui si esortano i genitori a scrivere sul Curriculum quali capacità hanno acquisito o affinato da quando sono genitori. In effetti soprattutto le donne non sanno mai se scrivere o meno sul CV di avere dei figli, io stessa non ho ancora deciso se è il caso di farlo e così rimando la scelta ad un secondo momento, lasciandolo per adesso così com'è: senza nessun riferimento all'argomento. Ma c'è un'altro tipo di curriculum che vorrei scrivere oggi: non il Curriculum Vitae et Studiorum ma il Curriculum Iurium Defectorum, ossia il curriculum dei diritti mancati. Il nome l'ho inventato sfruttando vecchi ricordi di latino e perdonatemi se è sbagliato.
Nella mia vita lavorativa da precaria ho visto continuamente venirmi negati i miei diritti di lavoratrice e madre. E non perchè sia stata infranta alcuna legge: semplicemente perchè i miei contratti di lavoro prevedevano così. 
Il mio CID potrebbe essere quindi il seguente:

Esperienze Lavorative:
2003 - 2007: Specializzanda e Borsista. Nessun contributo versato.
gennaio 2008 - giugno 2009: Co. Co. Pro. 5 mesi in maternità obbligatoria senza stipendio. Indennità di maternità rifiutata per errori di comunicazione fra l'INPS e l'azienda. Ricorso inviato ma nessuna risposta dopo quasi 2 anni. Se avesse avuto un contratto a tempo determinato o indeterminato l'azienda le avrebbe pagato lo stipendio anche durante l'astensione e avrebbe ricevuto a sua volta l'indennità dall'INPS, pagando di tasca propria gli errori del suo ufficio personale.
luglio 2009 - gennaio 2010: Disoccupata. Nessuna indennità di disoccupazione in quanto non previsto per contratti di lavoro co. co. pro., ma solo per contratti a tempo determinato (NOTA: Il Bonus Una Tantum per i precari tanto propagandato dal governo invece non le spettava perchè fuori dal limite di reddito per il 2008, avendo lavorato solo 8 mesi e con uno stipendio certamente non di lusso).
gennaio 2010 - luglio 2010: Borsa di Formazione. Nessun contributo versato. 
luglio 2010 - settembre 2010: Disoccupata per vacanze con il figlio. Ha preferito chiedere un rinvio dell'inizio del nuovo contratto per poter passare i mesi estivi con il figlio. Se avesse avuto un contratto annuale anzichè semestrale e con regolare versamento di contributi, avrebbe potuto chiedere il congedo parentale con una retribuzione pari al 30% dello stipendio.

martedì 29 giugno 2010

Alle giostre

Domenica siamo stati ad una festa paesana. Ci siamo divertiti molto e il cucciolo è stato per la prima volta alle giostre. Chi non ha figli penserà che è una stupidaggine, ma la prima volta alle giostre di tuo figlio è un momento emozionante. Abbiamo fatto 4 giri e non voleva più scendere. Abbiamo provato il cavallo e la giraffa. La tigre no perchè era all'esterno e aveva paura.
Osservando questa giostra stile retrò non ho potuto fare a meno di notare quanto fosse kitsch: ricordava la giostra di Mary Poppins, quella che trovano tuffandosi nel dipinto di gesso sul pavimento del parco, e dalla quale a un certo punto i cavalli si staccano portando i personaggi in giro per quel giardino fantastico fino ad arrivare ad una vera corsa di cavalli... La nostra giostra però non era a cartoni animati, ma di plastica. E i cavalli invece che delle piume avevano un piumino per la polvere, di quelli arcobaleno che si trovano alle bancarelle del mercato o nei negozi 'tutto a 1 euro' (se non ci credete, guardate bene la foto).
Mi sono tornate in mente le giostre di quando ero piccola, con le macchinine e i dischi volanti. Le macchinine erano di vari modelli, dall'utilitaria all'auto sportiva, forse anche da corsa. Avevano il volante e il claxon. I dischi volanti avevano un pulsante per sparare e uno per volare. Se non ricordo male fra questi c'erano anche i personaggi dei cartoni animati giapponesi: Ufo Robot, Goldrake, qualcosa del genere. E le carrozze! E anche Dumbo o altri personaggi su cui cavalcare ma in genere erano per i più piccoli...
Ma era davvero così o i miei ricordi offuscati si stanno mischiando alla fantasia?
Comunque sia, non mi piace fare la nostalgica ma stavolta ho l'impressione che le giostre di una volta erano davvero più divertenti.

venerdì 25 giugno 2010

The King of Pop

Un anno fa moriva Michael Jackson.
Un giorno triste per me che sono una sua fan da quando ero alle scuole medie.
Sapevo che non sarebbe arrivato alla vecchiaia, malconcio com'era. Ma immaginare un mondo senza Michael Jackson mi sembrava impossibile.
Non voglio pensare a come avesse rovinato la sua bellezza, e a quanto una vita così straordinaria gli si fosse ritorta contro. Voglio ricordarlo così, con questo video, in cui per la prima volta il mondo ha visto il Moonwalk, e in cui si è palesato in tutta la sua classe. E con questa canzone, la più bella di tutti i tempi.
E' stato davvero il più grande di tutti.

 

Billie Jean is not my lover
She’s just a girl who claims that I am the one
But the kid is not my son
She says I am the one, but the kid is not my son

mercoledì 23 giugno 2010

Programmi per l'estate

Fra meno di un mese il mio contratto di 'borsa di formazione' scade. Quando ho partecipato al concorso per l'assegnazione di queste borse ero convinta che non mi avrebbero scelta in quanto 'troppo vecchia' per un contratto di questo tipo. Quando sono andata a firmare il contratto invece, ho scoperto che su 4 persone che erano con me a firmare solo una era più giovane, di poco, un'altra coetanea, un'altra addirittura di qualche anno più vecchia. Mi sono consolata, pensando che non ero l'unica disoccupata alla mia età, e con il mio livello di studi. Ho pensato che fosse emblematico della situazione lavorativa di tanti laureati in campo scientifico nel nostro paese. Ancora più emblematico è stato scoprire che un tipo di contratto come questo non prevedeva il versamento di contributi. Un'ente di ricerca bandisce delle posizioni per persone laureate... ok, si tratta di formazione per l'inserimento nel mondo del lavoro, ma non si prende in considerazione il fatto che queste persone siano pur sempre dei lavoratori e per giunta qualificati. O meglio, quando si tratta di trattenere le tasse siamo lavoratori a tutti gli effetti, ma i contributi non ci spettano. Ci venisse mai in mente di andare in maternità da precarie? Ci venisse mai in mente di andare in pensione, a una certa età?

Detto questo, il lavoro non è esattamente nel campo in cui mi sono specializzata, ma è comunque in campo tecnologico, è molto interessante, e i colleghi sono simpatici. Insomma, mi sono trovata bene e questa borsa è stata una bella opportunità. Nella società che mi ospita - la borsa è pagata da un ente di ricerca per portare avanti un progetto in una società che fa parte di questo ente di ricerca - mi hanno dato la possibilità di restare con un nuovo contratto, sempre precario, ma ne sono ben contenta.
A questo punto però avendo io un bambino piccolo e volendo godermi un pò l'estate con lui, ho pensato di far partire il nuovo contratto da settembre in modo da poter andare fuori un mese e mezzo, al mare.
Quando ne parlo a chi mi chiede se ho già programmi per le vacanze, cerco sempre di commentare la mia scelta dicendo che visto che c'è la 'flessibilità', tanto vale approfittarne... come se una scelta del genere dovesse essere giustificata, come se mi dovessi sentire una 'scansafatiche' perchè preferisco concedermi una vacanza un pò più lunga del solito con il mio bambino mentre gli altri, quelli che hanno contratti di lavoro 'normali', vanno a lavorare.
Ma non è così. Se avessi anche io un contratto 'normale' questa vacanza potrei farla ugualmente ma retribuita al 30% dello stipendio chiedendo il congedo parentale. E per averne diritto sarebbe bastato anche un co. co. pro.

martedì 15 giugno 2010

Torna Catalessi



Caparezza è uno dei nostri cantanti preferiti. Io trovo che sia un genio e che se non fosse che è spesso scurrile sarebbe da dargli un premio letterario, dal momento che fa un uso della lingua italiana molto interessante. Abbiamo passato, io e il mio maritino, l'estate della gravidanza sulle note di ''Le dimensioni del mio caos'', album del 2008, e così quando il bimbo è nato gli canticchiavamo spesso quelle canzoni. In particolare, ad ogni cambio di panolino ''cacca nello spazio'':

Con uno shuttle stiamo mandando cacca nello spazio.
Meglio così staremo più larghi, cacca nello spazio.
Extraterrestri è in arrivo cacca nello spazio.
Voi siete artisti fate i cerchi nel grano, noi cacca nello spazio.
Cacca nello spazio.

Ultimamente invece il tormentone è ''Torna Catalessi'':

Torna!, torna catalessi, falli tutti fessi, torna catalessi, torna.
Torna!, torna catalessi, falli tutti fessi, torna catalessi, torna.
Torna!, torna catalessi, falli tutti fessi, torna catalessi, torna.
Torna! Torna! Torna! Torna! Torna!

Al cucciolo questo ritornello piace molto e così canta insieme a noi dicendo: ''tonna, tonna, tonna, tonna''.
Domenica eravamo a pranzo con amici e ha iniziato a dire ''tonna, tonna'' e noi inizialmente non avevamo capito. Poi ci abbiamo pensato ma quando gli amici ci chiedevano cosa volesse dire ''tonna'' abbiamo fatto finta di non saperlo, oltretutto questi nostri amici non sono italiani e di certo questa canzone non la conoscono.

La sera quando andiamo a fare la nanna, ci mettiamo in poltrona io o il papà con lui, si legge il libro e si cantano le canzoncine. Gli si chiede: ''che canzone vuoi?'' e lui in genere risponde ''ia ia ooo'' che sta per ''nella vecchia fattoria'', oppure ''qua qua'' per dire ''il ballo del qua qua'', oppure in qualche modo ci fa capire che canzone vuole che si canti. Ieri sera gli ho chiesto ''cantiamo una canzone? quale canzone vuoi?'' e lui: ''tonna, tonna''.

lunedì 14 giugno 2010

A tavola

Il mio cucciolo non vuole più sedere sul seggiolone. Già da qualche mese pranziamo e ceniamo tutti insieme a tavola, mangiando grossomodo le stesse cose, usando il seggiolone solo come sedia 'rialzata'. Ebbene da un pò di giorni farlo sedere sul seggiolone è un'impresa: strilla, si agita, non c'è proprio verso. Lui fa chiaramente capire che vuole stare in braccio e mangiare in braccio. Io per qualche minuto lo assecondo, poi sposto il piatto al suo posto e gli faccio capire che se vuole continuare a mangiare deve sedersi lì, oppure può fare quello che vuole ma non mangia più. Qualche volta ha funzionato, altre volte meno. Due sere fa l'illuminazione. E se non fosse solo un capriccio per stare in braccio? E se fosse proprio il seggiolone a non piacergli più? E così mettiamo al suo posto una sedia uguale alle nostre e gli diciamo: ''vuoi stare lì?''. Lui risponde timidamente ''si''. E così si siede e si mette a mangiare. Bravissimo. Anche se il piatto è all'altezza della fronte e deve tenere le braccia verticali per arrivare a prendere il cibo.

E' difficile capire le esigenze di un bimbo che parla ancora poco (solo parole di 2 sillabe e che coprono ancora pochi argomenti), e soprattutto al primo figlio è difficile capire quando è arrivato il momento in cui iniziano a sentirsi grandi, iniziano a voler imitare i grandi e in cui capiscono la differenza fra un seggiolone e una sedia normale. E anche se deve arrampicarsi per vedere cosa c'è nel piatto, anche se si sporcherà il triplo e butterà ancora più schifezze per terra, ma che bello vedere che ha un suo carattere, delle sue richieste! Essere genitori ti porta a scoprire ogni giorno qualcosa di tuo figlio e in generale delle fasi della crescita. Sinceramente non avrei mai pensato che a 20 mesi un bambino si confrontasse già così tanto con gli altri. Non che la cosa mi sembrasse strana, semplicemente non mi ero mai posta il problema.
E ora che l'ho scoperto ne sono orgogliosa.

giovedì 3 giugno 2010

Arrivano i nonni


Oggi vengono a trovarci i nonni, quelli materni, i miei genitori quindi. Si tratterrano per qualche giorno.
Lo scorso finesettimana invece è venuta la nonna paterna, mia suocera.

Vivere lontano dalle proprie famiglie di origine ha da una parte il grosso vantaggio di essere completamente autonomi e indipendenti, di poter fare le proprie scelte senza dover rendere conto continuamente ai propri genitori, di poter passare i sabati e le domeniche con gli amici senza doversi giustificare.
Per come sono fatta non mi piace essere continuamente giudicata e ricevere consigli, cosa che le mamme invece fanno senza neanche rendersene conto: lo farò sicuramente anch'io quando i miei figli saranno adulti. So che le intenzioni sono buone, ma proprio non ce la faccio a fare buon viso a cattivo gioco.
In più, mi piace risolvermi i miei problemi da sola, gestire la mia casa e mio figlio senza l'aiuto di nessuno, anche se questo comporta poi di dover rimanere a casa quando il bimbo sta male e non può andare all'asilo e la baby sitter non è disponibile; o passare una settimana a casa con l'influenza e invece che starsene a letto dover lavare e cambiare tuo figlio dalla testa ai piedi 3 volte al giorno perchè poverino, proprio in quella settimana, ha avuto la gastroenterite; oppure tenersi un'emicrania devastante e far finta di niente perchè proprio quel giorno tuo marito è fuori città e nessun altro può aiutarti.

Si, i momenti difficili ci sono stati e ci saranno, ma io sono ancora dell'idea che è meglio contare solo sulle proprie forze. Il prezzo da pagare per questa indipendenza e autonomia, sono i sensi di colpa: per i tuoi genitori, che potrebbero godersi il nipotino ogni volta che vogliono, e invece devono accontentarsi di vederlo su skype e di poter passare qualche giorno ogni tanto con lui programmato in anticipo; la paura che loro potrebbero aver bisogno di te, e tu invece non ci sei; la paura che possa succedere qualcosa e tu verresti a saperlo troppo tardi; la voglia di abbracciarli ogni tanto, e di mostrargli più spesso quanto sono orgogliosa del mio bimbo e di come sto riuscendo a costruire la mia vita, la nostra vita di famiglia.

Anche io come il mio piccoletto ho avuto i nonni lontani. Anche i miei genitori hanno fatto scelte simili alle nostre. Eppure ai miei nonni ho sempre voluto tanto bene, sono stati importantissimi e adesso mi mancano.
E credo che lo stesso sia per lui. Non è un caso che dopo 'mamma' e 'papà' le prime parole siano state 'nonno' e 'nonna', non ostante li vedesse più o meno una volta al mese. Ed è incredibile vedere quanto è contento con loro, e quanto si diverta anche solo a vederli attraverso una webcam. Al di là dello stupore nel vedere come un bambino così piccolo abbia tanta confidenza con la tecnologia da riuscire addirittura a giocare con chi è dall'altra parte dello schermo, come se fosse realmente presente, è bello vedere che lui cerca i nonni nel PC, e chiede di vederli ogni volta che lo accendiamo.

Quando era molto piccolo la venuta dei nonni era per me fonte di stress. Forse le mie insicurezze mi facevano vedere tutto dal lato sbagliato, ma mi sentivo come sotto esame, come se dovessi continuamente dimostrare di sapermela cavare, di essere all'altezza. Probabilmente, soprattutto le nonne, percepivano questa mia insicurezza e, assolutamente in buona fede, pensavano di essermi d'aiuto mettendo bocca su qualunque argomento relativo alla cura di mio figlio. E questo non faceva che peggiorare le cose: mi sentivo trattata come una bambina che giocava con le bambole e per questo mi mettevo sulla difensiva diventando aggressiva per la minima stupidaggine. Con conseguenti dispiaceri (miei e loro) e sensi di colpa.

Ora invece mi sento più sicura di me, più tranquilla e sicura delle mie scelte, e la venuta dei nonni non mi spaventa più, anzi mi emoziona.

Mi emoziona pensare alla gioia del mio cuccioletto quando li vedrà, mi emoziona pensare ai giochi che farà con loro, alle attenzioni che riceverà e all'affetto che si scambieranno.

E perchè no, mi piace anche l'idea che per qualche giorno qualcuno mi darà una mano, mi permetterà qualche momento libero in più, mi concederà una serata al cinema con il maritino. Cosa di cui ormai ci eravamo quasi dimenticati.

mercoledì 19 maggio 2010

Omeopatia e Simpatia

Oggi sono stata a pranzo all'asilo. Una giornata speciale per i bimbi che hanno potuto pranzare con le loro mamme (che sorpresa!), e per le mamme (e un papà) che hanno potuto vedere come pranzano i propri figli, come si comportano (il mio non molto bene, oggi, è voluto stare tutto il tempo in braccio ma me lo hanno concesso... sennò che giornata speciale è?), e soprattutto quali trucchetti usano le educatrici per farli stare tutti seduti a tavola perfettamente in ordine. Sono sempre molto ammirata da come le educatrici riescano a tenere a bada tanti bambini tutti insieme, quanta pazienza e soprattutto quanta sicurezza nel gestire una situazione che per me a volte è ingestibile con un bimbo solo!

Ma l'argomento di cui volevo parlare non è questo. Durante questi incontri ci si trova a scambiare due chiacchiere con gli altri genitori e ci si confronta sui progressi dei propri figli, ci si consola vedendo come certe difficoltà siano comuni a tutti, si raccontano aneddoti buffi, si parla di cosa gli si fa da mangiare, ecc... e poi ad un certo punto, inizia la conferenza sull'Omeopatia. Sui pediatri omeopati in città, sulle gocce per quando ha il nasino chiuso, sullo sciroppo per quando ha la tosse... insomma immagino queste mamme che perseguitano i loro bimbi con questi medicinali, dei quali hanno tutto l'assortimento per ogni tipo di disturbo. E a quel punto mi sento davvero una mosca bianca. Io, che quando il mio pediatra mi dice di dargli l'antibiotico perchè ha la bronchite  gli dò l'antibiotico esattamente nelle modalità in cui mi ha detto, ma che se ha solo un pò di raffreddore aspetto che gli passi da solo. Insomma sono dell'idea che è inutile stare a torturare un bambino, inseguirlo per dargli una medicina che non ha voglia di prendere se non è strettamente necessario. Insomma, l'antibiotico 'quando ce vò ce vò', soprattutto quando lo dice il pediatra. Al massimo l'aerosol. Tutto il resto è acqua fresca. Penso che lo sciroppo per la tosse sia efficace quanto un cucchiaino di miele, con la differenza che un cucchiaino di miele non costa quasi niente. Non dico che i medicinali omeopatici non possano avere una qualche efficacia in certi casi, ma è come prendere una camomilla per il mal di pancia, o prima di andare a dormire... insomma è rilassante ma se soffri di insonnia ci fai ben poco!
Su Wikipedia la prima cosa che scrivono alla voce "Omeopatia" è:

Le pratiche qui descritte non sono accettate dalla scienza medica, non sono state sottoposte alle verifiche sperimentali condotte con metodo scientifico o non le hanno superate.

 In oltre:

Allo stato attuale, nessuno studio scientifico, pubblicato su riviste di valore riconosciuto ha potuto dimostrare che l'omeopatia presenti una seppur minima efficacia per una qualsiasi malattia. Gli unici risultati statisticamente significativi sono confrontabili con quelli derivanti dall'effetto placebo, indotto anche dalla particolare attenzione che l'omeopata presta al paziente e alla sua esperienza soggettiva della malattia e quindi non dal farmaco assunto dal paziente. Nonostante ciò, l'omeopatia si è ampiamente diffusa in Italia e in altri paesi a partire dagli anni '90.

Detto questo, io me ne sono stata zitta perchè non mi piace fare la parte di quella che ne sa più degli altri con persone che conosco poco. Ma quando ho sentito dire che oggi si fa un abuso di antibiotici non ho resistito e ho detto che di fronte ad un'infezione batterica hai poco da scegliere. Al che ho dovuto svelare il mio punto di vista e cioè che 'non credo nell'omeopatia'. A quel punto le risposte sono state 'ah bè, certo ci devi credere sennò non serve a niente' e 'molti genitori chiedono sempre l'antibiotico al pediatra per curare i figli'. Sulla prima avrei avuto da ridire ma me lo sono tenuto per me, sulla seconda però devo dargli ragione, ma il punto non è l'antibiotico in se, quanto il fatto che i genitori non dovrebbero chiedere una cura al pediatra, i genitori dovrebbero raccontare i sintomi che hanno visto nel figlio e aspettare che il pediatra dia loro una cura, casomai chiedergli chiarimenti. 

Detto questo, non ho nessuna antipatia verso i genitori dei compagni di asilo di mio figlio, anzi mi stanno molto simpatici. Solo mi accorgo sempre più come le persone di fronte alla medicina siano sempre molto diffidenti verso ciò che è scientifico, mentre preferiscono affidarsi a chi promette cure miracolose senza effetti collaterali. Peccato che nella medicina, e nella vita in generale, le cose spesso non vanno così. 
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